A Mezzana Superiore, un popoloso rione di Somma Lombardo (provincia di Varese), in uno scenario di aperta campagna ai margini di una estesa zona boschiva e collinare, sorge lo storico Santuario della Madonna della Ghianda. Questa maestosa costruzione rinascimentale, su progetto di Pellegrino Tibaldi, noto anche come Pellegrino de’ Pellegrini, architetto bolognese dalle linee semplici ed aggraziate, è un punto di riferimento per la comunità e un esempio significativo di architettura religiosa.

Le Origini: Tra Leggenda e Storia
Il nome del santuario, "Madonna della Ghianda", racchiude le origini e il carattere popolare del culto mariano qui onorato. La tradizione e una leggenda devozionale narrano che nel XII-XIII secolo, in un bosco poco distante dall'abitato di Mezzana, una giovane pastorella sordomuta, mentre pascolava un piccolo gregge di pecore, ebbe l'apparizione della Vergine tra i rami di una quercia. Padre e figlia, accompagnati da altri paesani, ritornarono nel bosco, ma non videro nulla. Tuttavia, la successiva guarigione della fanciulla fu interpretata dai credenti come "prova" del miracolo.
I fedeli vollero dunque onorare il luogo dell'apparizione, ovvero la quercia o "gianda" (secondo la voce dialettale), costruendo un piccolo tempio intitolato alla Madonna. Questo evento miracoloso è all'origine della profonda venerazione alla Vergine in questo luogo.
Dalla Cappella al Santuario: L'Evoluzione Architettonica
Al di là della leggenda, i documenti relativi all’edificazione del santuario sono frammentari. Tuttavia, si può affermare che da semplice cappelletta di campagna divenne prima una chiesa di piccole dimensioni e poi il santuario, progettato da Pellegrino Tebaldi a partire dal 1582. Lo storico sommese Ludovico Melzi (1837-1910) descrisse il sito originario come una "modesta celletta" di 5,65 metri di lunghezza su 4 metri di profondità, eretta nel luogo dell'apparizione.
L’ampliamento della struttura architettonica fu opera di Pellegrino de' Pellegrini, che disegnò l'attuale maestoso santuario. La costruzione del nuovo santuario, iniziata nel 1582, procedette celermente, non ostacolata nemmeno dalla morte di San Carlo Borromeo nell'ottobre 1586, che aveva approvato il progetto. La popolazione del luogo, in gran parte contadina e in anni difficili, contribuì con sacrifici alla costruzione del tempio.
Dopo la grave epidemia di peste del 1630, citata anche nei "Promessi Sposi" e che portò a un calo demografico (da 250 a 227 abitanti nel 1639), si registrarono numerosi lasciti a beneficio del santuario, al fine di portare a termine la costruzione che era già a buon punto. L'amministrazione delle offerte del Santuario era affidata a una commissione di laici, soggetti al prevosto ma dotati di facoltà per la fabbrica.

L'Architettura del Pellegrini
Il Santuario di Santa Maria della Ghianda ha una pianta a croce latina, con aula unica, quattro cappelle laterali e un coro quadrangolare che si imposta sulla preesistente chiesetta, inglobata nel disegno del Tebaldi. L’osservazione dell’interno del santuario di Mezzana rivela la logicità, la linearità e l’equilibrio con cui l’architetto ha operato, dove la parte esterna corrisponde perfettamente a quella interna, senza interni "a sorpresa" o linee non anticipate dalla facciata.
- Facciata: Un bel viale alberato introduce la facciata con andamento a salienti. In stile classico, è scandita in due ordini da un alto cornicione e da paraste con capitelli corinzi, che sostengono l’imponente trabeazione. Nella sezione inferiore si aprono i tre ingressi, con il principale sormontato da un importante protiro con frontone spezzato e da un mosaico dell’Annunciazione. Nell’ordine superiore si trovano tre vetrate artistiche e quattro telamoni che sostituiscono le paraste. Le lesene, che si ritrovano anche all'interno, contribuiscono a tradurre il moto dell'insieme. Nel 1755, Francesco Antonio Peruzzotti, nipote del Prevosto, dipinse la “Beata Vergine col Bambino” sulla facciata del Santuario.
- Interni: Gli interni sono ricchissimi, con decorazioni settecentesche e di inizio XX secolo. Lungo le pareti laterali si aprono tre cappelle per lato: le prime due non hanno altare e ospitano gruppi statuari con scene tratte dai misteri dolorosi, mentre le ultime sono più profonde e provviste di un altare. Tutta la navata è coperta da una volta a botte, che si arresta sopra l’arco trionfale del presbiterio. Il presbiterio stesso, introdotto da una solenne arcata semicircolare, si stende largo e spazioso, restringendosi rispetto alla planimetria generale e coperto da una crociera. In questa zona, tutte le linee architettoniche convergono e si concentra l’attenzione degli spettatori, con una sapiente gradazione della luce che enfatizza la sua funzione sacra.

Tesori Artistici del Santuario
L'Affresco dell'Albero di Jesse di Michelino da Besozzo
Nella preesistente cappella, oggi parte del coro, è affrescato l’Albero Genealogico della Madonna, opera attribuita a Michelino da Besozzo e realizzata nel XIV secolo. L'affresco raffigura la Vergine assisa fra i rami di una quercia, con in grembo il Bambino, al quale offre una rosa. Una grande quercia stende i suoi rami ricchi di foglie e ghiande. Ai suoi piedi è dipinto Jesse, disteso, sepolto nella terra, dal cui petto sorge il tronco della quercia.
All'interno delle volute create dai rami, compaiono dodici figure di re con scettro e corona, mentre nella parte inferiore sono raffigurati altri dodici uomini, a gruppi di tre, visti frontalmente, che, secondo la tradizione, sarebbero i dodici profeti che predissero la nascita del Salvatore. Il simbolismo legato al numero tre è assai ricorrente in questa rappresentazione. Questo soggetto iconografico, sebbene più diffuso nella scultura e nell'arte franco-germanica, qui trova una pregevole espressione pittorica.

Altre Opere e Decori
Ai lati del presbiterio sono raffigurati la miracolosa apparizione della Vergine e Pellegrino Tibaldi che presenta il progetto della nuova chiesa a San Carlo Borromeo. Nel 1648, una nota di spesa testimonia la realizzazione delle vetrate del Santuario. Successivamente, nel marzo 1893, vennero poste in opera nelle loro nicchie otto statue di santi, opera del signor Farina in cemento, contribuendo all'arricchimento decorativo. Nel 1935 e 1936, grazie al promotore Don Selva, vennero eseguiti importanti lavori di affresco e rinnovo, tra cui l'affresco di San Carlo e la posa di un nuovo pavimento di tipo "basilicale". Il pittore Umberto Galimberti dipinse il Crocifisso nella cappelletta retrostante il Santuario.
Santuario della Madonna della Ghianda a Mezzana (Somma L., VA)
Scoperte e Interventi
Nel 1936, durante i lavori per la rimozione del vecchio pavimento in mattone, molto consumato, vennero alla luce nel sottosuolo le fondazioni del primitivo santuario della Beata Vergine della Ghianda. Queste si estendevano dall'abside (conservata) fino a un metro dallo scalino più basso della balaustra. Furono pure trovate diverse tombe di epoca medievale, poste sia davanti l'altare maggiore sia lungo la chiesa, testimoniando la lunga storia del sito.
L’importanza della venerazione alla Vergine nella chiesa della Ghianda è attestata anche dalla volontà, in passato, di erigervi un convento. Il cardinal Giuseppe Pozzobonelli, in visita tra il 4 e l'8 giugno 1750, rilevò la presenza della confraternita del Santissimo Sacramento in tutte le parrocchie, segno della capillare organizzazione del culto eucaristico e dell’istruzione catechistica.
Oggi, il Santuario della Madonna della Ghianda continua a essere un luogo di culto e di interesse storico-artistico, le cui opere, come quelle del Pellegrini, sono considerate definitive per la loro armonia e logicità.