La storia di San Francesco ha affascinato generazioni di scrittori e continua ad essere un racconto amato e conosciuto, anche dai bambini, per il suo messaggio di pace e amicizia. Si racconta molto di frate Francesco e del lupo di Gubbio, in particolare di come il Santo di Assisi riuscì a portare pace tra un lupo feroce e gli abitanti della città. La storia famosissima dell’ammansimento del lupo è contenuta nei "Fioretti di San Francesco", più precisamente nel racconto noto come "Il lupo di Gubbio". Questo episodio descrive come San Francesco, attraverso la sua profonda fede e il suo carisma, sia riuscito a pacificare una bestia che terrorizzava gli abitanti del luogo.
La Visione Francescana della Creazione
Francesco era un uomo che sapeva leggere ovunque i lati positivi e ovunque vedeva riflessa l’immagine di Dio creatore. Questo non accadeva soltanto quando incontrava uomini e donne; il creato gli parlava di Dio. Le erbe e i fiori gli manifestavano la bellezza del Creatore, mentre gli animali gli ricordavano il regno del paradiso terrestre e la figura dolce di Cristo Signore. Ad esempio, se vedeva un vermiciattolo sulla sua strada, si chinava a raccoglierlo e a posarlo in un luogo più sicuro affinché non venisse schiacciato dai passanti, poiché il vermiciattolo gli ricordava Gesù, di cui è scritto "io sono verme e non uomo…". Zittiva le rondini perché, dopo averle ascoltate, voleva che dessero spazio a lui per parlare di Dio alla gente. L’agnello gli ricordava Betlemme e il Bambino Gesù con il suo belare; le allodole assomigliavano ai suoi frati, che erano vestiti semplicemente, di bruno, come loro.
La sua visione della realtà era profondamente cristiana: ogni essere umano è immagine e somiglianza di Dio, ed ogni animale, vegetale o minerale è una creatura che ha impressa in sé la mano creatrice di Dio e che, quindi, parla di Dio. Per questo, nella creazione non esiste l’essenzialmente cattivo, anche se il peccato ha introdotto il male nel mondo, ma non un male assoluto. Francesco sapeva che la redenzione operata da Cristo aveva ricollocato il mondo nella potenzialità della creazione prima del peccato. Gli studiosi del Santo di Assisi parlano di lui come di una persona che si è talmente riavvicinata alla purezza della creazione da ristabilire quel rapporto fra le creature vigente nell’Eden.
L'episodio della "Cronaca di San Verecondo"
La "Cronaca di San Verecondo", relativa a un monastero benedettino tra Assisi e Gubbio, ci parla di un fatto significativo che introduce il rapporto di Francesco con il lupo. Negli ultimi anni della sua vita, malato e con il segno doloroso delle stimmate impresse nel corpo sul monte della Verna, Francesco, non potendo più camminare a piedi, viaggiava sul dorso di un asinello. Una sera sul tardi, quasi notte, egli passava in compagnia di un fratello per la strada di San Verecondo, cavalcando l’asinello, con le spalle malamente coperte d’un rozzo mantello. I contadini, appena lo videro, cominciarono a chiamarlo dicendo: "Frate Francesco, resta con noi e non voler andar oltre, perché da queste parti imperversano lupi famelici e divorerebbero il tuo asinello, coprendo di ferite anche voi." E il beato Francesco replicò: "Non ho fatto nulla di male al lupo, io, perché ardisca divorare il nostro fratello asino. State bene, figli miei, e vivete nel timore di Dio!" E così frate Francesco proseguì il suo cammino senza imbattersi in sventura alcuna. Questo racconto ci apre la porta alla scoperta del profondo rapporto di Francesco con il lupo, dimostrando la sua fiducia nella benevolenza divina estesa a ogni creatura. Questa vicenda rende ragione di quella risposta data ai contadini: "Non ho mai fatto nulla di male al lupo perché ardisca divorare il nostro fratello asino."
L'Ammaestramento del Lupo di Gubbio nei "Fioretti"
All'inizio del XIII secolo, la pittoresca cittadina italiana di Gubbio era paralizzata dal terrore. Al tempo in cui San Francesco dimorava nella città di Gubbio, nelle campagne apparve un lupo grandissimo, terribile e feroce, il quale non solamente divorava gli animali, ma anche gli uomini. Tutti i cittadini avevano una gran paura, perché spesso il lupo si avvicinava alla città. Pertanto, essi andavano armati quando uscivano dalla città, come per andare a combattere. Ma, nonostante ciò, da esso non si poteva difendere chi lo incontrava da solo. Questa è una descrizione realistica della situazione che propendiamo a ritenere veritiera in generale.

L'Incontro e il Dialogo
Di fronte a questa situazione, San Francesco ebbe molta compassione degli abitanti di Gubbio e volle andare incontro a questo lupo, nonostante tutti lo sconsigliassero. Si fece il segno della croce e uscì dalla città insieme ai suoi compagni, sperando totalmente nell'aiuto di Dio. San Francesco si incamminò verso il luogo dove era il lupo, e subito esso gli si fece incontro con la bocca aperta. Ma San Francesco fece il segno della croce sopra di lui, e gli comandò: "Vieni qui, fratello lupo; io ti comando, in nome di Cristo, di non fare alcun male né a me né ad altri". Il Santo rimproverò dolcemente il lupo per le sue azioni violente, rivolgendosi a lui come a una persona: "Frate lupo, tu fai molti danni in queste parti, e hai fatti grandi malifici, guastando e uccidendo le creature di Dio senza sua licenza… ma hai avuto ardire d’uccidere uomini fatti a immagine di Dio; per la qual cosa tu sei degno delle forche come ladro e omicida pessimo. Tutto il popolo di questa terra parla di te e ti è nemica, ma io voglio che sia fatta pace fra te e questa gente." Appena San Francesco ebbe detto ciò, il lupo chiuse la bocca e si mise ai piedi del santo, umile come un agnello.
Gubbio | San Francesco e il Lupo entrano nelle scuole
Il Patto di Pace
In una straordinaria manifestazione di compassione, San Francesco propose un patto: se il lupo avesse cessato i suoi attacchi, la gente di Gubbio avrebbe fornito cibo e cura per l'animale. Appena San Francesco ebbe detto ciò, il lupo chinò il capo e con evidenti segni dimostrava di voler osservare ogni patto. Al lupo, di fronte al popolo, disse: "E tu, frate lupo, prometti d’osservare a costoro il patto della pace, che tu non offenda né gli uomini, né gli animali né nessuna creatura?". Il lupo acconsentì ponendo la sua zampa nella mano di Francesco. Sollevò una zampa e familiarmente la pose sulla mano di San Francesco. E il Lupo, ubbidiente, seguì il Santo come un agnello, suscitando grande meraviglia tra tutti coloro che osservavano questa scena.
Intanto la notizia si diffuse rapidamente in tutta la città, così che tutti, uomini, donne, giovani e vecchi, andarono in piazza a vedere il lupo con San Francesco. Appena il popolo si fu radunato, San Francesco disse loro: "Ascoltate, fratelli miei, fratello lupo che è qui davanti a voi mi ha promesso di fare pace con voi e di non arrecarvi più alcun danno se gli darete ogni giorno il cibo per vivere." Allora tutto il popolo, in coro, promise di nutrirlo. In un atto straordinario di fiducia e perdono, la gente di Gubbio accolse il lupo nel loro mezzo.
La Fine del Lupo
Il lupo accettò il patto e da quel momento in poi visse in pace con gli abitanti fino alla fine dei suoi giorni. Fu regolarmente nutrito dalla gente e, due anni dopo l’ammansimento, morì di vecchiaia. Pare comunque che il lupo ricevette una degna sepoltura, suggellando così la storia di una convivenza pacifica e inaspettata.
Interpretazioni e Significati della Leggenda
La storia del lupo di Gubbio è fonte di innumerevoli studi ed è stata interpretata in chiavi diverse, da quella più aderente e fedele ai Fioretti a quella antropologica, simbolica, allegorica, ecologica e filosofica.
L'analisi poetica di Angiolo Silvio Novaro
Tra i tanti poeti che si sono affacciati al mondo di San Francesco c’è Angiolo Silvio Novaro, che ne ha parlato in alcune delle sue poesie. La poesia che narra l’incontro tra San Francesco e il lupo di Gubbio è ricca di personificazioni e similitudini, che hanno il compito di umanizzare gli animali e i concetti astratti. La narrazione è così vivida e coinvolgente. Il dialogo tra San Francesco e il lupo è il fulcro delle personificazioni: il Santo si rivolge al lupo con un’apostrofe affettuosa, chiamandolo "O lupo, mio fratello lupo", e il lupo stesso risponde con azioni e gesti umani. Il tema della gioia, personificata, che "scoppiò [...] e fino al ciel saliva", esprime l’esplosione di felicità collettiva. La trasformazione del lupo è resa con la similitudine "in mezzo ai bimbi come un vero agnello", per mostrare la sua ritrovata mansuetudine e la sua integrazione nella comunità, in forte contrasto con la sua iniziale ferocia. L’analisi del componimento poetico sul lupo di Gubbio è una celebrazione della trasformazione e del potere della compassione.
Il Lupo tra Metafora e Realtà Storica
Qualcuno prospetta l’ipotesi che il lupo di Gubbio, in realtà, fosse solo un cattivo feudatario dei dintorni, forse di nome Lupo, che angariava la popolazione della città e del contado. Era un lupo? Era una lupa? Oppure è la metafora di un essere umano, un ladro, un bandito, un irregolare? Tuttavia, ai tempi di Francesco vi era vasta letteratura sui lupi visti come animali feroci e che addirittura assaltavano gli uomini all’interno delle stesse città, come documentato da Gherardo Ortalli nel suo "Lupi genti culture" (Einaudi 2000). Stando così le cose, la storia del lupo di Gubbio potrebbe essere vera come proposta nei Fioretti al capitolo XXI. Non si tratterebbe di un lupo metaforico, ma di un avvenimento storico, anche se poi ingrandito dalla fantasia delle genti, un racconto che congiunge verità e poesia. Un racconto che parla sì di un lupo, ma che descrive anche la violenza umana che viene addolcita da Francesco dopo che ne ha individuate le componenti.
Questa leggenda, non sappiamo fino a che punto tale, nasconde una verità profonda: ogni cattiveria può essere riportata a pace con una metodologia di pace. Francesco ci ha insegnato molti metodi per riportare la gente a rapporti positivi di pace, e molti di questi sono efficaci. Egli invitava a ritornare alla meditazione del disegno di Dio creatore e a comprendere che è possibile mutare l’odio e la violenza in pace, affinché il miracolo possa avvenire.
Il Valore Ecologico e Etico
Non abbiamo ancora riscoperto il vero rapporto tra esseri umani e animali. Quando sapremo portare l’ecologia al rango di "Pace con il creato", avremo scoperto che il lupo, quello bello che vaga sui nostri monti, può essere chiamato frate lupo, ma senza la pretesa di umanizzarlo, cioè senza imporgli con violenza comportamenti simili agli umani. Agli animali si deve rispetto se li vogliamo incontrare nella loro animalità, che è una visione positiva della creazione. La miglior difesa del lupo sta nel vederlo come animale selvaggio cui non possiamo attribuire qualifiche morali di bontà o cattiveria. Il lupo è un lupo e basta.
I Luoghi della Leggenda: Santa Maria della Vittoria a Gubbio
A Gubbio, in Italia, i pellegrini possono visitare la chiesa di Santa Maria della Vittoria, o della "Vittorina" come è altrimenti conosciuta. Questa piccola chiesa si trova al margine di un verdoso parco, punteggiato da ulivi, lecci e platani, che digrada per una dolce pendice appena fuori il centro storico. È famosa perché, secondo la tradizione, è il luogo dove San Francesco d'Assisi ha addomesticato il temibile lupo di Gubbio, intorno al 1220. La tradizione vuole che l’episodio dell’ammansimento avvenne proprio nei pressi di questa chiesa, che San Francesco ottenne in uso dal vescovo di Gubbio Beato Villano nel 1213 per realizzare il primo insediamento dei frati francescani nella città. La piccola chiesa è denominata anche "porziuncola eugubina" ed è affrescata molto bene. Intorno alla chiesa è stato realizzato un bel parco con giochi per i bambini, un luogo ricco di arte e suggestione. All'interno della chiesa, i visitatori possono vedere affreschi e decorazioni di questo periodo, tra cui un grande arco trionfale attribuito a Marcantonio di Silvestro e due volute che sostengono il cimatio con la figura del Cristo Benedicente.

Riferimenti Storici e Agiografici
Oltre ai "Fioretti", altre fonti francescane offrono notizie sul rapporto di Francesco con gli animali. La Vita I di Tommaso da Celano, al capitolo XXI (FF.424-429), ci offre abbondanti notizie sul rapporto di Francesco con uccelli, pesci e leprotto. Per chi ne abbia curiosità, si possono consultare anche il Trattato dei miracoli, sempre del Da Celano, al capitolo IV (FF 843-855), o la Legenda Major di San Bonaventura al capitolo VIII,11 (FF 1159-1160), dove si parla espressamente di lupi divoratori di uomini a Greccio.
Il Messaggio Attuale della Storia
Nel mondo di oggi, dove divisione e conflitto spesso occupano il centro della scena, la storia di San Francesco e il Lupo di Gubbio serve come un promemoria tempestivo per abbracciare i valori del perdono, dell'inclusività e dell'amore. Abbracciando l'umiltà, la compassione e il perdono, le persone possono sperimentare le proprie trasformazioni spirituali e sviluppare una connessione più profonda con il mondo intorno a loro. Il racconto dimostra anche il potenziale per il cambiamento e la redenzione in ogni individuo, indipendentemente dalle loro azioni passate.