Il Ruolo del Sacerdote: Dalla Funzione Sacra all'Organizzazione Sociale

I sacerdoti, in termini molto generali, costituiscono un gruppo di persone specializzate nel trattare la sfera del sacro. È la destinazione sociale delle cose sacre, infatti, che in ultima analisi qualifica il ruolo e le funzioni dei sacerdoti. Nella creazione del suo universo sacro, una società decide non solo quali dei adorare o quali e quanti oggetti, animali, piante e persone siano da considerare sacri, ma anche chi è chiamato in particolare a entrare in contatto più o meno diretto con questo universo. In tal senso, i sacerdoti sono degli specialisti che esercitano funzioni pubbliche: essi vengono incaricati da una collettività e dalle autorità costituite di svolgere un compito che non tutti i comuni mortali possono legittimamente assolvere. Perciò i sacerdoti godono della stessa proprietà che caratterizza il sacro: la condizione di separazione dalla sfera profana. Proprio perché hanno a che fare con un ambito ritenuto radicalmente differente da quello terreno, dalla vita quotidiana e ordinaria, anch'essi partecipano di questo stato di separazione, sottolineandolo con particolari segni esteriori, come la rasatura del capo praticata dai sacerdoti dell'antico Egitto o la tonsura ecclesiastica nella Chiesa cattolica.

Il vantaggio offerto da questa definizione generale sta nel fatto che essa consente di qualificare i sacerdoti non necessariamente in riferimento alla divinità. Si può, in tal senso, affermare che i sacerdoti si pongono come mediatori fra gli dei e gli esseri umani, preoccupandosi di mantenere buoni i rapporti fra i secondi e i primi. Tuttavia, non sempre le cose stanno così. In molte società è l'autorità politica che si pone come intermediario unico e supremo fra il mondo divino e quello umano, tanto che in alcuni casi essa si riserva di presiedere importanti cerimonie di culto. I sacerdoti agiscono allora su delega di chi ha il potere supremo nell'organizzazione dello Stato: essi sono i funzionari di un apparato religioso e sacro, e non già autonomi creatori di istituzioni e di rituali.

Il Sacerdote nell'Antico Oriente

Un esempio di questa dinamica è offerto dal complesso mondo dell'antico Oriente. Nella Mesopotamia, il principio della stabilità del potere regale derivava dall'idea che il mondo fosse sottomesso a un ordine divino immutabile; il rapporto con la divinità perciò doveva riflettere tale immutabilità. La venerazione degli dei richiedeva continuità e stabilità dei riti. Solo chi occupava il potere in modo continuo nel tempo poteva autorevolmente garantire un armonico patto di alleanza con la divinità. La relazione di fiducia fra l'ordine divino e l'ordine terreno varia a seconda dei miti di fondazione dei diversi popoli. Così, ad esempio, sempre in Mesopotamia, nel regno akkadico è la divinità che conferisce il dono straordinario del potere al re, il quale, a sua volta, è chiamato a darne prova in terra, soprattutto con le vittorie riportate sui nemici. Mettere a morte il re nemico costituiva un rito sacrificale di cui il sovrano vittorioso assumeva direttamente la direzione a testimonianza della protezione divina di cui godeva.

In tutti questi casi, i sacerdoti appaiono, da un lato, come scrupolosi custodi della memoria del mito fondatore della legittimità del potere costituito e, dall'altro, come esecutori di gesti e rituali collettivi volti a celebrare i simboli vitali di quella memoria. In quanto custodi ed esecutori, i sacerdoti nell'antico Oriente esercitavano funzioni sia strettamente religiose - legate al culto e all'organizzazione del tempio sacro - sia amministrative - legate invece alla gestione di una struttura quale quella del tempio: dalla raccolta delle offerte alla manutenzione dello stabile, dalla pulizia degli ambienti alla selezione del personale da adibire a particolari servizi religiosi e così via. Tutte queste funzioni potevano poi essere attribuite a singoli individui o a gruppi di persone con un responsabile a capo. La complessità della gerarchia burocratica che veniva così a crearsi all'interno di un tempio era l'espressione della regolamentazione statale della religione.

Gerarchia sacerdotale in una società antica

Delegazione di Potere dal Re ai Sacerdoti

Il meccanismo della delega dal re ai sacerdoti si ritrova sia nell'antico Egitto che nell'Impero degli Inca. Nel primo caso il faraone è il titolare diretto di un contratto bilaterale con la divinità, fondato sullo scambio di prestazioni sacre da parte del primo (riti sacrificali) contro l'assicurazione da parte degli dei del mantenimento dell'ordine di tutte le cose. Il tempio sacro, luogo privilegiato del culto agli dei, viene concepito come dimora di questa o quella divinità e pertanto come il luogo fisico della stabilità del rapporto fiduciario fra il faraone e i vari dei del pantheon egizio.

Allo stesso modo nell'Impero inca il sovrano, rappresentante terreno della divinità solare, delegava al sommo sacerdote la gestione di un vasto apparato di amministrazione sociale e religiosa di tutte le province dell'Impero. Lo stato di purezza richiesto ai sacerdoti è, dunque, una conseguenza della particolare funzione da essi ricoperta: proprio perché hanno il privilegio di 'toccare' cose ritenute non tangibili da parte delle persone comuni - il sacro è per definizione ciò che non deve essere contaminato dal profano -, la purezza è una sorta di garanzia sociale che la comunità richiede a tutela dell'integrità dei suoi simboli sacri. Ciò appare particolarmente evidente in una religione etnica come l'induismo. Infatti la casta dei brahmani è formata da sacerdoti che si collocano al vertice di un ideale asse della purezza, al cui estremo opposto troviamo i fuoricasta o gli intoccabili, gli impuri per definizione. Ai brahmani spettano due compiti fondamentali: la trasmissione delle sacre scritture e l'organizzazione delle cerimonie principali. In altre parole essi assicurano da un lato la continuità della memoria religiosa, dall'altro la ripetizione rituale dell'esperienza sacra originaria.

Conservare la memoria e rievocare ciclicamente le procedure che regolano le condotte degli individui e dei gruppi sociali costituiscono dunque le funzioni centrali che i sacerdoti adempiono da sempre nelle società a noi note. Si comprende allora perché essi abbiano avuto quasi sempre una notevole rilevanza politica, non solo perché vicini al potere o da esso delegati a compiere funzioni particolari attinenti alla sfera del sacro, ma anche perché garanti di meccanismi di stabilità delle istituzioni sociali di un'organizzazione politica, grande o piccola, complessa o semplice che sia. I sacerdoti sono chiamati, infatti, a controllare che le classificazioni condivise della realtà sociale, con tutte le sue gerarchie economiche e le sue asimmetrie di potere, non vengano messe in discussione. I sacerdoti costituiscono, da questo punto di vista, un'istituzione che contribuisce a formare una comunità consolidata, la quale, per citare Mary Douglas, "blocca la curiosità personale, organizza la memoria pubblica ed impone eroicamente la certezza sull'incertezza".

La maturità dei sacerdoti

I sacerdoti sono perciò chiamati a riprodurre nel tempo sistemi di conoscenza nei quali gli individui possano trovare una risposta convincente ed esaustiva alle loro domande sul senso della vita e della morte. La loro attività diviene così eminentemente sociale. A tal proposito gli studiosi della religione degli antichi Greci hanno messo da tempo in evidenza come il sacrificio rituale servisse, da un lato, a impetrare la benevolenza degli dei e, dall'altro, a ribadire le gerarchie sociali esistenti nella polis. Il fatto che allo hiereus - il sacerdote che officiava i riti sacrificali - venissero assegnate precise parti di carne della vittima (come la pelle degli animali uccisi) e non altre stava a significare che a lui veniva riconosciuta una posizione privilegiata nella stratificazione sociale.

Distinguere il Sacerdote da Altre Figure Sacre

La figura del sacerdote si differenzia da altre figure sacre. Max Weber distingue fra sacerdote e stregone. Il primo viene definito dal sociologo tedesco come un funzionario professionale che, attraverso l'organizzazione del culto, ricopre l'ufficio di mediare fra gli dei e una determinata comunità umana; il secondo è "un libero professionista", il quale, ricorrendo a poteri personali (carisma) di tipo magico, fornisce prestazioni individualizzate e occasionali al fine di piegare potenze sacre a vantaggio degli esseri umani che di volta in volta chiedono di essere guariti o di conoscere il loro futuro, di ottenere l'affetto di una persona o di rivolgere un maleficio contro un avversario. In tal senso, mentre lo stregone deve continuamente dare prova del proprio potere personale, dell'efficacia del suo carisma socialmente riconosciuto, il sacerdote fa parte di un apparato di servizio, per cui, come scrive Weber, "[rispetto] allo stregone il clero è in una posizione di privilegio, essendo in grado di rovesciare la responsabilità dell'insuccesso sul dio stesso, anche se con il prestigio del dio diminuisce anche il proprio, a meno che i sacerdoti trovino modo di spiegare convincentemente come la responsabilità dell'insuccesso non ricada sul dio ma sul comportamento dei suoi devoti".

È bene precisare che lo stregone di cui parla Weber è un tipo astratto in cui rientra tutta una gamma di concrete figure socio-religiose. Nella categoria generale di stregone vanno perciò ricompresi importanti figure del mondo magico-sacrale come lo sciamano e il mago professionista dell'occulto. In molte società lo sciamano assolve ancor oggi una pluralità di funzioni: guarire dalle malattie, divinare, accompagnare l'anima del defunto nell'oltretomba e presiedere alle cerimonie sacrificali. Egli dunque è a diretto contatto con la sfera del sacro e vi accede a seconda delle sue personali capacità, generalmente confermate dalla originaria condizione di estasi o di trance di cui ha avuto esperienza. Il mago professionista dell'occulto è invece depositario di conoscenze particolari che mette a disposizione delle persone al fine di risolvere problemi contingenti; queste conoscenze hanno a che fare con il mondo esoterico delle potenze maligne o benigne che possono influenzare negativamente o positivamente le azioni dell'essere umano. Gli studiosi di scienze sociali sono concordi nel ritenere che nelle società preletterate sia del passato che contemporanee la distinzione fra le tre figure stregone/sciamano, mago e sacerdote non sia così netta: la magia è connessa alla religione e, conseguentemente, lo sciamano può svolgere al tempo stesso le funzioni di guaritore, di divinatore e di sacerdote.

Un caso interessante di sovrapposizione delle tre funzioni in un'unica figura è rappresentato dalla vicenda dei Magi dell'antica Persia. Questi, durante la dinastia sassanide, fra il III e il IV secolo d.C., formavano una vera e propria gerarchia ecclesiastica, un ceto sacerdotale chiamato a conservare e tramandare l'antica religione di Zoroastro. Pur essendo i confini fra stregone, mago e sacerdote fluidi, la figura del sacerdote e quella del profeta secondo Weber sono nettamente distinte. Il profeta, infatti, è al tempo stesso portatore di un carisma personale e contestatore di un ordine religioso stabilito; dunque, egli è per definizione un creatore di un nuovo sistema di credenza religiosa in tensione e in conflitto con i funzionari del sacro per eccellenza, i sacerdoti.

Ebraismo e Islam: Diversi Modelli di Clero

Questa precisazione ci consente di introdurre un ultimo aspetto per cui il sacerdote si distingue da altre figure sociali del mondo sacrale. In molte religioni oltre alle funzioni cultuali il sacerdote svolge anche altri importanti compiti. Tutte queste attività vengono a sovrapporsi in una stessa figura - quella del sacerdote - nelle società che non presentano un grado elevato di differenziazione sociale e religiosa, ossia, per usare la terminologia di Émile Durkheim, nelle società fondate sul principio della solidarietà meccanica, in cui tutto ruota attorno a una autorità monocratica che ha tutto l'interesse a unificare i centri di potere e non a distribuirli verso il basso. Laddove inizia il processo di differenziazione, progressivamente il sacerdote si spoglia di molti dei compiti di cui sopra, che vengono assunti da altre persone o istituzioni.

Nel caso dell'ebraismo, ad esempio, dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 d.C., scompare l'istituzione dei sacerdoti, che anticamente provenivano dalla tribù dei Leviti, e si afferma quella dei rabbini. Questi non sono dei sacerdoti, nel senso che non svolgono alcuna funzione sacramentale: essi sono piuttosto i depositari della conoscenza religiosa, acquisita attraverso lo studio della Torah e del Talmud. I rabbini sono dunque principalmente dei maestri, ma possono assolvere anche le funzioni di giudice e, soprattutto in epoca moderna, essere chiamati in qualità di capo di una comunità a presiedere alle attività liturgiche celebrate nella sinagoga. Da quanto sin qui detto si comprende come il ruolo dei sacerdoti venga definito in vari e diversi modi a seconda: a) del rapporto più o meno stretto fra sfera religiosa e sfera politica; b) del grado di differenziazione sociale esistente in una comunità o in una società.

Ora, il fatto che l'istituzione sacerdotale sia stata e continui a volte ancor oggi a essere funzionalmente legata ai meccanismi di legittimazione dei poteri di un individuo, di un gruppo o di una dinastia dominanti può apparire scontato. Poiché, infatti, la funzione del sacerdote è definita all'interno dell'ordine costituito da parte di chi è interessato a mantenere stabile quell'ordine, è evidente che egli è chiamato a riprodurre il sistema simbolico che consente a un re (al suo casato) o a chi è a capo della comunità di presentarsi come il supremo garante dell'armonia fra cosmo divino e cosmo umano, fra ordine delle cose celesti e ordine delle cose terrene.

Se nella tradizione dell'Islam sunnita non esiste un clero, nel ramo sciita troviamo al contrario un vero e proprio ceto di professionisti del sacro che si è formato per ragioni storiche e teologiche particolari. Gli sciiti, infatti, attribuiscono agli ayat-Allah ('i segni di Dio') il potere di interpretare il senso nascosto della Parola divina contenuta nei testi sacri. In forza di tale riconoscimento queste figure hanno acquisito storicamente una funzione sacra, organizzata in istituzioni legate sin dalla fondazione dello Stato safavide del XVI secolo alle vicende del potere politico. La storia del cristianesimo, del resto, soprattutto nelle due grandi divisioni storiche del cattolicesimo e dell'ortodossia, mostra come lo sviluppo di un apparato sacerdotale si sia intrecciato continuamente con la strutturazione del potere nelle diverse società che si sono succedute dalla caduta dell'Impero romano ai nostri giorni. Il cattolicesimo in particolare ha fortemente segnato la storia dell'Europa rivendicando il principio della superiorità della sfera spirituale su quella temporale, fonte di drammatici conflitti fra l'autorità imperiale e l'autorità ecclesiastica.

tags: #sacerdote #quinto #secolo