Sara: La Matriarca Biblica e Sposa di Abramo

La figura di Sara, sposa di Abramo (originariamente chiamata Sarai), è centrale nel cristianesimo e nella storia biblica. Sara è considerata una donna pia e ospitale, tanto da aver preparato cibo per gli angeli. La sua importanza è sottolineata nel libro della Genesi e nella teologia cristiana, dove è vista come una pietra angolare di tutte le Chiese Cristiane. È la proto-matriarca degli ebrei, una figura solenne e intraprendente nella storia delle origini di Israele.

Origini e Famiglia

In base alla cronologia biblica, Sara nasce all’incirca nel 2028 a.C. da Tera, padre di Abramo. È la sorellastra del marito, figlia dello stesso padre ma non della stessa madre (Gen. 20,12). Sara ha circa dieci anni meno di Abramo (Gen. 17,17) con il quale si sposa mentre si trovavano nella città di Ur dei Caldei. Insieme, si erano impegnati per rendere la loro unione bella e forte, caratterizzata da rispetto, buona comunicazione e volontà da parte di entrambi di affrontare insieme i problemi difficili. Sara amava molto il marito, e i due si stabilirono vicino ai loro parenti a Ur.

Albero genealogico semplificato di Abramo e Sara

La Partenza da Ur e il Viaggio Verso Canaan

Sara probabilmente era cresciuta a Ur, una prospera città mesopotamica dove fiorivano artigiani e mercanti. Nonostante vivesse una vita agiata, la Bibbia descrive la grande fede di Sara nel vero Dio, Geova, a differenza del dio della luna ampiamente adorato a Ur. Questa fede la spinse a lasciare tutto ciò che le era familiare per intraprendere un viaggio verso luoghi sconosciuti, vivendo una vita piena di pericoli e difficoltà, senza la prospettiva di ritornare. Questa scelta fu dettata dalla vocazione di Dio ad Abramo: "Esci dal tuo paese e dai tuoi parenti e vieni nel paese che io ti mostrerò" (Atti 7:2, 3).

Sara, sebbene avesse circa 60 anni al momento della partenza da Ur, si dimostrò decisa a seguire il marito. Per lei, la cosa più dura fu lasciare la sua casa e i suoi parenti. Nonostante le difficoltà, Sara si fece trovare pronta il giorno stabilito. La carovana, che includeva anche l'anziano Tera e il nipote Lot, fece tappa prima ad Haran, viaggiando per quasi mille chilometri in direzione nord-ovest, lungo il corso dell’Eufrate. La famiglia si stabilì lì per un periodo, fino alla morte di Tera. Prima del successivo spostamento, Geova parlò di nuovo ad Abramo e gli ripeté di lasciare quel paese, promettendo: "Farò di te una grande nazione" (Genesi 12:2-4). Quando lasciarono Haran, Abramo aveva 75 anni e Sara 65, e non avevano figli. Dopo aver attraversato l’Eufrate, si diressero verso sud, verso il paese che Geova aveva promesso loro: Canaan.

Mappa del viaggio di Abramo e Sara da Ur a Canaan con le principali tappe

I Nomi di Sara: Da Sarai a Sara

Il suo nome originale era Sarai, che probabilmente significa “litigiosa”. Quando ha 90 anni, Dio le cambia il nome da Sarai in Sara, che significa “Principessa, Signora”. Questo cambiamento di nome avvenne in concomitanza con la promessa divina di una discendenza: "Quanto a Sarai tua moglie, non la chiamerai più Sarai, ma Sara. Io la benedirò e anche da lei ti darò un figlio; la benedirò e diventerà nazioni e re di popoli nasceranno da lei" (Genesi 17:15-16).

Bellezza e Incolumità

Sara era una donna molto bella, una bellezza non comune che sembrava aumentare con il passare degli anni e che, come Abramo stesso dichiarò, superò la prova di un lungo ed estenuante viaggio nel deserto. Il timore del marito di essere ucciso da qualcuno che desiderava sua moglie lo spinse a imporle di dichiarare di essere sua sorella e non la consorte, non facendosi scrupoli a chiederle di dire al Faraone di essere soltanto sua sorella e non anche sua moglie.

Episodi in Egitto e Gerar

  • Durante una carestia in Canaan, Abramo scese in Egitto. Sara fu condotta dal Faraone. Mettendo a disposizione il suo corpo, Sara non solo salvò la vita a suo marito ma lo rese anche ricchissimo. Geova intervenne per proteggere Sara, mandando delle piaghe contro il faraone e la sua casa. Quando il faraone scoprì che Sara era la moglie di Abramo, la rimandò dal marito e chiese all’intero gruppo familiare di lasciare l’Egitto (Gen. 12,11-20). Sara fu leale al marito, al suo matrimonio e al suo Dio, resistendo alla tentazione di una vita di lussi nel palazzo del Faraone.
  • Una seconda volta, Sara fu notata dal re Abimelec di Gerar, che mandò a prenderla, credendola solo una sorella di Abramo. Qui Dio venne in sogno al re Abimelec e gli impose di lasciarla tornare dal marito (Gen. 20).

Questi episodi evidenziano sia la straordinaria bellezza di Sara sia la protezione divina sul proposito di Dio di produrre una discendenza speciale attraverso Abramo.

La Sfida della Sterilità e la Promessa Divina

Sara era sterile, e per una donna di quei tempi la sterilità era qualcosa di cui vergognarsi, se non addirittura segno evidente di non avere su di sé il favore di Dio. La Bibbia ci racconta che Sara “continuava ad essere sterile; non aveva alcun figlio” (Genesi 11:30). Questo rammarico divenne più potente della sua stessa fede nell’Onnipotenza di Dio e la portò a commettere quello che viene descritto come il grande errore di “aiutare Dio a realizzare la Sua promessa”!

Agar e la Nascita di Ismaele

Quando Sara ha ormai circa 75 anni, come era uso al tempo, dà in moglie la sua schiava Agar al marito perché partorisca per lei un figlio. Questi, una volta nato, viene posto sulle ginocchia della legittima madre e acquisisce lo status di figlio legittimo e quindi erede del padre. Così Agar, schiava di Sara, dà il suo primogenito: Ismaele, il quale sarebbe poi divenuto il capostipite di una grande nazione (Gen. 16).

Illustrazione biblica di Agar e Ismaele nel deserto

La Promessa di Isacco e il Riso di Sara

Il pragmatismo di Sara subì uno scacco solo in un’occasione: quando tre uomini, giunti alle tende di Abramo a Mamre, gli dissero che le sarebbe nato un figlio. Sara rise, dietro la tenda, pensando ai suoi novant’anni di vecchia signora ormai dimentica del sogno di partorire che per decenni l’aveva accompagnata. Eppure, quel figlio nacque davvero e Sara rise ancora, ma di quel riso di misterioso amore di cui, come canta Leopardi, «ride la primavera».

Quando ha 90 anni, Dio le cambia il nome in Sara, promettendole che avrebbe concepito un figlio, al quale essa mise poi nome Isacco, il cui nome significa “risata” o “sorriso di gioia”, proprio perché Sara rise ascoltando la promessa. Disse: "Chi avrebbe udito di una novantenne che partorisce avrebbe pure riso" (Gen. 18:9-15). Questa maternità in età molto avanzata segna il prodigio di questo personaggio.

La scelta di Rebecca e l'identità di un popolo (Gen 24)

La Nascita di Isacco e le sue Conseguenze

Prodigiosamente, in età molto avanzata, Sara e Abramo concepiscono e portano alla luce Isacco, erede legittimo del patriarca. La gioia di Sara alla nascita di Isacco ci ricorda della “grande gioia” proclamata dagli angeli che annunciarono ai pastori la nascita di Gesù, che proveniva dalla linea di Isacco (Luca 2:10; Romani 4:18-21).

L'Allontanamento di Ismaele

Il cinismo di Sara, la sua freddezza nel calcolare i vantaggi e gli svantaggi di ogni situazione tornarono con forza allo svezzamento di Isacco (cf. Gen 21,8-9). Giorno di grande festa a cui partecipa tutta la famiglia clanica di Abramo. Ismaele - ormai quattordicenne - scherzava e giocava felice col fratellino ancora piccino. Ma Sara pensò bene di separarli. Per paura che il figlio della schiava volesse dividere l’eredità di Abramo con suo figlio, Sara costrinse il marito a scacciare Ismaele e sua madre nel deserto, condannandoli a morte (cf. Gen 21,10-11). Fortunatamente, un angelo di Dio venne a salvarli (cf. Gen 21,17ss.). Questo evento, nel racconto biblico, serve a spiegare una ferita aperta: quella tra i due figli di Abramo, Ismaele, che diventerà il patriarca dei musulmani, e Isacco, che sarà patriarca degli ebrei.

Morte e Sepoltura

Sara muore nel 1901 a.C. all'età di 127 anni, quando Isacco aveva ormai 32 anni. Viene seppellita nella Tomba dei Patriarchi o Santuario di Abramo, situata a Ebron. Abramo acquistò la grotta di Macpela, presso Ebron per seppellire la moglie Sara. Si dice che in questo complesso riposino Abramo, Sara, Isacco, la moglie Rebecca e il figlio Giacobbe, e Lia. Si ha traccia di questo luogo nel capitolo 23 del libro della Genesi. Anche dopo la morte, quindi, Sara si lega a un atto di Dio riposando in eterno nella terra promessa.

Foto panoramica del Santuario di Abramo (Tomba dei Patriarchi) a Ebron

Significato Teologico e Venerazione

La storia di Sara è presente nel Vecchio Testamento, nel libro della Genesi, come anche nel Nuovo Testamento. La ritroviamo nella lettera di San Paolo ai Galati e nella prima lettera di Pietro, dove viene menzionata come Sara che obbediva ad Abramo, chiamandolo signore. Sara gioca un ruolo fondamentale nella costruzione della discendenza eletta e del compimento della promessa di Dio, dopo che Abramo esce da Carran e prende avvio la vicenda che porterà alla costituzione del popolo eletto.

Sara e le Due Alleanze secondo San Paolo

San Paolo, in Galati 4, scrive che Sara e Agar (la sua schiava) rappresentano le due Alleanze di Dio con gli uomini. Agar rappresenta il Patto della Legge stipulato con Mosè sul monte Sinai e la Gerusalemme attuale "che è schiava insieme ai suoi figli". Sara invece rappresenta la "Gerusalemme di lassù" in base al nuovo Patto stipulato con Gesù durante l'Ultima Cena, e che rende liberi i figli di Dio.

Venerazione e Memoria

Le Chiese cristiane la venerano come santa, ricordandola assieme al marito Abramo il 9 ottobre. La Chiesa cattolica la ricorda anche il 24 dicembre, quando viene celebrata una memoria altrettanto generica per tutti gli antenati di Gesù. Invece, la Chiesa copta la festeggia con una data specifica, il 19 agosto. Sebbene gli Ismaeliti discendano da Agar, anche nell'Islam si venera Sara come prima moglie di Abramo, e in particolare, Isacco e Ismaele vengono interpretati entrambi come profezia di Dio. Il personaggio di Sara è incluso anche nel Canto 32esimo del Paradiso della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Le Qualità di Sara

La figura di Sara, “principessa” per il significato del suo nome, è complessa e ricca di sfumature:

  • La sua bellezza: La Bibbia testimonia che Sara era di una bellezza non comune che sembrava aumentare con il passare degli anni e che superò la prova di un lungo ed estenuante viaggio nel deserto.
  • La sua solitudine: Abramo, per timore di essere ucciso, non esitò ad esporre la sua devota moglie al disonore, abbandonandola al suo inevitabile destino di concubina del Faraone.
  • Il suo dolore: Sara era sterile, e per una donna di quei tempi la sterilità era qualcosa di cui vergognarsi. Questo rammarico divenne più potente della sua stessa fede nell’Onnipotenza di Dio.
  • La sua gioia: Quando Dio promise ad Abramo che lui e Sara avrebbero avuto Isacco, Sara, vuoi perché sterile, vuoi perché aveva ormai raggiunto la veneranda età di circa novant’anni, si mise a ridere. La gioia di Sara alla nascita di Isacco ci ricorda della “grande gioia” proclamata dagli angeli che annunciarono ai pastori la nascita di Gesù.
  • Il suo esempio di fede: Se Abramo è il “padre di tutti i credenti” (Romani 4:11; Galati 3:7), sicuramente Sara è la loro madre. Ebrei 11:11 ci ricorda che fu per fede che Sara concepì a dispetto della natura. Con la chiamata di Abramo inizia una nuova tappa della storia della salvezza, e il narratore biblico, sin da subito, menziona, accanto ad Abramo, Sara. Non si può conoscere l’uno senza l’altra: la vocazione di Abramo è la vocazione di Sara, seppure con accenti differenti.

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