Il Sacro Monte è un percorso artistico-spirituale, un luogo dove l’arte si fa ambasciatrice di fede, inducendo alla meditazione su temi religiosi. Si tratta di un "piccolo pellegrinaggio" senza allontanarsi da casa, un genere di complessi devozionali nati in Italia a partire dalla fine del Quattrocento e concentrati nel nord del paese.
Il Sacro Monte di Orta sorge maestoso sulla collina che si eleva al centro della penisola di Orta San Giulio, sulla riva orientale del Lago d'Orta. Questo complesso è l'unico in Italia interamente dedicato a San Francesco d'Assisi e si distingue per non aver subito cambiamenti nel suo assetto topologico dopo il XVI secolo. Dal 2003, esso è parte del Patrimonio UNESCO, insieme agli altri sei Sacri Monti del Piemonte e ai due della Lombardia.

Le Origini e la Fondazione
Contesto Storico e Volontà Istituzionale
La creazione dei Sacri Monti scaturisce da esigenze dottrinali emerse dopo il Concilio di Trento (1542-1563), frutto della Controriforma. In quel periodo, la Chiesa favorì e incentivò l'edificazione di luoghi di culto per riavvicinare la popolazione alla fede cattolica, minacciata dal Protestantesimo. Il Sacro Monte di Orta condivide un'origine storica simile a quello di Varallo Sesia, concepito ad imitazione di quest'ultimo.
Nel 1583, la comunità ortese decise di erigere sulla "Selva di San Nicolao", luogo dove sorgeva un'antica chiesa omonima, un insieme di cappelle e un convento. Quest'ultimo era destinato ad accogliere i frati francescani cappuccini, per volontà di San Carlo Borromeo e dell'Abate novarese Amico Canobio.
Il primo finanziatore fu proprio Amico Canobio, abate commendatario del monastero di San Bartolomeo di Vallombrosa a Novara, supportato poi dalla comunità ortese e da altri benefattori. Molti furono gli ex voto donati al santuario preesistente, che assunse il titolo di Madonna delle Grazie. Il luogo, già ricco di significato per la sua sacralità naturale e per le manifestazioni di miracoli legate alla devozione mariana, era un sito di grande attrattiva per i pellegrini.
«Sin dalle origini del Sacro Monte il vescovo Bascapè prevedeva ed operava affinché esso rientrasse pienamente nei circuiti di pellegrinaggi devozionali più attivi della diocesi.»
Il Progetto Architettonico e l'Inizio dei Lavori
Lo schema dell'impianto del Sacro Monte fu progettato da Padre Cleto di Castelletto Ticino, un architetto e frate cappuccino attivo ad Orta tra il 1590 e il 1616. Egli curò il rifacimento della chiesa, la costruzione del convento e la maggioranza delle cappelle.
I lavori per la costruzione del convento iniziarono nel 1590, e l'anno successivo, nel 1591, si diede il via alla costruzione della prima cappella, la XX (dedicata alla Canonizzazione di San Francesco). Il Vescovo di Novara, Carlo Bascapè - fedele interprete del magistero di San Carlo Borromeo - tra il 1593 e il 1615 diede un decisivo impulso ai lavori del Monte, seguendo personalmente sia gli aspetti organizzativi sia il programma iconografico della decorazione delle cappelle.
Architettura e Stili Attraverso i Secoli
Il complesso fu edificato in tre distinti periodi, tra il 1590 e il 1785. La prima fase, iniziata nel 1590 e protrattasi fino al 1630 circa, è contraddistinta dallo stile del manierismo. Durante la seconda fase, che durò fino alla fine del XVII secolo, il predominante fu il barocco, stile che si sviluppò poi, nel terzo periodo sino alla fine del XVIII secolo, in forme più libere, fondendosi con altre influenze.

Il Complesso Monumentale e le sue Cappelle
Il complesso è costituito da 21 cappelle, l'antico Ospizio di San Francesco, una porta monumentale e una fontana. Le 20 cappelle principali narrano, attraverso statue e affreschi, episodi della vita e dei miracoli di San Francesco d'Assisi, presentandolo come un alter Christus che incarna l'esperienza mistica e caritatevole di Cristo. Il punto di forza del Sacro Monte di Orta è la capacità di fondere in venti diversi momenti architettura, pittura, scultura e arti applicate per raccontare altrettante parabole.
Maestri e Artisti del Sacro Monte
Durante la prima fase costruttiva, che giunge quasi alla metà del Seicento, operarono artisti che godevano della fiducia personale del Vescovo Bascapè e dei suoi successori. Tra essi, si ricordano gli scultori Giovanni d'Enrico e Cristoforo Prestinari, e i pittori Giovanni Battista e Giovanni Mauro della Rovere, noti come i Fiammenghini.
In epoche successive, contribuirono al Sacro Monte maestri come Dionigi Bussola, che fu Protostatuario della Fabbrica del Duomo di Milano e operò anche in altri Sacri Monti (Varallo, Varese e Domodossola). Tra i suoi allievi si distinse Giuseppe Rusnati, il quale proseguì l'attività del maestro sia presso il Duomo di Milano che nei complessi dei Sacri Monti. Altri artisti di rilievo furono Bernardo Falconi, Federico Bianchi, Giovanni Battista e Gerolamo Grandi, e in epoca più tarda, i pittori Cantalupi, della scuola del Rocca, del Busca e Procaccini.
Le Cappelle e le Storie di San Francesco
Ogni cappella offre una sacra rappresentazione immobile, costituita da gruppi scultorei e affreschi, pensata per guidare il pellegrino in una visita meditata. Di seguito, alcuni degli episodi più significativi:
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Nascita di San Francesco (Cappella I)
Questa cappella, la cui costruzione risale alla fine del 1500, narra la nascita di Francesco in una stalla, una circostanza profetizzata alla madre da un angelo sotto le sembianze di un pellegrino. Si evidenzia così l'analogia tra la vita di San Francesco e quella di Cristo, a partire dalla nascita fino alle stimmate. Tra gli artisti che contribuirono vi fu Cristoforo Prestinari.
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La Vocazione di San Francesco
L'episodio illustra l'inizio della vocazione di Francesco, segnato da una malattia che lo rese più compassionevole verso i poveri. Una visione notturna, in cui il Signore gli mostra un palazzo ricco di armi crocesegnate, lo porta a interpretare inizialmente il suo destino come quello di un condottiero. Successivamente, un'altra visione chiarisce che la sua battaglia sarà spirituale.
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Il Crocifisso parla a San Francesco (Cappella II)
Costruita tra il 1606 e il 1609, questa cappella raffigura il Crocifisso che parla a San Francesco. Cristoforo Prestinari realizzò il Crocifisso e le statue degli angeli, esprimendo gran parte della sua arte nei Sacri Monti, in particolare in quello di Orta. Le statue successive sono opera di Dionigi Bussola, mentre gli affreschi furono eseguiti da Giovanni Mauro e Giovanni Battista Della Rovere, detti i Fiammenghini.
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La Rinuncia al Mondo (Cappella III)
Questa cappella, finanziata dal Vescovo Carlo Bascapè, narra il cruciale episodio in cui Francesco, dopo aver sentito una voce chiedergli di riparare la chiesa di San Damiano, utilizza i proventi della vendita delle stoffe paterne per la ristrutturazione. Il padre, infuriato, lo disereda. Davanti al vescovo Guido d'Assisi, Francesco si spoglia dei suoi abiti, venendo poi coperto dal manto del vescovo stesso (che nella rappresentazione ha il volto di Bascapè). Il gruppo scultoreo è opera di Cristoforo Prestinari e gli affreschi di Giovan Battista e Giovan Mauro Della Rovere (i Fiammenghini).

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La Conferma della Regola
L'episodio racconta come Papa Innocenzo III, inizialmente scettico verso l'Ordine di San Francesco, fu convinto da una visione del Laterano che crollava e di un piccolo uomo che lo sosteneva, a concedere l'approvazione della Regola ai seguaci di Francesco.
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L'Umiltà di San Francesco (Cappella XIII)
Questa è una delle cappelle più spettacolari e un felice esempio di "unità delle arti" nel Barocco lombardo. Finanziata dal mercante milanese Costanzo Besozzi, la sua fastosa decorazione, conclusa nel 1692, vede il contributo di Federico Bianchi (pittura), Giovanni Battista e Gerolamo Grandi (pittura), Bernardo Falconi (scultura) e Giuseppe Rusnati (scultura). Viene narrato l'episodio in cui Francesco, dopo aver rotto il digiuno a un banchetto, si punisce denudandosi e facendosi trascinare con una corda per le strade di Assisi. Le 61 statue che popolano la scena rendono questa cappella un trionfo scultoreo.

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Missionario
La cappella rievoca il viaggio di Francesco a Damietta nel 1219, al seguito della quarta crociata, per convertire i musulmani. Giunto al cospetto del sultano d'Egitto, Francesco si offre di gettarsi nel fuoco con i sacerdoti di Maometto; il sultano, colpito dal suo coraggio, lo grazia e gli consente di predicare in Terra Santa. Questa è l'ultima cappella edificata del percorso.
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Le Stimmate
Nell'agosto del 1224, ritiratosi sul Monte Verna, Francesco riceve le stimmate dopo una visione di un Serafino con sei ali, rimanendo estasiato e ritrovandosi con i segni sacri ai piedi e al costato.
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La Morte di San Francesco
La cappella, caratterizzata dalla teatralità barocca, rappresenta la morte di San Francesco la sera del 3 ottobre 1226, all'età di 45 anni. Circondato dai discepoli, chiede di essere spogliato e adagiato sulla nuda terra.
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La Solenne Canonizzazione (Cappella XX)
Questa è la prima cappella ad essere iniziata nella costruzione del Sacro Monte ed è senz'altro la più scenografica. Il 16 luglio 1228, a due anni dalla morte, Francesco viene solennemente dichiarato santo per volere di Papa Gregorio IX. Decine di personaggi, opera di Dionigi Bussola, assistono a semicerchio alla consegna della bolla di canonizzazione da parte di Papa Gregorio IX al Padre Generale dell'ordine. Re, aristocratici, ambasciatori, cardinali, vescovi, frati e figuranti popolano la cappella. Le pitture sono del Busca. Nella triplice divisione delle cappelle n. 18, 19, 20 si è voluta ricostruire la Basilica di Assisi.

La Chiesa dei Santi Nicolao e Francesco: Il Cuore Pulsante
Il complesso monumentale, spesso denominato "Assisi del nord", ha nella Chiesa dei Santi Nicolao e Francesco il suo "cuore pulsante". Totalmente rimaneggiata nel 1600, questa chiesa è un vero scrigno di tesori. Recentemente restaurata, ospita opere in legno e radica di noce, quattro tele del pittore Cantalupi (XVIII secolo), una tela della scuola del Rocca (XVIII secolo), una del Busca (XVIII secolo), una quindicina di quadri di autori vari, una tela del Procaccini (XVIII secolo) e un medaglione in legno del XVII secolo.
L'elemento di maggior valore artistico è una Pietà, venerata con il titolo di Madre del Redentore. Si tratta di una scultura in legno di fattura tedesca, che gli studiosi datano tra i secoli X e XI.

Riconoscimenti e Tutela
Nel 1980, la Regione Piemonte, attraverso una propria legge, ha istituito la Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte di Orta. Questo provvedimento mira a tutelare, conservare e valorizzare il complesso storico-religioso e il suo ambiente naturale circostante, garantendone la preservazione per le future generazioni e rafforzandone il ruolo come luogo di pellegrinaggio e cultura.
Visitatori Illustri e Momenti di Storia Culturale
Il Sacro Monte di Orta è stato meta di molte personalità illustri nel corso dei secoli. Tra le visite più significative dal punto di vista culturale, sebbene non ricordata da alcuna targa commemorativa, vi fu quella avvenuta nei primi giorni del maggio 1882. I protagonisti di questa ascesa al Monte furono Lou Andreas Salomè, sua madre Louise, Friedrich Nietzsche e l'amico Paul Rée.
Tra il filosofo tedesco e la brillante ragazza russa si verificò, nell'incanto del luogo, un incerto momento di tenerezza che alcuni biografi hanno chiamato l'"idillio di Orta". La stessa Salomè ricordò l'episodio: «Insieme facemmo tappa... a Orta... dove il vicino Monte Sacro sembrò averci affascinato tanto da farci perdere il senso del tempo: mia madre si offese perché Nietzsche e io ci eravamo trattenuti troppo a lungo sul Monte Sacro».
Questo fugace idillio fu forse fonte di illusioni e poi di grande amarezza per il filosofo, che così scrisse a Paul Rée: «Sono stato veramente male per intere settimane, e se vi dico che ho avuto venti giorni di tempo da Orta, non occorre che dica di più».