San Giorgio di Donatello: Capolavoro Rinascimentale e la Sua Storia

La statua di San Giorgio di Donatello è uno dei capolavori più celebri del Rinascimento italiano, facente parte del prestigioso ciclo delle quattordici statue dei protettori delle Arti di Firenze destinate alle nicchie esterne della chiesa di Orsanmichele. Realizzata tra il 1415 e il 1417, quest'opera in marmo apuano, alta 209 cm, fu commissionata dall'Arte dei Corazzai e Spadai, la corporazione dei fabbricanti di spade e corazze, che scelse San Giorgio come proprio patrono per la sua figura di santo guerriero. Attualmente, l'originale è conservato al Museo Nazionale del Bargello di Firenze.

Foto della statua completa di San Giorgio di Donatello

La Commissione e il Contesto di Orsanmichele

Il programma decorativo di Orsanmichele, avviato nel 1339, prevedeva la realizzazione di tredici tabernacoli, ognuno dei quali avrebbe ospitato la statua del santo protettore di una delle potenti Arti fiorentine. Donatello concepì il San Giorgio come un eroe cristiano fiero e sicuro di sé, capace di incarnare le virtù spirituali e militari richieste dal suo ruolo di patrono. L'opera riscosse un notevole successo fin dalla sua creazione e, nel corso dei secoli, è stata unanimemente riconosciuta dalla critica come forse la migliore opera del ciclo di Orsanmichele e uno dei capolavori assoluti di Donatello e della statuaria italiana del Quattrocento.

Il tabernacolo originale di San Giorgio, come quello vicino del San Matteo, si distingueva per essere meno profondo rispetto agli altri, una peculiarità dovuta alla presenza, nel pilastro a nord-ovest, di una scala a chiocciola che permetteva di raggiungere i piani superiori dell'edificio.

Descrizione della Statua: Forza ed Espressività

San Giorgio è ritratto come un cavaliere con l'armatura e con lo scudo crociato, un dettaglio voluto dagli armaioli per mettere in mostra la loro arte. La figura è leggermente ruotata intorno all'asse centrale, che fa perno sulle gambe divaricate "a compasso", come ebbe a dire Giulio Carlo Argan, per sostenere il peso del corpo. Questa posizione, con il torso ben eretto, trasmette un'idea di ferma moralità. L'intera figura può essere ricondotta a uno schema a tre ovali sovrapposti (il volto, il busto e lo scudo) e la sua struttura compositiva è evidentemente basata sulla geometria del triangolo.

Il volto giovane e fiero di San Giorgio è orientato verso sinistra, con lo sguardo che punta in lontananza, esprimendo una serietà ed un'eroicità profonda. Il santo è concepito nell'atto di guardare, forse verso un nemico, un gesto che anima la statua e si contrappone alla costruzione statica del corpo. Questo contrasto è amplificato e sottolineato dai tendini del collo in rilievo, dalle sopracciglia aggrottate e dall'espressivo chiaroscuro che si crea intorno agli occhi e nelle pupille. L'effetto finale è quello tipico delle migliori opere di Donatello: un'energia e una vitalità trattenute ma perfettamente visibili, che già a metà del XV secolo furono elogiate per la fierezza dello spirito e la tensione tra la volontà d'azione e la salda fermezza dell'appoggio.

Nonostante la rigidità dell'armatura, che avrebbe potuto ostacolare l'espressione, Donatello riuscì a creare un'immagine viva e vibrante. La figura domina con decisione lo spazio del tabernacolo, quasi come se volesse uscirne, esprimendo tutta l'energia e la forza della scultura. La posa richiama la statuaria classica, immortalando il momento che precede l'azione, un attimo in cui tutto è in bilico e la quiete inizia a lasciare spazio al movimento. Descritto da Giosuè Carducci come "il cavalier de' santi", San Giorgio sveste la sua aurea mistica per divenire un soldato, l'uccisore della bestia, ma conserva ancora un elemento di raccordo con la statuaria medievale nella decorazione del panneggio e dell'armatura, legata al gusto del Gotico internazionale.

Il Bassorilievo della Predella: San Giorgio e il Drago

Sotto la statua principale, Donatello ha realizzato un celebre bassorilievo che rappresenta la scena di San Giorgio che combatte il drago per liberare la principessa. Questo rilievo, conosciuto anche come San Giorgio e il Drago, è un esempio perfetto di stiacciato, una tecnica innovativa ideata dallo stesso Donatello. Attraverso un rilievo millimetrico, egli riuscì a ottenere effetti di variazione prospettica che conferiscono all'opera l'aspetto di un disegno o di un dipinto, con tonalità chiaroscurali degne della pittura.

Foto del bassorilievo di San Giorgio e il Drago di Donatello

Il bassorilievo è arricchito da una delle più antiche rappresentazioni di prospettiva centrale a punto unico di fuga, con tutte le figure collocate coerentemente nello spazio. Le linee orizzontali convergono verso il gruppo centrale, dove San Giorgio a cavallo lotta contro il drago, il cui cavallo fu ammirato anche da Vasari. A sinistra si trova la grotta, la tana del drago, desunta dai sarcofagi romani, mentre a destra sono raffigurati la principessa e un porticato costruito in prospettiva.

Il significato simbolico di questa rappresentazione è profondo: San Giorgio, figura della rettitudine, uccide il drago, simbolo della barbarie e del peccato, mentre la principessa è una personificazione della Chiesa. Il portico classico, che rimanda alla sfera della razionalità, si contrappone all’antro del mostro, ulteriore richiamo alla sua natura bestiale. Se elementi come il mantello, l'armatura preziosa del santo e il profilo delle ali aperte del drago riflettono ancora un gusto tardo gotico, la concezione dello spazio, che sembra espandere oltre la cornice del bassorilievo, è decisamente innovativa. Un altro elemento rivoluzionario è la gestione della luce, che focalizza l'attenzione sul punto cruciale dell'azione, contribuendo al notevole dinamismo della composizione.

La Leggenda di San Giorgio: Patrono e Simbolo

La figura di San Giorgio è radicata in una tradizione leggendaria che lo descrive come un guerriero che sconfisse un drago per liberare una principessa. La sua fama come santo guerriero lo rese uno dei protettori prediletti, insieme all’arcangelo Michele, dei cavalieri medievali, che lo vedevano come un simbolo delle virtù cavalleresche e della lotta del bene contro il male. È anche uno dei primi simboli dell'eroe nel Rinascimento.

La versione più conosciuta della sua storia è quella narrata da Jacopo da Varazze nel capitolo 58 della Legenda Aurea. Secondo il racconto, Giorgio era un valoroso soldato che compì un'eroica impresa nella città di Silena in Libia, afflitta da un drago. Per placare la bestia, la popolazione era costretta a offrirle sacrifici umani. Il giorno in cui fu sorteggiata la figlia del re, Giorgio intervenne, sconfiggendo il drago dopo aver pregato il Signore e convertendo gli abitanti al Cristianesimo. Questo avvincente episodio accrebbe la già grande fortuna del santo, il cui culto è celebrato almeno dal IV secolo d.C. e si diffuse enormemente durante le Crociate.

Collocazione, Spostamenti e Tutela dell'Opera

Nel corso della sua storia, il San Giorgio di Donatello ha subito numerosi spostamenti e restauri per garantirne la conservazione. Inizialmente collocata nel suo tabernacolo a Orsanmichele, l'opera ricevette cure particolari a causa del degrado facilitato dalla sporgenza della nicchia poco profonda e dall'esposizione a nord. Nell'Ottocento, per preservarla, fu spostata nel più riparato tabernacolo della Madonna della Rosa, che era vuoto dal 1628, quando la statua della Madonna era stata trasferita all'interno della chiesa.

Nel 1858, un atto vandalico causò la rottura del naso della statua a seguito di una sassata. Questo episodio accelerò la decisione di musealizzarla: nel 1891, l'originale fu trasferito al neonato Museo Nazionale del Bargello, dove si trova tutt'oggi esposto nella stessa sala dei David di Donatello e Verrocchio e delle formelle del concorso del 1401 di Brunelleschi e Ghiberti. La nicchia a Orsanmichele fu sostituita nel 1892 da una copia in bronzo, opera della Fonderia Galli su calco di Oronzo Lelli, una scelta che generò alcune polemiche tra gli appassionati. Successivamente, nel 2008, è stata posta nella nicchia una fedele copia in marmo realizzata dalla Soprintendenza per il Polo museale fiorentino.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, la statua fu oggetto di un episodio di trafugamento. Per proteggerla dai bombardamenti, fu trasferita presso la villa medicea di Poggio a Caiano, che fungeva da "Arca di Noè" per molte opere d'arte toscane. Tuttavia, nel 1944, l'opera fu rubata dalla villa. Fu fortunatamente ritrovata nel maggio del 1945 da Frederick Hart a Neumelans, in Alto Adige, e riportata in Italia il 20 luglio dello stesso anno. Nel 1976, anche la formella del basamento con il cavaliere e la principessa, che era rimasta in loco per tutti quegli anni, fu trasferita al Bargello per ricongiungersi alla statua.

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