Il Salmo Responsoriale rappresenta un elemento fondamentale e profondamente radicato nella liturgia cristiana. La sua presenza è sancita e regolata dall'ordinamento del messale romano, il quale sottolinea l'importanza della sua esecuzione con il canto, almeno per quanto riguarda la risposta dell'assemblea dei fedeli.
Che cos'è il Salmo Responsoriale e il suo ruolo nella Messa
Il Salmo è definito come una poesia ispirata da Dio nel cuore dell'uomo, creata per esprimere, attraverso il linguaggio poetico, la sua fede e i sentimenti più intimi, come paura, angoscia, terrore, gioia ed esultanza. Fin dalle origini della Chiesa, i Salmi sono entrati nella liturgia, costituendo i primissimi canti. Il Concilio Vaticano II ha voluto porre il Salmo Responsoriale al centro della celebrazione liturgica, in particolare dell'Eucaristia.
Durante la liturgia, il salmista, o cantore del salmo, ha il compito di cantare o recitare i versetti del Salmo dall’ambone o da un altro luogo idoneo. L’intera assemblea ascolta restando seduta e partecipa solitamente con il ritornello, a meno che il Salmo non venga cantato o recitato per intero senza ritornello. Per facilitare la ripetizione del ritornello da parte del popolo, sono stati selezionati testi comuni di ritornelli e Salmi per i diversi tempi dell’anno e per le diverse categorie di Santi. Questi testi possono essere utilizzati in sostituzione di quelli corrispondenti alle letture ogni volta che il Salmo viene cantato.

L'importanza dei Salmi nella Liturgia e la loro esegesi
L'intelligenza dei Salmi nella e con la liturgia cresce in un progresso senza fine. Affrontare il tema del libro dei Salmi nella liturgia della Chiesa richiede di assumere una consapevolezza semplice ma decisiva: per la fede ebraico-cristiana, il rapporto tra la Scrittura, contenente la Parola di Dio, e la liturgia è "fontale". Per comprendere la liturgia è necessario comprendere la Bibbia, poiché studiare la liturgia significa studiare la Bibbia, dato che la liturgia è ancora la Bibbia.
Non si gusta né si comprende più la liturgia se non si gusta e non si comprende più la Bibbia. Questa intuizione sintetica si basa sulla verità che Bibbia e liturgia sono legate nella loro stessa genesi, che è l'azione salvifica di Dio nella storia. La Scrittura ne è l'interpretazione, la liturgia ne è la celebrazione-proclamazione. La Parola di Dio tende di per se stessa verso l’azione liturgica, e la liturgia, procedente dalla Parola, è l’atto in cui si rivela la presenza divina, il luogo in cui Dio si manifesta al suo popolo e stringe alleanza con lui. La Parola di Dio si fa celebrazione, e la celebrazione non è altro che la Parola di Dio attualizzata nel massimo dei modi.
Se da questa ottica generale ci si avvicina al Salterio, che è il libro in cui la Parola di Dio diventa preghiera dell'uomo, emerge un'istanza fondamentale: quella dell'esegesi liturgica dei Salmi. Esiste infatti un modo privilegiato di intendere il Salterio che si radica nell'uso che di esso fa la liturgia. Ciò non esclude la possibilità dell’interpretazione storica, letteraria, simbolica o antropologica del Salterio, ma si tratta di cogliere, con l’intelligenza illuminata dalla fede, la centralità della loro esegesi liturgica per una lettura credente dei Salmi.
Questo approccio solleva domande fondamentali: come un determinato Salmo va interpretato all’interno di una particolare celebrazione liturgica? Quali significati riveste, volta per volta, nei diversi tempi liturgici in cui è utilizzato? Questo risponde anche a un'onesta adesione alla realtà, poiché la maggior parte dei cristiani si avvicina ai Salmi solo in occasione della liturgia, in particolare della liturgia eucaristica, e in tale contesto deve trovare in essi alimento per nutrire la propria fede.
I Salmi nella tradizione ebraica e cristiana
L'uso ebraico dei Salmi
Nel corso dei secoli, i Salmi sono stati utilizzati dagli ebrei nel culto. Tale uso ha lasciato tracce nelle indicazioni che si trovano all’inizio della maggior parte di essi, annotazioni spesso di difficile interpretazione, come soprascritte di ordine musicale e liturgico, o riferimenti a strumenti che accompagnavano la musica. A tutto ciò si aggiunge la presenza di acclamazioni di tono liturgico o responsoriale, collocate in punti precisi dei singoli Salmi. Anche se sono indiscutibili le allusioni presenti nei Salmi ad alcune feste liturgiche o a pratiche sacrificali, l'uso dei Salmi nella liturgia del primo e del secondo tempio è estremamente ipotetico, e la sua ricostruzione si basa su fonti rabbiniche molto tarde. Quanto alla pratica sinagogale, essa cercò progressivamente di riservare più spazio al Salterio; a tutt’oggi però il Siddur, il libro quotidiano di preghiera, cita solo sessantasette Salmi.
La preghiera di Cristo e della Chiesa
Per quanto concerne la liturgia cristiana, fin dalle origini la Chiesa ha pregato i Salmi innanzitutto perché essi sono stati la preghiera di Cristo stesso. Gesù li ha pregati nell’assemblea liturgica del suo popolo e li ha ruminati nel suo colloquio segreto con il Padre; grazie a essi ha saputo discernere la volontà del Padre su di lui e trovare luce per la sua missione. Quale ebreo fedele, Gesù ha avuto una tale familiarità con i Salmi che li ha citati nel suo insegnamento e nella sua preghiera più di ogni altro testo della Scrittura. Il Risorto stesso disse agli undici: «Bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi» (Lc 24,44). Il Cristo Signore è il punto di convergenza e la sintesi di tutta la Scrittura, e più che mai, per l’uso e la testimonianza di Gesù stesso, il compimento e l’esegesi dei Salmi.
I Salmi sono dunque preghiera di Cristo, ma del Christus totus, il Cristo totale, poiché in essi pregano la testa e le membra, il capo che è Cristo e il corpo che è la Chiesa. Occorre comprendere ciò che è detto nei Salmi seguendo la predicazione evangelica. Quando parliamo a Dio nella preghiera, non dobbiamo separare da lui il Figlio. E quando prega il corpo del Figlio, la sua testa non si separa da lui; per cui la stessa persona, l’unico Salvatore del suo corpo, il Signore nostro Gesù Cristo, Figlio di Dio, è colui che prega per noi, che prega in noi e che è pregato da noi. Prega per noi come nostro sacerdote; prega in noi come nostro capo; è pregato da noi come nostro Dio. Il cristiano che prega i Salmi per Cristo, con Cristo e in Cristo vede così diventare sempre più preghiera sua la preghiera di Cristo, e sua la voce di Cristo; egli impara ad avere in sé sempre di più lo stesso sentire che fu in Cristo Gesù, crescendo verso la statura di Cristo, di lui che è il cantore dei salmi per eccellenza.
La Chiesa, inoltre, prega i Salmi perché essi sono stati la preghiera quotidiana degli apostoli e degli autori del Nuovo Testamento, che soprattutto in essi hanno riconosciuto la profezia degli eventi della passione, morte e resurrezione del Messia Gesù Cristo. Questi testi furono ben presto usati nelle assemblee liturgiche cristiane come profezia del mistero di Cristo.
I SALMI. Preghiera di Cristo e della chiesa.
Evoluzione dell'uso dei Salmi nella liturgia cristiana attraverso i secoli
Nei primi due secoli, i Salmi erano probabilmente usati nelle assemblee essenzialmente nella lettura pubblica, alla stregua degli altri libri biblici, il che costituisce un’innovazione cristiana (in seguito probabilmente mutuata anche dalla liturgia sinagogale). Nel II secolo abbiamo tracce di una loro utilizzazione sia per i bisogni dell’apologetica e della predicazione sia per la preghiera personale. A partire dal III secolo, il Salterio si impone come libro di base della preghiera liturgica dei cristiani. I Salmi vengono generalmente eseguiti in maniera responsoriale: un solista modula il testo e l’assemblea risponde servendosi di un versetto tratto dal Salmo stesso.
Nei secoli IV e V si assiste al fiorire di numerosi commentari patristici al Salterio, divenuti dei veri e propri classici, tra cui quelli di Ilario di Poitiers, Basilio di Cesarea, Giovanni Crisostomo, Agostino di Ippona. Successivamente, la ripartizione dei Salmi nell’ufficio divino attuata da Benedetto nella sua Regola si impose come un riferimento decisivo per tutto il monachesimo occidentale.
Con alterne vicende, l’uso dei Salmi nella liturgia cristiana ha attraversato i secoli ed è giunto fino a noi. Memore di questa ininterrotta tradizione, chi proclama i Salmi con consapevolezza non è mai solo, ma deve sentirsi in comunione con tutti coloro che li hanno pregati, i santi dell’antica e della nuova alleanza. I Salmi sono preghiera di Israele, testimonianza del dialogo di fede tra il popolo e il suo Dio, sono preghiera di Gesù e sono preghiera della Chiesa, anzi di tutte le Chiese, preghiera ecumenica per eccellenza che unisce la radice (Israele) e i rami (le Chiese). Per questo la grande tradizione cristiana attesta che il Salterio è una componente irrinunciabile della preghiera della Chiesa: comprendiamo dunque perché ancora oggi i Salmi costituiscano l’ossatura della liturgia delle ore, oltre a essere utilizzati in forma responsoriale nella liturgia eucaristica.

Salmodiare: un atto di preghiera consapevole
La domanda "salmodiare è pregare?" porta a riflettere sulla modalità di esecuzione dei Salmi. Sono persuaso che il salmodiare sia già pregare, a patto che la modalità di esecuzione dei Salmi consenta una preghiera meditativa, grazie alla quale sia possibile penetrare con tutta la propria persona il significato delle parole che si pronunciano. La vera questione riguarda la nostra capacità di salmodiare con sapienza e intelligenza, come richiede il salmista stesso quando esclama: «Psallite sapienter» (Sal 46 [47],8).
Un elemento determinante è che chi recita i Salmi nella liturgia delle ore, li recita non tanto a nome proprio quanto a nome di tutto il corpo di Cristo, anzi nella persona di Cristo stesso. Se ciascuno tiene presente questa dottrina, svaniscono le difficoltà che chi salmeggia potrebbe avvertire per la differenza del suo stato d’animo da quello espresso nel Salmo, come accade quando chi è triste e nell’angoscia incontra un Salmo di giubilo, o, al contrario, è felice e si trova di fronte a un canto di lamentazione. Nella preghiera puramente privata si può evitare questa dissonanza, perché vi è modo di scegliere il Salmo più adatto al proprio stato d’animo.
Questa affermazione parafrasa un passo della Regola di Benedetto: «Sic stemus ad psallendum ut mens nostra concordet voci nostrae», cioè "salmodiamo in modo tale che la nostra mente concordi con la nostra voce". È un principio fondamentale nella vita di preghiera: è la mente e il cuore che devono accordarsi con ciò che la voce proclama, non il contrario! Va riconosciuto che quella dei Salmi non è una preghiera facile, e la Chiesa ha sempre avuto coscienza delle difficoltà che essi comportano.
Strumenti per la comprensione liturgica dei Salmi
Tre elementi nella tradizione latina hanno contribuito molto a far comprendere i Salmi e a trasformarli in preghiera cristiana:
- I titoli: Nell’ultima edizione dell’ufficio divino, un titolo è un breve enunciato che sintetizza il genere letterario del Salmo. È un’indicazione che consente una prima possibilità di comprensione del testo, distinguendo, ad esempio, un Salmo di lode, una supplica o un componimento di carattere sapienziale. Immediatamente sotto a questi titoli vi è «una sentenza del Nuovo Testamento o dei Padri che invita a pregare in senso cristologico», la quale può essere utilizzata anche come antifona. A ciò si aggiungono i cosiddetti tituli psalmorum, brevi frasi elaborate lungo i secoli nella tradizione della Chiesa latina per fornire una chiave interpretativa globale del Salmo. La loro riscoperta e utilizzo consentirebbe un notevole ampliamento dell’intelligenza del Salterio, permettendo ai credenti di approfondire di volta in volta il senso cristologico, teologico, ecclesiale o parenetico dei singoli Salmi.
- Le orazioni o collette salmiche: Sono preghiere che seguivano la recitazione del Salmo, con cui il presidente dell’assemblea raccoglieva (da colligere, da cui collecta) le intenzioni dei presenti, ispirandosi al linguaggio e ai temi del Salmo. Questo uso antichissimo, già attestato da Cassiano nella sua descrizione della preghiera comune dei monaci egiziani, ha dato origine a vere e proprie “perle”, espressione del genuino sensus fidei.
- Le antifone: Sono tratte dal Salmo stesso, dall’Antico Testamento, dal Nuovo Testamento, e in alcuni casi sono di composizione ecclesiastica. Rappresentano il mezzo più quotidiano per orientare la preghiera del Salmo, affinché esso sia illuminato dal mistero, dal tempo liturgico o dalla festa che si celebra. Come scrisse André Rose, le antifone situano la preghiera dei Salmi in un’atmosfera neotestamentaria e cristologica, mostrando chiaramente come, nell’ufficio divino, il Salterio è meditato nella luce del compimento del mistero di Cristo e della Chiesa.

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