Il Ruolo del Sacerdote e del Buon Marito: Diverse Prospettive

Il tema del rapporto tra la figura del sacerdote o di chi detiene il sacerdozio e quella di un buon marito è complesso e si articola attraverso diverse tradizioni e interpretazioni. Questo articolo esplora le molteplici sfaccettature di questi ruoli, offrendo informazioni e consigli su come un uomo possa adempiere i suoi doveri familiari e spirituali, sia che la sua vocazione includa il matrimonio o il celibato.

Il Matrimonio e la Famiglia nel Contesto del Sacerdozio

Nel contesto di un sacerdozio che include uomini sposati, come in alcune confessioni cristiane, l'uomo che lo detiene è chiamato a considerare il matrimonio un sacro privilegio e obbligo. Questo si fonda sulla conoscenza del piano di salvezza, riconoscendo che «non è bene che l’uomo e la donna siano soli». L’uomo non è completo senza la donna, né l'uno né l'altra possono adempiere pienamente la loro creazione senza l’altro (vedi 1 Corinzi 11:11; Mosè 3:18).

Il matrimonio tra l’uomo e la donna è un'istituzione ordinata da Dio (vedi DeA 49:15-17). Soltanto tramite la nuova ed eterna alleanza del matrimonio è possibile godere della pienezza delle benedizioni eterne (vedi DeA 131:1-4; 132:15-19). Essendo questo fra i doveri del sacerdozio, l’uomo, in circostanze normali, non deve indebitamente rimandare il matrimonio.

È importante notare che per coloro che non hanno la possibilità di sposarsi in questa vita, i profeti hanno chiarito: «Non c’è Santo degli Ultimi Giorni che muore dopo aver vissuto fedelmente che perda qualcosa per aver mancato di fare certe cose quando non gliene è stata data la possibilità. In altre parole, se un uomo o una donna non ha la possibilità di sposarsi e vive fedelmente sino alla morte, riceverà tutti i benefici, benedizioni e glorie di cui gode l’uomo o la donna che ha avuto questa possibilità e ne ha approfittato. Questa è una cosa certa e sicura» (The Teachings of Lorenzo Snow, a cura di Clyde J. Williams, Salt Lake City: Bookcraft, 1984, pag. 138).

La Fedeltà Coniugale

L’uomo che detiene il sacerdozio si mantiene perfettamente fedele a sua moglie e non le dà motivo di dubitare della sua lealtà. Il marito deve amare la moglie con tutto il cuore e unirsi ad essa e a nessun’altra (vedi DeA 42:22-26). Il presidente Spencer W. Kimball ha sottolineato che «la parola nessun’altra elimina ogni altra persona e ogni altra cosa. La moglie (o il marito) diventa pertanto la cosa principale nella vita del marito (o della moglie), e né la vita sociale né quella professionale o politica né qualsiasi altro interesse, persona o cosa dovrà mai avere la precedenza sul legittimo coniuge» (Il miracolo del perdono, pag. 250).

Il Signore proibisce e la Sua chiesa condanna ogni e qualsiasi rapporto intimo fuori del matrimonio. È fondamentale essere fedeli ai voti nuziali nei pensieri, nelle parole e nelle azioni. La pornografia, gli amoreggiamenti e le fantasie malsane corrodono il carattere e minano le fondamenta di un matrimonio felice: l’unità e la fiducia nell’ambito di un matrimonio vengono così distrutte.

Il Rispetto per la Maternità e la Paternità

L’uomo che detiene il sacerdozio prova riverenza per la maternità. La Prima Presidenza ha dichiarato: «Maternità è sinonimo di divinità. È il più nobile e santo servizio che possa essere svolto dall’umanità» (James R. Clark, Messages of the First Presidency, 6 vol. Salt Lake City: Bookcraft, 1965-1975, 6:178). Il sacerdozio non può realizzare il suo destino, né i propositi di Dio si adempiono, senza le nostre compagne. Le madri svolgono un compito che il sacerdozio non è in grado di svolgere. È essenziale onorare il ruolo unico e divinamente stabilito di vostra moglie come madre in Israele, e le sue particolari capacità di dare alla luce e nutrire i figli.

Siamo obbligati dal comandamento divino a moltiplicarci e riempire la terra e allevare i nostri figli e nipoti nella luce e nella verità (vedi Mosè 2:28; DeA 93:40). Come affettuoso compagno, il marito condivide il compito di provvedere ai figli e deve aiutare la moglie a dirigere e a tenere la casa, esprimendo spesso riverenza e rispetto per lei.

La Guida e la Provvisione Familiare

L’uomo che detiene il sacerdozio considera la famiglia un’istituzione ordinata da Dio. La guida della famiglia è il vostro compito più importante e più sacro. Come affermò il presidente David O. McKay: «Nessun successo [nella vita] può compensare il fallimento nella casa» (David O. McKay citando J. E. McCulloch: «Home, the Savior of Civilization», Conference Report, aprile 1935, pag. 116), e il presidente Harold B. Lee aggiunse: «Il più importante lavoro del Signore che io e voi potremo mai compiere avverrà entro le pareti della nostra casa» (Harold B. Lee, Stand Ye in Holy Places, Salt Lake City: Deseret Book Co., 1974, pag. 255).

L’efficace guida della famiglia richiede tempo ed energie. L’uomo che detiene il sacerdozio accetta la moglie come collega nella guida della casa e della famiglia e le consente la piena conoscenza e la piena partecipazione a tutte le decisioni che li riguardano. Sebbene per necessità debba esserci un dirigente presiedente nella Chiesa e nella casa (vedi DeA 107:21), per decreto divino, il compito di presiedere alla famiglia è affidato al dirigente del sacerdozio (vedi Mosè 4:22). Il Signore intese che la moglie fosse un aiuto all’uomo, ossia una compagna uguale e necessaria in una società di pari diritti. Presiedere in rettitudine significa condivisione delle responsabilità tra marito e moglie; insieme voi agite con conoscenza e partecipazione in tutte le questioni familiari.

È fondamentale tenersi lontani da ogni comportamento tirannico o indegno nel rapporto tenero e intimo tra marito e moglie. Poiché il matrimonio è ordinato da Dio, il rapporto intimo tra marito e moglie è buono e onorevole al Suo cospetto. Egli ha comandato che essi diventino una sola carne, che si moltiplichino e riempiano la terra (vedi Mosè 2:28; 3:24). Dolcezza e rispetto - mai egoismo - devono essere i principi guida nell’intimità. Ogni coniuge deve mostrarsi premuroso e sensibile verso le necessità e i desideri dell’altro. L’uomo che maltratta o sminuisce sua moglie fisicamente o spiritualmente si rende colpevole di un grave peccato e deve pentirsi sinceramente e profondamente. Le divergenze devono essere risolte con affetto, gentilezza e spirito di riconciliazione reciproca. Il marito deve sempre parlare con sua moglie con affetto e gentilezza, trattandola con il massimo rispetto.

I detentori del sacerdozio non devono in nessun modo maltrattare i propri figli. Il presidente George Albert Smith ha consigliato: «Non dobbiamo perdere la pazienza e maltrattarci l’un l’altro … Nessuno ha mai maltrattato un’altra persona mentre era animato dallo Spirito del Signore. Ciò avviene sempre quando siamo sospinti da un altro spirito» (Conference Report, ottobre 1950, pag. 17). Nessun uomo che sia stato ordinato al sacerdozio di Dio può impunemente maltrattare sua moglie o suo figlio. È essenziale guadagnarsi il rispetto e la fiducia dei figli mediante rapporti affettuosi. Il padre retto protegge i suoi figli dedicando loro il suo tempo e la sua presenza nelle loro attività e doveri sociali, educativi e spirituali. Le tenere espressioni di amore e di affetto verso i figli sono tanto un dovere del padre quanto della madre.

I detentori del sacerdozio hanno il dovere, a meno che la loro condizione ve lo impedisca, di provvedere al mantenimento materiale di vostra moglie e dei vostri figli. Nessun uomo può affidare il fardello di questa responsabilità a un’altra persona, neppure a sua moglie. Il Signore ha comandato che le donne e i bambini abbiano diritto ad essere mantenuti dai rispettivi mariti e padri (vedi DeA 83; 1 Timoteo 5:8). Il presidente Ezra Taft Benson ha dichiarato che quando il marito incoraggia la moglie a lavorare fuori di casa o insiste addirittura perché lo faccia, per godere di maggiori entrate, «non sarà soltanto la famiglia a soffrirne le conseguenze negative, ma anche il progresso spirituale di lei» (La Stella, gennaio 1988, pag. 3). È consigliabile fare tutto il possibile per consentire alla moglie di rimanere a casa a curare i figli, mentre il marito provvede alle necessità della famiglia al meglio delle proprie capacità. L’uomo che abbandona la famiglia e manca di fare fronte al suo dovere di provvedere a coloro a cui ha dato la vita mette a rischio la sua dignità di ricevere una raccomandazione per il tempio e la sua posizione nella Chiesa.

L’uomo che detiene il sacerdozio guida la famiglia nella partecipazione alle attività della Chiesa, in modo che essi imparino a conoscere il Vangelo e si trovino sotto la protezione delle alleanze e delle ordinanze. Per godere delle benedizioni del Signore, è necessario mettere la propria casa in ordine. Insieme a vostra moglie voi stabilite il clima spirituale che regna nella vostra casa. Il primo obbligo è quello di mettere in ordine la propria vita spirituale mediante il regolare studio delle Scritture e la preghiera quotidiana. È importante prendere seriamente il dovere di insegnare il Vangelo ai figli mediante la serata familiare, la preghiera familiare, le riunioni di devozione, lo studio delle Scritture e altri momenti propizi all’insegnamento. Si deve dedicare particolare risalto alla preparazione per la missione e per il matrimonio nel tempio. Come patriarchi delle vostre famiglie, esercitate il vostro sacerdozio celebrando le ordinanze necessarie per la vostra famiglia e impartendo benedizioni a vostra moglie e ai vostri figli.

Famiglia che prega insieme in un ambiente domestico sereno

Il Matrimonio nella Tradizione Cattolica: Ruolo del Sacerdote e degli Sposi

Nella Chiesa Cattolica, una domanda ricorrente riguarda la frase «Vi dichiaro marito e moglie» durante la celebrazione del matrimonio. Molti sposi notano che il sacerdote non pronuncia esplicitamente queste parole, portando a dubbi e perplessità sul rito.

Gli Sposi come Ministri del Sacramento

Secondo il rito cattolico, gli sposi stessi sono i ministri del sacramento del matrimonio. Per questo motivo, il prete non potrà mai dire che LUI li dichiara marito e moglie. Il suo ruolo è quello di testimone qualificato della Chiesa, che si assicura che gli sposi esprimano correttamente il loro consenso. Solitamente, dopo lo scambio degli anelli e la manifestazione del consenso, il sacerdote prosegue con la celebrazione della messa, a volte richiedendo un applauso per gli sposi per smorzare la tensione e riconoscere il momento.

Frasi Riconosciute e Miti Comuni

L'espressione «Vi dichiaro marito e moglie» è spesso associata a film o a riti civili e protestanti di tradizione anglosassone, e non fa parte del rito cattolico né civile in Italia. Invece di una dichiarazione formale da parte del celebrante, si possono sentire frasi come «Alessandro e Veronica sono uniti in matrimonio, non osi l'uomo separare ciò che Dio ha unito» o «tizio e caia sono uniti in matrimonio». L'assenza di una dichiarazione esplicita da parte del sacerdote, come quella cinematografica, non invalida il sacramento, poiché è il consenso degli sposi a rendere il matrimonio effettivo agli occhi della Chiesa.

Immagine di sposi che si scambiano gli anelli in chiesa, con il sacerdote presente come testimone

Dilemmi e Discernimento: Amore Umano e Vocazione al Sacerdozio Celibe

La vita di fede può presentare percorsi complessi, soprattutto quando l'amore umano e la chiamata divina sembrano divergere. Un esempio toccante è la storia di un uomo che, pur innamorato, si è trovato di fronte a un serio discernimento per la vocazione al sacerdozio celibe.

L'Amore come Dono Divino

L'amore forte e reale, come quello provato da Giovanni nella sua storia, può sembrare inconciliabile con una vocazione sacerdotale che richiede il celibato. Tuttavia, la prospettiva teologica suggerisce che Dio non «taglia» i sentimenti umani, ma li esalta. L'innamoramento, in questa visione, può essere una via attraverso la quale il cuore cerca qualcosa di più grande, in ultima analisi Gesù stesso. Un sacerdote, in risposta a un fedele affranto per la propria sofferenza amorosa, ha affermato: «Che Grazia, finalmente diventerai un uomo», intendendo che la sofferenza e la drammaticità rivelano la verità dell'amore e spingono il cuore a gridare: «Vieni Signore Gesù».

L'amore, anche quando non sfocia nel matrimonio, può rimanere un dono e un legame profondo. Se viene richiesta una distanza meramente fisica, è per rimanere uniti in un senso spirituale, "una carne sola" secondo il significato profondo della Genesi. Questo percorso può essere un mistero che chiede un sacrificio, come quello di Abramo, ma promette un "centuplo" in benedizioni.

I preti e l'amore per Dio. Le testimonianze di chi crede nel celibato sacerdotale

Esempi di Santità Coniugale: San Luigi Martin, Marito e Padre Esemplare

La storia di San Luigi Martin (1823-1894), padre di Santa Teresa del Bambino Gesù, offre un esempio luminoso di come si possa vivere la santità nel matrimonio e nella paternità, anche di fronte a grandi prove.

Dalla Vocazione Monastica al Matrimonio

Luigi, di indole contemplativa e riflessiva, sentì precocemente la vocazione alla vita monastica. Dopo aver esplorato questa via senza successo, scelse la professione di orologiaio, che gli permise di condurre una vita dedita alla preghiera, alla famiglia e a opere caritatevoli nella conferenza di San Vincenzo de’ Paoli. Quando conobbe Zelia, era un uomo maturo che apprezzava il suo timor di Dio e la sua avvenenza. Zelia stessa raccontò di aver sentito una voce che le diceva, al momento del loro primo incontro: «Questo è l’uomo che ho preparato per te».

Castità e Apertura alla Vita

Con semplicità e dolcezza, Luigi e Zelia condivisero la scelta di rimanere in perfetta castità nei primi mesi di matrimonio, nella convinzione che questa fosse la volontà di Dio per loro. Tuttavia, quando la loro guida spirituale li consigliò di aprirsi alla vita, entrambi risposero in maniera piena e generosa: in 13 anni circa vennero messi al mondo ben nove bambini, di cui l’ultima è Teresa, la futura santa carmelitana.

Ritratto di San Luigi e Santa Zelia Martin, modelli di santità coniugale

Compagno Attento e Padre Dedicato

Luigi fu non solo uno sposo casto ed innamorato, ma anche un compagno attento e premuroso. Nonostante il suo negozio di orologiaio andasse benissimo, Luigi non esitò a darlo via, per poter aiutare a tempo pieno la moglie, che stava avendo un lusinghiero successo nel commercio dei merletti. Dopo la morte prematura della moglie a soli 45 anni, Luigi decise fin da subito di non risposarsi e di dedicarsi, da solo, all’allevamento ed all’educazione delle figlie; un padre eccezionale, che scelse di fare anche da madre alle sue creature.

Affrontò il difficile compito che lo aspettava da solo con la stessa semplicità e fede con cui Abramo partì per la terra promessa. Luigi si trasferì a Lisieux per ricevere l'aiuto dei parenti della moglie, dedicandosi con tutto il cuore alle figlie, non lesinando attenzioni, tempo e perfino soldi, pur nell’assoluta sobrietà del suo vivere, quando reputava che la spesa fosse a vantaggio della santità delle figlie. La sua "santa presenza in casa" permise di far regnare sempre l’armonia e la concordia. Luigi, pur vivendo con le proprie figlie a tempo pieno, non sviluppò alcun attaccamento morboso, e ognuna lasciò libera di intraprendere la propria strada, senza mai frapporsi.

Anche quando poi l’unica cosa che gli rimaneva, la salute e la sanità mentale, gli venne richiesta, Luigi non disse di no. Si rese docile per l’ultima esperienza di vita, quella che lo portò al ricovero nell’ospedale psichiatrico, dove diede ancora una volta prova delle sue virtù eroiche, rifiutando ogni forma di trattamento privilegiato e trascorrendo tutto il tempo in preghiera e nell’annuncio del Vangelo.

Le Qualità di un Buon Marito: Ispirazione da un Esempio Superiore

Molti sono cresciuti con l’idea che l’obiettivo principale di un marito sia quello di dare alla sua famiglia sicurezza economica. Tuttavia, la vera sicurezza va oltre l'aspetto materiale e include una profonda sicurezza emotiva, essenziale per rendere la casa un «luogo di riposo» per la moglie. Anche se marito e moglie sono allo stesso livello davanti a Dio, la Bibbia indica ruoli diversi all'interno della famiglia, con il marito come capo, chiamato a esercitare l'autorità con amore, imitazione di Cristo.

Imitare Gesù come Marito

L'esempio di Gesù, pur non essendo sposato, offre un modello universale per i mariti, come indicato in Efesini 5:25: «Continuate ad amare le vostre mogli, come anche il Cristo amò la congregazione». Gesù confortava gli altri, alleggeriva i loro carichi e prometteva ristoro a chi si sentiva oppresso e schiacciato da problemi personali (vedi Matteo 11:28, 29). Egli alleviò sofferenze fisiche e diede aiuto spirituale.

Alleggerire i Carichi della Moglie

I mariti possono imitare Gesù cercando modi per alleggerire il carico della moglie. Laddove alcune donne si sentono come «la donna di servizio» del marito, uomini che vivono matrimoni felici, come Kweku, raccontano di chiedere spesso alla moglie cosa alleggerire il suo lavoro. Questo include non solo le faccende domestiche, ma anche il supporto emotivo e pratico nella gestione della famiglia.

Mostrare Premura ed Empatia

Gesù era premuroso e sapeva immedesimarsi. La sua reazione alla donna malata da dodici anni che lo toccò con fede (vedi Marco 5:25-34) dimostra la sua capacità di percepire la disperazione e rispondere con gentilezza e comprensione, senza imbarazzare o rimproverare. Allo stesso modo, i mariti dovrebbero mostrare particolare considerazione e pazienza quando la moglie non si sente bene, cercando di capire i suoi sentimenti e andando oltre le sue reazioni immediate.

Comunicare Aperto e Sincero

Gesù comunicava apertamente con i suoi discepoli, rendendo note loro «tutte le cose che [aveva] udito dal Padre» (Giovanni 15:15). Anche se a volte cercava la solitudine per riflettere e pregare, spesso condivideva i suoi sentimenti più intimi, come quando confessò di avere l'anima «profondamente addolorata» la notte prima della sua morte (vedi Matteo 26:38). I mariti sono esortati a comunicare con la moglie, esprimendo pensieri e sentimenti, evitando il silenzio come mezzo di punizione, che può far sentire la moglie in colpa e disprezzata. L'esempio di Gesù ispira molti a trasformare il loro matrimonio, migliorando la comunicazione e l'amore.

Coppia in un momento di dialogo e ascolto reciproco, simbolo di comunicazione efficace

Gestire le Difficoltà Matrimoniali: Consigli per la Santificazione

All'interno del matrimonio possono sorgere situazioni di attrito e ingiustizia, che richiedono una riflessione profonda sui principi della morale cristiana e sul fine stesso del matrimonio, che è la santificazione degli sposi.

Il Fine della Santificazione

Il fine ultimo del matrimonio, come del resto di qualsiasi altro stato di vita, è la santificazione. Questo implica che anche nelle difficoltà, gli sposi sono chiamati a crescere nella carità e nell'umiltà. Quando un coniuge subisce un'ingiustizia o una mancanza, accettare e offrire questa sofferenza per amore può essere un atto santificatore e meritorio. Questo significa «portare le infermità dei deboli, senza compiacere noi stessi. Ciascuno di noi cerchi di piacere al prossimo nel bene, per edificarlo» (Romani 15:1-2).

Affrontare le Ingiustizie e le Mancanze

Tuttavia, la situazione si complica quando la mancanza di un coniuge non intacca solo il bene dell'altro, ma anche quello di persone a lui care, come i genitori o altri familiari, o perfino il culto per la propria religione. In questi casi, come affermato da San Giovanni Crisostomo e San Tommaso d'Aquino, «essere pazienti con le ingiurie proprie è degno di lode, ma passare sopra alle ingiustizie contro Dio (e S. Tommaso aggiunge anche quelle contro il prossimo) è il colmo dell’empietà». Non si tratta di accettare passivamente un'ingiustizia che danneggia terzi innocenti o viola comandamenti divini (come "onora il padre e la madre" o quelli relativi al culto).

In queste circostanze, è necessario far prevalere il buon senso, le esigenze di giustizia e di carità. Questo può significare affrontare il problema non con ira, che in quanto emozione non è né buona né cattiva, ma con la forza dello Spirito Santo, che permette di alzare la voce per il bene dell'altro, come fece Nostro Signore con gli scribi e i farisei per il loro bene. Il fine è sempre la rettificazione e la riconciliazione, senza venire meno ai propri giusti obblighi verso le persone care o i principi divini.

Coppia che si confronta con rispetto e amore, cercando una soluzione comune

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