Santa Maria Assunta di Cessole: Storia e Architettura

Il comune di Cessole, un tempo abitato dai Liguri Statielli e successivamente divenuto dominio romano, vanta una storia antica e complessa. Nel 1142, il feudo passò per eredità al marchese di Cortemilia. Alla morte di quest'ultimo, in assenza di eredi, il possedimento pervenne al marchese Enrico del Carretto, il quale nel 1191 giurò fedeltà ad Asti. Dopo la caduta del potere astigiano, Cessole mantenne la propria autonomia per diversi anni. Nel XIV secolo, tuttavia, fu conquistato con la forza dal marchese di Saluzzo, che in seguito lo vendette alla potente famiglia astigiana degli Scarampi. Questi ultimi, a loro volta, concessero il feudo al Re di Francia, ma per un breve periodo, poiché nel 1436 Cessole tornò sotto il loro possesso.

Le testimonianze artistiche e la Chiesa Parrocchiale

Tra le testimonianze artistiche di Cessole, oltre ai resti dell'antico castello di cui si conservano ancora tracce delle sue poderose e lunghe mura, spicca la Chiesa parrocchiale di Nostra Signora dell’Assunta, ufficialmente denominata Santa Maria del Castello. La sua storia è stata piuttosto travagliata.

La costruzione della Chiesa Parrocchiale

La posa della prima pietra risale al 1779, ma passarono quasi 200 anni prima che venisse scelto con cura il luogo adatto alla sua costruzione. La struttura della chiesa di Cessole si distingue per le sue dimensioni imponenti. Analogamente alla Basilica di Assisi, è caratterizzata da due corpi sovrapposti: la chiesa superiore, destinata alla funzione parrocchiale sotto il titolo di Nostra Signora Assunta, e quella inferiore, che funge da oratorio per la confraternita dei Disciplinati, comunemente nota come "chiesa dei Battuti".

Vista esterna della Chiesa Parrocchiale di Nostra Signora dell’Assunta a Cessole

L'intero centro storico di Cessole conserva ancora oggi un'impronta marcatamente medievale. Particolarmente suggestivo di sera, quando un'attenta illuminazione valorizza le pietre, gli archivolti e i muri in pietra a secco. Il paese è dominato dalla mole imponente della parrocchiale, un'ardita costruzione settecentesca progettata da Giacomo Carretto, allievo di Juvarra. L'architetto risolse genialmente il problema del dislivello collinare costruendo due edifici sovrapposti.

L'accesso alla chiesa avviene tramite una scenografica porta laterale o direttamente dall'interno, attraverso una scala a chiocciola in pietra. Nel Borgo, sviluppatosi lungo la provinciale di fondovalle, si concentrano le attività commerciali e artigianali. La vigilia di Natale, il borgo antico di Cessole si anima con la suggestiva rappresentazione del presepe vivente di Langa.

Stile architettonico e opere d'arte

Progettata tra il 1749 e il 1750, la costruzione della chiesa iniziò nel 1751 grazie al contributo finanziario dell'arciprete Carlo Silano Tartagliotti. Lo splendido effetto scenografico dell'esterno è completato dalla suggestiva scala d'accesso al sagrato, anch'essa opera del Vittone, ma realizzata dopo il 1772. La fontana al centro è opera dell'ing. Cianferoni G.C. All'interno, spicca la monumentale tela di Giuseppe Mazzola raffigurante l'Assunta. Su un pilastro della chiesa è conservata la tavola di Gandolfino da Roreto raffigurante la "Genealogia di Maria". All'interno della chiesa si venerano le reliquie di San Giustino: l'altare del Sacro Cuore custodisce l'urna settecentesca con le reliquie del Santo, opera di argentieri romani del XVIII secolo.

Dettaglio interno della Chiesa Parrocchiale di Nostra Signora dell’Assunta con opere d'arte

La Chiesa di Riola: un capolavoro di Alvar Aalto

Un altro esempio significativo di architettura religiosa è la chiesa realizzata a Riola, in un'area di sviluppo adiacente al centro storico del piccolo paese, situata in una posizione strategica tra la riva del fiume e l'abitato, fungendo da collegamento tra la città e il paesaggio naturale. L'edificio è un'opera emblematica del generale rinnovamento degli edifici sacri che Bologna conobbe in quegli anni.

Il processo di progettazione e realizzazione

I lavori, dopo varie modifiche e un lungo iter di realizzazione, si conclusero nel 1998, quasi trent'anni dopo la morte sia di Lercaro (committente) sia di Alvar Aalto. La continuità del rapporto esterno-interno, tra paesaggio ed edificio, ha guidato la stesura del progetto. La parete sud, inclinata, si eleva verso il cielo trasformandosi in copertura. Raggiunto il suo punto più alto, essa discende verso il fiume con un andamento a ventaglio, figura tipica del repertorio formale dell'architetto scandinavo.

Vista della Chiesa di Riola con la sua caratteristica parete a ventaglio

Spazi interni e integrazione con il paesaggio

Un'ampia porta pieghevole consente l'accesso alla navata principale dal sagrato. La navata presenta dimensioni longitudinali contenute, volte a favorire la creazione di uno spazio interno raccolto. In questo spazio, non si percepisce una gerarchia di ruoli tra altare e uditorio, ma entrambi gli ambienti godono della medesima importanza; solo una lieve accentuazione prospettica indirizza lo sguardo verso l'altare.

A destra, il battistero è integrato nel presbiterio, con il fonte battesimale orientato verso il fiume. Questo asse tra la chiesa e il corso d'acqua è evidenziato da un taglio verticale nella parete, che offre una vista sulla natura circostante. Il contatto visivo prosegue grazie alla copertura vetrata che sovrasta il volume del battistero. Quest'ultimo si configura come un corpo staccato di forma piramidale, incastonato tra il volume della chiesa e il muro di contenimento della scarpata sul fiume.

Interno della Chiesa di Riola, con enfasi sul battistero e la vista sul fiume

Materiali e innovazioni strutturali

La struttura della chiesa è una rilettura della tipologia strutturale impiegata da Aalto nel Politecnico di Otaniemi nel 1955. È costituita da una serie di travi a cavalletto prefabbricate in calcestruzzo armato, su cui si innestano le vele della copertura a shed. Anche gli arconi sono in cemento armato, ma rivestiti di una sottile lastra di rame. Quest'ultimo è l'unico materiale che appartiene al vocabolario formale di Aalto. La restante parte dei materiali è stata scelta tra quelli locali, dall'arenaria di Montovolo per il rivestimento delle facciate al cotto per le pavimentazioni. Sia la scelta di realizzare gli arconi in stabilimento, sia l'utilizzo di materiali di facile reperibilità, prodotti nelle vicinanze del cantiere, hanno contribuito a ridurre i costi dell'opera.

L'ambiente interno è trattato interamente con intonaco bianco, che esalta il legno dorato delle panche. Il legno prevale anche sul marmo scuro del presbiterio, sottolineando l'importanza ritrovata dell'uditorio come parte attiva della funzione religiosa.

L'area della chiesa è completata dalle opere parrocchiali e dal campanile. L'insieme è collegato da due piazzali, uno anteriore e uno posteriore alla chiesa, uniti da un porticato e da un percorso coperto che collega la casa del parroco con le aule e le sale parrocchiali, terminando sulla strada. Questo elemento ha il compito di unificare le facciate e fungere da completamento al sagrato, configurandosi come luogo di incontro e accoglienza.

Il campanile è posizionato nel punto stabilito da Aalto in fase di progetto, in posizione disassata rispetto alla chiesa.

Dettaglio dei materiali utilizzati nella costruzione della Chiesa di Riola

Versioni del progetto e vincoli urbanistici

Esistono due versioni del progetto della chiesa di Riola. La prima, del 1966, prevedeva la facciata principale fronte strada e una maggiore lunghezza della navata. La seconda versione, quella definitiva, fu elaborata per arretrare il fronte verso ovest a causa delle fasce di rispetto imposte dai vincoli urbanistici. Il rispetto delle norme fu ottenuto a scapito della tensione originaria del rapporto chiesa-osservatore.

Alvar Aalto e la poetica della linea curva | SUPPOSTE DI ARCHITETTURA ep.27

Alvar Aalto: Profilo e Contributo Architettonico

Alvar Aalto (1898-1976) è stato una figura centrale dell'architettura del XX secolo. Nel 1921 si laureò in Architettura al Politecnico di Helsinki e due anni dopo aprì il suo primo studio privato a Jyväskylä. Nel 1924 sposò l'architetta Aino Marsio, con cui collaborò fino alla morte di lei nel 1945. Dal 1934 al 1958 fu presidente dell'Associazione degli architetti finlandesi, e dal 1946 al 1948 professore al Massachusetts Institute of Technology. Nel 1952 sposò l'architetta Elissa Mäkiniemi.

Evoluzione stilistica e tematiche ricorrenti

La produzione di Aalto attraversa molteplici periodi espressivi, ma la sua carriera è costellata da tematiche di fondo che rimangono costanti, indipendentemente dai cambiamenti di linguaggio architettonico. Nel suo primo periodo classicista, si ritrovano ispirazioni dal mondo contadino e influenze dell'architettura "mediterranea" o delle grandi civiltà della storia dell'architettura.

Anche nel primo periodo della sua carriera, in cui progettò in affinità con il funzionalismo europeo, il suo approccio si discostava dall'applicazione rigida dei codici del modernismo. Aalto prediligeva contaminazioni con sensibilità personali e ambientali, e con la dimensione psico-fisica dell'architettura sulla percezione umana.

Il "regionalismo finlandese" e la versatilità artistica

Il legno, il mattone rosso e il rame, materiali della tradizione costruttiva finlandese, costituiscono parte del suo repertorio formale. Essi esprimono il senso di un "regionalismo finlandese", secondo cui i materiali locali diventano mezzo d'espressione di immagini emotive e riferimenti storici, sapientemente miscelati da un linguaggio moderno.

I suoi interessi e lavori spaziano dall'architettura alla pittura e al design. Nel 1932, insieme ad Aino, fondò la ditta Artek, specializzata nella produzione di mobili. Nel 1937, il padiglione della Finlandia all'esposizione di Parigi lo consacrò come figura di riferimento dell'architettura organica.

Opere significative di Alvar Aalto

Tra le sue opere più celebri si ricordano:

  • Il sanatorio a Paimio (1929-33)
  • La fabbrica a Oulu (1930)
  • La biblioteca a Viipuri (1932-34)
  • La casa a Munkkiniemi (1936)
  • La Villa Mairea (1938)
  • I padiglioni della Finlandia alle esposizioni di Parigi (1937) e di New York (1939)
  • I piani regolatori regionali in Svezia e in Finlandia (valle del f. Kokemäki, 1942-43; Rovaniemi, 1945-48; isola di Säynätsalo, 1949-52, ecc.)
  • La Casa dello studente a Cambridge, Mass. (1947-49)
  • Lo Stadio di Otaniemi (1954)
  • Il padiglione finlandese alla Biennale di Venezia (1956)
  • L'Università a Jyväskylä (1953-57)
  • La Casa della cultura a Helsinki (1955-58)
  • La casa a torre di Neue Vahr a Brema (1959-62)
  • Il Palazzo per concerti e congressi a Helsinki (1971)
  • Il Museo d'arte dello Jütland settentrionale
Collage di opere iconiche di Alvar Aalto

Riferimenti bibliografici e archivistici

La storia e l'architettura di Cessole e delle opere di Alvar Aalto sono documentate in numerosi testi e archivi:

  • Chiesa e Quartiere n.
  • Studi Cattolici n.
  • La chiesa italiana di Alvar Aalto. Domus n.
  • Parametro n.
  • s.l., s.e. Domus n.
  • Abitare n.
  • Storia e immagine di un luogo dell'architettura moderna. Strenna storica bolognese n.
  • Bologna moderna. Modern architecture in Europe. E. P. Parametro n.
  • F. G. Il segno dei tempi. Parametro n.
  • Parametro n.
  • Alvar Aalto. Quale e Quanta. Bettazzi, M. L'architettura. Cronache e storia n.
  • Arte e storia a Bologna nel Novecento. Un percorso per immagini, in Zangheri Renato (a cura di), Storia di Bologna, vol.
  • Un architetto in montagna. La costruzione della chiesa di Riola raccontata da uno dei protagonisti. Nuèter n.

Egli sottolineava che: "La tutela monumentale è forse la più delicata e la più difficile delle molteplici attività che debbono svolgere le Soprintendenze all'Arte. Essa ha per oggetto la conservazione ed il restauro di organismi che spesso debbono rispondere a necessità pratiche, talvolta in contrasto con l'originale loro destinazione, ed è chiamata a risolvere problemi di natura statica, artistica e storica fra loro connessi". Cfr. G. ChieriCi, Rapporti fra Soprintendenze ed Enti pubblici agli effetti della tutela monumentale, in Le Arti, rassegna bimestrale dell'arte antica e moderna a cura della Direzione Generale delle arti, Anno XXXII, serie III, luglio 1938, pp. 63-65.

Le carteggi e i documenti relativi alla tutela monumentale, in particolare quelli conservati presso la S.B.A.P. Province di Torino, Asti, Cuneo, Biella, Vercelli, archivio corrente, forniscono dettagli preziosi sugli iter autorizzativi e sulle perizie di spesa relative a interventi su edifici storici.

La Carta di Atene (1931) e la Carta del Restauro di Atene (1931) stabiliscono principi fondamentali per la conservazione e il restauro dei beni architettonici, raccomandando il rispetto del carattere e della fisionomia dei contesti urbani e la preservazione dell'integrità storica e artistica delle opere.

La Carta Italiana del restauro (1932) e le successive pubblicazioni sulla teoria del restauro, come quelle di G. Carbonara, U. Baldini e M. dalla Costa, L. Accurti, offrono un quadro metodologico per affrontare le sfide del restauro architettonico, bilanciando conservazione e ripristino.

La Collegiata di Casole: un esempio di arte senese

Il prospetto della Collegiata di Casole, sebbene rimaneggiato, mostra chiaramente i segni delle trasformazioni subite dall'edificio romanico, limitate al primo ordine e al campanile, in linea con la facciata. Attualmente, la chiesa presenta le caratteristiche dell'architettura mendicante del XIV secolo, con un'unica navata e un transetto che si apre su cinque cappelle gotiche.

Il primato degli artisti senesi

Nel caso di Casole, si può parlare di un vero e proprio primato degli artisti senesi, che operarono per la chiesa, gli enti e il patriziato locale dal XIV secolo fino al pieno Ottocento. La stagione più prolifica fu senza dubbio quella degli inizi del Trecento, quando nei cantieri aperti in Collegiata lavorò anche Marco Romano, rappresentante della più aggiornata cultura senese del tempo.

Opere d'arte e committenza artistica

In questa direzione si inserisce la scelta di Giacomo e Sozzo d’Andrea, che per dare degna sepoltura alle spoglie del fratello Tommaso, Vescovo di Pistoia, morto nel 1303, commissionarono all’affermato Gano di Fazio la realizzazione di un monumentale sepolcro pensile nella navata destra, derivato dai modelli introdotti poco prima da Arnolfo di Cambio.

Sempre in quel primo gruppo di artisti formatisi nella bottega del grande caposcuola senese, cadde la scelta della famiglia Albertini per l’esecuzione degli affreschi raffiguranti la Maestà e il Giudizio Universale nella cappella sepolcrale dedicata a San Niccolò, eretta dagli Albertini circa un decennio dopo la realizzazione del monumento Andrei. L’ingresso alla cappella, destinata a contenere le spoglie dei fratelli Bernardino e Ranieri (ritratti nell’affresco e identificati dai cartigli), si apriva sulla navata sinistra. Di seguito era originariamente collocato il cenotafio di Bernardino degli Albertini, detto “Il Porrina”: una svettante edicola gotica con l’imponente figura stante del miles e giurista, ritratto con la spada e un codice di diritto tra le mani. Per la realizzazione di questo capolavoro di naturalismo gotico, gli Albertini chiamarono a Casole il girovago scultore Marco Romano.

Tra il terzo e il quarto decennio del Quattrocento, la prima cappella del transetto sinistro, dedicata a San Martino, fu arricchita da un ciclo di affreschi e da un trittico cuspidato raffigurante la Madonna col Bambino, San Giuliano e San Donato (oggi nel Museo Civico Archeologico e della Collegiata). Della decorazione parietale, molto deteriorata, restano ben poco: i quattro Evangelisti (Luca, Giovanni, Marco e Matteo) nelle vele della volta e le figure frammentarie dell’Angelo annunciante e della Vergine annunciata, in alto sulla parete di fondo della cappella.

Circa un secolo più tardi risale la lucente terracotta invetriata della parete destra, attribuita a Giovanni Della Robbia, nipote del più celebre Luca, unico esempio in Collegiata di un'opera proveniente da Firenze.

A un colorista d'eccezione come Alessandro Casolani, uno dei maggiori pittori attivi a Siena alla fine del Cinquecento, appartiene l'imponente Pietà (collocata sull'altare del transetto destro, ma proveniente dalla Compagnia della Madonna di San Niccolò), datata fine anni Ottanta, che documenta uno dei momenti più felici del pittore.

Sempre dal vicino capoluogo provengono le opere seicentesche, come la tela guercinesca raffigurante Sant’Agostino che lava i piedi a Cristo vestito da pellegrino di Rutilio Manetti, e quella del poco noto Stefano Volpi, raffigurante La chiamata di San Matteo, collocata sulla parete sinistra.

A Giovan Paolo Pisani, ancora legato agli esempi della produzione cinquecentesca, si deve la Morte di Sant’Antonio Abate, posta sulla parete destra.

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