Il nome Francesco, di antica e nobile tradizione, è stato portato da numerosi santi e beati nel corso della storia della Chiesa. Tra essi spiccano due figure di particolare rilievo: San Francesco d'Assisi, patrono d'Italia, e San Francesco di Paola, fondatore dell'Ordine dei Minimi. Le celebrazioni legate a questi e ad altri santi di nome Francesco scandiscono il calendario liturgico, offrendo diverse occasioni per celebrare l'onomastico.
San Francesco d'Assisi: Il Patrono d'Italia
La Nascita e la Vocazione
San Francesco nacque ad Assisi il 26 settembre dell'anno 1182 da Pietro Bernardone e da madonna Pica, ricchi commercianti. La sua nascita fu circondata da avvenimenti misteriosi, con segni premonitori che indicavano la sua futura grandezza spirituale. Inizialmente crebbe vivace, allegro e amante delle spensierate brigate, delle laute cene, dei suoni e dei canti. Di ingegno vivace, riusciva a meraviglia anche negli affari del padre, ma combatté anche contro Perugia e sostenne una lunga prigionia.
La grazia di Dio, tuttavia, operava in lui. Un giorno, gli amici, vedendolo assorto, gli domandarono: «Pensi a prendere moglie?». «Sì, rispose Francesco, e sposerò la donna più bella e più amabile del mondo». Si riferiva a «madonna povertà»! Una mattina, davanti al Crocifisso di San Damiano, in una chiesetta di campagna, fu colpito da un brano del Vangelo che dice: «Non tenere né oro né argento né altra moneta; non borse, non sacchi, non due vesti, non scarpe, non bastone».

Fu allora che il Crocifisso gli parlò con commovente bontà: «Francesco, non vedi che la mia casa sta crollando? Va’ dunque e restauramela». Tremante e stupefatto, il giovane rispose: «Lo farò volentieri, Signore». Egli aveva però frainteso: pensava si trattasse di quella chiesa che, per la sua antichità, minacciava prossima rovina. Per quelle parole del Cristo egli si fece immensamente lieto e raggiante; sentì nell’anima ch’era stato veramente il Crocifisso a rivolgergli il messaggio.
Si spogliò dunque di tutto, diede quanto aveva in elemosina, e a suo padre che l'aveva citato davanti al Vescovo, disse, rendendogli anche i vestiti: «Finora ho chiamato Pietro di Bernardone mio padre, d'ora in poi a maggior ragione dirò: Padre mio che sei nei cieli». Da quel giorno, Francesco mise in pratica il consiglio evangelico: si scalzò, s'infilò una tunica contadinesca, gettò la cintura di cuoio e al suo posto s'annodò sui fianchi una corda. L'eroismo di Francesco non ebbe più limiti: i poveri, i lebbrosi, gli ammalati di ogni specie furono la sua parte eletta. Fu trattato da pazzo, percosso, vilipeso, maledetto, ed egli ricambiava tutto con preghiere, carità e amore.
La Fondazione degli Ordini Francescani
Ai suoi seguaci, che volle chiamare «Frati Minori», insegnava il lavoro, l'elemosina, la preghiera e la povertà più assoluta. All'inizio del 1209, Francesco, assieme ai suoi adepti, si riunì in una capanna nella località di Rivotorto, nella pianura sottostante la città di Assisi, presso la Porziuncola, iniziando così la prima scuola di formazione. Qui, oltre ad insegnare i suoi principi fondamentali, istruì i discepoli alla questua per sostenersi e per riparare le chiese danneggiate. I tre voti francescani - obbedienza, povertà e castità - non erano pesi, ma elementi che rendevano lui e i suoi seguaci più liberi e leggeri.

Benedetto dal papa, estese ovunque e a tutti la sua opera. Istituì l'Ordine delle Clarisse e fondò e diffuse il Terz'Ordine. Andò in Egitto e Palestina per far cessare le ostilità tra i popoli, mandando apostoli dappertutto a portare «pace e bene». Alla Verna, Dio impresse sul suo servo fedele il segno del suo amore: le sacre stimmate. Compose laudi in onore del suo Dio perché esclamava: «L'amore non è amato, l'amore non è amato!».
San Francesco e il Natale: L'Invenzione del Presepe
Per Francesco il Natale era la festa delle feste, poiché Dio stesso, con la sua adorabile incarnazione, scendeva in terra e si faceva fratello degli uomini. Il santo dell'umiltà si commuoveva all'idea dell'infinita umiliazione di Dio che si fa uomo. Il santo della povertà piangeva al pensiero dell'estrema indigenza di Gesù, nato in una stalla. Il santo della perfetta letizia si rallegrava al ricordo dell'Alleluia celeste. Il Natale era dunque la festa più francescana dell'anno liturgico, in cui si celebravano l'umiltà, la povertà e l'innocenza.
"Se io potessi parlare all'imperatore," diceva Francesco "vorrei pregarlo di emanare un comando generale, perché tutti coloro che lo possono, spargano per le vie frumento e granaglie nel giorno di Natale, sicché in quel giorno di tanta solennità gli uccelli abbiano cibo in abbondanza". Anche questo sarebbe stato un modo di rendere evidente la gioia natalizia, comunicandola, attraverso il cibo, anche agli abitanti dell'aria. Un anno, il Natale cadeva di venerdì e fra' Monco, il cuciniere, fu in dubbio se fare, in quel giorno, di grasso o di magro. "Faresti peccato, o fratello" gli gridò Francesco "chiamando venerdì il giorno in cui è nato Gesù. Vorrei che in un giorno come questo mangiassero carne anche le pareti e, non potendo, ne fossero almeno unte di fuori!"

Nell'inverno del 1223 ebbe l'idea della prima sacra rappresentazione. Mandò a chiamare il signore di Greccio, Giovanni Velita, e gli disse: "È mio pensiero rievocare al vivo la memoria di quel Bambino celeste che è nato laggiù in Betlem, e suscitare davanti al suo sguardo e al mio cuore gl'incomodi delle sue infantili necessità: vederlo proprio giacere su poca paglia, reclinato in un presepio, riscaldato dal fiato di un bue e di un asinello".
Così, la notte di Natale del 1223, nel bosco di Greccio, avvenne la prima rappresentazione natalizia inventata da San Francesco: il Presepio. Un sacerdote celebrò la Messa di mezzanotte sopra una mangiatoia. San Francesco, non essendo sacerdote, ma soltanto diacono, cantò il Vangelo della Nascita e lo spiegò al popolo, accorso nel bosco di Greccio con fiaccole accese. Chiamava Gesù "il bambino di Betlem", e nel pronunciare queste parole, narra il suo primo biografo, sembrava una pecora che belasse "talmente la sua bocca era ripiena, non tanto di voce, quanto di dolce affetto". "E nominando il Bambino di Betlem, oppure dicendo Gesù, lambivasi con la lingua le labbra, quasi a gustare e deglutire la dolcezza di quel nome."

San Francesco Patrono degli Animali
San Francesco chiamava gli animali «i nostri fratelli più piccoli». Per loro aveva le attenzioni più delicate. Voleva scrivere a Federico II perché con un editto stabilisse che a Natale le strade fossero cosparse di granaglie e di grano per gli uccelli: anch'essi dovevano gioire per la nascita del Redentore. Per non farli calpestare, scansava dai sentieri i vermi. A Sant'Angelo in Pantanelli, presso Orvieto, viene mostrato tuttora uno scoglio sul Tevere, dal quale avrebbe gettato nel fiume dei pesci che gli erano stati regalati.
Un giorno, San Francesco, assieme a frate Massèo, si imbatterono in un uomo che portava al mercato due agnelli da vendere, legati, belanti e penzolanti dalla spalle. All'udire quei belati, il servo di Dio, vivamente commosso, si accostò, accarezzandoli, con tanta compassione e disse al padrone: "Perché tormenti i miei fratelli agnelli, tenendoli così legati e penzolanti?". Rispose: "Li porto al mercato e li vendo: ho bisogno di denaro". E Francesco: "Che ne avverrà?". E quello: "I compratori li uccideranno e li mangeranno". Nell'udire questo il santo esclamò: «Non sia mai! Prendi come compenso il mio mantello e dammi gli agnelli». Quell'uomo fu ben felice di un simile baratto, perché il mantello, che Francesco aveva ricevuto a prestito da un uomo proprio quel giorno per ripararsi dal freddo, valeva molto di più delle bestiole. Infatti, ogni creatura dice: Dio mi ha creato per te, o uomo! Noi che siamo vissuti con lui, lo vedevamo rallegrarsi interiormente ed esteriormente di quasi tutte le creature, così che, toccandole o mirandole, il suo spirito sembrava essere in cielo, non in terra. E per le grandi gioie che aveva ricevuto e riceveva dalle creature, egli compose, poco prima della sua morte, alcune Lodi del Signore per le sue creature, per incitare alla lode di Dio i cuori di coloro che le udissero, e così il Signore fosse lodato dagli uomini nelle sue creature.
La Predica agli Uccelli
Dalla Legenda Maggiore, biografia ufficiale di San Francesco d'Assisi, scritta tra il 1260 ed il 1263 da San Bonaventura da Bagnoregio, si narra: «Avvicinandosi a Bevagna, giunse in un luogo (Piandarca) dove una moltitudine sterminata d'uccelli di varie specie s'eran dato convegno. Appena li vide, il Santo di Dio accorse tutto allegro e li salutò, come fossero dotati di ragione. Tutti gli uccelli erano in attesa e si voltavano verso di lui; e quelli sui rami, mentre egli si accostava, chinavano il capo per guardarlo. Quando fu in mezzo a loro, li esortò remurosamente ad ascoltare tutti la Parola di Dio, dicendo: "O miei fratelli alati, dovete lodare molto il vostro creatore: perché è stato lui a ricoprirvi di piume, a darvi le ali per volare, a concedervi il regno dell'aria pura, ed è lui che vi mantiene, liberi da ogni preoccupazione". Mentre diceva loro queste e simili parole, gli uccelletti, gesticolando in meravigliosa maniera, allungavano il collo, stendevano le ali, aprivano il becco, guardandolo fisso. Ed egli passava in mezzo a loro, con mirabile fervore di spirito, e li toccava con la sua tonaca, senza che nessuno si muovesse dal suo posto. Finalmente, quando l'uomo di Dio, tracciando il segno della croce, diede loro la benedizione e il permesso, tutti insieme volarono via. I compagni, dalla strada, stavano a guardare lo spettacolo. Ritornato fra loro, l'uomo semplice e puro incominciò ad accusarsi di negligenza, perché fin allora non aveva mai predicato agli uccelli.»

Si narra che la predica agli uccelli ebbe luogo sull'antica strada che congiungeva il castello di Cannara a quello di Bevagna. Oggi il luogo è segnato da una pietra in località Piandarca nel Comune di Cannara in un'area ancor oggi incontaminata. Nei pressi della pietra e lungo l'attuale strada che porta a Bevagna è edificata anche una piccola edicola a ricordo del miracolo. Tra le scene più famose del santo, alcuni sostengono che questo sia il simbolo della predicazione di Francesco, capace di far intendere anche alle persone più semplici i profondi concetti evangelici. Altri ritengono che le varie razze di volatili si riferiscano ai vari ordini monastici di quel tempo. È possibile anche che la scena alluda all'episodio evangelico in cui Gesù si riferisce agli uccelli, spingendo gli uomini a prendere esempio da loro e ad affidarsi alla Provvidenza, senza preoccuparsi eccessivamente delle faccende materiali dell'esistenza, certi di essere sempre aiutati: "Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?" (Matteo VI, 26).
San Francesco e il Lupo di Gubbio
Durante la permanenza di Francesco a Gubbio, nella campagna circostante apparve un lupo terribile e feroce che divorava tutti gli animali. Gli abitanti della città umbra erano terrorizzati e nessuno più osava uscire dalla città. Decisero quindi di iniziare la caccia al lupo. San Francesco, allora, ebbe compassione degli uomini e decise di andare incontro al lupo. Quando lo incontrò, la belva si avvicinò minacciosamente con la bocca spalancata. San Francesco gli si accostò, chiamandolo “fratello lupo” e gli ordinò in nome di Cristo di non fare male a nessuno. Come per miracolo, il lupo terribile si fermò, poi si avvicinò mansueto e si accovacciò ai piedi del Santo. Allora Francesco aggiunse che era tempo di fare pace con gli uomini: così se il lupo l'avesse osservata, senza far male né all’uomo né ad altri animali.
La Morte e il Patronato d'Italia
San Francesco morì, benedicendo i suoi figliuoli e la sua cara città di Assisi, il 3 ottobre 1226. Fu proclamato santo da papa Gregorio IX nel 1228 e dichiarato, assieme a santa Caterina da Siena, patrono principale d'Italia il 18 giugno 1939 da papa Pio XII.

Il 4 Ottobre: Festa Nazionale
Il 4 ottobre, giorno in cui si commemora San Francesco d'Assisi (data della sua morte), torna ad essere festa nazionale in Italia. Questo provvedimento, approvato definitivamente dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato, sancisce un ritorno alle tradizioni dopo l'abolizione della festività nel 1977, durante gli anni di Piombo. La scelta risponde a una serie di richieste della contemporaneità, scandita da divisioni, e al bisogno di pace e unità. Con questa istituzione, l'Italia ricorderà di essere una "terra di tradizioni che onora i suoi santi e la sua storia".
L’iter del governo ha avuto inizio a seguito dell’appello lanciato da Davide Rondoni, poeta e presidente del Comitato nazionale per le celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di San Francesco. Il sostegno bipartisan alla proposta è un segnale importante dell’unità che si ritrova in politica attorno a una delle figure più rappresentative e distintive dell’identità nazionale. Il 4 ottobre era festa nazionale dal 1939, anno in cui Pio XII proclamò San Francesco Patrono d'Italia insieme a Santa Caterina da Siena. Ma nel 1977, con la legge 54 che tagliò diverse ricorrenze civili e religiose, il giorno sparì dal calendario, con il motivo ufficiale di aumentare la produttività in un Paese fiaccato dalla crisi economica. Dal 2026, dunque, gli italiani torneranno a fermarsi il 4 ottobre, non solo per una pausa dal lavoro, ma come un'occasione per ricordare che San Francesco non appartiene solo ai credenti, ma a un'intera nazione.
San Francesco di Paola: Patrono della Calabria e della Gente di Mare
Francesco Martolilla, conosciuto in tutto il mondo come San Francesco di Paola, fu eremita e fondatore dell’Ordine dei Minimi, patrono principale della Calabria e della gente di mare. I suoi genitori, Giacomo Martolilla e Vienna da Fuscaldo, lo chiamarono Francesco per devozione al Santo d’Assisi, alla cui intercessione avevano affidato il loro desiderio di avere un figlio dopo molti anni di matrimonio.
Fin dalla sua giovinezza, Francesco camminò molto a piedi. Appena adolescente, per sciogliere un voto, fu accompagnato dai genitori nel convento francescano di San Marco Argentano, dove passò un anno come oblato svolgendo ogni umile servizio. Tornato a Paola, la volontà di Dio gli era più chiara: Francesco era determinato a fare l’eremita. Con ferma convinzione si ritirò nei luoghi dove ora sorge il Santuario di Paola. Ciò che inizialmente era un semplice movimento penitenziale divenne una congregazione riconosciuta dalla Chiesa, in seguito denominata Ordine dei Minimi, rapidamente diffusosi in tutta Europa.

La sua fama di santità si diffuse rapidamente per via dei numerosi miracoli che avvenivano per sua intercessione. Molto malato, il re Luigi XI invitò a corte l’Eremita calabrese, dal quale sperava di ottenere la guarigione fisica. Francesco rifiutò anche quando la richiesta gli arrivò dal re Ferrante, ma Luigi XI non si arrese e si rivolse al Papa. Vistosi recapitare il mandato d’obbedienza del Papa, suo malgrado, Francesco partì. Luigi XI non ottenne la guarigione fisica che tanto sperava - non era questa la volontà di Dio, gli spiegò Francesco -, ma ottenne la conversione. Il buon Frate promise al Re morente che si sarebbe preso cura dei suoi eredi e rimase alla corte di Francia per ben 24 anni, consigliere spirituale di Anna de Beaujeu, Giovanna e Carlo.
Il Processo di beatificazione fu iniziato subito dopo la sua morte. Il 13 aprile 1562, degli ugonotti forzarono la sua tomba, trovarono il corpo intatto e lo bruciarono. La sua festa si celebra il 2 aprile, giorno della sua nascita al Cielo. Tuttavia, non potendosi spesso celebrare come festa liturgica perché quasi sempre ricorre in Quaresima, la si festeggia ogni anno a Paola nell'anniversario della sua canonizzazione, che avvenne il 1º maggio del 1519.
Altri Santi e Beati di Nome Francesco
Oltre alle figure più note di San Francesco d'Assisi e San Francesco di Paola, il calendario liturgico annovera numerosi altri santi e beati che hanno portato questo nome, ciascuno celebrato in date specifiche:
- 24 gennaio: San Francesco di Sales - Vescovo e Dottore della Chiesa
- 6 febbraio: San Francesco Spinelli - Sacerdote
- 20 febbraio: San Francesco (Francisco) Marto di Fatima - Veggente
- 20 marzo: Beato Francesco di Gesù Maria Giuseppe (Francisco Palau y Quer) - Sacerdote carmelitano
- 27 marzo: Beato Francesco Faà di Bruno - Sacerdote
- 20 aprile: Beato Francesco Page - Gesuita e martire
- 22 aprile: Beato Francesco Venimbeni da Fabriano - Sacerdote
- 6 maggio: San Francesco (François) de Montmorency-Laval - Vescovo di Québec
- 7 maggio: Beato Francesco Paleari - Sacerdote cottolenghino
- 11 maggio: San Francesco De Geronimo - Sacerdote
- 26 maggio: Beato Francesco Patrizi da Siena - Sacerdote
- 4 giugno: San Francesco Caracciolo - Sacerdote
- 4 giugno: Beato Francesco Pianzola - Sacerdote
- 20 giugno: Beati Francesco Pacheco e compagni - Gesuiti, martiri in Giappone
- 14 luglio: San Francesco Solano - Sacerdote e missionario
- 31 luglio: Beato Francesco da Milano - Eremita
- 5 agosto: Beato Francesco (Cecco) da Pesaro - Terziario francescano
- 10 agosto: Beato Francesco (Franciszek) Drzewiecki - Sacerdote e martire
- 14 agosto: Santi Domenico Ibanez de Erquicia e Francesco Shoyemon - Martiri domenicani
- 24 agosto: Beato Francesco (Franciszek) Kesy - Martire
- 10 settembre: Beato Francesco de Morales - Martire
- 17 settembre: San Francesco d'Assisi - Impressione delle Stimmate
- 17 settembre: San Francesco Maria da Camporosso (Giovanni Croese) - Laico cappuccino
- 28 settembre: Beato Francesco (Piani) da Caldarola - Francescano
- 30 settembre: San Francesco Borgia (Francisco de Borja y Aragón) - Sacerdote
- 2 ottobre: Beato Francesco Carceller Galindo - Sacerdote scolopio e martire
- 28 ottobre: San Francesco Diaz del Rincòn - Domenicano e martire
- 29 novembre: San Francesco Antonio Fasani - Sacerdote francescano
- 27 dicembre: Beato Francesco Spoto - Sacerdote e martire
Esistono anche diverse figure venerabili che portano il nome Francesco, le cui cause di beatificazione sono ancora in corso:
- 21 febbraio: Venerabile Francesco Olimpio - Teatino
- 14 giugno: Venerabile Francesco Chiesa - Canonico
- 29 giugno: Venerabile Francesco Mottola - Sacerdote e fondatore
- 18 settembre: Venerabile Francesco Maria Castelli - Chierico barnabita
- 25 ottobre: Venerabile Francesco di Sant'Antonio (Giovanni Toietti) - Terziario alcantarino
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