La Colonproctologia e la Chirurgia colorettale rappresentano un settore specialistico che ha come obiettivo lo studio, la diagnosi e il trattamento delle malattie benigne, funzionali e neoplastiche dell’intestino tenue, colon, retto e ano.
Il Colorectal Disease Center e il Gruppo di Colonproctologia
A giugno 2004, alla Clinica Santa Rita di Vercelli, è stato attivato il Gruppo di Colonproctologia. Questo gruppo è composto dai Dottori Mario Trompetto, Giuseppe Clerico e Alberto Realis Lucche, i quali, insieme al Dott. Marco Pinna Pintor, hanno colto con entusiasmo l’opportunità di estendere la propria attività anche alla Clinica Salus di Alessandria. In tale sede è stato dunque appositamente allestito un ambulatorio specialistico nel quale sono possibili valutazioni cliniche, diagnostiche e strumentali dei pazienti.
Da anni, i Dott. Mario Trompetto, Alberto Realis Lucche e Giuseppe Clerico hanno creato, all’interno della Clinica Santa Rita di Vercelli, un vero e proprio Centro di riferimento per la chirurgia colorettale. I medici, con un’attività più che ventennale nella Chirurgia Colonproctologica, vantano migliaia di interventi chirurgici specialistici su pazienti provenienti da tutto il territorio nazionale. “Abbiamo una casistica che si aggira intorno ai 700 interventi annui”, spiega il Dott. Trompetto.

Attività Clinica, Scientifica e Formativa
Il Colorectal Disease Center, oltre ad avere finalità di tipo clinico rivolte allo studio e alla cura dei pazienti, svolge attività scientifica grazie alla collaborazione con Istituti di ricerca nazionali ed internazionali. Inoltre, essendo sede della Scuola Nazionale di Chirurgia Colorettale della SICCR (Società Italiana di Chirurgia Colorettale), è centro di training per chirurghi in formazione.
L’attività didattica e scientifica del Gruppo è stata anche premiata dalla Società Italiana di Chirurgia Colonrettale (di cui il dott. Trompetto è Presidente nazionale) che ha scelto l’Unità Operativa della Clinica Santa Rita di Vercelli quale sede della Scuola Italiana di Chirurgia Colonrettale. “Tale impegno - spiega il Dott. Trompetto - si estenderà col crescere del numero di pazienti che richiederanno le cure della nostra Équipe”. La Clinica Santa Rita da molti anni è anche Centro di riferimento nazionale per l’attività didattica. “Proponiamo un iter formativo annuale - continua il Dott. Trompetto - per i medici che vengono a specializzarsi qui da tutte le regioni italiane e ai quali rilasciamo un diploma di chirurgia colorettale, dal momento che nelle Università questa specialità ancora non esiste”.
I Professionisti: Il Dott. Alberto Realis Lucche
Il Dott. Alberto Realis Lucche si è laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Torino nel 1986, dove ha completato gli studi specializzandosi in Chirurgia Generale nel 1993. Ha lavorato come assistente di chirurgia generale presso l’Ospedale Civile di Ivrea fino al 2004 e da allora svolge la sua attività presso l’Unità di Chirurgia Colorettale della Casa di Cura Santa Rita di Vercelli.
Il Dott. Realis Lucche si è sempre interessato delle patologie colorettali, organizzando con altri colleghi corsi (“Settimane Eporediesi di Coloproctologia”, “Iter Formativo in Coloproctologia”) e congressi (“International Meeting of Coloproctology”). Dal 1998 esegue ecografie transanali per lo studio delle patologie benigne e maligne dell’ano-retto.
La Visita Coloproctologica: Cosa Aspettarsi
La visita coloproctologica consiste nel colloquio del paziente con lo specialista delle malattie colonrettoanali e nel successivo esame clinico del paziente accompagnato dalla rettoscopia. La visita colonproctologica spesso crea imbarazzo in chi deve subirla ed è compito dello specialista mettere il paziente nelle condizioni psicofisiche migliori perché avvenga in assoluta rilassatezza. La raccolta della storia clinica del paziente è un passo importantissimo e deve essere estremamente curata.
La visita coloproctologica inizia con il paziente sul lettino in posizione supina per permettere l’esame dell’addome e successivamente sul fianco sinistro con le ginocchia flesse all’addome (posizione di Sims).

Principali Patologie Colorettali e Approcci Terapeutici
Il Tumore del Colonretto
Il tumore del colonretto è una malattia abbastanza rara prima dei 40 anni, si fa più frequente a partire dai 60 anni, raggiunge il picco massimo verso gli 80 anni e colpisce in egual misura uomini e donne.
La diagnosi si avvale dell’esame clinico che consiste nella palpazione dell’addome alla ricerca di eventuali masse e di linfonodi, ma soprattutto nell’esplorazione rettale che da sola è in grado di diagnosticare il 70% dei tumori del retto. Sono poi indispensabili alcune indagini strumentali come la colonscopia con biopsia, l'ecografia e la TAC addominale, la risonanza magnetica nucleare e la PET. Queste permettono non solo di diagnosticare il tumore ma anche di stadiarlo, ovvero di valutarne l’eventuale diffusione locale o a distanza.
“La terapia di scelta per i tumori colorettali è la chirurgia”, spiega il Dott. Trompetto. Negli ultimi anni sono state proposte nuove metodiche di asportazione locale dei tumori, in particolare quelli del retto, che in casi ben selezionati portano ad un risultato paragonabile a quello di interventi più impegnativi per il paziente. Grazie alla collaborazione sempre più stretta tra oncologi, radioterapisti e chirurghi, la chirurgia del cancro colorettale si è fatta sempre più conservativa e solo raramente si assiste all’esecuzione di interventi molto demolitivi come accadeva fino a non molti anni fa. “Applichiamo tutte le metodiche più moderne”, precisa il Dott. Trompetto.

Il Prolasso Rettale
Il prolasso rettale è la protrusione del retto con tutti gli strati della sua parete al di fuori dell’ano (prolasso completo) o all’interno di se stesso (intussuscezione retto-rettale o retto-anale). Il prolasso rettale è detto mucoso quando è a carico solo dello strato più interno della parete del retto.
Trattamento del Prolasso Rettale Completo
“Il trattamento del prolasso rettale completo è essenzialmente chirurgico - spiega il Dott. Trompetto - negli anni sono stati proposti numerosi interventi sia per via anale che per via addominale. I primi hanno meno complicanze, ma pagano il prezzo di un numero più alto di recidive, mentre quelli per via addominale sono più complessi, ma portano a risultati migliori. Questi ultimi si avvalgono recentemente della tecnica laparoscopica che ha fatto diminuire il numero di alcune complicanze minori.”
Tra le tecniche per via anorettale la più seguita è quella di Delorme, che permette un intervento rapido con un postoperatorio molto breve. Più complesso è l’intervento di Altemeier, che va riservato ai prolassi di maggiori dimensioni. Numerosi sono gli interventi per via addominale che prevedono sia la semplice fissazione del retto con punti o protesi all’osso sacro (rettopessi) che questa abbinata ad una resezione del colon esuberante (resezione-rettopessi).
Trattamento del Prolasso Rettale Interno o Intussuscezione Rettale
“Il trattamento del prolasso rettale interno o intussuscezione rettale è prima di tutto conservativo - continua il Dott. Trompetto - essendo stata dimostrata l’utilità di cicli di riabilitazione del pavimento pelvico per prendere coscienza della propria muscolatura perineale e a reimparare a riconoscere i reali stimoli defecatori ed a coordinare i movimenti per una corretta defecazione.” Il trattamento chirurgico va preso in considerazione solo dopo un accertato fallimento della terapia conservativa, quando il disturbo influisca in modo grave sulla vita relazionale e lavorativa del paziente e siano stati esclusi concomitanti disturbi della sua personalità.

L'Incontinenza Fecale
La causa più frequente di incontinenza fecale è la lesione dell’apparato sfinterico, spesso causata da un parto complicato, con travaglio prolungato, feto di peso elevato e lacerazioni perineali. Altre cause frequenti sono i traumi, i danni neurologici e, purtroppo, a volte interventi anorettali condotti in modo inadeguato.
“Il trattamento va impostato a seconda della gravità del disturbo, della sua influenza sulla vita del paziente e valutando la causa del disturbo stesso”, spiega il Dott. Trompetto. Come primo trattamento chirurgico da qualche anno viene proposta la neuromodulazione sacrale, una metodica poco invasiva che con un meccanismo speciale permette di ottenere in casi selezionati ottimi risultati funzionali. In casi particolari può essere presa in considerazione l’iniezione locale di materiali biocompatibili che permettono di riempire la zona mancante di sfintere anale.
“A noi devono giungere soltanto i pazienti con i disturbi più gravi - precisa il Dott. Trompetto - dopo che tutti i tentativi di correzione conservativa non abbiano portato ai risultati sperati e la cui situazione funzionale influisca molto negativamente sulla loro qualità di vita.”
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