Rio de Janeiro, Nossa Senhora di Nazareth e Don Orione: Fede, Carità e Missione in Brasile

Il Brasile, con i suoi paesaggi suggestivi, le sue realtà complesse fatte di quartieri sovraffollati, villaggi e favelas, è un paese intriso di mistero e di profonda pace spirituale. In questo vasto territorio, la devozione mariana e l'impegno missionario di figure come San Luigi Orione si sono intrecciati, lasciando un'eredità duratura di fede e carità.

La Devozione Mariana in Brasile: Nossa Senhora Aparecida

Le Origini Miracolose di Nossa Senhora Aparecida

La storia della devozione a Nossa Senhora Aparecida affonda le sue radici nel 1717, quando un gruppo di pescatori gettava le reti nel fiume Paraíba, vicino a San Paolo, su incarico del Governatore della regione, che aveva organizzato un banchetto. Quella notte, nonostante i ripetuti tentativi, non presero alcun pesce.

Non si arresero, e gettando nuovamente le reti, tirarono su una statua decapitata. Gettando ancora le reti nello stesso posto, raccolsero la testa della statua. Si accorsero che si trattava di una statua di argilla nera che rappresentava una figura di donna, e la adagiarono in un angolo della barca. Dopo questo ritrovamento inaspettato, gettarono nuovamente le reti vedendo in esse pesce di ottima qualità. La statua rappresentava una donna ed era il 17 ottobre 1717. Questa statua, tenuta per circa 10 anni dalla moglie di João, Silvana, divenne il primo "trono" della Vergine Aparecida.

A partire da quel momento, nella tradizione brasiliana, la Vergine Aparecida (Apparsa), sotto il nome di Immacolata Concezione, divenne la Santa Madre, patrona delle donne gravide e dei neonati, dei fiumi e del mare, dell’oro, del miele, della bellezza e della seduzione. Molti miracoli si verificarono subito dopo la sua scoperta.

Uno dei miracoli più noti riguarda uno schiavo, che era scappato verso la città di São Paulo, ma fu ritrovato in un bosco e trascinato per la strada con catene pesanti sette chili alle mani e ai piedi. Chiedendo aiuto alla Vergine, le catene si aprirono subito e il capitano lo lasciò andare.

Illustrazione della scoperta miracolosa della statua di Nossa Senhora Aparecida nel fiume Paraíba.

Il Santuario Nazionale e il Culto

Nel 1834, fu iniziata la costruzione di una chiesa più grande, che divenne, più tardi, la “Vecchia Basilica”, quando nel 1955, furono iniziati i lavori della gigantesca “Basilica nuova”. Il santuario è oggi visibile da circa 10 km di distanza. La devozione alla Vergine della Immacolata Concezione “Aparecida” divenne sempre maggiore, e furono ottenute molte grazie.

Nel 1884, per decreto del Vaticano, in occasione della commemorazione del cinquantenario della proclamazione del dogma della Immacolata Concezione, Nossa Senhora Aparecida fu incoronata dall’Arcivescovo di San Paolo, alla presenza del Nunzio Apostolico. Nel 1930, il 16 luglio, fu prestato un ulteriore omaggio a Nostra Signora della Concezione Aparecida, che fu solennemente proclamata Santa Patrona del Brasile, alla presenza di tutte le autorità civili e religiose del paese. La festa nazionale in suo onore fu proclamata. Sino alla decade del 1950, Aparecida continuò ad essere un piccolo centro, nel quale furono introdotti i religiosi Redentoristi, che vi giunsero nel 1893, provenienti da Monaco, in Germania. Questi devoti accettarono l’incombenza di aver cura del santuario di Nostra Signora della Concezione Aparecida, facendone la prima parrocchia redentorista in America Latina.

La Basilica di Nostra Signora di Aparecida è realmente gigantesca, con il suo campanile di 100 metri di altezza e una cupola di 70 metri di diametro. La sua nave a forma di croce greca è lunga 173 metri e larga 168, con una superficie totale di 18 mila metri quadrati e la capacità di poter accogliere sino a 46 mila fedeli. Per le sue proporzioni, Nossa Senhora di Aparecida è la seconda Basilica del mondo, seconda solo alla Basilica di San Pietro a Roma. Il Papa Giovanni Paolo II le diede il titolo di “Basilica minore” nel 1980.

Gmg2013 - Il Santuario di Nostra Signora di Aparecida

Don Orione e la Sua Missione di Carità in Brasile

Il Contesto Socio-Religioso all'Arrivo di Don Orione

Alle soglie del secolo XX, la Chiesa del Brasile affrontava situazioni molto gravi. Dalla fine del XIX secolo al 1930 si registrò una grande povertà e di assoluta indigenza, causate principalmente dall’abolizione della schiavitù che, pur essendo un bene per la dignità dell’uomo nero, gettò quest'ultimo nella più squallida miseria. Alla manodopera nera si preferiva quella dei bianchi immigrati, divenuti numerosissimi dopo la Prima Guerra Mondiale (1915-1918). Anche gli immigrati bianchi, tuttavia, ricevevano quanto bastava loro appena per vivere, gli stipendi erano decurtati e si diffondeva lo sfruttamento della manodopera.

Gli impresari si arricchivano sempre più e cresceva l’espansione dei loro terreni, dando vita a latifondi con monocoltura, per lo più di caffè. La condizione dei neri era ancora più grave: si ritrovarono liberi dalla schiavitù ma non indipendenti; la loro attività lavorativa non era richiesta; venivano cacciati dalle fazendas, e il fazendeiro che riceveva l’indennizzo dallo stato investiva le risorse nella manodopera dei bianchi, lasciando i neri nella più assoluta miseria.

Tra la fine del secolo XIX e l’inizio del XX secolo, ci fu un intenso aumento del fenomeno della concentrazione urbana. L’addensamento delle popolazioni nelle grandi città si verificò in un contesto di carenti e inadeguate strutture. Questo agglomeramento urbano rese ancora più accentuate le differenze sociali già forti. Tra il 1913 e il 1924, São Paulo era la seconda città del Brasile per abitanti, ospitando un terzo della popolazione industriale del Brasile con 138.000 operai nelle sue fabbriche. Tra il 1890 e il 1929, l’immigrazione italiana toccò vette altissime, con oltre 3,5 milioni di persone, di cui due terzi si fermarono a São Paulo, occupati nelle fabbriche, nel commercio e nell’artigianato. Essi formarono delle comunità e diedero un nuovo colore ai quartieri della capitale.

L’edilizia dovette provvedere a sviluppare alti edifici in verticale per creare alloggi per il numero crescente di immigrati. Il numero dei cortiços, specie in periferia, era in aumento: si trattava di casette allineate, separate solo da un’esile parete, con bagno e mastello collettivi. Ben presto, soprattutto a Rio, nacquero le “favelas”, che in parte sostituirono i cortiços. Sorsero così casupole costruite con materiale precario: fango battuto, fango e paglia, assi di legno, fogli di zinco e lamiere varie. Queste abitazioni proliferarono presso le colline della città. La medesima cosa avveniva a São Paulo, dove il quartiere “Bexiga” aveva una popolazione plurietnica e presentava non pochi problemi tra immigrati e neri. Questa regione, popolata da gruppi di schiavi fuggiti o liberi, divenne, all’inizio del XX secolo, rifugio di immigrati che condividevano i bassi costi dei terreni e vi fabbricavano le baracche. Molte furono le iniziative benefiche a favore di questa povera gente, soprattutto per opera di varie congregazioni religiose.

Mappa storica del Brasile con evidenziate le aree di immigrazione e urbanizzazione precoce.

Il Primo Viaggio e l'Inizio delle Opere Orionine (1921-1922)

Don Orione conosceva la difficile realtà del Brasile e l’assunse con una visione e un progetto di speranza. Prima di arrivarvi, egli stesso affermò di conoscere ben poco, scrivendo da Roma a Madre Michel il 3 ottobre 1905: “Non conosco la lingua, non so niente, ma la carità parla una sola lingua e tutte le lingue.” Nella stessa lettera, Don Orione espose il progetto della Chiesa di Roma: “Non mi sembra che si debba abbandonare l’America, ma salvarla! È così minacciata dai protestanti e dalla sete dell’oro; è necessario porre un po’ di sete di Dio e mantenerla unita, anche nel suo clero, a San Pietro.”

L'inizio della missione orionina in Brasile subì rinvii e ritardi, ma finalmente il 17 dicembre 1913 si poté effettuare una prima spedizione. Dal porto di Genova partirono Don Carlo Dondero, il religioso fratello Carlo Germano, e il laico Giulio Orione. Il 29 dicembre, i tre missionari sbarcavano nel porto di Santos, territorio di São Paulo, e poi in treno, il 2 gennaio 1914, arrivarono a Mar de Espanha. L’11 febbraio, vi aprirono la prima casa: un orfanotrofio, con scuola annessa, dedicato all’Immacolata di Lourdes. Verso la metà del 1914, Don Orione inviò anche Don Angelo de Paoli.

Nel 1920, Don Orione inviò Don Casa e Don Ballino per rinforzare le fila dei religiosi che si trovavano in Brasile e organizzare un orfanotrofio. Finirono per assumere una “Casa di Preservazione Minorile” a Rio, dove c’erano già 260 ragazzi e un settore femminile. Giorgio Papàsogli, biografo di Don Orione, commentò che non era cosa da poco per una Congregazione religiosa straniera, appena arrivata in Brasile, assumere un’opera nel cuore della capitale federale, un’istituzione già conosciuta e importante.

Il 19 agosto 1921, finalmente Don Orione stesso arrivò a Rio de Janeiro, imbarcatosi sulla nave “Principe di Udine” insieme a Don Mario Ghiglione e Don Camillo Secco. Fu accolto da Don Angelo De Paoli e dal pronipote Eduino. Fu accompagnato all’Orfanotrofio delle Suore di Madre Michel, dove celebrò la prima Messa in terra brasiliana. Successivamente, ebbe contatti col Nunzio Apostolico, Monsignor Gasparri, e col cardinale Arcoverde, godendo anche dell’appoggio del vescovo ausiliare Monsignor Leme e, in ambito civile, del Dott. Nabuco. Don Orione trovò nell'attività più identica alla sua ispirazione apostolica, affermando che in Brasile non cercava oro «ma i suoi figli più poveri, più bisognosi di Dio».

A Mar de Espanha, svolse per alcuni mesi vita missionaria, conoscendo la gente e mettendosi a disposizione come sacerdote. Rimase impressionato dalla povertà materiale e, ancora di più, dall’abbandono spirituale di quella gente, notando la grande necessità di sacerdoti per quelle regioni. Ne scrisse in una lettera a Don Sparpaglione datata 17 ottobre 1921: “La Chiesa era piena, e hanno cantato, ed io a quei canti piangevo d’amore a Dio e alle anime, e di dolore nel vedere quel popolo senza un sacerdote che battezzasse i loro bambini, che confortasse i loro malati, che benedicesse le tombe dei loro morti! Ho letto il Vangelo, ho fatto i battesimi, ho fatto le pubblicazioni di matrimonio, ho accolto i loro fanciulli e visto i loro malati!” Continuava dicendo: “(…) Fui a São Paulo e quell’Arcivescovo mi pregò di prendermi cura degli Italiani emigrati al Braz, una parte della città tutta formata di Italiani. Saranno gli Italiani di São Paulo almeno 200.000; è la Colonia più numerosa che l’Italia ha fuori della nostra Patria. Al Braz gli Italiani nascono e muoiono senza avere il conforto della nostra Fede. Spero che la Divina Provvidenza ci aiuterà; io ho accettato: non potevo, non dovevo dire di no.”

Foto storica dell'arrivo di Don Orione a Rio de Janeiro o delle prime missioni orionine in Brasile.

La Visione Missionaria di Don Orione

Don Orione percepì che i primi sviluppi della Congregazione avrebbero dovuto avvenire nei grandi centri (Rio, São Paulo, Santos…). A São Paulo conobbe la situazione particolarmente precaria per gli immigrati italiani, confidandosi con Monsignor Silverio di averne visti molti piangere. Mentre la gerarchia ecclesiastica brasiliana era ancora orientata verso un’attività d’”élite”, Don Orione, senza contestare ma integrando la linea pastorale allora attuata, predilesse i discendenti di africani, le famiglie indigene, gli immigrati e altri gruppi etnici, avvicinandoli con amorevolezza paterna. Accettò subito un enorme orfanotrofio per i poveri a Rio de Janeiro, poi la cura di un immenso quartiere di São Paulo, di circa centomila abitanti con numerosi problemi, e poi ancora altre opere a Santos, città portuale, con gravi problemi sociali. In una lettera inviata a Monsignor Silvério Pimenta nel 1922, scrive: “Ecco che i neri del Brasile, già barbaramente violentati e deportati dall’Africa, e vittime ancor oggi di preconcetti anticristiani e anticivili, e di un’ingiustizia sociale che pesa da vari secoli sopra di loro, faranno una nuova crociata. Dio li condurrà, quel Dio onnipotente che è originale nello scegliere i deboli per confondere i forti.”

Il 19 marzo 1922, Don Orione nominò suo rappresentante per l’America Latina, Don Giuseppe Zanocchi. Il 18 giugno 1922, Don Orione si imbarcò sulla nave “Re Vittorio Emanuele II” per fare ritorno in Italia, dopo aver dato un forte impulso alle attività missionarie iniziate alcuni anni prima.

La Continuità del Carisma Orionino: Da Don Orione ai Giovani di Oggi

Il Secondo Viaggio Missionario di Don Orione (1934-1937)

Don Orione ritornò in Brasile durante il suo secondo viaggio missionario in America Latina, negli anni 1934 e 1937. Visitò i suoi Figli della Divina Provvidenza e poté vedere i primi germogli vocazionali in terra brasiliana, riaffermando la sua profonda vicinanza al popolo brasiliano.

L'Incontro Nazionale dei Giovani Orionini (ENAJO)

Come da tradizione, la Famiglia Carismatica Orionina in Brasile si è riunita al Santuario Nazionale di Aparecida, il più grande santuario mariano al mondo, situato ad Aparecida, nello Stato di São Paulo. L’apertura dell’incontro è stata segnata dalla calorosa accoglienza delle diverse carovane provenienti da varie parti del Paese, mettendo in risalto l’unità e la forza del carisma orionino in tutto il Brasile.

Le attività della seconda giornata sono iniziate con un momento di intrattenimento, musica e coreografie, promuovendo gioia e integrazione. È seguita una conferenza sul "carisma orionino" tenuta da Padre Edgar de Jesus Melo fdp, che ha offerto una profonda riflessione sulla missione e la spiritualità lasciate da San Luigi Orione. Sono stati organizzati laboratori di confezione di rosari, gimkane, giochi, musica, balli e l'adorazione del Santissimo Sacramento, un momento forte di preghiera guidato da Padre Benedito Rocha Magalhães fdp, rafforzando i legami di amicizia tra i ragazzi.

Il terzo giorno è stato dedicato a un giro turistico della città di Belém. Durante il tour, i giovani orionini hanno potuto visitare alcune delle principali attrazioni turistiche e storiche della capitale del Pará, come la Stazione Marittima, la Basilica di Nazareth, la Casa delle Undici Finestre, il Forte del Presidio e altri siti di grande importanza culturale e religiosa. La seconda conferenza dell'incontro, intitolata "Giovani orionini: pellegrini della speranza", è stata tenuta da Mons. Júlio Endi Akamine, arcivescovo coadiutore della diocesi di Belém.

L’Incontro Nazionale dei Giovani Orionini (ENAJO) si è concluso con la Santa Messa presieduta dall’arcivescovo metropolita di Aparecida Monsignor Orlando Brandes e concelebrata dai sacerdoti orionini presenti. L’arcivescovo nella sua omelia ha fatto riferimento alla Giornata Missionaria Mondiale, lanciando un forte appello a riflettere sul vero significato del servizio cristiano, sottolineando che Gesù ci insegna che “Chi sa servire sarà nella gloria accanto a Gesù”. Ha ricordato che la Madonna, i papi e tutti i cristiani sono chiamati ad essere servi dei servi, e che il servizio con amore e umiltà è ciò che trasforma il mondo e porta la vera elevazione spirituale. L'arcivescovo ha affermato come oggi la spiritualità di Don Luigi Orione sia molto attuale: “L’amore al Papa, alla Chiesa, ai poveri è il grido di Don Orione, così come l’amore ai giovani, è per lui una missione. L'uomo più caritatevole che ho conosciuto oggi è Don Orione, San Luigi Orione, che amava tanto la Madonna”. ENAJO 2025 è stata una vera pietra miliare di fede, gioia e impegno missionario.

Foto di gruppo dei partecipanti all'Incontro Nazionale dei Giovani Orionini (ENAJO).

Gmg2013 - Il Santuario di Nostra Signora di Aparecida

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