Santi Filippo e Giacomo Apostoli: Iconografia e Tradizione

I santi Filippo e Giacomo il Minore, apostoli di Cristo, occupano un posto centrale nella tradizione cristiana come figure fondamentali dell'annuncio evangelico e delle origini della Chiesa. Accomunati da numerosi tratti che li uniscono sia in vita che oltre la morte, sono entrambi discepoli di Gesù e tra i dodici che gli erano più vicini. Proseguirono insieme la loro opera di evangelizzazione, morirono entrambi da martiri ed entrambi furono sepolti a Roma.

La Chiesa cattolica li ricorda con un'unica festa liturgica il giorno 3 maggio, sebbene nel Martirologio Romano, a seguito dell'istituzione della festa di San Giuseppe lavoratore il 1 maggio 1955, la loro solennità sia stata trasferita all'11 maggio.

icona dei santi Filippo e Giacomo apostoli

San Filippo Apostolo

La Vita e la Chiamata

San Filippo apostolo era originario di Betsaida, la stessa città di Pietro e Andrea. Era già discepolo di Giovanni Battista e fu tra i primi a seguire Gesù. Si narra che ardette a lungo il desiderio di incontrarlo, e per questo, appena iniziata la predicazione, Gesù lo chiamò tra i suoi primissimi discepoli. Nel Vangelo di Giovanni, è descritta la scena in cui Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti, Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nazaret». Quando Natanaele gli rispose: «Da Nazaret può venire qualcosa di buono?», Filippo replicò: «Vieni e vedi».

Giovanni Evangelista lo presenta come un uomo generoso e molto impegnato a far conoscere Gesù agli altri. Filippo è insieme a Gesù nel deserto poco prima del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, così come è seduto con Lui durante l’Ultima Cena. Nel discorso dell’ultima Cena, Filippo chiede al Maestro: «Signore, mostraci il Padre e ci basta», al che Gesù risponde: «Chi vede me vede il Padre. Io sono nel Padre, il Padre è in me».

Il Martirio e le Reliquie

La tradizione vuole che Filippo muoia da martire durante la persecuzione di Domiziano, crocifisso con la testa all’ingiù, in Frigia, a Ierapoli. Accanto a lui furono sepolte le sue due sante figlie che lo hanno aiutato nella diffusione del Vangelo. I resti di Filippo, già trasferiti da Geropoli a Costantinopoli, furono poi portati a Roma e affidati alla chiesa dei Ss. XII Apostoli.

Il libro X delle Memorie Apostoliche di Abdia (VI-VII secolo) riferisce che Filippo, in Scizia, fu condotto davanti alla statua di Marte e gli fu chiesto di compiere un sacrificio, ma dalla statua uscì un drago che uccise alcuni dei presenti e poi, col suo alito, fece ammalare gli astanti. Questo episodio del drago nell'iconografia si riferisce alla leggenda in cui Filippo scacciò un drago dal tempio di Marte, ma il drago, uscendo, uccise molti fedeli.

Iconografia di San Filippo

Nell'iconografia, San Filippo apostolo è spesso rappresentato con una grande croce in legno, a simboleggiare il suo martirio. A volte la croce è rovesciata, poiché, secondo alcune fonti, sarebbe stato crocifisso a testa in giù come l'apostolo Pietro. Alcune opere lo mostrano riconoscibile per la croce di legno legata da un nastro annodato, alludendo al suo martirio per crocifissione a testa in giù, senza l’ausilio dei chiodi, bensì legato alla croce per mezzo di funi. Tale immagine pone l’accento sull’umiltà del personaggio, che accoglie la Grazia - simboleggiata dalla luce proveniente dall’alto - in un atteggiamento di raccolta sottomissione.

Nell'opera di Filippino Lippi, "Crocifissione di san Filippo" (1487-1502), affresco nella Basilica di Santa Maria Novella a Firenze, viene accolta la versione secondo cui Filippo fu crocifisso legato con delle funi e con la testa in alto, pur sapendo da altre fonti che sarebbe stato crocifisso a testa in giù e lapidato mentre era disteso sulla croce. In epoca barocca, il tema del martirio assume toni decisamente più crudi e drammatici, con l'apostolo, spesso privo di barba per un aspetto inerme, issato con sforzo sulla croce, e una descrizione anatomica accurata che accresce il pathos della scena.

affresco crocifissione di San Filippo

San Giacomo il Minore Apostolo

La Vita e il Ruolo nella Chiesa Primitiva

San Giacomo, detto "il Minore" per distinguerlo da Giacomo "il Maggiore", era figlio di Alfeo e, secondo alcuni, uno dei parenti più prossimi alla famiglia di Gesù, probabilmente il cugino di cui parla l’evangelista Matteo, sebbene le documentazioni su questo e altri dettagli siano dibattute. Nei Vangeli di Matteo e Marco è chiamato “cugino del Signore” (sua madre era cognata della Madonna). San Paolo lo chiama "fratello del Signore" (Galati 1,19), un modo per designare i parenti più stretti della famiglia.

Nel 50 d.C., Giacomo fu il primo a presiedere a Gerusalemme il primo Concilio della Chiesa, dimostrando grande equilibrio e comprensione verso i cristiani che provenivano dal paganesimo. Divenne capo della Chiesa di Gerusalemme e riuscì a convertire al cristianesimo molti ebrei ortodossi grazie alla santità della sua vita. Uomo probo, portatore di una condotta esemplare fatta di preghiera, digiuno e lontananza dai vizi, Giacomo ricevette l’epiteto de “Il Giusto”.

Autore della prima delle Lettere “cattoliche” del Nuovo Testamento, quella in cui osserva che «la fede è morta senza le opere», Giacomo aderì, durante la controversia sulla circoncisione, alla proposta di Pietro di non imporre quell’antico giogo ai discepoli convertiti dal paganesimo.

Il Martirio e le Reliquie

Giacomo coronò il suo apostolato con il martirio. Secondo la tradizione, venne gettato dal pinnacolo del tempio e, mentre giaceva a terra, venne ucciso tramite lapidazione con colpi di bastone. Morì per ordine del sommo sacerdote Hannan II, che approfittò dell’assenza del procuratore Festo. I suoi resti, provenienti da Gerusalemme o da Costantinopoli, furono uniti a quelli di Filippo nella Basilica dei Ss. XII Apostoli a Roma. Una reliquia di un braccio di Giacomo è venerata a Santa Maria in Trastevere.

Iconografia di San Giacomo il Minore

Nell'iconografia, Giacomo è raffigurato con un lungo bastone usato per cardare la lana, con un'estremità triangolare uncinata, che è lo strumento del suo martirio. Talvolta è ritratto con un libro in mano, simbolo del suo impegno apostolico e della sua Lettera.

icona di San Giacomo il Minore apostolo

Le Reliquie Comuni e la Loro Storia

I santi Filippo e Giacomo, apostoli, sono venerati insieme in quanto i loro resti sono custoditi nell’arca marmorea della confessione della Basilica dei Ss. XII Apostoli a Roma. Le reliquie furono rinvenute nel VII secolo e deposte sotto l’altare, per poi essere riscoperte il 15 gennaio 1873 e nuovamente riposte il 9 maggio 1879.

Fino al 1955, il primo di maggio si svolgeva nella basilica la solenne cerimonia dell’Ostensione delle Reliquie, e tra queste si veneravano il piede di Filippo e la gamba di Giacomo. Al tempo della dedicazione della basilica, operata da Giovanni III, alle reliquie di Filippo furono unite parte delle spoglie di Giacomo il Minore.

Tradizioni Culinarie in Onore degli Apostoli

In onore dei due apostoli, noti pescatori, è immancabile nella tradizione culinaria la zuppa di pesce, un gustoso piatto realizzato con pesce fresco. Ogni paese che affaccia sul mare, infatti, custodisce la sua ricetta; basti pensare al celebre brodetto fanese o alla tipica zuppa di vongole, ma anche ai semplici pesci in guazzetto. A rendere speciale questa zuppa è il fumetto di pesce: un brodo dal gusto intenso realizzato con gli scarti della pulizia di tutti i pesci presenti nella preparazione, che in cottura rilasceranno tutti i loro aromi. La zuppa va accompagnata con delle fette di pane casareccio, un tocco rustico e genuino a questo delizioso primo piatto.

piatto di zuppa di pesce tradizionale

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