Il complesso del Monte di Crea, che comprende il santuario e il Sacro Monte con ventitré cappelle e cinque romitori, è uno dei principali centri di pellegrinaggio mariano in Piemonte. Da molti secoli, esso rappresenta il simbolo dell’identità religiosa del Monferrato. Situato in una splendida posizione panoramica nel cuore del Monferrato, su una delle colline più alte della provincia di Alessandria, a pochi chilometri da Serralunga di Crea e a poca distanza da Casale Monferrato, il Santuario di Crea è uno dei luoghi di culto più importanti e suggestivi del Piemonte.
Il Sacro Monte di Crea è inoltre uno dei nove Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia riconosciuti dall’UNESCO come Patrimonio dell'Umanità.

Storia e Origini del Santuario
Il santuario venne edificato al tempo dei marchesi Aleramici nel luogo dove già dai primi secoli dell’era cristiana sorgeva un oratorio in cui era custodita la statua della Madonna di Crea. Questa statua, ancora oggi visibile e venerata dai fedeli nella cappella dietro l’altar maggiore, è al centro di due narrazioni che intrecciano storia e leggenda sulla fondazione della chiesa e del santuario.
Le Leggende Fondative
- La Tradizione Eusebiana: La prima narrazione, suffragata da un documento del IX secolo conservato nell’Archivio Capitolare di Vercelli (prima attestazione scritta del nome e della presenza del luogo), fa risalire le origini del sito al protovescovo di Vercelli, Sant'Eusebio, patrono del Piemonte. Nel IV secolo, nell’ambito della sua azione di diffusione del Cristianesimo, Eusebio avrebbe trasportato qui dall’Oriente una statua della Vergine, deponendola in un sacello sull’alto colle monferrino. La tradizione popolare narra che, nel 350 d.C., Sant’Eusebio sia salito sulla collina per portare la statua lignea della Madonna con il Bambino.
- Il Marchese Arduino: La seconda narrazione mette al centro la figura di Arduino, marchese anscarico di Ivrea, consacrato rex Italiae a Pavia nel 1002. A lui la tradizione storiografica attribuisce l’iniziativa di aver fatto innalzare sul colle al principio dell’XI secolo una cappella, a seguito d’una visione mariana che l’avrebbe esortato a edificare luoghi di culto dedicati alla Vergine (Torino, Crea e Belmonte).
Lo Sviluppo del Complesso Monastico
La chiesa venne successivamente affiancata da un convento, affidato in una prima fase alle cure dei canonici Agostiniani di Vezzolano (Asti). Successivamente, nel 1478, passò all’Ordine mendicante dei Servi di Maria, detti serviti, e infine dal 1483 ai canonici Lateranensi, cui si deve il grande sviluppo religioso, edilizio e artistico del complesso. Questo avvenne sotto la protezione dei signori del Monferrato, i Paleologi, che sin dal primo Trecento investirono risorse per il potenziamento del Monte di Crea come polo devozionale legato alla dinastia.

Le Opere d'Arte: La Cappella di Santa Margherita
All’interno della chiesa, la cui struttura è di origine romanica ma più volte rimaneggiata nel corso dei secoli, si possono ammirare alcune delle più importanti opere di epoca rinascimentale di tutto il Piemonte. In particolare, sono da notare nella Cappella di Santa Margherita due affreschi: la Madonna in trono tra santi e donatori e le Scene del Martirio della Santa. Tra il 1474 e il 1479, il marchese Guglielmo VIII Paleologo commissionò il prezioso ciclo di affreschi che orna le pareti della cappella, considerato una delle più significative pagine della pittura rinascimentale in Piemonte.
Gli affreschi, tradizionalmente attribuiti all’opera del “Maestro di Crea”, che studi recenti hanno identificato in un pittore della cerchia di Martino Spanzotti, forse il padre Pietro o, come sostiene Giovanni Romano, il fratello Francesco Spanzotti, rappresentano sulle vele della volta i quattro Dottori della Chiesa e sulle pareti laterali scene della vita e del martirio di Santa Margherita. La parete centrale è invece occupata da un trittico con la Vergine in trono tra santi e, ai lati, in atteggiamento di preghiera, le figure dei donatori inginocchiati: a sinistra il marchese Guglielmo VIII Paleologo con tre suoi consiglieri e a destra la terza moglie Bernarda di Brosse con le figlie Giovanna e Bianca, nate dai precedenti matrimoni del marchese con Maria di Foix e Elisabetta Sforza.

La Realizzazione del Sacro Monte
Attorno al Santuario venne realizzato a partire dal 1589, su iniziativa del priore lateranense Costantino Massino, il complesso del Sacro Monte. Vincenzo I Gonzaga, duca di Mantova e del Monferrato, che aveva accolto l’idea del priore Costantino Massino, diede il via alla costruzione del Sacro Monte composto da una serie di cappelle con apparati scultorei e pittorici incentrati sul tema delle storie della Vergine.
Il Contesto Storico e gli Obiettivi dei Gonzaga
La dinastia mantovana dei Gonzaga era subentrata ai Paleologi nel 1536 dopo la morte dell’ultimo marchese di questa casata, Gian Giorgio, defunto nel 1533. Con l’obiettivo di legittimare il proprio potere e trasformare il culto mariano legato al territorio monferrino in devozione dinastico-statale (tanto da far raffigurare la Madonna di Crea su monete e medaglioni), Vincenzo I Gonzaga commissionò la realizzazione del Sacro Monte, incentrato sulla rappresentazione pittorica e scultorea della vita della Vergine (“i misteri della Reina de’ Cieli”).
Già nel 1598 erano state edificate le prime 10 cappelle, tra cui la Natività e la Presentazione al Tempio. Qualche anno dopo, il nuovo priore decise di ampliare il percorso devozionale, arrivando a ideare 40 cappelle. La realizzazione dell’apparato scultoreo e pittorico del complesso di Crea venne affidata al fiammingo Jan de Wespin, detto il Tabacchetti, e al piemontese Guglielmo Caccia.
Un Percorso Devozionale Dedicato a Maria
Per il tema trattato, incentrato sulla figura della Madonna, il Sacro Monte di Crea si discosta dai motivi ispiratori dei primi complessi appartenenti a questa tipologia santuariale, come quello di Varallo Sesia. I Sacri Monti furono edificati in Italia verso la fine del XV secolo con lo scopo di offrire un’alternativa ai pellegrinaggi in Terra Santa replicando i luoghi della Passione di Cristo. Nelle sue prime realizzazioni lo schema concettuale del “Sacro Monte”, in seguito interpretato più che altro in un’ottica di contrasto alla propagazione delle idee protestanti dal nord delle Alpi, era infatti inteso come risposta concreta all’urgenza di offrire ai pellegrini, impossibilitati a recarsi in Terra Santa per i pericoli del viaggio, l’occasione di vedere dal vivo i luoghi in cui visse e operò Gesù.
Mentre per esempio il Sacro Monte di Varallo è focalizzato sulla vita di Cristo, quello di Crea è dedicato ai Misteri del Rosario: qui troviamo 23 cappelle, ognuna dedicata a un diverso mistero della vita di Maria e Gesù. La cappella situata nel punto più elevato del monte, dedicata all’Assunzione e Incoronazione di Maria Vergine, ma detta anche “Il Paradiso”, ha pianta circolare, circondata da un loggiato, e sorge sulle vestigia di una fortificazione, che si ritiene identificabile con il luogo definito nelle antiche carte come “Castrum Credonensium”, da cui avrebbe tratto origine il toponimo “Crea”.
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Declino e Rinascita: I Restaurti del Sacro Monte
Nonostante i saccheggi compiuti nel periodo napoleonico, quando il santuario venne devastato e il convento espropriato e venduto all’incanto, e i danneggiamenti del periodo risorgimentale, dovuti alla soppressione del convento nel 1866, la struttura conserva diverse opere d’arte e elementi d’arredo che nei secoli vennero aggiunti per arricchire il complesso.
La chiesa, d’impianto rinascimentale, venne rimaneggiata in epoca barocca, dal 1608 al 1612, con l’aggiunta di una campata e la costruzione dell’elegante facciata, che subì poi ulteriori interventi di modifica nel 1735. Un restauro importante fu realizzato nel 1953 con la posa di nuove colonne e l’inserimento del mosaico raffigurante l’Assunta, opera di Piero dalle Ceste.
Per tutto il Settecento, il Santuario e il Sacro Monte vissero un periodo di prosperità, che però si concluse nel 1801 con la discesa in Italia delle truppe napoleoniche e la relativa soppressione degli ordini religiosi, aggravata dalle incursioni delle truppe rivoluzionarie francesi tra il 1796 e il 1801, che causarono danni significativi alle strutture e alle opere d’arte.
Soltanto nel 1820, un gruppo di frati francescani si stabilì nuovamente nell’area del Santuario e cominciò una lunga opera di ripristino e ricostruzione di alcuni edifici. Nel 1820, infatti, il santuario fu affidato ai Frati Minori Osservanti, che avviarono un’opera di recupero e valorizzazione. Un’importante campagna di restauro iniziò nel 1859, promossa da Monsignor Nazari di Calabiana, allora vescovo di Casale Monferrato, e proseguì fino agli anni Venti del Novecento.
Le raffigurazioni e le rappresentazioni artistiche del Sacro Monte di Crea sono state considerate per lungo tempo solo un’espressione della devozione popolare, piuttosto ingenua e di scarso valore, ma oggi sono riconosciute come patrimonio artistico e culturale.

Il Parco Naturale e le Attrazioni del Monferrato
Il Santuario è incorniciato dal Parco Naturale del Sacro Monte di Crea, un’area protetta di circa 47 ettari, che custodisce una ricca biodiversità. Il parco offre sentieri ideali per escursioni a piedi o semplici passeggiate nella natura, con percorsi adatti sia ai più esperti che a famiglie con bambini. A piedi o in bicicletta, il Santuario è una meta perfetta per gli amanti del turismo slow, con percorsi trekking e ciclabili che lo collegano ai borghi circostanti.
Dopo la visita al Santuario e l’esplorazione del parco naturale, una gita al Sacro Monte di Crea può essere arricchita con le altre mete che il Monferrato offre nelle vicinanze:
- Casale Monferrato: con il suo centro storico ricco di storia, la Cattedrale di Sant’Evasio e il Castello dei Paleologi.
- Moncalvo: nota anche come la città più piccola d’Italia, famosa per il tartufo, il grazioso centro storico e i panorami da favola.
- Cella Monte: uno dei Borghi più Belli d’Italia, celebre per la sua architettura in pietra da cantoni e gli infernot, cantine sotterranee Patrimonio UNESCO.
