Santa María Micaela del Santissimo Sacramento, il cui nome di battesimo era Micaela Desmaisières y López Dicastillo y Olmeda, nacque a Madrid il 9 gennaio 1809 da una nobile famiglia. Suo padre, Miguel Desmaisières y Flores, vantava antenati militari originari delle Fiandre, mentre sua madre era donna Bernardina López de Dicastillo y Olmeda, dama d'onore della regina Maria Luisa. Fu battezzata tre giorni dopo la nascita nella parrocchia di San Giuseppe a Madrid.

Formazione ed Esperienze Giovanili
Michela ricevette un’educazione degna del suo rango, studiando presso il prestigioso collegio delle Orsoline di Pau, sui Pirenei francesi. Fin dai primi anni, Micaela manifestò un'intelligenza eccezionale, un carattere fermo, un'indole gioviale e vivace, unita a una innata disposizione per la pratica delle virtù. Sentiva una potente attrattiva verso il Tabernacolo, tanto da farsi condurre spesso nelle chiese più solitarie e povere per stare a lungo immobile in compagnia di Gesù Sacramentato.
A tredici anni, invece di dedicarsi a divertimenti e conversazioni inutili, allestì nel suo palazzo una scuola per dodici ragazze povere, che vestì, preparò ai sacramenti e ammaestrò nei lavori femminili. Nel 1822 suo padre morì per i postumi delle ferite subite durante la guerra d’indipendenza, e tre anni dopo, perse la vita suo fratello Luis. Quasi nello stesso periodo, una delle sorelle, Engracia, subì un trauma che le compromise gravemente la salute mentale. Dopo questi eventi, la contessa sua madre ritirò le figlie rimaste dall’educandato e completò la loro educazione privatamente.
Nel periodo estivo, Micaela andava in vacanza con la famiglia a Guadalajara, dove si trovava una villa ereditata dalla madre. Durante l'epidemia di colera che colpì la città nel 1834, Micaela non temette di andare a servire i colerosi, soccorrerli e prepararli a ben morire, dando esempio di nobiltà d’animo, oltre che di stirpe.
La Scoperta della Vocazione e le Opere di Carità
Nonostante la sua devozione all'Eucaristia, trasmessale dalla madre, Micaela non sentiva inizialmente di doversi consacrare in maniera speciale a Dio. La sua vita fu caratterizzata anche da una relazione sentimentale che durò tre anni, ma si concluse alla vigilia delle nozze, quando il marchese ruppe il fidanzamento per problemi economici legati al suo appoggio alla causa carlista. Nel 1841 morì sua madre, che prima di spirare l’aveva affidata alle cure del proprio direttore spirituale, il gesuita Eduardo José Rodríguez de Carasa. Sotto la sua guida, Micaela si alzava all’alba per pregare, andare a Messa e dedicare il resto della giornata a opere di carità, per poi partecipare, la sera, a cene, rappresentazioni teatrali e feste da ballo.
Il 6 febbraio 1844, padre Carasa le presentò María Ignacia Rico de Grande, che la condusse per la prima volta all’ospedale di San Giovanni di Dio a Madrid. Qui erano ricoverate donne, prostitute e non solo, affette da malattie veneree. L’incontro con una giovane malata di sifilide, vittima di inganni e finita in una casa di tolleranza, le aprì gli occhi sulle sofferenze di queste donne e delle ragazze vittime di prostituzione. Fino a quel momento, aveva ignorato la loro condizione e il destino a cui rischiavano di tornare una volta dimesse. Quella visita fu tanto decisiva da spingerla a fondare qualcosa per aiutare queste ragazze, vittime della miseria e dell’ignoranza. Così, il 21 aprile 1845, inaugurò il suo collegio, accettando sette giovani tra le più disgraziate che si trovavano nell'ospedale di S. Giovanni di Dio.
Poco tempo dopo aver intrapreso questa iniziativa, Micaela ricevette una lettera dal fratello Diego, ambasciatore di Spagna a Parigi, che la chiamò presso di sé per assistere la moglie. Affidò l’opera all’amica marchesa di Malpica e partì per la Francia. In questo periodo fu costretta a prendere parte a balli, ricevimenti e teatri, pur continuando a occuparsi di opere benefiche, anche se in seguito ricordò quel periodo come un “anno sprecato”. A Parigi, per meglio conservare l'unione continua con Dio, affumicò le lenti dei suoi binocoli e portò sotto le lussuose vesti strumenti di penitenza. Benché i suoi atroci mal di stomaco non le lasciassero un minuto di riposo, si alzava alle 5 del mattino per restare fino alle 10 in adorazione dopo aver ascoltato in ginocchio il maggior numero possibile di Messe.
Nell’aprile 1847, seguì un corso di esercizi spirituali che segnarono un’orma indelebile nella sua vita. La certezza della presenza reale di Cristo generò in lei una fiducia e un abbandono in Lui. Micaela proseguì il suo impegno estendendo, insieme a padre François de la Bouillerie, il culto eucaristico a Parigi e poi a Bruxelles, dove seguì nuovamente il fratello.
Ritornata a Madrid, trovò la casa in precarie condizioni e ne riprese la conduzione. Il 12 ottobre 1850, abbandonò definitivamente la sua casa in un ricco quartiere e la vita mondana, andando a vivere con le sue ragazze in una casetta miserabile per recuperare la loro dignità di persone e di figlie di Dio.
SANTA MARÍA MICAELA- 15 DE JUNIO
La Fondazione delle Adoratrici
Dopo anni molto duri, pieni di calunnie e di grossi problemi economici, Micaela decise, dopo aver intuito la volontà di Dio, di rimanere accanto alle sue ragazze. Quando le venne a mancare ogni sussidio, lavorava anche di notte. Desiderando che la Chiesa approvasse la Congregazione che aveva fondato, il cui fine era l’adorazione perpetua al Santissimo Sacramento, si accinse a scriverne le regole.
Nel 1856, per dare stabilità alla sua opera, ritenne opportuno fondare le religiose Adoratrici Ancelle del Santissimo Sacramento e della Carità per l'adorazione perpetua, la riabilitazione delle giovani cadute e l'educazione delle bambine povere. Fu aiutata dal suo nuovo direttore spirituale, Sant’Antonio Maria Claret (canonizzato nel 1950), nella stesura delle Costituzioni, che all’adorazione eucaristica perpetua dovevano affiancare un lavoro educativo e di recupero della dignità delle donne a rischio.
Il 25 aprile 1858, il cardinale di Toledo approvò l'Istituto, e Micaela ne divenne superiora generale, prendendo il nome di Madre María Michela del Santissimo Sacramento (o Madre Sacramento). Il 6 gennaio 1859, festa dell’Epifania del Signore, Michela e le sue sette prime compagne emisero i voti temporanei. Il 15 giugno 1860, lei sola professò i voti perpetui. La congregazione ricevette il pontificio decreto di lode il 15 settembre 1860, mentre le Costituzioni ottennero una prima approvazione per cinque anni di prova il 23 settembre 1861, seguita da quella pontificia definitiva il 24 novembre 1866.
Anni di Sacrificio e Persecuzione
All'esterno, però, l'opera della santa non fu compresa. I suoi parenti l'abbandonarono, le sue conoscenti la tacciarono di follia, le pie donne la definirono un'ipocrita, i giornali la derisero e i seduttori delle ragazze la minacciarono. Nulla però valse ad abbattere la fede robusta, la speranza incrollabile e la forza invincibile di questa eroina, perché era convinta di aver avuto da Dio la missione di spendersi per la redenzione delle giovani traviate. Quando temeva di essere sopraffatta dalle ristrettezze economiche e dalle avversità, Micaela correva a prostrarsi davanti al tabernacolo e a dire: "Signore, se non servo Voi, chi servirò dunque in una vita così amara e così piena di sacrifici?". Gesù rispondeva: "Tu servi me". "E allora - racconta la santa - io sentivo un balsamo che addolciva il mio dolore e mi donava forza e coraggio per lavorare, resistere e lottare".
Le persecuzioni esterne durarono sette anni. Per tutto quel tempo, Dio la sostenne miracolosamente e sempre in una maniera inattesa. Per riuscire meglio nella formazione delle vocazioni che Dio le mandava, combatté con coraggio il proprio temperamento impulsivo. Le sue suore giunsero a dire: "Per farsi amare dalla Madre Michela del Santissimo Sacramento, bastava offenderla". Per propagare l'Istituto dovette vincere immensi ostacoli e compiere viaggi, ma le pene invece di abbatterla le facevano versare lacrime di gioia.
Nell’Eucaristia trovava la sua passione e la sua forza. Spesso esclamava: "Oh, mio amore! Possa io restare sempre davanti a te come la tua schiava! Possa io farti conoscere e amare da tutto il mondo!". Più volte la porticina del tabernacolo si aprì da sola, più volte Gesù l'accarezzò prima di donarsi a lei in cibo, più volte le fece appoggiare il capo sul suo cuore adorabile. Per questo diceva alle sue figlie spirituali: "Noi dobbiamo amare Dio in una maniera del tutto particolare. Nostro segno distintivo sia di amarlo come nessun'altra persona. Figlie mie, nessuno deve superarci nell'amore di Gesù Eucaristico. Io prego e pregherò sempre per ottenervi questa grazia". E prescrisse loro di salutarsi, incontrandosi, con l'invocazione: "Sia lodato il Santissimo Sacramento".
La Diffusione dell'Ordine e gli Ultimi Anni
Madre María Michela, per la sua appartenenza alla nobiltà, non fu dimenticata dalla Corte spagnola; anzi, la regina Isabella II la richiamò presso di sé. L’incontro di queste due donne fu benefico per le attività religiose e sociali, che si moltiplicarono anche in altri rami. Alla sua morte, la congregazione si stava diffondendo: già sette Collegi erano funzionanti, mentre altri erano in progetto.
Nel 1865 il colera tornò a colpire la Spagna, in particolare Valencia, dove c’era un Collegio delle Adoratrici. La madre fondatrice accorse, ancora una volta in prima linea, a soccorrere le sue figlie, consorelle e ragazze assistite, rimaste contagiate. Morì a Valencia il 24 agosto 1865 per un attacco di colera, contratto nell'assistere i malati. Al Commissario Governatore di Albacete, che aveva cercato di trattenerla dall'esporsi al pericolo, aveva risposto: "Noi che facciamo tutto per amore di Dio, non temiamo la morte". La sua malattia durò solo dodici ore, ma fu dolorosissima per i crampi violenti che l'accompagnarono.

Beatificazione e Canonizzazione
L’eroicità delle virtù di Micaela fu proclamata nel 1922. Il processo di beatificazione fu iniziato nel 1889 nella diocesi di Valencia. Nel 1891 le sue spoglie furono trasferite dal cimitero alla casa delle Adoratrici Ancelle della città e collocate in un artistico sarcofago. Secondo le norme dell’epoca, per la sua beatificazione furono approvati, nel 1925, due miracoli: la guarigione di suor Virginia di Gesù da una tubercolosi alle vie respiratorie e di suor Angela della Sacra Famiglia da un’ulcera gastrica. Lo stesso giorno della beatificazione, a Santiago del Cile, si ritrovò guarita da una tubercolosi intestinale e polmonare l’Adoratrice Ancella suor Maria Nieves. Pio XI la beatificò il 7 giugno 1925 e la canonizzò il 4 marzo 1934.
Un altro miracolo attribuito alla sua intercessione fu quello di María Montaguti, una giovane donna che si stava preparando per essere operata per un’otite bilaterale cronica purulenta. Il 16 ottobre 1930, invocando Madre Maria Michela, ottenne la guarigione.
L'Eredità di Santa María Micaela
La memoria liturgica di Santa María Micaela, inizialmente il 25 agosto, giorno successivo alla sua nascita al Cielo, è stata trasferita, dopo il Concilio Vaticano II, al 15 giugno, anniversario del giorno in cui professò i voti religiosi perpetui.
Oggi le Adoratrici Ancelle del Santissimo Sacramento e della Carità continuano la missione indicata dalla fondatrice tramite scuole, collegi e case di accoglienza per donne e ragazze vittime di prostituzione o comunque a rischio di emarginazione. Sono presenti in venticinque Paesi; in Italia hanno case a Roma, sede della curia generalizia, ad Adelfia (Bari) e a Torre Boldone (Bergamo). Le opere sul territorio italiano, nel 2000, hanno costituito l’Associazione Micaela Onlus.
Madre Maria Michela ha lasciato una gran quantità di scritti: le Regole, lettere, relazioni di viaggi, autobiografia, note intime spirituali di esercizi e ritiri, il testamento e molti altri. La sua vita, un esempio di coraggio e carità, le valse il titolo di "Teresa del secolo XIX".
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