Le Teorie di Mauro Biglino su San Michele Arcangelo e gli Elohim: Un'Analisi Critica

Le opere di Mauro Biglino, in particolare "Antico e Nuovo Testamento, libri senza Dio", hanno generato un acceso dibattito riguardo l'interpretazione dei testi biblici. La sua esegesi propone una lettura alternativa delle Scritture, basata sulla traduzione letterale dall'ebraico antico, che conduce a conclusioni divergenti rispetto alla teologia tradizionale.

Il Concetto di Elohim e le Origini Sumerico-Accadiche

Secondo l'interpretazione proposta, l'Antico Testamento conterrebbe una sintesi dei racconti sumero-accadici, che erano espliciti nel narrare i rapporti, anche burrascosi, tra i comandanti dell'impero terrestre degli Anunnaki/Elohim: Enki ed Enlil. Questa chiarezza, si sostiene, si sarebbe persa nella Bibbia a causa di una rielaborazione con fini teologici da parte degli autori successivi all'esilio babilonese (VI sec. a.C.).

La teologia tradizionale, di contro, afferma che i racconti sumero-accadici siano miti, mentre la Bibbia sia un testo ispirato da Dio. Questa posizione viene definita quasi assurda: si avrebbe una "copia che è vera", mentre gli "originali" da cui deriva sarebbero "racconti leggendari". L'ipotesi narrativa qui contenuta, benché liberamente tratta dai testi biblici, è stata arricchita di eventi e fatti che attengono a una possibile quotidianità non presente nella Bibbia.

Rappresentazione degli Anunnaki o divinità sumeriche, raffiguranti figure con attributi non umani

La Metodologia Esegetica di Biglino: Critiche e Controargomentazioni

Uno dei problemi più seri nell'affrontare le teorie di Mauro Biglino è la mancanza di organicità nel suo impianto. Contrariamente alla controversistica tradizionale, dove si individuano gerarchie e armonie nelle idee dell'avversario, una tesi centrale nelle teorie di Biglino non c'è. L'autore ripete che la questione fondamentale sarebbe quella del plurale di Elohîm, ma questa tesi viene considerata "relativamente difficile da buttare giù… solo in quanto non sta in piedi di suo".

Biglino afferma di volersi attenere al "nudo testo", ma opera censure previe sul testo stesso, basate su presupposti ermeneutici extra-testuali. Questo viene paragonato a un "gioco delle tre carte", in cui l'incauto passante viene confuso. La sua angelologia, una branca della letteratura biblica e parabiblica ritenuta "relativamente recente e molto instabile nella sua storia", è descritta come il terreno ideale per "confondere i propri lettori".

Manoscritto biblico antico con note esegetiche a margine, simboleggiando l'interpretazione dei testi sacri

L'Angelologia e l'Interpretazione di Gabriele

Il "Metodo" Biglino e i Nomi Teoforici

Biglino applica il suo "metodo" anche ai libri della Nuova Alleanza, prendendo ad esempio il caso dell'Annunciazione nel capitolo 1 del Vangelo secondo Luca. Qui, la sua procedura esegetica e la disinvoltura con cui usa testi moderni e antichi diventano particolarmente evidenti. La pericope presenta un assortimento dei suoi "cavalli di battaglia", che producono un "effetto farsesco".

Una delle premesse di Biglino è che "non è certo che Gesù sia storicamente esistito", nonostante Vittorio Messori abbia condotto un'indagine storica approfondita sull'uomo di Nazaret nel 1976. Biglino sostiene che, essendo anche l'esistenza di YHWH un'ipotesi, non se ne è certi, ma si è certi che gli Elohîm (e quindi anche YHWH) vivessero molto a lungo, sospettando che siano tuttora vivi.

Il "capolavoro" interpretativo arriva con l'arcangelo Gabriele, il quale, in forza dell'etimologia del suo nome, passa da referente nominale di un individuo a referente generico di una serie di individui. Viene sottolineato che in ebraico lo yod indica il possessivo di prima persona singolare, rendendo il nome "Gabriele" come "La mia potenza è Dio", non un generico "potenza di Dio" o di El. Una simile forzatura etimologica viene paragonata all'inferenza che, poiché "Zar" deriva da "Cæsar", Nicola II abbia varcato il Rubicone. Questa applicazione è ritenuta ancora più estrema per "Gabriele", che da nome proprio viene reso "insensatamente astratto e generico".

Il sospetto è che Biglino "conti di prosperare sull’analfabetismo biblico delle persone", poiché l'applicazione di tale procedimento in un contesto extrabiblico ne rivela palesemente la forzatura. Sarebbe possibile applicare il "giochino" a tutti i nomi teoforici delle Scritture (quelli che contengono "El" o "Ia/Io"), non solo Michele, Gabriele e Raffaele, ma anche Samuele, Fanuele, Gamaliele, Giovanni, Giosia e Gesù (o Giosuè).

La Natura degli Angeli: Messaggeri o Esseri Corporei?

Biglino si appoggia sul fatto che Gabriele venga chiamato "angelo", traduzione greca dell'ebraico "malak", che etimologicamente significa "messaggero". Tuttavia, viene ricordato che la linguistica si compone sia di etimologia che di semantica. "Formidabile" significa etimologicamente "terrificante", ma oggi è usato per dire "fantastico". Biglino viene criticato per spiegare che, in una frase dove si dice "formidabile!", la persona intendesse "terrificante!".

La "prova del nove" sugli angeli di Biglino consiste nel raccogliere testi che parlano della corporeità di tali individui, inferendo categorie filosofico-teologiche posteriori in testi anteriori. Egli argomenta che, evocando movimenti e azioni materiali degli angeli, questi siano "individui in carne ed ossa", e non "spiriti puri, degli intelletti assoluti inventati dalla teologia".

Ciò che Biglino omette di considerare è che la figura dell'angelo nasce nella cultura giudaica per osmosi con quella babilonese, e che l'angelologia è una raffinazione del concetto di "angelo" sviluppatasi dal VI secolo a.C. in poi, con una forte spinta in epoca intertestamentaria. Il concetto stesso di "spirito" è ambiguo nella cultura ellenistica, riflettendosi anche nell'elaborazione teologica paleocristiana.

Inoltre, "angelo" non è l'unica parola che identifica queste figure: gli "angeli del sepolcro" sono detti "un ragazzo" da Marco (16, 5) e "uomini" da Luca (22, 43), che negli Atti parla di altri "due uomini" (1, 10). Nonostante ciò, l'Evangelista non dubita dell'esistenza di creature incorporee, come accennato in Lc 24, 4 ("visioni di angeli") e Lc 22, 43 ("l’angelo del conforto nel Getsemani"). Biglino, tuttavia, non può parlare di queste sfumature per mantenere il suo "gioco delle tre carte".

Invece di confrontare Lc 1 con tutte le ricorrenze del tema degli angeli nell'opera lucana, Biglino confronta "Gavriel" solo con l'omologo nel libro di Daniele (anch'esso nome teoforico), evitando di affrontare la controversa datazione di quest'ultimo. Egli spiega che in Daniele "Gavriel" è presentato come "ish", cioè "uomo (maschio)", ignorando che anche Luca usa il sostantivo equivalente "anér" per indicare gli angeli, senza minimamente dubitare della loro incorporeità.

Iconografia dell'Arcangelo Gabriele nell'atto dell'Annunciazione, con elementi simbolici

Il Caso dell'Annunciazione nel Vangelo di Luca

Nel passaggio lucano, Biglino sorvola sul moto di Gabriele, descritto con verbi privi di fisicità, e si concentra sul saluto di Lc 1, 28: «Χαῖρε, κεχαριτωμένη» [«Chaîre kecharitōménē»]. Applicando la sua "linguistica orba di semantica", lo traduce con un audace "ciao, bella", sebbene scriva "tu che ti sei fatta graziosa, gradevole, piacente" (Mauro Biglino, Antico e Nuovo Testamento, libri senza Dio). La sua tesi è che "non siamo sicuri che Gesù sia un personaggio storico, ma che gli angeli fossero dei mandrilli è cosa evidente a chiunque abbia gli occhi in testa!".

Critica al pensiero di Mauro Biglino sulla Bibbia

Le "Prove" di Biglino: Papiri Bodmer e Liber de infantia Salvatoris

Per sostenere la sua tesi, Biglino cita i "Papiri Bodomer", testi poco conosciuti, senza specificare l'opera da cui estrae la citazione (essendo i papiri un supporto e non un contenuto). Indirettamente suggerisce che in questi testi "riemersi dalle sabbie del deserto" si possa rivelare la "verità vera". Viene citato un passo in cui Maria piange, dicendo: «Io sono pura e non conosco uomo». Giuseppe le domanda: «D’onde viene dunque ciò che è nel tuo ventre?». Ella risponde: «Vive il Signore, mio Dio, questo che è in me non so d’onde sia!». Giuseppe, impaurito, si apparta per riflettere.

L'autore del testo critico evidenzia che Giuseppe era "certo del fatto che ci fosse stato un rapporto sessuale alla base della gravidanza di Maria", e il suo timore di un'origine non naturale derivava dal rischio di mettere a morte un'innocente. Questo è ignorato da chi non ha letto la Genesi per i primi sei capitoli, dove si parla dei "giganti" dei tempi antichi, e che sarebbero i "passanti che si fermano a giocare alle tre carte con Biglino".

Le "prove" continuano con il Liber de infantia Salvatoris, o Natività di Maria e di Gesù. Il lettore di Biglino non apprende che questo testo fu scritto per esaltare la divinità di Gesù e la dignità di Maria, ma solo che Giuseppe aveva lasciato la sposa con un ninfeo di guardia. Le vergini che erano con Maria risposero a Giuseppe: «Noi sappiamo che nessun uomo l’ha mai toccata. Sappiamo che in lei l’integrità e la verginità sono state custodite con immacolata perseveranza. Infatti restò sempre in preghiera con Dio. Ogni giorno riceveva il cibo dalle mani di un angelo. Se vuoi ti manifestiamo il nostro pensiero: nessuno la può aver messa incinta se non un angelo di Dio».

Giuseppe replica: «Perché volete che io creda quanto voi mi dite, e cioè che l’abbia ingravidata un angelo di Dio? È vero, anche questo può accadere. Ma un angelo di Dio santifica la persona che ingravida, a costei non resta corruzione alcuna, nessuna contaminazione… è l’espressione della parola divina». L'esegeta viene criticato per non considerare che il testo risponde con dottrina ortodossa a una domanda implicita ("E se fosse stata ingannata?"), anticipando la risposta ortodossa del credente cristiano, già con un embrione di Logostheologie.

Il testo apocrifo prosegue con il referto ginecologico dell'ostetrica Zachele (un altro nome teoforico!), la quale, dopo aver visitato Maria a lungo, esclama: «O Signore, gran Dio, abbi pietà! Poiché non si è ancora mai udito né visto né sospettato che le mammelle siano piene di latte e il nato maschietto dimostri che sua madre è vergine. Nel nascituro non vi fu alcuna contaminazione di sangue, nessun dolore apparve nella partoriente». Questo passaggio, con la narrazione di Zachele a Giuseppe su come gli elementi del cosmo si fossero arrestati, mostra l'intenzione dossologica del testo e risponde alla questione della contaminazione sollevata da Giuseppe. Questo è un passaggio prezioso per la storia del dogma, che mostra come le angosce docetiste fossero già indebolite, non temendo più lo spettro di un corpo evanescente del Salvatore.

Raffigurazione artistica di Maria e Giuseppe con l'ostetrica Zachele, dal Liber de infantia Salvatoris

L'Insinuazione di Gravidanze Multiple e la "Consapevolezza Finale"

A conclusione dei paragrafi, Biglino insinua, a somiglianza del Don Giovanni mozartiano, che "quel mandrillone extraterrestre di 'un Gavriel' sarebbe arrivato a Maria dopo aver già ingravidato la vecchia sterile Elisabetta (anche quello un nome teoforico!)". L'autore del testo critico sottolinea che Biglino ritira rapidamente la mano, ma "il sasso è ancora fermo in volo", implicando che "questi Gavriel" siano "degli assatanati sessuali e fanno complimenti alle vergini". Questa visione riduce la Bibbia a qualcosa che assomiglierebbe molto ai fumetti che Biglino vende, perdendo la sua vera essenza e diventando "noiosa e banale" se non ravvivata da "astronavi e raggi levitanti".

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