Santa Maria del Casale

La chiesa di Santa Maria del Casale, sorta presso Brindisi all’inizio del Trecento, è un’opera di eccezionale interesse artistico, dichiarata monumento nazionale già nel 1875. Essa occupa un posto eminente nella storia dell’arte nella regione. Tra tutti i monumenti di cui Brindisi si adorna, la chiesa ha il notevolissimo pregio di essere giunta quasi integra sia nell’architettura, pressoché invariata rispetto alla stesura primitiva, sia nella decorazione a fresco, in buona parte tornata alla luce. Secondo il critico Toesca, la chiesa di Santa Maria del Casale segna il «capolavoro» dell’ultima raffinata fase goticheggiante della tradizione romanica in Puglia. La sua architettura è un gioiello di stile gotico-normanno con elementi di ascendenza orientale, emanando un'atmosfera unica che proietta il visitatore in una visione cavalleresca e feudale, cui contribuisce la decorazione pittorica di gran pregio che in origine doveva ricoprire l'intera superficie disponibile.

Veduta generale della Chiesa di Santa Maria del Casale a Brindisi

Storia e Tradizioni

La data di fondazione della chiesa è incerta, dal momento che i documenti che ne accertano l’esistenza sono datati posteriormente al 1300. Tuttavia, la prima notizia documentata risale al 1296, anno in cui Andrea Pandone, vescovo di Brindisi, ricevette da Carlo II d'Angiò un possedimento presso la Chiesa di Santa Maria del Casale. Secondo la tradizione, la chiesa fu fondata dai Principi di Taranto Filippo d'Angiò e Caterina di Valois-Courtenay, imperatrice titolare di Costantinopoli, nei primi del ‘300, per un voto esauditole dalla Vergine. La costruzione di questo tempio rimonta al 1322, sebbene la data del loro matrimonio (1313) non si accordi con l'esistenza dell'edificio già nei primi anni del 1300, attestata dalle fonti. Esisteva in quel sito una chiesetta, intorno alla quale erano aggruppate delle case coloniche, da cui il nome di "Casale". Nel 1313, in occasione delle nozze di Filippo Principe di Taranto con Caterina di Francia a Brindisi, i due visitando la chiesa del Casale, dove si venerava un’immagine della Vergine, attribuendole molti miracoli, pensarono di dare una stanza più onorevole a quell'icona bizantina. Fu così che venne innalzato questo gioiello di architettura gotico-normanna.

Il Processo ai Templari

Nel maggio del 1310, la chiesa di Santa Maria del Casale assunse un ruolo storico di rilievo, insediando il tribunale disposto dal pontefice Clemente V per giudicare l’ordine dei Cavalieri Templari. La chiesa fu sede della cancelleria del processo contro alcuni cavalieri templari del Regno di Sicilia. Il 21 novembre 1307, Papa Clemente V diede avvio alla dura repressione contro i Templari, incitato dal re di Francia Filippo IV il Bello e sostenuto dagli Angioini sul trono del Regno di Napoli. Diverse furono le accuse, tra cui sodomia, rinnegamento della croce e altre pratiche "oscene". Il processo contro di loro iniziò il 5 maggio 1310 proprio nella chiesa di Santa Maria del Casale di Brindisi, e al suo termine l'ordine fu sciolto con bolle papali conseguenti alla sentenza di condanna.

Leggende legate a San Francesco d'Assisi

Numerose memorie popolari tramandano che San Francesco d’Assisi (1182-1226), di ritorno da un viaggio in Oriente intorno al 1220, sostò a Brindisi, predicando tutto il giorno per piazze e viuzze. A sera, stanco, decise di rifugiarsi nella penisoletta a destra del porto, animata dalla borgata sorta intorno alla Cappelletta della Vergine. Al suo risveglio, una tela di ragno, mirabilmente tessuta, ricopriva come un velo l’icona, impedendone la vista. Un'altra leggenda racconta che i frati dimoranti nei pressi della cappella venissero perseguitati dai ragni. Il Santo, accogliendo la richiesta d’aiuto, provvide a maledire i ragni della zona e a donare ai frati una sorta di immunità dal loro morso.

Dall'amministrazione dei Principi ai restauri moderni

Nel 1319, il principe di Taranto Filippo edificò qui un altare per sé stesso e per la sua famiglia. Nel 1325, donò il Casale del Principato alla Curia vescovile di Brindisi, affinché vi si celebrassero in perpetuo delle messe in memoria degli illustri benefattori. Roberto e Filippo II, eredi di Filippo d’Angiò, confermarono il privilegio nel 1353 e nel 1373. Fino al XVI secolo, la chiesa rimase sotto l’egida dei principi di Taranto, che ne accrebbero la fortuna e la fama, continuando ad utilizzarla anche come residenza estiva del clero cittadino. Il 28 aprile 1568, l’Arcivescovo Carlo Bovio cedette la Chiesa, con case, terre e giardino adiacente, ai Frati Minori Osservanti. La Chiesa nel 1811 fu soppressa dal governo murattiano e fu usata come “caserma per truppe di passaggio”. I Francescani tornarono nel 1824 e si impegnarono per riparare i gravissimi danni subiti.

Dalla dichiarazione a Monumento Nazionale nel 1875, gli affreschi sono divenuti l'elemento portante della chiesa. Solo nel 1954, il Genio Civile si prodigò per la riparazione dei danni bellici derivanti dall’uso improprio dell’edificio durante le due guerre mondiali (deposito di armamenti). La Sovrintendenza ai Monumenti della Regione Puglia avviò i primi restauri, protrattisi fino al 1987, che hanno riportato alla luce gran parte della decorazione a fresco.

Architettura e Caratteristiche Strutturali

Esterno

La chiesa presenta un impianto longitudinale a una sola navata con facciata a capanna. Questa è caratteristica per il notevole gusto cromatico, a fasce di disegni ornamentali di pietre a due colori. La facciata è spartita, come i fianchi, da esili lesene tristili, congiunte da cornici in basso e dall’archeggiatura cieca in alto, a scala lungo il timpano della facciata e ad archi trilobi sui fianchi e nella parte absidale. La superficie esterna della fabbrica è ritmata da modanature toriche, che risalgono dalla base fino a chiudersi in eleganti specchiature a terminazione trilobata lungo i due fianchi e la parete orientale del coro. Nella facciata principale, le modanature formano cinque specchiature terminate in alto da arcatelle pensili che sottolineano la cuspide.

L’unico portale è sormontato da un protiro pensile, aperto davanti con un arco trilobato e cortine dal profilo tagliente. Esso è ornato dallo stesso gioco di archetti della facciata e ripete, in scala ridotta, la forma della chiesa. Per la sua forma particolare, fu definito dal Toesca “il protiro a baldacchino su mensole scalate”. Nel panorama pugliese dell’architettura due-trecentesca non si trovano esempi simili; è evidente che l’ignoto maestro avrà qui sperimentato modelli studiati altrove, forse in Sicilia, nel senese o addirittura in Turchia, dove analoghi edifici sono piuttosto diffusi.

Facciata della Chiesa di Santa Maria del Casale con protiro e decorazioni cromatiche

Interno

Internamente la chiesa è a croce latina a una navata con tetto a capriate e volta a crociera sull’abside. L’aula ha copertura a tetto, mentre nel presbiterio vi è una grande volta a crociera costolonata. L’ampio presbiterio rettangolare è preceduto da un adorno arco trionfale, che in armonia con i due laterali spezza la rigidità delle linee. Vi si conserva una colonna in marmo pario sovrastata da una croce che si ritiene essere quella dell’Osanna (IX secolo).

Interno della Chiesa di Santa Maria del Casale visto dall'altare

Il Prezioso Ciclo di Affreschi Medievali

S. Maria del Casale, nel solco di una tradizione di chiese rupestri pugliesi, presenta le pareti completamente affrescate. I preziosi affreschi, riscoperti nella seconda metà del secolo scorso dopo essere stati occultati da diversi strati di calcina (a partire dal 1600) e da altari barocchi, devono riferirsi ad almeno due cicli pittorici distinti. Le pareti sono in gran parte coperte di affreschi del XIV secolo, di forme ancora bizantine ma con qualche apporto lineare gotico. Questi affreschi, databili tra la fine del XIII e il XIV secolo, sono tornati alla luce a partire dai primi decenni del Novecento. Qui devoti e principi, cavalieri e dame, lasciarono il segno della loro devozione.

Il Giudizio Universale di Rinaldo da Taranto

Il primo gruppo di affreschi, commissionato molto probabilmente dagli angioini di Taranto, comprende il Giudizio Universale affrescato da Rinaldo da Taranto, secondo i modi della tradizione bizantina, sulla controfacciata. L'affresco è firmato dall'autore stesso nel timpano della porta con l'iscrizione: “Hoc opus pinxit Rinaldus de tarento” (Questo lavoro è stato dipinto da Rinaldo di Taranto). Uscendo dall’edificio, l’ultimo sguardo dei fedeli doveva cadere verso questa scena, concepita come monito per una vita di sani costumi.

L'affresco è organizzato su quattro fasce parallele:

  • Nella prima fascia, al centro, si trova il Cristo Giudice seduto in trono con ai lati la Vergine e San Giovanni (la figura del Redentore è parzialmente scomparsa a causa di un taglio nel muro per ingrandire una finestra), e alle spalle gli Angeli.
  • Nella seconda fascia, al centro campeggia l’Etimasia, ossia la “preparazione del trono” di Gesù Giudice di tutti e della storia, alla fine dei tempi. La scena è caratterizzata dalla croce posta tra gli strumenti del martirio (lancia, spugna, corona di spine) al di sopra di un piccolo trono. Ai lati, Adamo ed Eva pregano per le anime dei loro discendenti. Alcuni angeli svolgono il cielo stellato, mentre altri suonano le trombe per chiamare i dannati. La terra e il mare restituiscono i morti che avevano nel loro grembo.
  • Nella terza fascia, sulla sinistra, si trova la schiera dei Beati, raccolti in quattro gruppi: le Vergini precedute da tre regine, i Confessori capeggiati da un condottiero vestito di porpora, i Pastori preannunciati dal Papa ed infine i Martiri. All’estrema destra, tre finestrelle mostrano le bolge infernali, dove le anime patiscono grandi sofferenze tra ghiaccio, l’acqua dei fiumi demoniaci e il fuoco. Immediatamente a sinistra vi è la scena della “pesatura delle anime” (psicostasia), dove l’Arcangelo Michele, con l’ausilio di una bilancia, valuta quali anime debbano ascendere in Paradiso e quali debbano subire per sempre le penitenze diaboliche.
  • Nell’ultima fascia, è raffigurato il Regno dei Cieli, con le figure dei tre Patriarchi: Abramo trattiene nel suo manto celeste Lazzaro vestito di bianco con candidi gigli tra le mani; Isacco e Giacobbe accolgono nei loro mantelli gli uomini giusti. Alla loro destra, San Pietro, tenendo per mano l’anima del buon ladrone, si accinge a passare la porta d’ingresso al Paradiso. A destra, nelle ultime due fasce è rappresentato a fosche tinte l’Inferno. Una lunga lingua di fuoco attraversa le ultime due fasce. Nell’angolo sinistro, un grande angelo color porpora con un lungo tridente respinge le anime malvage. Ai piedi dell’angelo vi è l’anima di un peccatore che due demoni trascinano tra le fiamme, mentre in alto, una donna viene tirata per i capelli. La scena, atroce e minacciosa, abbonda di dannati, a volte riprodotti nell’atto di perseverare nel loro peccato, come la coppia lussuriosa che giace nel letto mentre un demone infierisce su di loro.

Dettaglio del Giudizio Universale di Rinaldo da Taranto, Santa Maria del Casale

Altri Affreschi Rilevanti

Oltre al Giudizio Universale, la chiesa ospita numerosi altri affreschi di grande valore:

  • Sulla parete sinistra: un'Annunciazione in cui i due protagonisti appaiono accostati senza una forte correlazione, con l'annuncio che si svolge all'interno di un'architettura gotica decorativa ma priva di reale funzione strutturale. Seguono l'Albero della Croce di mirabile fattura (purtroppo privo della parte inferiore), la Madonna tra i cavalieri (con il committente Nicola Della Marra, datato 1388), e una Madonna col Bambino (commissionata da Gaucerio nel 1366). L'affresco inferiore della Madonna tra i cavalieri rappresenta la consacrazione di un'armata nobiliare alla Vergine prima di una spedizione, guidata da una figura che indossa una ricca veste porporina e prega fervidamente. Un soldato in ginocchio, sostenuto da un santo guerriero (forse San Michele Arcangelo), sembra perorare la sua causa dinanzi alla Divina Maternità, mentre altri soldati inginocchiati in armatura attendono. I cavalieri in catafratta, con briglie trattenute da fantini, stringono un vessillo con lo stemma della famiglia di Nicola della Marra.
  • Sulla parete destra: un'Annunciazione, un Cristo in trono e una Madonna col Bambino (con il committente Leonardo I Tocco, circa 1363).
  • Nei transetti: la Crocifissione, le Storie di Santa Caterina d’Alessandria, Sant’Erasmo di Gaeta e Santa Maria Maddalena. L'affresco delle Storie di S. Caterina d'Alessandria, dipinto in onore dell'Imperatrice Caterina, moglie di Filippo I d'Angiò, raffigura la Martire con lineamenti fini, aureola e capelli corti, che tiene la palma del martirio nella mano destra e un arco di cerchio (rappresentante una ruota spezzata) nella sinistra.

L'affresco dell'Albero della Croce, con al centro il Cristo, è degno di nota per la sua bellezza e la sua conformità ai precetti di San Bonaventura, dalle cui Meditazioni sulla Passione di Cristo sono tratte le iscrizioni.

Dettaglio degli affreschi sulla parete sinistra, Santa Maria del Casale

Il Dipinto della Natività di Maria e Altre Immagini Mariane

La Natività di Maria di Giampiero Zullo

In sagrestia si conserva una tela con la Natività di Maria, dipinta da Giampiero Zullo nel 1617. L'opera presenta un cortinaggio che scorre ad anelli su un bastone, aperto sull’alcova della camera da letto. Si osservano il lettone su alta pedana, il materasso, la coperta trapuntata e il lenzuolo con balza ben ripiegata. Nel letto è coricata la puerpera, assistita da due donne: una a mani giunte, l’altra con corsetto chiuso da fila di bottoni.

Il dipinto include elementi iconografici significativi: il bagno, metafora battesimale, non si addice a Maria concepita senza colpa originale. Un teschio scolpito è in evidenza sopra la scena del parto e sotto la croce di Cristo, tradizionalmente identificato con il teschio di Adamo. Nei trattati agiografici dell’epoca, infatti, si riteneva che il Golgota della crocifissione fosse il luogo della tomba di Adamo. Sulla sua tomba, secondo la credenza, si compirà la promessa adombrata da Dio al serpente nel momento della “caduta”: «...donna...e la sua stirpe...questa ti schiaccerà la testa...».

Altre Icone della Vergine

La chiesa di Santa Maria del Casale era un santuario di pellegrinaggio e devozione mariana indirizzati alla notissima icona della Vergine del Casale, un’icona murale purtroppo distrutta durante un maldestro restauro nel 1919. Attualmente, nella chiesa si conserva la riproduzione del simulacro di Maria bambina delle suore di carità di Milano.

Numerose sono le immagini della Madonna in trono con il Bambino all'interno della chiesa. Ai cui piedi, committenti, principi e cavalieri si inginocchiavano devotamente in attesa della benedizione.

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