Le Gallerie degli Uffizi: Un Contesto Dinamico per l'Arte Fiorentina
Le Gallerie degli Uffizi continuano a rinnovare i propri spazi e a proporre nuove configurazioni espositive, offrendo ai visitatori l'opportunità di approfondire la conoscenza dell'arte rinascimentale. Nei giorni scorsi è stata inaugurata la nuova sala dedicata a Raffaello e Michelangelo, alla presenza del Direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt, di Manuel Guerra Vicepresidente degli Amici degli Uffizi, del prof. Antonio Paolucci che ha tenuto una lectio magistralis e dell’architetto Antonio Godoli, curatore del patrimonio architettonico degli Uffizi che, insieme all’arch. Nicola Santini, ha curato il progetto. L'obiettivo è anche quello di stimolare i visitatori al confronto e al paragone, permettendo a ognuno di trarre le proprie conclusioni, così come facevano gli artisti nel Cinquecento.
In questo vivace contesto, la Sala di Saturno diventerà una sorta di mostra permanente di Raffaello Sanzio, dove sarà possibile ammirare opere della ritrattistica curiale come il ritratto tardo di Giulio II, quello di Fedra Inghirami e il patrono Leone X con i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi, oltre a quello del Cardinal Bibbiena. Il celebre Tondo Doni di Michelangelo è stato affiancato da una scultura antica, la testa di un tritone nelle vesti di “Alessandro morente”, scoperta da Antonio Natali. A breve, dal 9 luglio, con l'inaugurazione della sala 35 per Leonardo da Vinci, sarà possibile mettere in relazione anche questi due grandi artisti.
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Fra Bartolomeo: Presenza e Opere nelle Collezioni Fiorentine
Fra Bartolomeo, un artista che influenzerà Raffaello durante il suo soggiorno a Firenze, ha lasciato un segno significativo nel panorama artistico fiorentino del Rinascimento. La sua produzione, caratterizzata da una profonda spiritualità e una ricerca formale innovativa, trova eco in importanti collezioni della città.
Il "Giudizio Finale": Un Capolavoro di Fra Bartolomeo e Albertinelli agli Uffizi
Tra le opere più rilevanti di Fra Bartolomeo, si annovera il "Giudizio Finale" o "Giudizio Universale", un affresco staccato realizzato con la collaborazione del suo collega di bottega Mariotto Albertinelli. L'opera, databile intorno al 1499-1500, misura 357 x 374 cm e fu commissionata il 22 aprile 1499 da Gerozzo di Monna Vanna Dini a Baccio della Porta (nome secolare di Fra Bartolomeo) per una cappella dell’Ospedale di Santa Maria Nuova. La composizione fu continuata dall’Albertinelli, che riscosse i rimanenti pagamenti, come attesta una ricevuta di saldo datata 11 marzo 1501.
Nella zona alta dell’affresco appare il “Cristo Giudice”, entro una lucente mandorla, con il braccio alzato in segno di giudizio, attorniato da serafini e cherubini. Ai lati, e poco più in basso, si trovano Maria Vergine e gli Apostoli, disposti in scorcio, prospetticamente degradando dagli estremi verso il centro. Giorgio Vasari espresse grande entusiasmo per quest'opera, sottolineando come Fra Bartolomeo la condusse con "tanta diligenza e bella maniera", esprimendo con "bonissima considerazione... la gloria del Paradiso e Cristo con i dodici Apostoli giudicare le dodici tribù, le quali con bellissimi panni sono morbidamente colorite."
Il "Giudizio Finale" venne ceduto nel 1900 allo Stato italiano dalle Gallerie fiorentine dello Spedale di Santa Maria Nuova a Firenze per le Gallerie degli Uffizi, dove rimase esposto fino al 1924, testimoniando la sua importanza nel percorso museale del tempo.

L'Iconografia di San Michele Arcangelo nelle Gallerie Fiorentine
L'iconografia di San Michele Arcangelo, spesso raffigurato nell'atto di sconfiggere il drago, simbolo del Male, è un tema ricorrente nell'arte fiorentina e toscana. Sebbene non vi siano opere specifiche di Fra Bartolomeo dedicate a San Michele Arcangelo direttamente menzionate come parte delle collezioni permanenti degli Uffizi nel testo fornito, diverse altre importanti rappresentazioni dell'Arcangelo sono custodite in prestigiose gallerie e musei fiorentini.
Il "San Michele Arcangelo che abbatte il drago" di Piero del Pollaiolo al Museo Stefano Bardini
Il Museo Stefano Bardini a Firenze conserva il "San Michele Arcangelo che abbatte il drago", un capolavoro di Piero del Pollaiolo realizzato tra il 1460 e il 1465. Quest'opera faceva originariamente parte di un gonfalone processionale della Compagnia di San Michele Arcangelo. Dopo essere passata attraverso la collezione Campana e una vendita all'asta postuma dalla collezione Demidov a Londra, è entrata a far parte della collezione di Stefano Bardini, diventando uno dei pezzi più importanti del museo.

Il "San Michele Arcangelo" di Buonamico di Martino (Buffalmacco) tra le Collezioni Fiorentine
Un'altra significativa rappresentazione dell'Arcangelo Michele, riconosciuta da Miklòs Boskovits come opera di Buonamico di Martino, noto come Buffalmacco, si trova tra le gallerie fiorentine. Questo dipinto, probabilmente commissionato per la chiesa distrutta del Monastero di Sant'Ambrogio, è giunto alle Gallerie fiorentine attraverso le soppressioni napoleoniche. Potrebbe esserci un legame con la compagnia di San Michele della Pace eretta all'interno della chiesa di Sant'Ambrogio.
L'attribuzione di quest'opera ha una storia complessa: sebbene Siren l'abbia attribuita ad Ambrogio di Baldese e van Marle l'abbia avvicinata allo Pseudo Ambrogio di Baldese, è a Bernard Berenson che si deve la prima attribuzione, seppur dubitativa, al Maestro della Cappella Rinuccini. Nonostante i rifiuti di Procacci e Marabottini, l'ipotesi è stata ritenuta convincente da Marcucci, che, collocando il dipinto in una fase giovanile, spiegava l'evidente distacco stilistico dagli affreschi della cappella Rinuccini. L'Offner e la Steinweg indicarono che la tavola dell'Accademia (dove è conservata) è della stessa mano del 'Vir dolorum con busti di santi' della pinacoteca Vaticana, riferito dai due studiosi al Master of the Vatican busts. Quest'opera, insieme al dipinto in questione, è inclusa nel corpus del Maestro della cappella Rinuccini nei libri di Boskovits e Fremantle, autore che Luciano Bellosi ha proposto di identificare con Matteo di Pacino. Questa identificazione è ora accettata unanimemente. La datazione più probabile sembra precedere l'intervento di Matteo di Pacino, accanto a Giovanni da Milano, nella cappella Rinuccini, datato tra il 1365 e il 1370, confermato dall'affinità esistente con Nardo di Cione e con la Madonna con il Bambino della SS. Annunziata.
