I Simboli della Sacra Tradizione Buddhista

Nel contesto buddhista, il "Testo Sacro" si riferisce a una vasta gamma di scritti che rivestono un'importanza spirituale e dottrinale fondamentale. Questi testi sono la pietra angolare della pratica e della filosofia buddhista, contenendo gli insegnamenti dei Buddha e dei saggi che li hanno trasmessi attraverso le generazioni. Sono studiati e analizzati per comprendere la via verso l'illuminazione e la liberazione dalla sofferenza.

In particolare, nel Buddhismo Tibetano, i testi sacri sono considerati veicoli di profonda saggezza e dottrine spirituali. Essi sono venerati come autorevoli e fondamentali per la tradizione religiosa, guidando le credenze e le pratiche dei seguaci. La traduzione e la preservazione di questi scritti sono state cruciali per la diffusione degli insegnamenti buddhisti.

Nel Mahayana, i testi sacri comprendono scritture e insegnamenti che guidano le pratiche buddhiste, studiati e copiati dai monaci. Questi scritti sono visti come detentori di significato spirituale e talvolta sono inscritti nelle ruote di preghiera. Alcune scuole tibetane li considerano privi di errori e fondamentali per gli insegnamenti accettati. Le scritture e i testi trasmettono gli insegnamenti e i principi del Buddhismo, rispettati sia dai monaci che dai laici.

Nel Theravada, i testi sacri sono le scritture che contengono gli insegnamenti del Buddha, che vengono conosciuti completamente. Questi scritti guidano la condotta etica e morale e sono considerati sacri e autorevoli all'interno del contesto spirituale ed etico. Questi scritti vengono anche insegnati agli allievi e memorizzati dai giovani bramini come riflesso del loro apprendimento spirituale.

L'esame degli agenti che hanno trasmesso questi testi sacri attraverso i secoli è fondamentale per la loro comprensione. Essi sono oggetto di studio e analisi nel contesto della storia delle religioni. La raccolta di questi testi, come quella fatta da Xuanzang, è stata essenziale per portarli in nuove terre per i devoti. In sintesi, i testi sacri nel Buddhismo rappresentano una tradizione viva di conoscenza, saggezza e guida spirituale, la cui integrità e trasmissione sono di primaria importanza.

I Simboli Buddhisti nella Vita Quotidiana e nei Viaggi

I simboli buddhisti sono innumerevoli e si ritrovano in molti aspetti della nostra quotidianità, dalla pelle di coloro che decidono di tatuarseli, ai ciondoli in collane e bracciali. Oltre alla bellezza estetica, ogni simbolo racchiude un significato profondo, collegato alla filosofia buddhista. Conoscere la simbologia buddhista, spesso influenzata da quella induista, permette di comprendere meglio il messaggio delle sculture, dei dipinti e di ogni tipo di rappresentazione visiva, soprattutto all'interno dei templi e dei musei, ma anche nei momenti di vita quotidiana. I simboli del Buddismo sono immagini o opere simboliche che rimandano ai più importanti insegnamenti e significati profondi della filosofia buddhista. Nati nell’India antica moltissimi secoli fa, venivano inizialmente usati da Siddharta Gautama per spiegare le regole e i principi del Buddismo. Con il passare degli anni e con la diffusione della meditazione, i simboli sono diventati parte integrante del mondo della spiritualità e dello yoga.

Gli Otto Simboli di Buon Auspicio: Astamangala

Il cuore principale delle simbologie Buddiste è rappresentato dagli otto simboli di fortuna, di buon auspicio, chiamati Astamangala (asta=otto, mangala=di buon auspicio). Questo è un insieme di simboli del Buddhismo indiano, diffusi anche in Tibet e, più raramente, in Asia Orientale. Si tratta di un insieme di oggetti simbolici che erano associati ai regnanti e che nel Buddhismo simboleggiano diverse qualità. Questi simboli venivano utilizzati dal Buddha per accompagnare i suoi insegnamenti, poiché il supporto visivo aiutava i discepoli a comprendere e ad imparare ciò che veniva loro insegnato.

Astamangala - Gli otto simboli di buon auspicio del Buddhismo

La Conchiglia (Sankha)

La Conchiglia, il cui nome originale in sanscrito è Sankha, è il simbolo del suono del Dharma che risveglia gli esseri alla loro natura di Buddha. Usata nell'Induismo come attributo di Vishnu e come strumento musicale, nel Buddhismo simboleggia la melodia pervasiva del Dharma, capace di farsi sentire da ogni essere vivente. Nella simbologia Buddhista, la conchiglia è di solito bianca, a punta e con la spirale che si avvolge in senso orario, verso destra. I primi Buddisti la adottarono come simbolo della sovranità degli insegnamenti del Buddha. La conchiglia testimonia il coraggio nel diffondere la verità del Dharma e chiama le persone al risveglio e al lavoro per il bene comune. Sul corpo del Buddha è raffigurata con tre linee curve sulla gola e rappresenta la sua voce che risuona autorevolmente in tutte le dieci direzioni dello spazio. Negli otto simboli di buon auspicio, la conchiglia bianca è solitamente posizionata verticalmente, spesso con un nastro di seta infilato attraverso la sua estremità inferiore, o adagiata in orizzontale come contenitore per i profumi. A volte è tenuta nella mano sinistra e simboleggia la saggezza delle divinità.

Conchiglia bianca con spirale destrorsa, simbolo buddhista

La Ruota del Dharma (Dharmachakra)

Conosciuta anche come Dharmachakra o Ruota della Legge, il suo movimento rappresenta la trasformazione spirituale rivelata dagli insegnamenti del Buddha. Il primo discorso del Buddha al Parco dei Cervi di Sarnath, dove insegnò per la prima volta le Quattro Nobili Verità e l’Ottuplice Sentiero, è conosciuto come il Primo Giro Della Ruota Del Dharma. I tre componenti della ruota nella simbologia Buddhista - il mozzo, i raggi ed il cerchio - simboleggiano i tre aspetti degli insegnamenti buddhisti. Il mozzo rappresenta la disciplina e l’integrità, i raggi rappresentano la saggezza che fende l’ignoranza, il cerchio, infine, rappresenta la concentrazione meditativa, che facilita il movimento della ruota. A volte la ruota è rappresentata con mille raggi, come i raggi del sole, che rappresentano le mille attività e gli insegnamenti dei Buddha. Altre volte è raffigurata con otto raggi e in questo caso simboleggia l’Ottuplice Nobile Sentiero del Buddha e la diffusione di questi insegnamenti verso le otto direzioni.

Ruota del Dharma con otto raggi

La Coppia di Pesci (Matsyayugma)

I due pesci dorati, chiamati in sanscrito Matsyayugma, sono un simbolo di felicità e libertà. Essi rappresentano la felicità degli esseri salvati dall’oceano dell’esistenza terrena e la libertà perché possono muoversi senza vincoli nell’acqua. Originariamente associati ai due principali fiumi sacri dell’India, il Gange e lo Yamuna, nel Buddhismo i pesci rappresentano la felicità e l’impulsività, poiché hanno completa libertà di movimento nell’acqua. Sono anche visti come l’incarnazione della fertilità, poiché si moltiplicano molto rapidamente, e rappresentano la libertà dagli obblighi della casta o dello status. Il mare nei simboli Buddhisti tibetani è associato al mondo della sofferenza, noto come il ciclo del Samsara. Si ritiene che i pesci d’oro significhino coraggio e contentezza mentre nuotano spontaneamente attraverso gli oceani senza annegare. Sono tradizionalmente disegnati con le sembianze di una carpa, apprezzata in Asia per la sua eleganza e longevità.

Coppia di pesci dorati in stile buddhista

Il Nodo Infinito (Srivatsa)

Il Nodo Infinito, chiamato in sanscrito Srivatsa e in tibetano dpal be’u, è un simbolo di pace e armonia. Composto da linee senza un inizio e senza una fine che si intersecano tra loro, rappresenta le interconnessioni e il ciclo infinito della causa e dell’effetto. Per la sua importanza e la semplicità del disegno, il nodo Infinito viene utilizzato spesso da solo. Rappresenta un legame indissolubile fra il presente ed il futuro, ricordando come quello che facciamo oggi sia la base di quanto otterremo in futuro. Questo simbolo trova le sue origini nell’Astamangala ed è inizialmente descritto come una linea che “gira come una svastica”. Il nodo infinito o eterno è comune anche ad altre tradizioni, come quelle celtiche. Nella simbologia Buddhista il nodo rappresenta la compassione e la saggezza del Buddha ed è inteso anche come simbolo dei dodici legami o della coproduzione condizionata, che sono citati negli insegnamenti del Buddha.

Simbolo del nodo infinito buddhista

Il Fiore di Loto

Il Fiore di Loto è un simbolo di illuminazione e della purezza originaria, per la sua capacità di fiorire in stagni melmosi senza traccia di impurità sui suoi petali. È uno degli elementi di base della simbologia del Buddhismo e lo si ritrova spesso nelle rappresentazioni del Buddha o dei Bodhisattva, i quali spesso sono seduti su un fiore di loto aperto. Il loto è anche un importante simbolo di purezza e rinuncia. Anche Padmasambhava, il maestro tantrico che introdusse il Buddhismo in Tibet e il cui nome significa “nato dal loto”, fu concepito da un loto. Il loto buddhista è rappresentato con quattro, otto, sedici, ventiquattro, trentadue, sessantaquattro, cento o mille petali, numeri correlati ai loti interni o chakra del corpo sottile e alle componenti numeriche del mandala. Il fatto che il loto affondi le sue radici e nasca dal fango e rimanga in superficie splendidamente bello e profumato, indica il progresso dell’anima dal fango originario dell’avidità, attraverso le acque dell’esperienza, fino al luminoso sole dell’illuminazione. Spesso il Buddha è rappresentato seduto su un fiore di loto, specialmente in Tibet.

Fiore di loto aperto, simbolo di purezza buddhista

L'Ombrello o Parasole (Chatra)

L’Ombrello o Parasole, chiamato in sanscrito Chatra, è un simbolo di protezione dalle malvagità, problemi e malattie. Tradizionalmente il parasole è un simbolo di regalità; la semisfera dell’ombrellone rappresenta la saggezza, mentre la seta appesa rappresenta i diversi percorsi verso la compassione. Il parasole bianco che fu presentato al Buddha dalla maestà degli spiriti-serpente simboleggia la sua attitudine a difendere tutti gli esseri dalle delusioni e dalle paure. In Tibet, a seconda del rango, le persone avevano diritto ad un ombrellone diverso, ad esempio i capi religiosi avevano diritto ad un ombrello di seta, mentre i governanti secolari sfoggiavano parasole con piume di pavone ricamate. I personaggi più nobili, come Sua Santità il Dalai Lama, hanno diritto a entrambi, e nelle processioni, ad esempio, lo precedono durante l’itinerario. Assume non solo il significato del potere e della regalità, ma anche della protezione del Dharma su tutte le persone, accompagnandole lungo la via che porta all’annullamento della sofferenza e alla rinascita.

Parasole cerimoniale buddhista

Il Vaso del Tesoro

Il Vaso del Tesoro è un simbolo del generoso tesoro degli insegnamenti del Buddha. Nella simbologia Buddhista è raffigurato come un contenitore, di solito dorato, decorato con fiori di loto e una singola gemma che esaudisce i desideri o un gruppo di tre gemme che ne sigillano l’apertura, a simboleggiare i Tre Gioielli: Buddha, Dharma e Sangha. Il suo significato simbolico nel tempo è stato associato alla conservazione e ai desideri materiali. Nelle leggende e nelle fiabe di tante culture diverse, c’è l’immagine fantastica di un vaso inesauribile. Il vaso rappresenta l’abbondanza spirituale del Buddha. Non importa quanto del suoi tesori di insegnamenti il Buddha abbia elargito, il vaso del tesoro rimane sempre pieno, come l’amore e la saggezza del Buddha, pur essendo stati trasmessi a tutte le persone nel corso dei secoli, non diminuiscono mai. Esteriormente il vaso è realizzato di solito come un tradizionale vaso indiano per l’acqua o kumbha, con base piatta, corpo rotondo, collo stretto e bordo superiore scanalato. Il vaso è uno dei pochi beni che i monaci buddhisti possono possedere.

Vaso del tesoro buddhista dorato

La Bandiera della Vittoria (Dhvaja)

Lo stendardo o Bandiera della Vittoria, chiamata in sanscrito dhvaja, è un attributo di molte divinità, in particolare quelle associate alla ricchezza e al potere. In origine era uno stendardo militare che portava le insegne della propria fazione. Nella simbologia Buddhista, la bandiera è un simbolo della vittoria della consapevolezza e della saggezza sulle negatività: su orgoglio, paura, avidità, ed ogni malessere spirituale. La bandiera della vittoria è anche la rappresentazione della vittoria del Buddha sui quattro Mara, che personificano gli ostacoli sulla via della realizzazione spirituale: il Mara della contaminazione emotiva, il Mara della passione, il Mara dell’orgoglio e della lussuria ed il Mara della paura della morte. Fu solo dopo aver conquistato questi quattro tratti negativi che Buddha poté proclamare la vittoria sull’ignoranza e raggiungere il nirvana. Gli stendardi della vittoria cilindrici in rame battuto sono tradizionalmente posti ai quattro angoli dei monasteri e sulle cupole dei templi. Questi stanno a simboleggiare il Dharma vittorioso del Buddha che si irradia nelle quattro direzioni e anche il suo trionfo sui quattro Mara menzionati sopra.

Bandiera della Vittoria buddhista (Dhvaja)

Altri Simboli Importanti nel Buddhismo Orientale

Oltre agli otto simboli dell’Astamangala, ci sono altri simboli che è possibile ritrovare nei templi e nelle cerimonie Buddiste e che variano a seconda del paese e della tradizione locale. Tra questi, alcuni sono particolarmente diffusi e riconoscibili.

La Svastica

La Svastica è un antico simbolo religioso usato molto spesso nelle religioni orientali come il Buddhismo e l’Induismo. È un simbolo molto più antico e diffuso, con lievi varianti di forma, dalla Mongolia alla Cina, all’America centrale, al bacino mediterraneo. Essa rappresenta il sole che ruota nel cielo, recando un augurio di fertilità e di benessere. La svastica buddista è una croce con le linee principali in asse con il terreno e con le braccia a sinistra (al contrario della svastica nazista inclinata di 45 gradi con le braccia a destra) ed è rappresentata in molteplici forme: alcune con punti, altre con spirali o altri segni. Sebbene la svastica sia un quasi tabù in Occidente, fa parte della cultura orientale da sempre. La parola Svastica deriva da una parola in sanscrito che significa buona fortuna o benessere. In molti casi anche i primi Buddisti, come nell’Induismo, usavano la svastica per segnare l’inizio dei testi sacri, in quanto era considerata un simbolo universale dell’armonia.

Svastica buddhista (braccia a sinistra) a confronto con la svastica nazista (braccia a destra)

L'Enso

L’Enso simboleggia l’illuminazione definitiva, la forza, l’eleganza, l’universo e il vuoto ed è usato soprattutto in Giappone nel Buddhismo Zen. Chiamato anche Il Cerchio dell’Illuminazione, è un cerchio disegnato a mano in un tratto di pennello ed esprime il momento in cui la mente è libera di lasciare che il corpo crei: a volte il cerchio è aperto, a volte è chiuso. Esso simboleggia molte cose: la forza, l’eleganza, l’universo, il nostro vero e più intimo sé, la bellezza nell’imperfezione e l’unità di tutte le cose nella vita. Simboleggia anche il perfetto stato meditativo o illuminazione. L’Enso rappresenta un’espressione visiva del Sutra del Cuore: "la forma è vuoto ed il vuoto è forma", un cerchio in cui tutto è contenuto all’interno, e tutto è escluso dai suoi confini.

Disegno dell'Enso, cerchio buddhista zen

L'Albero della Bodhi

Bodhi è una parola Pali che significa “risvegliare”, e l’Albero della Bodhi è quello sotto il quale il Buddha era seduto quando raggiunse l’illuminazione, per questo motivo è oggetto di particolare venerazione nel Buddhismo. Questo albero della Bodhi è una varietà di fico nota ai botanici come Ficus religiosa e che ha grandi rami espansi e foglie arrotondate con una caratteristica punta appuntita. La tradizione vuole che dopo la sua illuminazione, il Buddha sia rimasto per sette giorni a guardare l’albero della Bodhi in segno di gratitudine per il riparo che gli aveva dato.

Foto dell'Albero della Bodhi, sacro nel Buddhismo

Il Tao

Il Tao è un simbolo conosciuto anche nella filosofia buddhista e rappresenta il concetto del flusso, del movimento perpetuo e dell’eterno. Il Tao indica quindi la forza che scorre nell’Universo ma rappresenta anche l’Universo stesso, nella filosofia taoista tradizionale cinese. Rappresenta lo yin e lo yang, lo scorrere del tempo, la ciclicità ma anche il movimento che oscilla tra i due estremi, indicate dalle sue metà, che indicano due concetti opposti ma complementari tra loro, come il femminile e il maschile o la luce e l’oscurità.

Simbolo del Tao (Yin e Yang)

Il Mantra Om (ॐ)

Om è una sillaba sacra che viene indicata con ॐ e rappresenta uno dei mantra più famosi e potenti della filosofia buddhista, ma non solo, si trova anche nello yoga. Si tratta di un mantra base ed è considerato il mantra di tutti gli altri mantra. È un mantra antichissimo e si dice che sia il suono che ha creato l’intero universo. Proprio per questo motivo il mantra OM viene chiamato anche pranava mantra, ossia mantra primordiale.

Simbolo sanscrito del mantra Om (ॐ)

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