I Salmi: Una Profonda Espressione della Fede e della Spiritualità Umana

I Salmi sono 150 preghiere, raccolte nel Salterio, che si trovano nell’Antico Testamento, tra i Libri Sapienziali. Probabilmente composti per essere cantati, essi sono ispirati da Dio stesso, essendo considerati Parola di Dio. In quanto principali preghiere del popolo ebraico, si può pensare che anche la Madonna e i Santi li abbiano recitati.

I Salmi sono entrati a far parte preponderante della Liturgia delle Ore, la preghiera ufficiale della Chiesa per la santificazione del tempo (Ufficio delle Letture, Lodi, Ora Media, Vespri, Compieta). Nei monasteri si pregano tutti i Salmi in pochi giorni.

Manoscritto antico dei Salmi o libro liturgico

I Salmi nella Storia della Chiesa e la Loro Efficacia Spirituale

I salmi furono composti per divina ispirazione e si trovano raccolti nelle Sacre Scritture. Risulta che fin dagli inizi della Chiesa sono serviti meravigliosamente a nutrire la pietà dei fedeli. I cristiani, mediante i salmi, offrivano continuamente a Dio il sacrificio di lode, cioè il frutto delle labbra che rendevano omaggio al suo nome (cfr. Eb 13, 15; Os 14, 3).

Una parte ragguardevole della stessa sacra Liturgia e del divino Ufficio, secondo l’uso già accolto nella Legge antica, è costituito da salmi. Da essi nacque quella «voce della Chiesa» di cui parla Basilio, e la salmodia, «figlia di quella innodia», come la chiama il nostro predecessore Urbano Ottavo, «che risuona incessantemente davanti al trono di Dio e dell’Agnello».

Sono i salmi soprattutto che, secondo sant’Atanasio, insegnano agli uomini consacrati al culto divino, «in che misura si debba lodare Dio, e con quali parole rendergli decorosamente omaggio». Egregiamente dice a tal proposito Agostino: «Per essere opportunamente lodato dall’uomo, Dio stesso si è lodato; e poiché si è degnato di lodare se stesso, per questo l’uomo ha trovato come lo possa lodare».

Nei salmi si trova una sorprendente efficacia per suscitare negli animi di tutti il desiderio delle virtù. Benché, infatti, tutta la nostra Scrittura, e antica e nuova, sia divinamente ispirata e utile all’istruzione (cfr. 2 Tm 3, 16), però il libro dei salmi, secondo sant’Atanasio, è, per così dire, il giardino paradisiaco nel quale si possano cogliere i frutti di tutti gli altri testi ispirati. Così il salterio non solo innalza i canti degli altri libri biblici, ma vi unisce anche i suoi, che modula al suono della cetra.

Sant’Atanasio aggiunge: «In verità, a me che innalzano canti, i salmi sembrano essere come degli specchi in cui uno contempla se stesso e il suo stato interiore e da ciò si sente animato a recitarli». Sant’Agostino nelle Confessioni esclama: «Quanto ho pianto al sentire gli inni e i canti in tuo onore, vivamente commosso dalla voci della tua Chiesa, che cantava dolcemente! Quelle voci vibravano nelle mie orecchie e la verità calava nel mio cuore e tutto si trasformava in sentimento di amore e mi procurava tanta gioia da farmi sciogliere in lacrime».

Chi non si sentirebbe altamente edificato nel ripetere qualcuno di quei numerosi passi che cantano così liricamente e profondamente l’infinita grandezza di Dio, la sua potenza, la sua eccelsa santità, la sua bontà e misericordia con tutte le altre infinite prerogative divine?

Quell’intenso sentimento religioso che li permea è straordinariamente efficace a muovere il cuore alla gratitudine verso i benefici divini, o ad ispirare l’umile supplica in ordine a nuove grazie, o a suscitare salutari propositi di conversione dal peccato. I salmi accendono l’amore a Cristo perché sono come un quadro che presenta ben delineata l’immagine del Redentore.

Salmi Imprecatori (1): La Funzione Pedagogica e Spirituale, Un Introduzione a Cura di Rev. Diana Adu

La Numerazione dei Salmi

Oggi si fa un po’ di confusione sulla numerazione dei Salmi, in quanto dal Salmo 10 la numerazione ebraica (oggi seguita dalla nuova traduzione CEI della Bibbia del 2008) è maggiore di un’unità su quella greca (LXX) e latina (Vulgata).

Un Esempio dai Salmi: Salmo 41 (40 Vg)

Beato l’uomo che ha cura del debole,
nel giorno della sventura il Signore lo libera.
Veglierà su di lui il Signore,
lo farà vivere beato sulla terra,
non lo abbandonerà alle brame dei nemici.
Il Signore lo sosterrà sul letto del dolore;
gli darai sollievo nella sua malattia.
Io ho detto: “Pietà di me, Signore;
risanami, contro di te ho peccato”.
I nemici mi augurano il male:
“Quando morirà e perirà il suo nome?”.
Chi viene a visitarmi dice il falso,
il suo cuore accumula malizia
e uscito fuori sparla.
Contro di me sussurrano insieme i miei nemici,
contro di me pensano il male:
“Un morbo maligno su di lui si è abbattuto,
da dove si è steso non potrà rialzarsi”.
Anche l’amico in cui confidavo,
anche lui, che mangiava il mio pane,
alza contro di me il suo calcagno.
Ma tu, Signore, abbi pietà e sollevami,
che io li possa ripagare.
Da questo saprò che tu mi ami
se non trionfa su di me il mio nemico;
per la mia integrità tu mi sostieni,
mi fai stare alla tua presenza per sempre.
Sia benedetto il Signore, Dio d’Israele,
da sempre e per sempre.

I Salmi come Scuola di Preghiera e Specchio dell'Esperienza Umana

I Salmi, come libro e scuola di preghiera, non sono stati scritti a tavolino, ma sono scaturiti dalla Liturgia del Tempio di Gerusalemme e dalla stessa vita profana. Essi riflettono il cammino spirituale in cui l’antico popolo d’Israele, sia l’intera comunità sia i singoli fedeli, va scoprendo Dio nell’esperienza quotidiana e si rivolge a lui ogni giorno in una svariatissima quantità di situazioni.

Si possono considerare come la preghiera umana per eccellenza, come orazioni perenni, valide anche per noi oggi, perché in ogni tempo ciascuno può vedervi riflessa la sua esperienza interiore. Anche se non mancano di imperfezioni e non sempre sono d’immediata comprensione, i Salmi sono un segno e una fase di eccezionale importanza del movimento secolare della preghiera; sono un periodo del cammino cosciente dell’uomo verso Dio, mentre cerca la sua realizzazione personale e collettiva, e sgorgano da questa vita coscientizzata dalla rivelazione della presenza di Dio.

Chi sono gli Oranti dei Salmi?

  1. È soprattutto il “povero”, l’«anawin». Il termine anawin indica quella categoria di pii israeliti che tendevano a vivere totalmente abbandonati a Dio. La povertà era la loro caratteristica, povertà talora materiale, ma soprattutto spirituale: privi di tutto, ritenevano Dio come unico bene. Dalle vicende personali e nazionali avevano imparato che non giova nulla confidare nelle risorse personali (ricchezza, bellezza, successo, salute…); giova solo abbandonarsi a Dio, desiderato come l’unico e sommo bene.
  2. È anche la comunità stessa. Tutti i Salmi sono anche preghiere pubbliche.
  3. I piccoli, gli infermi, i poveri gridano la propria sventura e la loro oppressione, chiamando Dio in loro aiuto. Perché l’uomo di oggi superi le sue tensioni ed esperimenti la gioia di vivere, è necessario che tutte le corde del suo animo, dai fremiti della collera ai gridi della vittoria, dal travaglio della ricerca all’oasi della tenerezza, sappiano vibrare in presenza di un Dio che è la sola difesa dell’uomo, la sola pienezza nella quale si dilata e si appaga ogni suo desiderio. (Cf A. Manaranche, La via della liberazione, Gribaudi 1972, p. 3).

I Salmi come Grida e Canti

I Salmi sono soprattutto la preghiera del povero d’Israele, dell’«anawin», individuo o comunità. Chi legge con una certa attenzione i Salmi, si accorge che la quasi totalità sono espressione di situazioni di indigenza, di bisogno di salvezza o liberazione da pericoli. Gli stessi Salmi che non entrano in senso stretto nella classificazione di lamentazione o lode, sono uno sviluppo nell’anima di chi prega di questa situazione di partenza. Così i Salmi sono grida e canti.

In fatti, nella schiavitù in Egitto, Israele gridò a Dio, al Dio dei suoi padri (Es 2, 23-25; 3, 7). Il grido che segna l’inizio della Storia d’Israele, che è la definizione stessa d’Israele, il suo Credo, la sua professione di fede, nei Salmi diviene la sua preghiera, come l’espressione costante e stabile della sua vita. Per esempio, il Salmo 21 è il Salmo più caratteristico di lamentazione; ma dentro lo stesso Salmo a un certo punto questa lamentazione fiorisce nel canto, che è un canto in prospettiva, cioè, non è la lode perché Dio è intervenuto, ma perché nell’orante è salda la certezza che Dio interverrà e allora nasce la lode: «Io ti loderò in mezzo all’assemblea…» (v. 23).

In alcuni Salmi di lamentazione c’è come una dinamica interna, per mezzo della quale il Salmo è già preghiera efficace, anche prescindendo da un intervento effettivo e attuale di Dio. Gesù, recitando il Salmo 21, si consegna a questa logica e dinamica del Salmo: nell’esperienza del silenzio e della lontananza di Dio nella croce, Gesù vive la certezza che Dio interverrà e allora il Salmo nella sua seconda parte è già Salmo di risurrezione.

Tematiche Centrali e Speranza nei Salmi

I Salmi affrontano diverse tematiche che riflettono l'esperienza del popolo d'Israele e dell'individuo:

  • L’Alleanza col popolo di Israele, i doni di Dio nella storia nazionale.
  • I doni di Dio elargiti all’individuo direttamente, visti sempre nella luce dei primi, cioè come conseguenza dell’appartenenza del singolo al popolo dell’Alleanza.
  • Le difficoltà e i guai della comunità (invasione di nemici, distruzioni, esilio, dispersione, miserie materiali o morali, mancata attuazione di promesse, mancanza di segni della presenza di Dio).
  • Le difficoltà e i guai dell’individuo (malattie, nemici, prigionia, esilio, peccati, problemi intorno alla provvidenza, ecc, cioè ancora mancanza dei famosi “segni”), visti sempre nella luce dell’Alleanza.

Le Cose della Vita come Materiale per la Preghiera

C’è un nesso molto stretto tra i fatti della vita e la composizione e preghiera dei Salmi. La bellezza di un bambino, i sentimenti di nostalgia, una casa in costruzione, la paura della guerra, le rivalità religiose e politiche, la tranquillità di un bambino tra le braccia di una madre, la maestosa stabilità di una montagna, queste e altre cose della vita hanno servito da svegliarino a qualcuno tra i credenti israeliti e si è così ricordato di un’altra cosa. Si è ricordato di qualcuno che è più grande di tutto: Dio. E così la vita con tutto ciò che possiede di bello e di triste, la natura con tutte le sue bellezze e minacce, con tutto ciò che fa ridere e piangere, è divenuta per lui trasparente come cristallo, rivelando e ricordando il Dio amico che attraverso i fatti della vita chiama e interpella, anima e critica, sostiene e incoraggia. E così, quasi senza accorgersene, queste cose della vita sono diventate il materiale e l’argomento di un dialogo sussurrato all’orecchio di questo Dio amico.

Illustrazione di vita quotidiana nell'antica Israele che ispira la fede

La Lode e la Speranza nel Salterio

I Salmi esprimono anche la lode a Dio e la speranza:

  • La lode a Dio per l’Alleanza con Israele - passata, presente e futura -, e per i fatti da essa derivanti.
  • La lode per la Provvidenza-Alleanza con l’individuo direttamente.
  • Il salterio esprime la speranza (desiderio e attesa fiduciosa) degli ebrei nel coronamento dell’opera di Dio per Israele, cioè il compimento della storia del loro popolo. Il pio ebreo, infatti, sa che la storia d’Israele reca in sé un grandioso intervento di Dio (l’Alleanza) e sa anche che vivendo la speranza del suo popolo egli vive e assicura anche il suo avvenire; è per questo che egli prega per il suo popolo, per la città, per il re, ecc.
  • Il Salterio reca in sé anche i segni della progressiva purificazione di questa speranza nazionale. Dapprima i beni messianici, il regno universale, il messia, ecc., erano concepiti alquanto fantasticamente, cioè con un corredo di grandiosi “segni”; poi, dopo l’esilio, essi furono intravisti sempre più esattamente per quello che dovevano essere al di là dei “segni” (Sal 22; 96; i Salmi del regno in genere). Naturalmente il salterio testimonia anche la crisi cui andò soggetta questa speranza, pur non venendo mai meno (Sal 137).
  • Il salterio esprime anche (ma in minor misura) la speranza direttamente individuale, personale. Il Salmista, in forza dell’Alleanza cui partecipa, desidera ed attende fiducioso da Dio la salute, la pace, la liberazione dai mali e dai nemici, ecc. Anche qui ci sono dei segni della purificazione di questa speranza: dai beni prettamente materiali, talvolta si passa alla speranza del perdono dei peccati, della continua amicizia con Dio, di Dio stesso e solo di lui (Sal 16 e 73, anche il 51). A questi passi in avanti avrebbe contribuito la progredita teologia della retribuzione e dell’al di là.

L'Uomo, il Peccato e la Giustizia Divina nei Salmi

L'Uomo in Confronto con l'Universo

L’uomo in confronto con l’universo è infinitamente piccolo, ma ha avuto il privilegio di essere stato creato ad immagine di Dio, cioè dotato di coscienza e vita interiore. Nella misura in cui questa vita interiore è vissuta in sintonia con Dio, l’uomo diventa come Dio, figlio di Dio.

La Deturpazione dovuta al Peccato e la Misericordia

In lui la somiglianza con Dio può venir deturpata dal peccato: egli è concepito e generato nel peccato (Sl 50, 7) e la sua congenita debolezza può tradirlo ad ogni passo (Sl 18, 12-13). Quando, amareggiato e confuso, l’uomo riconosce i suoi torti, che l’hanno reso sgradito a Dio, egli ritrova se stesso, la sua originale nobiltà e la serenità perduta nell’invocazione della misericordia del Padre celeste e nel perdono che ne riceve (Sl 6; 31; 37; 50; 101; 129; 142).

I Salmi Imprecatori

Nel salterio ci sono Salmi (cf. Sl 58; 83; 109) e versetti imprecatori. Sono originati dal fatto che molto spesso il salmista si trova stretto in una morsa di ostilità. Quando è sazio di patire e la vita rasenta l’abisso (Sl 88, 4), quando Dio dà a mangiare “pane di lacrime” (Sl 80, 6) e il silenzio di Dio diventa insopportabile, allora reagisce quasi sempre guidato da un istinto di vendetta, allora l’amarezza della desolazione strappa alle labbra dell’oppresso che prega parole crude e pesanti invettive, cioè “imprecazioni”.

I Salmi imprecatori sono nient’altro che un grido di speranza nella protezione divina che s’innalza dalle tenebre della desolazione del cuore dei poveri, degli oppressi, dei giusti perseguitati di fronte al male operante nella storia. In particolare questi Salmi sono l’occasione di meditare sulla morte del giusto, dell’innocente, Gesù Cristo. Senza il loro riferimento all’Alleanza, i Salmi imprecatori sono solo grida di vendetta; ma situati nel contesto dell’evento cristiano sono l’espressione dell’odio di Dio nei confronti del male e del suo amore per noi nello scandalo della Croce.

«I poveri ricorrono al Signore perché impegnati in una lotta in cui, se lasciati a se stessi, non hanno alcuna possibilità di successo. Le forze del male, incarnate dai nemici personali, dai popoli vicini, dagli oppressori e dagli elementi del cosmo, si scatenano nella loro vita privata e in quella della comunità, e hanno il sopravvento. Contro l’aggressione dei nemici Israele ha una sola arma, la preghiera. L’espressione spesso usata di «Salmi imprecatori» non è esatta, perché quelle che vengono chiamate impropriamente «imprecazioni» sono in realtà auguri e invocazioni rivolti direttamente a Dio, in un linguaggio passionale, non teologico, perché metta fine all’azione persecutoria dei nemici.

È Dio il vero destinatario dell’aggressione dei nemici ed è la sua alleanza ad essere contestata. Se Israele non viene salvato e i nemici puniti di fronte a tutti, è messa in pericolo la fede del popolo. Egli solo è in grado di stabilire la verità, quando ogni risorsa umana è radicalmente impotente. Invocando da Dio la distruzione del male, l’orante dei Salmi mette in discussione anche se stesso: egli conosce bene come il peccato si annidi anche nel profondo del suo cuore. Egli, perciò, con queste preghiere chiede anche di essere liberato dalle proprie dimensioni di ingiustizia e di infedeltà. Confessa la propria impotenza a salvarsi, ma anche lascia che sia Dio a compiere liberamente la vendetta come lui vuole. E Dio è il misericordioso e compassionevole (rahûm wehannûn): distrugge il male in modo sorprendente, con la misericordia. La rivelazione definitiva di questo tipo di «vendetta divina» si ha nel Nuovo Testamento con l’invio del Figlio di Dio, che annienta il nemico con la sua morte e la sua risurrezione. Pregare questi Salmi significa aver capito che la vita è seria e che uno solo è in grado di salvarla.

La Legge e la Felicità

Dio creò l’uomo per la felicità e l’uomo lo cerca senza mai fermarsi. Il suo sforzo però sarà vano, se non lo cerca seguendo la via segnatagli dal creatore. Questa via è il gusto per la legge del Signore (Sl 1, 11). L’uomo timorato di Dio vive sereno e gode della confidenza del suo Dio (Sl 24, 13ss). La legge espressione della volontà di amore di Dio, è garanzia della felicità temporale ed eterna (Sl 118), purché la sua osservanza non sia soltanto esteriore, ma trovi rispondenza nell’intimo del cuore (Sl 50, 18ss; 68, 31-32). Se questo è vero, non è meno vero che la potenza e la sapienza divina hanno in loro potere il bene per premiarlo e il male per castigarlo (Sl 35; 36; 38; 48; 72).

I Ritmi Interni del Salterio: Notte, Mattino, Mezzogiorno, Sera e Nuovo Mattino

Tre momenti scandiscono i ritmi interni del salterio.

La Notte (Salmi 1-41)

La notte è il regno in cui il giusto nella sua ascesi affronta, fino al martirio, l’iniquità dell’empio. Il giudizio di Dio segna la fine della notte e ristabilisce l’ordine reale del mondo. La via della luce trionfa, infine, nella gloria del regno messianico. L’accento viene posto sui dolori: l’empio tortura e calpesta senza che nessuno lo fermi. In questa notte c’è, comunque, qualche schiarita (19 e 30). Il libro si chiude presso il giaciglio dove il giusto sta per morire. I Salmi 1 e 2 rappresentano la chiave dove sono introdotti i temi delle due vie, la rivolta delle nazioni contro Dio e la vittoria dell’eletto.

Il Mattino (Salmi 42-72)

È la tappa dell’aurora, dopo una notte dura. L’orante non è ancora in piena comunione con Dio; infatti, nonostante la luce del mattino, l’orante si ritrova ancora solo. La preghiera del mattino è la richiesta di essere ricreati. I toni sono più sereni; non c’è più il tema della guerra contro l’empio ma quello degli esili dell’anima.

Mezzogiorno (Salmi 73-89)

È l’ora della tentazione, la tentazione di diventare empio, di diventare come gli altri. L’orante è tormentato dal pensiero che Dio non agisce, che Dio tolleri l’empio. Il giusto invoca il giudizio ma l’infedeltà d’Israele lo ritarda. Il Salmo 73 rappresenta la lotta contro la tentazione. Tentazione che verrà superata; i Salmi 74-79-83 parlano dell’accumulo di rovine; i Salmi 65-76-80-82-84-85-86 sono un’invocazione del giudizio.

La Sera (Salmi 90-106)

Sembra superato il tempo dei sacrifici e si penetra nella gioia del Signore. Il 4° libro è un canto di allegrezza con qualche squarcio straziante, dove l’orante prega affinché abbia fine la lacerazione e giunga il tempo della lode perfetta.

Il Nuovo Mattino (Salmi 107-150)

È la tappa della maturazione.

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