La figura di Rosario Spatola, collaboratore di giustizia di Cosa Nostra, è stata a lungo avvolta in un velo di mistero e controversie, culminate nell'annuncio tardivo della sua morte. Nato nel 1949, Spatola ha rappresentato un personaggio sfaccettato nel panorama della lotta alla criminalità organizzata, caratterizzato da rivelazioni clamorose ma anche da dubbi sulla sua effettiva attendibilità.

La Notizia della Morte e il Contesto del Processo Rostagno
La notizia del decesso di Rosario Spatola è stata comunicata l'11 gennaio 2012 dal PM della DDA di Palermo, Francesco Del Bene, durante l'apertura del processo per l'omicidio del giornalista e sociologo Mauro Rostagno, assassinato a Valderice il 26 settembre 1988. Spatola era stato citato come teste d'accusa e avrebbe dovuto deporre in videoconferenza.
Inizialmente, il PM Del Bene non aveva specificato la data né la causa del decesso. Solo nel tardo pomeriggio si accertò che la morte del collaboratore di giustizia, allontanato dal servizio di protezione e in gran parte dimenticato, risaliva in realtà a quasi quattro anni prima, precisamente al 10 agosto 2008. Questa "dimenticanza" o "difetto di comunicazione" da parte della Procura aggiunse un ulteriore colpo di teatro alla già intricata vicenda di Spatola, che non finiva mai di stupire.
Nel processo per l'omicidio Rostagno, gli imputati erano il boss di Trapani Vincenzo Virga, accusato di essere il mandante, e Vito Mazzara, ritenuto componente del gruppo di fuoco.
Una Collaborazione a Fasi Alternanti
La carriera di collaboratore di giustizia di Spatola è stata segnata da alti e bassi, cominciata con il giudice Paolo Borsellino quando dirigeva la Procura di Marsala. Spatola aveva riempito numerosi verbali su diverse vicende.
Le Prime Rivelazioni e i Dubbi sull'Attendibilità
Inizialmente, Spatola era considerato attendibile quando parlava di storie minori e di traffici di droga. Tuttavia, la sua credibilità fu messa in ombra quando allargò l'orizzonte delle sue rivelazioni, occupandosi delle storie più oscure e parlando di un sistema di relazioni tra la mafia, la politica e la massoneria. Fu lo stesso Borsellino il primo a dubitare della sua attendibilità.
Nel primo interrogatorio reso a Paolo Borsellino, Spatola stesso tratteggiò la sua "caratura" ammettendo: "La mia attività principale è la truffa". Aveva spiegato di essersi deciso a collaborare perché temeva di essere ucciso, rivelando: "Ho venduto per 115 milioni ad alcuni mafiosi dei lingotti che erano di piombo dorato".
Il 22 dicembre 1989, Borsellino verbalizzò che Spatola non era mafioso, notando che il padre del "pentito" era maresciallo di polizia e che la mafia non arruola neppure parenti di vigili urbani. Solo dopo oltre un anno, di fronte ad altri giudici, Spatola sosterrà di essere stato affiliato da una cosca attiva in Svizzera, una versione che fu considerata un'altra "balla" raccontata da un pentito "piccolo piccolo".
Accuse Clamorose e Polemiche Giudiziarie
Quando la sua attendibilità fu messa in discussione dai magistrati, Spatola decise di alzare il tiro. Accusò Bruno Contrada di aver avuto rapporti con il boss Rosario Riccobono e vari politici, tra cui l'ex ministro Calogero Mannino, poi assolto dopo 17 anni dall'accusa di mafia. Trovò un momento di notorietà con alcune clamorose interviste televisive.
La sua figura divenne un "caso" quando il PM Francesco Taurisano, con cui il pentito aveva continuato a parlare, denunciò la scomparsa dai suoi cassetti di verbali di Spatola e di un'altra discussa pentita trapanese, Giacoma Filippello. A sua volta, Taurisano fu sanzionato dal CSM con l'ammonimento, seguito da un trasferimento, per non aver trasmesso ad altri magistrati competenti i verbali di Spatola.
Ulteriori "Rivelazioni" e la Perdita di Credibilità
La cronaca ha registrato altre "rivelazioni" di Spatola, come quelle sul "caso Messina" (relazioni tra mafia e magistrati) e sull'uccisione nel 1985 di Graziella Campagna, una ragazza di 17 anni eliminata come teste scomoda, oltre a tante altre storie. Tuttavia, la sua credibilità era ormai quasi del tutto compromessa.

Le Origini Criminali: L'Inchiesta di Giovanni Falcone
Prima di diventare un controverso collaboratore, Rosario Spatola era già stato oggetto di un'indagine cruciale condotta dal giudice Giovanni Falcone, che all'epoca rappresentò una vera e propria rivoluzione investigativa.
Rosario Spatola: Da Ambulante a Costruttore Sotto Inchiesta
Nell'inverno del 1979, Giovanni Falcone, allora giudice della sesta sezione penale dell'ufficio istruzione del Tribunale di Palermo, appena trasferito dalla sezione "Fallimentare", iniziò un'inchiesta destinata a sconvolgere la sua vita. Il costruttore sotto inchiesta era proprio Rosario Spatola, un ex ambulante con una fedina penale quasi immacolata, solo una vecchia contravvenzione per vendita di latte allungato con acqua.
Nonostante la sua apparente rispettabilità e il fatto che a Palermo lo considerassero un benefattore, Spatola era un mafioso. Aveva appena vinto un appalto per 422 appartamenti bandito dall'Istituto Autonomo Case Popolari (IACP), il cui presidente era l'allora influente Vito Ciancimino.
L'Indagine Rivoluzionaria di Falcone: Mafia, Finanza e Connessioni Internazionali
La scrivania di Falcone era coperta di assegni, ordinati per data e per nome. Tra questi, spiccavano undici assegni firmati "Gambino Tommaso" (tre cugini con lo stesso nome) e altri con la firma "Inzerillo". Per non confondersi, il giudice Falcone disponeva gli assegni con cura e cominciava a disegnare sulla sua agenda un albero genealogico.

L'indagine di Falcone finì dentro una grande famiglia siciliana. In un intreccio di matrimoni, i Gambino erano uniti da legami di sangue agli Spatola, agli Inzerillo e ai Di Maggio. Da vicino o da lontano, erano tutti imparentati con John Gambino, il mafioso più potente d'America. Erano quattro ceppi familiari che avevano radici da una parte e dall'altra dell'Atlantico.
Giovanni Falcone scoprì che Rosario Spatola conquistava appalti pubblici con estremi ribassi, aveva un'enorme liquidità e alle aste non aveva mai concorrenti. Il giudice seguì i movimenti di denaro e li incrociò con le "rimesse" che arrivavano da Cherry Hill, nel New Jersey, dove dal 1964 vivevano i suoi cugini americani, emigrati dalla borgata palermitana di Passo di Rigano. Questa fu la prima volta che, a Palermo, qualcuno si addentrava negli istituti di credito.
COSA NOSTRA IL FILM STORIA DI GIOVANNI FALCONE IL GIUDICE ANTIMAFIA
Il Sistema Spatola: Appalti Pubblici e Legami Trasatlantici
Fu anche la prima volta che un inquirente si concentrava non sui singoli delitti ma sulle connessioni fra un delitto e l'altro, fra un mafioso e un altro mafioso. Falcone indagava su un'organizzazione criminale e capì che era una e una sola. Questa fu una rivoluzione investigativa. Ancora non sapeva che l'inchiesta su Rosario Spatola avrebbe stravolto la sua vita per sempre.
"Ma dove vuole andare a parare questo Falcone?", sibilava nell'atrio del Tribunale un famoso penalista, quando il giudice richiese la copia di un versamento di 300 mila dollari alla filiale palermitana della "Cassa di Risparmio per le province siciliane". Soldi dall'America in cambio di eroina dalla Sicilia. Gli Spatola e i suoi parenti erano trafficanti di droga, i più ricchi dell'isola, i più protetti dalla politica e i più favoriti dalle pubbliche amministrazioni.