Dall'Ultima Cena alla Resurrezione: Il Cuore del Cristianesimo

L'Ultima Cena è il pasto finale che Gesù consumò insieme ai suoi dodici discepoli prima di essere tradito e arrestato. Questo evento centrale della storia cristiana rappresenta non solo un atto di condivisione ma anche una profonda testimonianza di fede di Gesù verso i suoi seguaci.

Il Significato dell'Ultima Cena

Durante l'Ultima Cena, Gesù predisse la sua morte, che avrebbe cambiato il corso della storia, offrendo la salvezza all'umanità intera. In questo contesto, il Messia prese dalla tavola due importanti simboli, il calice e il pane, dando a ciascuno un significato particolare per assicurare che il suo sacrificio non venisse vanificato.

  • Con il calice disse: "Prendete questo e dividetelo fra di voi, perché io vi dico che non berrò più del frutto della vigna, finché il regno di Dio sia venuto".
  • Con il pane disse: "Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me".

Grazie a questa pratica, oggi utilizzata nelle Chiese cattoliche, il cristiano può salvarsi dalla morte dell'anima e liberarsi dalla prigionia spirituale. L'Ultima Cena è un evento centrale nella storia del cristianesimo, che racconta il momento in cui Gesù ha condiviso un pasto con i suoi apostoli poco prima della sua morte, introducendo il sacramento dell'Eucaristia.

L'atto di condivisione del pane e del vino simboleggia l'unione tra Cristo e i suoi seguaci, che diventano un corpo unico attraverso la partecipazione all'Eucaristia. Rappresenta anche un atto di servizio e umiltà da parte di Gesù, che, prima di offrire il pane e il vino, lavò i piedi ai suoi discepoli, un gesto simbolico di purificazione. Inoltre, l'Ultima Cena preannuncia la morte imminente di Gesù e la sua resurrezione, anticipando gli eventi successivi. È un momento fondamentale che simboleggia l'unione tra Cristo e i suoi seguaci, la sua umiltà e il suo servizio, ma anche la sua morte e la sua resurrezione.

Nella stessa sera, Gesù rivelò anche la sconcertante verità del suo imminente tradimento, un momento drammatico in cui gli apostoli iniziarono a interrogarsi sul significato di quelle parole, confrontandosi o rimanendo scioccati e chiedendosi chi potesse essere il traditore. La storia dell'Ultima Cena mette in risalto l'impegno di Gesù e quello degli apostoli, a lui sempre fedeli.

Il Contesto e il Luogo

L'Ultima Cena si tenne in un luogo particolarmente caro a Gesù, dove il Messia si riuniva con la sua comunità per mangiare. Questo evento rappresenta un punto di svolta nel piano di Dio per il mondo, ricordando l'immensità dell'amore di Gesù per il suo popolo e il significato della fede cristiana, che gli apostoli si impegnarono a diffondere anche dopo la sua morte.

rappresentazione artistica dell'Ultima Cena con Gesù e i suoi discepoli

Gli Apostoli Presenti

Gli apostoli erano i discepoli più intimi di Gesù, che avevano abbandonato le loro attività per seguirlo. Secondo la tradizione cristiana, Gesù aveva scelto dodici apostoli per essere i suoi rappresentanti sulla terra. Durante l'Ultima Cena, tutti e dodici gli apostoli erano presenti:

  • Simone, detto Pietro: capo degli apostoli e primo papa della Chiesa.
  • Andrea: fratello di Pietro, pescatore.
  • Giacomo: figlio di Zebedeo e fratello di Giovanni.
  • Giovanni: fratello di Giacomo, uno dei tre apostoli più intimi di Gesù.
  • Bartolomeo: amico di Filippo, originario di Cana.
  • Tommaso: conosciuto anche come Didimo ("il gemello").
  • Simone il Cananeo: originario di Cana, conosciuto come lo Zelota.
  • Matteo: esattore delle tasse prima di diventare discepolo di Gesù.

È significativo che Gesù sapesse che uno dei suoi apostoli lo avrebbe tradito quella notte, eppure condivise il pane e il vino con tutti i discepoli, incluso Giuda Iscariota. La presenza di tutti gli apostoli sottolinea l'importanza della comunità e della condivisione nella fede cristiana.

La Passione di Cristo e la Crocifissione

Il processo a Gesù inizia in seguito al tradimento di Giuda. Esistono ottime ragioni per credere che Gesù sia stato tradito da uno dei suoi discepoli, Giuda Iscariota, dato attestato da una molteplicità di tradizioni indipendenti, inclusi i Vangeli di Marco e Giovanni, la Fonte M e il libro degli Atti. Questa tradizione sembra soddisfare il criterio della dissomiglianza e non appare un'invenzione cristiana successiva.

Il motivo per cui Gesù fu crocifisso è che Pilato lo condannò per essersi definito "re dei Giudei". Questa attestazione è multipla e presente in tutte le tradizioni, soddisfacendo il criterio della dissomiglianza, poiché i primi cristiani non usarono mai questo appellativo per riferirsi a Gesù. Non possono aver fabbricato ad arte l'accusa effettivamente rivoltagli, rendendo probabile che quello fosse il suo crimine.

Nell'orto degli ulivi, detto Getsemani, Gesù prega, prova paura e angoscia fino a sudare sangue (ematoidrosi). Durante la crocifissione, vicino alla croce ci sono sua Madre Maria Santissima, Maria Maddalena e l'apostolo Giovanni. La responsabilità della passione di Gesù non può essere attribuita solo alle persone di quel tempo, ma a tutti i peccatori, come evidenziato dalle parole di San Giovanni: "...E neppure i demoni lo crocifissero, ma sei stato tu con essi a crocifiggerlo e ancora lo crocifiggi oggi, quando ti diletti nei vizi e nei peccati".

Gesù che prega nell'orto del Getsemani

Il Racconto della Passione: Credibilità Storica

La passione, la morte e la resurrezione di Gesù hanno lasciato tracce storiche. Studiosi come John P. Meier e Bart D. Ehrman, docenti di Nuovo Testamento, hanno approfondito la credibilità storica di questi eventi.

  • L'ultima cena tra Gesù e i suoi discepoli è storicamente accettata, con dibattiti sulla sua natura di banchetto pasquale. Il prof. Meier ha evidenziato che non c'è contraddizione tra le fonti, suggerendo che l'ultima cena, nella tradizione sinottica sottostante, non fosse un banchetto pasquale. Gesù, infatti, non celebrò la Pasqua ebraica con i suoi discepoli, ma organizzò un solenne banchetto d'addio immediatamente prima della Pasqua, sentendosi braccato dalle autorità ebraiche e romane.
  • L'episodio di Barabba, in cui Pilato liberò un prigioniero su richiesta della folla, è considerato altamente probabile storicamente. Studiosi come Richard L. Bauckham e N.T. Wright hanno confermato, anche tramite testi dello storico romano Tito Livio, la certezza storica dell'uso di liberare prigionieri a Pasqua da parte dei governatori romani per accontentare le folle e mostrare rispetto verso le feste ebraiche.
  • La crocifissione di Gesù è un evento con un alto grado di probabilità storica. Il prof. Ehrman ha spiegato che è assai improbabile che i primi seguaci di Gesù, essendo ebrei palestinesi, abbiano inventato l'idea del messia crocifisso. Questa asserzione trova molteplici attestazioni in tutte le tradizioni (Vangelo di Marco, Fonti M e L, Vangelo di Giovanni, epistole paoline, testi di Giovanni Flavio e di Tacito).
  • Le notizie sui fatti che hanno caratterizzato la morte e la sepoltura di Gesù, come le conosciamo oggi, risalgono probabilmente a un paio di anni circa dopo la morte di Gesù, come riconosciuto dal prof. Ehrman grazie alle lettere paoline scritte verso la metà degli anni Trenta.
  • La maggior parte degli esegeti considera saldamente affidabili le dichiarazioni bibliche relative al sepolcro vuoto, come sostenuto dal prof. Jacob Kremer, il più importante biblista del XX secolo. Anche la sepoltura organizzata da Giuseppe d'Arimatea ha un'alta probabilità storica, data l'inspiegabilità di una simile invenzione cristiana, considerando l'ostilità dei primi scritti cristiani verso le autorità ebraiche.

La Resurrezione di Cristo: Un Evento Storico e Trascendente

Le testimonianze del Nuovo Testamento, con linguaggi diversi, parlano della resurrezione di Cristo. La resurrezione di Cristo è un avvenimento storico, realmente accaduto, di capitale importanza per la fede cristiana. Come afferma Paolo, "se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede" (1Cor 15,14).

Il problema della storicità della resurrezione è delicato, perché non è solo un fatto straordinario, ma un mistero di salvezza che va al di là della storia e dei suoi metodi di ricerca. Secondo il Nuovo Testamento, Gesù risorto non muore più, vive per sempre nella gloria del Padre, è esaltato in cielo ed è il Signore della storia. La resurrezione di Cristo è un avvenimento escatologico, l'avvenimento escatologico per eccellenza.

Storicità e Realtà della Resurrezione

Per evitare ambiguità sul significato dell'aggettivo "storico", è opportuno distinguere tra "storico" e "reale". "Storico" è ciò che si realizza nel tempo e può essere descritto e analizzato con metodi di indagine storica. "Reale" ha una maggior estensione dello "storico", includendo realtà difficili da toccare o misurare con metodi storici, come l'amore tra due persone.

Le testimonianze del Nuovo Testamento vogliono dirci che la resurrezione di Gesù è un fatto reale, un avvenimento carico di significato, che tuttavia va al di là di ciò che è "storico". Non si spiega con cause empiriche, ma è il frutto della straordinaria potenza di Dio, qualcosa di assolutamente nuovo come la creazione. La resurrezione di Cristo ha lasciato tracce nella storia attraverso le apparizioni, la profonda trasformazione dei discepoli e la nascita della comunità cristiana.

Odifreddi sulla Resurrezione di Cristo a Enigma (integrale)

La Fede e le Testimonianze

Tutte le testimonianze sulla resurrezione di Cristo sono attestazioni di un fatto, con gli apostoli che si presentano come testimoni e Paolo che si appella a testimoni ancora viventi delle apparizioni. Non sono interpretazioni di un'esperienza soggettiva, ma la prova di un avvenimento in grado di trasformare la storia tragica della fine di Gesù sulla croce. Come spiegato da Machovec, anche un marxista ateo, la complessità storica e psicologica di come i seguaci di Gesù abbiano superato la "scandalo della croce" e siano giunti a un'offensiva vittoriosa, trasformando un profeta le cui predizioni non si erano avverate nel punto di partenza della più grande religione del mondo, richiede una spiegazione.

La negazione della resurrezione spesso nasce da pregiudizi. Gli studiosi concordano sul fatto che l'evento della resurrezione descritto nei Vangeli è unico e originale in tutta la storia della letteratura precedente, senza riscontri simili tra le antiche divinità del Vicino Oriente.

Significato Teologico della Resurrezione

Il significato più evidente che gli apostoli percepirono nella resurrezione fu la risposta divina all'ingiustizia umana che aveva condannato Gesù. "Voi l'avete inchiodato sulla croce per mano di empi e l'avete ucciso - dichiara Pietro nel giorno della Pentecoste -. Ma Dio lo ha risuscitato, sciogliendolo dalle angosce della morte" (At 2,23).

Rivelazione e Riconoscimento Divino

La resurrezione è la rivelazione di Dio che sta dalla parte del debole e di chi fa della sua vita un totale dono d'amore agli altri. Con la resurrezione, Dio riabilita pubblicamente Gesù e la sua opera, trasformando "il maestro di falsità" in "maestro dotato di pieni poteri e dell'autorità di insegnare la via". Questo interesse per la storia di Gesù di Nazaret portò alla raccolta e narrazione del suo messaggio e attività nei Vangeli, filtrati attraverso l'avvenimento della resurrezione, che conferisce profondità di significato e validità perenne al suo parlare, agire, vivere e morire.

Con la resurrezione, "colui che chiamava alla fede si è fatto contenuto della fede. Dio si è identificato per sempre con colui che si identificava con Dio". Il messaggio del regno di Dio risuona in una forma nuova, con Gesù che, attraverso la sua morte e nuova vita, entra nel messaggio e ne forma il nucleo centrale.

Azione Sovrana di Dio e Nuova Condizione di Cristo

La resurrezione di Cristo è azione sovrana della potenza di Dio, che "dà vita ai morti e chiama all'esistenza le cose che ancora non esistono" (Rm 4,17). Il Nuovo Testamento usa spesso verbi attivi nei quali Dio è il soggetto ("Dio ha risuscitato Gesù"), o verbi al passivo in cui l'agente è Dio ("Gesù è stato risuscitato"). Questo linguaggio mette in risalto l'umanità di Cristo come oggetto di "risuscitamento" da parte di Dio Padre.

Con la resurrezione, Gesù è "costituito Figlio di Dio con potenza" (Rm 1,3-4) e "sta alla destra del Padre" (Rm 8,34). Queste espressioni indicano che Gesù è entrato in una nuova situazione, trasfigurato dallo Spirito e associato alla potenza e alla gloria di Dio. La sua umanità diventa totalmente trasparente all'azione dello Spirito e può rispondere al Padre con tutto il suo essere umano trasfigurato.

Il Cristo risorto si trova anche in una nuova situazione di rapporti con il mondo, con la Chiesa e con i suoi discepoli. Il carattere corporeo della resurrezione significa che Gesù, con la sua intera persona, ora si trova definitivamente presso Dio e in mezzo a noi in modo nuovo. Il titolo di "Signore" dato a Gesù esprime questa sua nuova situazione, indicando sia l'uguaglianza con Dio sia il dinamismo di salvezza che si sprigiona dal Risorto. Donando lo Spirito, il Cristo diventa salvatore nel senso più profondo, potendosi rendere presente a tutti gli uomini con la sua forza salvifica. L'incarnazione giunge al suo culmine perché l'umanità di Cristo è dotata della potenza salvifica di Dio stesso.

illustrazione di Gesù risorto che ascende al cielo

La Resurrezione Riguarda Anche Noi

La resurrezione di Cristo riguarda innanzitutto lui, ma riguarda anche noi e tutta la vicenda umana. Ciò che è avvenuto in Cristo risorto è per noi un segno anticipatore, la meta del nostro cammino. Nel Risorto intravediamo una vita di uomo riuscita, quale Dio l'aveva sognata per noi, un uomo che esiste nella trasparenza totale con se stesso, totalmente aperto verso Dio e verso gli altri, senza limitazioni, in comunione con tutti gli esseri e con l'intero universo. La morte e la sofferenza umana cessano di essere un assurdo, pur continuando a essere un mistero. Il Cristo risorto ci assicura che è vero, e ce lo attestano innumerevoli persone che hanno camminato e continuano a camminare nella luce della resurrezione, come Teilhard de Chardin e Dietrich Bonhoeffer.

La Fede nella Resurrezione: Radici Ebraico-Cristiane

La fede nella resurrezione dalla morte, grazie al potere di Dio, costituisce un insegnamento centrale e probabilmente specifico della tradizione ebraico-cristiana. La nozione di "resurrezione dei corpi", diversamente dal concetto di "immortalità dell'anima", coinvolge necessariamente la corporeità e la materia, aprendo un fruttuoso dialogo con la scienza.

Distinzioni da Altre Credenze Antiche

A differenza di altre culture antiche, come quella egiziana o persiana, la comprensione ebraica della resurrezione era un risveglio dei corpi sepolti grazie all'intervento poderoso di Dio, non un processo naturale o selettivo. Anche le dottrine orfiche e pitagoriche sulla trasmigrazione delle anime (metempsicosi) differiscono dal credo ebraico-cristiano, poiché la resurrezione mira alla permanente riunificazione di corpo e anima, avviene una sola volta per tutti nell'ultimo giorno e dipende dall'onnipotenza di Dio, non da un processo naturale.

La Resurrezione nella Sacra Scrittura

La dottrina sulla resurrezione dalla morte non è presente nei primi stadi storici dell'Antico Testamento, dove l'immortalità è compresa come la sopravvivenza di languide ombre (Repa'îm) o la perpetua memoria del proprio nome. La dottrina circa la resurrezione individuale del proprio corpo prende spazio nei libri posteriori dell'AT, specie in quelli di genere apocalittico, distinguendo tre stadi di sviluppo:

  1. Fondamenti teologici e letterari: il potere supremo e liberante di Jahvè si estende anche sullo Se'ol. Jahvè è il "Dio dei viventi" e la sorgente della vita. La morte e la corruzione non appartengono al suo progetto originario, e il superamento del peccato è legato al superamento della morte. Il materiale letterario è fornito dal Libro dei Re e da altri libri dell'AT, che descrivono miracoli di resurrezione e "assunzioni" al cielo. Molti testi profetici parlano della caduta e del risollevamento del popolo israelita in termini di morte e resurrezione, come in Is 25,8, Is 26,19 e Ez 37,1-14.
  2. Gli insegnamenti dell'AT su una resurrezione personale dalla morte: la fede in una resurrezione personale è affermata dal Libro di Giobbe (19,25ss) e più apertamente nel Libro di Daniele (12,1-2), che parla di un risveglio alla vita eterna o alla vergogna eterna. Il Secondo libro dei Maccabei (7,1-29) sviluppa questo insegnamento, considerando la resurrezione come ricompensa per l'obbedienza eroica alla legge di Dio fino al martirio.
  3. L'insegnamento del NT circa la resurrezione finale: al tempo del NT, i Sadducei negavano la resurrezione, mentre i Farisei la insegnavano. Gesù insegna che la resurrezione finale avrà luogo grazie al potere di Dio, il "Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe" (Mt 22,32), e che chi risorge possederà uno stato trasfigurato, glorificato, come gli angeli nel cielo. La resurrezione avrà luogo non solo grazie al potere vivificante di Dio in genere, ma in virtù della resurrezione di Gesù Cristo dalla morte, con la forza dello Spirito Santo. Gesù è "la resurrezione e la vita" (Gv 11,25), e la sua resurrezione fornisce la promessa, la garanzia, l'esempio e la primizia della resurrezione universale. San Paolo insiste che la resurrezione finale dipende interamente da quella di Gesù Cristo, collocando questo convincimento al centro della fede cristiana.

La Trasformazione dei Discepoli dopo la Pasqua

Dopo le solenni celebrazioni della Pasqua, il nostro incontro è pervaso dalla gioia spirituale, dalla certezza della Risurrezione di Cristo che ha definitivamente trionfato sul peccato e sulla morte. La Pasqua di Gesù ha provocato una radicale trasformazione nei suoi discepoli.

La sera del giorno della Risurrezione, i discepoli sono chiusi in casa per paura (Gv 20,19). Il timore stringe il cuore e impedisce loro di andare incontro agli altri e alla vita. Ma Gesù entra a porte chiuse, si ferma in mezzo a loro e dona la pace che rassicura: "Pace a voi" (Gv 20,19b). Questo è il saluto pasquale, che supera ogni paura nei discepoli, il dono della salvezza promessa da Gesù durante i suoi discorsi di addio: "Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore" (Gv 14,27).

Dopo questo saluto, Gesù mostra ai discepoli le ferite delle mani e del fianco (Gv 20,20), segni della sua umanità gloriosa che resta "ferita". Questo gesto conferma la nuova realtà della Risurrezione: il Cristo è una persona reale, lo stesso Gesù crocifisso. Nell'incontro con il Risorto, i discepoli colgono il senso salvifico della sua passione e morte, passando dalla tristezza e dalla paura alla gioia piena, derivante dal "vedere il Signore" (Gv 20,20).

Gesù ripete: "Pace a voi" (v. 21), un dono che il Risorto vuole fare ai suoi amici e al tempo stesso una consegna: questa pace, acquistata con il suo sangue, è per loro ma anche per tutti, e i discepoli dovranno portarla in tutto il mondo. "Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi" (ibid.). Gesù risorto è ritornato tra i discepoli per inviarli a seminare la fede, perché il Padre raccolga tutti i suoi figli dalla dispersione. Consapevole del timore ancora presente, Gesù soffia su di loro, rigenerandoli nel suo Spirito (Gv 20,22), un gesto che segna l'inizio di una nuova creazione e di un mondo nuovo. Con l'invio in missione, si inaugura il cammino del popolo della nuova alleanza, che crede in Lui e nella sua opera di salvezza, testimoniando la verità della resurrezione. Questa novità di una vita che non muore va diffusa ovunque, affinché le spine del peccato lascino il posto ai germogli della Grazia e dell'amore di Dio.

L'Esperienza dei Discepoli di Emmaus

L'esperienza dei due discepoli in cammino da Gerusalemme verso Emmaus (Lc 24,13-35) è emblematica. Essi parlano di Gesù con un "volto triste" (v. 17), esprimendo speranze deluse e malinconia. All'improvviso, Gesù si accosta e cammina con loro, ma essi non lo riconoscono. Nonostante avessero sentito voci sulla sua resurrezione, non erano convinti perché "lui non l'hanno visto" (v. 24). Gesù, con pazienza, "cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui" (v. 27), aprendo la loro mente all'intelligenza delle Scritture (Lc 24,45).

Giunti al villaggio, Gesù fa "come se dovesse andare più lontano" (v. 28), ma si ferma quando gli chiedono: "Resta con noi" (v. 29). "Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro" (v. 30), richiamando i gesti dell'Ultima Cena. "Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero" (v. 31), sentendo in modo nuovo quanto avevano già provato: "Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?" (v. 32).

Questo episodio indica due "luoghi" privilegiati per incontrare il Risorto: l'ascolto della Parola e lo spezzare il Pane, intimamente uniti. Dopo l'incontro, i due discepoli "partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme", dove ascoltarono la notizia della resurrezione di Gesù e a loro volta raccontarono la propria esperienza, infiammata d'amore per il Risorto. Rinasce in loro l'entusiasmo della fede, l'amore per la comunità e il bisogno di comunicare la buona notizia.

Gesù che spezza il pane con i discepoli di Emmaus

La Fede nella Resurrezione Oggi

La fede in Cristo veramente risorto è motivo di immensa gioia, che ci trascina nella beatitudine eterna. La resurrezione non è un evento che sfugge totalmente a verifica esperienziale o scientifica, ma è un avvenimento reale che ha lasciato tracce nella storia. Il mistero della resurrezione è il "male oscuro" che la sovrasta, un abisso incolmabile se non fosse per la fede.

Oggi, il Risorto entra nelle nostre case e nei nostri cuori, donando gioia e pace, vita e speranza, doni essenziali per la nostra rinascita umana e spirituale. Solo Lui può ribaltare quelle pietre sepolcrali che l'uomo spesso pone sui propri sentimenti, relazioni e comportamenti, pietre che sanciscono la morte: divisioni, inimicizie, rancori, invidie, diffidenze, indifferenze. Solo Lui, il Vivente, può dare senso all'esistenza e far riprendere il cammino a chi è stanco, triste, sfiduciato e privo di speranza.

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