La Chiesa di Santa Maria in Aventino, detta anche Chiesa del Priorato, sorge sul maggiore colle romano, simbolo della spiritualità cittadina, all’interno del parco di Villa Magistrale, sede storica di governo del Sovrano Ordine dei Cavalieri di Malta. La chiesa di Santa Maria del Priorato, e la piazza dei Cavalieri di Malta, sono note per il famoso “buco della serratura” dai cui è possibile avere una vista inedita della cupola di San Pietro.
La chiesa di Santa Maria del Priorato, situata all'interno della Villa del Priorato di Malta sull'Aventino, vanta un millennio di storia, essendo stata un monastero benedettino e poi la sede dei Cavalieri Templari e successivamente di Malta. L’Aventino è ricco di chiese e quella della quale si scrive è una delle più affascinanti, anche perché non è aperta al pubblico ed è possibile visitarla solo in alcune occasioni.
Giambattista Piranesi e la Trasformazione Architettonica
Il complesso rappresenta l'unico intervento architettonico di Piranesi, che pur firmando le sue incisioni “Architectus Venetianus”, solo qui ebbe l'occasione di convertire in pietra il suo estro creativo, dando prova con quest'opera di eccelsa qualità, della sua originale e personalissima visione dell’arte qui riassunta. Giulio Carlo Argan ha descritto Piranesi come un artista con una formazione di vedutista canalettiana, ma che preferisce l’incisione alla pittura, un architetto che costruisce una sola chiesa piccola e stupenda, Santa Maria del Priorato.

La Commissione e la Visione di Piranesi
Nel 1761, Piranesi dedicò il trattato “Della Magnificenza ed Architettura dei Romani” alla nobile famiglia Rezzonico che, nella persona del cardinale Giovanni Battista Rezzonico, già Gran Priore dell’Ordine, nel 1764 gli commissionò il rinnovamento, oltre che della chiesa, anche dei giardini della villa e della piazza antistante. Il restauro del Complesso dei Cavalieri di Malta, fu infatti commissionato nel 1764 dal cardinale veneziano Monsignor Giovanni Battista Rezzonico, Gran Priore dell’Ordine e nipote di papa Clemente XIII. Pochi anni prima, Piranesi aveva dedicato alla nobile famiglia il trattato Della Magnificenza ed Architettura dei Romani (1761), nel quale esaltava il primato degli etruschi e di Roma. Poco dopo, nella raccolta Diverse maniere d'adornare i cammini (1767-1769), prorompeva il gusto per la decorazione egizia che, negli stessi anni, trova la sua massima espressione proprio nella Chiesa del Priorato.
La poetica di Piranesi è dominata in maniera indiscussa dall’architettura, dalle vedute accuratamente osservate e trascritte delle Antichità Romane, monumenti millenari inquadrati ed esaltati in grandiose rovine, all’universo visionario, cupo e angosciante delle Carceri di Invenzione. Anche nelle due dimensioni del foglio, Piranesi insiste sulla forza del tempo per creare tensione e pathos; evoca e accentua particolari e dettagli di muri in disfacimento resi titanici da un'accentuata enfasi assiale.
Interventi sulla Struttura e sul Complesso
Piranesi intervenne su una struttura del Cinquecento dotandola di un accesso più agevole rispetto all'impervia via che saliva dal lungotevere. Nel giardino creò un cannocchiale prospettico sulla cupola di San Pietro, poi sistemò la villa e la piazza antistante conferendo al Complesso un aspetto moderno. La piazza dei Cavalieri di Malta è uno degli spazi settecenteschi romani più affascinanti poiché le decorazioni che ne ornano le pareti sono ricche di significati tutti da interpretare. Qui il Piranesi ha voluto rendere omaggio sia alla famiglia Rezzonico che all’Ordine dei Cavalieri di Malta.

L'opera più importante riguardò la Chiesa, nella quale Piranesi consolidò le fondazioni e mutò profondamente la facciata mantenendo, del vecchio assetto cinquecentesco, i due timpani, l'oculo e le proporzioni del portale. Piranesi progettò un rivestimento dell'edificio esterno ed interno, fatto di uno strucco bianco, ricavato da una mescolanza di calce e polvere di marmo contaminata di ocra per accentuare le ombre delle esuberanti decorazioni.
Architettura e Simbolismo della Chiesa
Pochissimi cultori accolsero con entusiasmo la chiesa di Piranesi, giudicata poco coerente, non armoniosa e troppo fantasiosa. Luigi Vanvitelli, a tal proposito, osservò che "È un fenomeno particolare che il pazzo Piranesi ardisca far l’architetto: solo dirò che non è mestiere da pazzi".
La Facciata
La facciata è ad un solo ordine di quattro lesene scanalate, con ricchi capitelli e con un portale sormontato da un oculo e da un timpano triangolare. In Santa Maria del Priorato, infatti, l'estro visionario di Piranesi, immune dal contemporaneo Neoclassicismo, attinge da un ampio inventario decorativo di matrice etrusca, romana e soprattutto egizia. Sulla facciata, spiccano quattro lesene trattate con strigilatura, ciascuna interrotta da un riquadro con la spada dei Cavalieri. I classici ordini architettonici di facciata, sono qui rielaborati in maniera anticonvenzionale; i capitelli presentano figure alate separate da una torre, lo stemma dei Rezzonico, o forse un richiamo alle attività in terre d’oltremare dei Cavalieri dell’Ordine.

Nelle due candelabre simmetriche, a fianco del portale, Piranesi disegna minuscole ed elaborate porzioni, quasi “incise”, di stucchi assembrati come lacerti lapidei secolari, qui recuperati a nuova vita. Gli elementi simbolici dagli strumenti del muratore e delle mezze lune, forse rimandano alla nascente massoneria illuminista settecentesca, al mondo ottomano e alla vittoria di Lepanto. La targa con l'iscrizione FERT, ricorda la difesa di Rodi da parte dei Cavalieri nel XV secolo. La primaria funzione dell'edificio, quella di sacello funerario, è dichiarata sopra il timpano di ingresso, dove una fitta merlettatura corona l'oculo in forma di clipeo romano, contenuto ai lati da due serpenti morbidamente arrotolati che fungono da maniglie di un antico sarcofago.
Il serpente ha molti significati: la funzione medica dell'Ordine, quello religioso di morte e resurrezione, quello ermetico massonico, ma è anche un richiamo, voluto da Piranesi, all’antico Mons Serpentarius, antico nome dell’Aventino. Nel frontone sommitale, poggiato su una trabeazione con fregio alla greca, elementi cardine dei templi classici, Piranesi conclude il timpano con un gigantesco emblema dell'Ordine: gli stemmi militari dell'Ordine di Malta, scudi, blasoni e trofei, sono tratti da modelli augustei ed ellenistici.
Da disegni e incisioni eseguiti d'après, la facciata della Chiesa del Priorato era stata ultimata con un fastigio realizzato ex novo da Piranesi e decorato con araldica della famiglia papale Rezzonico. Nel 1849, questa sorta di paratia frastagliata che innalzava l'edificio, forse per essere visibile dal Tevere, venne danneggiata dalle truppe francesi nell'assedio di Roma e così fu demolito.
L'Interno e i suoi Dettagli
L’interno della chiesa, risalta nel biancore abbacinante che avvolge l'ambiente della navata e le cappelle laterali rivestite di intonaci e stucchi, esaltati dalla luce esterna proveniente da finestre e aperture posizionate fin dietro l'altare. Lo spazio interno si configura come un’unica navata fiancheggiata da tre piccole cappelle per lato dove trovano riposo eminenti personaggi legati all'Ordine: Gran Maestri, Priori e personaggi di un certo rilievo che hanno legato la loro memoria ai Cavalieri di Malta. L’interno ha una pianta a croce latina con nicchie laterali e abside ed è coperto da una ricca volta ornata da stucchi.

In quegli stessi anni, Piranesi aveva elaborato audaci studi su Borromini, architetto molto ammirato, del quale stava ultimando un progetto per finire l'abside di San Giovanni in Laterano. Tra il presbiterio e il coro, Piranesi inscena una sorta di schermo e intreccia una doppia fonte luminosa tra le finestre dell’abside e tre oculi posizionati in quella porzione di muro che para il catino absidale e sovrasta in altezza le navate e il transetto. In questo modo, l'altare di San Basilio si eleva separando la navata dall'abside; l'impatto spettacolare di questa macchina scenica è ancora frutto del serrato confronto con Borromini.
Nell'altare maggiore, il gruppo scultoreo di San Basilio in Gloria, realizzato in stucco dall'allievo Tommaso Righi (1722-1802), sale da un globo posto sopra un sarcofago che a sua volta, inquadra il bassorilievo di una Madonna col Bambino. Qui, prima del restauro di Piranesi, trovava posto un dipinto di Andrea Sacchi (Madonna col Bambino e San Basilio, 1636-'37), oggi esposto a Villa Magistrale. Accanto all’altar maggiore, il trono riservato al Gran Maestro, circondato dagli stalli dei cavalieri, ornati dei loro stemmi e dei loro emblemi.
Il Sepolcro di Piranesi
Nella seconda nicchia della navata destra si trova il Monumento sepolcrale di Piranesi (1780), opera di Giuseppe Angelini (1735/42-1811). Una statua a figura intera lo mostra assorto, in abiti romani e appoggiato a un'erma con incisi gli strumenti di lavoro; in mano la testimonianza del suo ultimo viaggio studio a Paestum (1777). Inizialmente, Piranesi aveva riservato questo spazio alla sepoltura del committente, disegnando un candelabro in stile adrianeo, poi trasferito da Napoleone a Parigi e oggi al Louvre.
Il Giardino e la Prospettiva del "Buco della Serratura"
Lasciata la chiesa si consiglia una passeggiata nell’annesso giardino all’italiana realizzato anch'esso dal Piranesi che si ingegnò, tra l’altro, nella realizzazione della galleria di alberi che rende possibile il gioco prospettico visibile dalla serratura. Davanti al cancello del Priorato dei Cavalieri di Malta, la famosa curiosità del "buco della serratura" offre la più suggestiva vista della cupola di San Pietro.
Come RAGGIUNGERE il BUCO della serratura più famoso di ROMA
Restauri e Caratteristiche Attuali
Nel 2017 sono stati eseguiti interventi di restauro che hanno portato alla luce la cromia originale con il bianco candido degli stucchi, l’ocra e l’effetto di profondità dato dagli stessi colori che consentono di poter ammirare con maggiore stupore il plesso.
La precisione dell'archeologo ante litteram e quella dell'artista genio irrequieto, nel minuscolo tempio al Priorato viene espressa nella soluzione di un insolito amalgama in bilico tra la precisione dell'antiquaria neoclassica e l'eccessivo decoro fantasioso tratto da svariate fonti. Pier Luigi Panza (1998) ha osservato come Piranesi operi per scarti, fraintendimenti, discontinuità con la fonte, metonimia, sineddoche, anafora, necessità di “varianza” sul tema. I frammenti dei reperti, messi così in opera, diventano un esempio di memoria ritrovata.
Il palazzo del Priorato, dominante come un castello medioevale la sommità del colle verso il fiume, è lo storico palazzo che nel X secolo fu dimora di Alberico II, oggi ricco di interessantissimi ricordi e preziosi cimeli dell'Ordine. Esso è, ora, adibito a sede estiva del Gran Maestro dell'ordine.