San Calogero: Storia, Reliquie e Culto di un Santo Siciliano

Introduzione: La Sfida dell'Identificazione di San Calogero

Collocare San Calogero in un contesto storico non è mai stato lavoro di poco conto, sia per la penuria di fonti dirette sia per la grande popolarità del Santo. Gli Inni di Sergio, monaco del monastero sito sul monte Kronio presso Sciacca, composti nella seconda metà del IX secolo dell’era cristiana, rappresentano una delle prime testimonianze scritte. Tuttavia, come spesso accade in questi casi, gli atti relativi alla vita del Santo non erano univoci, anzi, divergevano in più punti, cosa che, nel tempo, ha fatto emergere una serie di questioni e discordanze fra gli agiografi.

Le Diverse Narrazioni sulla Vita di San Calogero

Una delle fonti più antiche, un breviario siculo-gallicano in uso tra il XI e il XVI secolo, propone una narrazione secondo cui San Calogero sarebbe stato nativo di Costantinopoli e avrebbe operato già nel I secolo dell’era cristiana. Secondo le letture contenute in questo breviario, il Santo, lasciata la sua terra, si reca pellegrino a Roma dove incontra San Pietro da cui ottiene il permesso di vivere da eremita in un luogo imprecisato. È in questo luogo che San Calogero ebbe l’ispirazione di evangelizzare la Sicilia. Tornato da Pietro, Primo Papa, ottenne il permesso di recarsi nell’Isola assieme ai suoi compagni Filippo, Onofrio e Archileone. Come già detto, questa narrazione non trova il suffragio di fonti storiche, ma ha comunque avuto seguito per il solo fatto che si riteneva più probabile che ci fosse stata la necessità di evangelizzare nel I secolo che non in secoli successivi. Tutto questo sino al XVII secolo, ossia sino alla scoperta degli Inni nel convento di Fragalà (ME) ad opera del P. Ricordiamo che quando Sergio componeva i suoi Inni (ci troviamo nella seconda metà del secolo IX), queste zone erano abitate anche dagli Arabi, ma i Cristiani riuscivano comunque ad esercitare il loro culto.

Illustrazione di San Calogero che evangelizza la Sicilia

Altre tradizioni agiografiche, invece, spostano la sua esistenza tra il V e il VI secolo. Secondo la leggenda riportata nei Dialoghi di Papa Gregorio I, a Lipari avrebbe avuto la visione dell'anima del re Teoderico gettata nel cratere dell'isola di Vulcano il giorno stesso della morte di quest'ultimo (30 agosto 526). Ultima sua tappa furono le grotte poste sul monte Kronos (Kronio) presso Sciacca. Qui visse operando molti miracoli e guarigioni e convertendo molti abitanti alla fede cristiana. Morì a Monte Kronio nella notte tra il 17 e il 18 giugno del 561.

La figura di San Calogero è stata talvolta confusa con quella di altri santi omonimi, portando a discordanze storiche. Il nome "Calogero", che etimologicamente significa "bel vecchio" in greco, era usato per indicare eremiti e monaci, specialmente nel Sud Italia e in Oriente. Questa genericità del nome ha indotto alcuni studiosi a ipotizzare l'esistenza di più santi con lo stesso nome in Sicilia. In realtà, il Santo veneratissimo in gran parte della Sicilia, e in particolare a Sciacca, è uno soltanto.

Le Reliquie e il Culto di San Calogero

Il periodo immediatamente successivo alla composizione degli Inni di Sergio vide i Cristiani del Val di Mazara soccombere definitivamente alla pressione degli Arabi, mentre quelli di Valdemone resistettero validamente fino al 964-65. È in questo periodo che le reliquie di San Calogero e dei suoi compagni Demetrio e Gregorio, insieme agli Inni di Sergio (già allora unica testimonianza scritta della vita del Santo), vengono trasportate e custodite nel Monastero basiliano di S. Filippo di Fragalà, nel territorio di Demenna (sui monti Nebrodi). La roccaforte di Demenna, unitamente ai capisaldi bizantini di Miqus (Monte Scuderi), Rometta e Taormina, resistette agli Arabi e subì il loro dominio fino all’avvento dei Normanni nel 1061.

Gli Inni di Sergio forniscono una chiave di lettura più attendibile della vita del Santo. Egli fuggì dalla Calcedonia insieme ai compagni Demetrio e Gregorio nel periodo dello scisma acaciano (intorno al 484 - 519) per sottrarsi alla persecuzione che loro ed altri, devoti alla Trinità, subirono. Fuggiti dall’Oriente, approdarono a Lilibeo, l’attuale Marsala. In Sicilia continuarono la loro predicazione mirata alla divulgazione del culto ortodosso di Dio uno e trino, e per questo, anche se non si hanno notizie esatte, presto Demetrio e Gregorio vennero martirizzati.

Mappa della Sicilia con evidenziati i principali centri di culto di San Calogero

Un'altra tradizione, legata al culto di San Calogero a Termini Imerese, lo collega alla figura di un eremita vissuto sul monte Eurako (poi denominato San Calò). Questo monte, con i suoi 1326 metri, sovrasta imponente la città e, insieme al santo, ritroviamo la sua effigie nello stemma civico. La figura di S. Calogero che lotta contro i diavoli, di S. Calogero asceta, di S. Calogero che fa sgorgare acqua limpida da una fonte, sono elementi ricorrenti nelle leggende legate al Santo.

San Calogero a Sciacca: Il Santuario sul Monte Kronio

Il centro principale e più importante del culto tributato a Calogero è il monte Gemmariaro (anticamente detto «Cronio») presso Sciacca, dove già nel sec. XVI esisteva un celebre santuario. Le origini del Santuario risalgono alla fine del 1400, quando i pochi monaci di San Calogero allestirono per loro alcune stanze sul Kronio e ritornarono definitivamente vicino alla grotta del Santo. La costruzione dell’attuale Santuario ebbe inizio nel 1530 ad opera del Vescovo Mariano Manno e sostituì la vecchia chiesetta. Fu inaugurato nel 1644. Sull’altare centrale si venera la statua di San Calogero, opera di Antonello e Giacomo Gagini, del 1538, posta in un’elegante custodia lignea del 1700. La statua fu commissionata nel 1535 dal cappellano don Antonino Bruno ad Antonello Gagini di Palermo. Venne consegnata nel 1538 da Giacomo Gagini, a nome proprio e del padre Antonello che era morto nel 1536. Il Santo è raffigurato con abito da eremita e da abate Basiliano, con una Bibbia in mano e una cerva di fianco, con ricche decorazioni in oro. Il volto di San Calogero è pieno di intensa serenità. A lato sinistro del Santuario inizia la via sacra che porta alla grotta di San Calogero, meta di pellegrinaggi. Entrando nella Grotta si può ammirare una ceramica bronzea raffigurante la morte di San Calogero. Nella seconda grotta è presente una buca larga un metro e mezzo e lunga due, capace di far passare un uomo carponi, all’interno della quale si pensa che il Santo Eremita prendesse riposo. Collocata su un piccolo altare troviamo una maiolica raffigurante San Calogero vecchio e benedicente.

Statua di San Calogero nella Basilica di Sciacca

San Calogero a Termini Imerese: L'Eremita e l'Eunuco

A Termini Imerese, la figura di San Calogero è particolarmente complessa, con la venerazione di più santi omonimi. Il primo e più antico protettore della città è San Calogero Eremita, vissuto sul monte Eurako. La sua popolarità è testimoniata dallo stemma cittadino e provinciale che lo raffigura. La sua festa si celebrava il 18 giugno.

Nel XVII secolo, giunsero a Termini Imerese le reliquie di un altro San Calogero, denominato San Calogero Eunuco. Questo santo, secondo la tradizione, fu martirizzato a Roma nel III secolo. Tuttavia, fonti storiche indicano che le sue reliquie potrebbero essere sepolte nella basilica di San Sisto a Roma, sollevando dubbi sulla loro effettiva traslazione a Termini Imerese. La sua festa ricorre il 19 maggio.

A complicare ulteriormente la situazione, è presente anche una figura di San Calogero Martire, raffigurato in abiti militari, che potrebbe essere stato confuso con l'Eunuco. Questo terzo San Calogero, pur non avendo una chiara origine storica a Termini Imerese, è anch'egli venerato come Patrono.

Nonostante l'arrivo delle reliquie dell'Eunuco e la successiva promozione del culto del Beato Agostino Novello, la devozione per San Calogero Eremita è rimasta radicata nel cuore dei termitani. La celebrazione della "Fera Franca", un mercato che si svolgeva dal 17 al 19 giugno, in onore del Santo Eremita, ne è una chiara testimonianza.

Festività e Manifestazioni di Devozione

Le festività in onore di San Calogero sono caratterizzate da un profondo fervore religioso e da antiche tradizioni. A Sciacca, la festa liturgica di San Calogero si celebra il 18 giugno. Il martedì di Pentecoste, gli abitanti di Sciacca rinnovano la loro devozione al Santo recandosi in processione per le vie del paese fino a raggiungere il Santuario sul Monte di San Calogero. Un'altra festività significativa è l'ultimo martedì del mese, con la processione delle reliquie di San Calogero alla Grotta.

San Calogero, un'antica processione in onore del Santo protettore di Cesarò

Ad Agrigento, San Calogero è compatrono e i festeggiamenti maggiori sono a lui tributati. Durante gli otto giorni di festa, dalla prima alla seconda domenica di luglio, si intrecciano misticismo, antiche tradizioni, leggende e profonda fede cristiana. Si narra che il monaco Calogero, venuto in Sicilia ad evangelizzare, durante un lungo periodo di pestilenza, andasse in giro a chiedere del pane da dare ai poveri. La gente, rintanata in casa per paura della peste, al passaggio del monaco avrebbe lanciato il pane dalle finestre per evitare che Calogero si avvicinasse troppo alle proprie abitazioni. A testimoniare la devozione nei confronti del santo legata alle antiche tradizioni, sono le manifestazioni che pone in essere chi abbia ricevuto una grazia: viaggi a piedi nudi dalla propria abitazione fino al Santuario, rappresentazioni grafiche delle malattie e delle disgrazie, e "vestine" bianche fatte indossare ai bambini.

A Naro, città di cui San Calogero è patrono, si tengono imponenti festeggiamenti organizzati dal comitato Amici di San Calò. Questi vanno dal 15 giugno, giorno in cui la statua del Santo viene portata dalla cripta sottostante la chiesa all'interno del Santuario stesso, al 25 di giugno, denominato ottava, culminando il 18 giugno, giorno vero e proprio della festa. In questa occasione, il Santo viene messo su una grande slitta in legno denominata straula o "carro dei Miracoli" e trascinato dai fedeli con una corda, legata a due capi della slitta e lunga più di 100 metri, dal Santuario di San Calogero fino alla chiesa Madre della città. Particolare è la tradizione del pane benedetto che viene modellato in diverse forme a rappresentare le parti del corpo miracolate da San Calogero e viene portato al Santuario per essere benedetto.

A Petralia Sottana, San Calogero è santo patrono dal 1860. La statua di San Calogero Eremita, opera di frate Umile Pintorno (XVII secolo), viene portata in spalla per le vie principali del paese, dentro un pesante fercolo di legno, chiamato vara. La vara viene addobbata con ex voto, rose, gigli, spighe dette "scocche di furmientu", fave e amarene. Le celebrazioni hanno inizio con la tradizionale Sittina a San Calogero, un appuntamento liturgico che annualmente si ripete a partire dalla mattina dell'11 giugno.

Il culto del "Santo nero" è molto sentito anche a Santo Stefano Quisquina, dove la festa si svolge a partire dalla sera del 17 giugno e continua anche durante il giorno successivo. La sera del 17, dopo i vespri del santo, si tiene la processione al Pizzo (nella Chiesetta che domina il paese) nel corso della quale l'antica statua del Santo viene accompagnata con una suggestiva fiaccolata. I più devoti trascorrono la nottata all'aperto accanto alla Chiesa fra canti e preghiere. Il giorno dopo, la statua di San Calogero, in processione viene riportata nella Chiesa Madre dove rimane custodita tutto l'anno.

L'eredità di San Calogero

La figura di San Calogero, con la sua storia complessa e il suo culto diffuso, rappresenta un importante tassello dell'identità culturale e religiosa della Sicilia. La sua venerazione, che attraversa i secoli e le diverse interpretazioni storiche, testimonia la profonda fede e le tradizioni popolari dell'isola.

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