Introduzione al Tempo Quaresimale
Il percorso quaresimale prosegue, invitando alla riflessione profonda sulla nostra fede e sul significato della relazione con Dio. Questa Terza Domenica di Quaresima, Anno B, pone al centro la **Legge santa del Signore**, che il Salmo 18 descrive come "perfetta, rinfranca l'anima". Le letture di oggi ci guidano attraverso il Decalogo, la sapienza della Croce e il gesto profetico di Gesù nel Tempio, offrendo spunti cruciali per il nostro cammino spirituale.Le Letture della Domenica
La Prima Lettura: Il Dono del Decalogo (Es 20,1-17)
In quei giorni, Dio pronunciò tutte queste parole: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d'Egitto, dalla condizione servile:- Non avrai altri dèi di fronte a me.
- Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra la sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.
- Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano.
- Ricòrdati del giorno del sabato per santificarlo. Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia, né il tuo schiavo né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno. Perciò il Signore ha benedetto il giorno del sabato e lo ha consacrato.
- Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà.
- Non ucciderai.
- Non commetterai adulterio.
- Non ruberai.
- Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo.
- Non desidererai la casa del tuo prossimo. Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo».
Dio affida a Mosè sul Sinai le clausole del patto di alleanza, un patto unilaterale frutto della sua iniziativa e della sua infinita bontà. La legge, come la libertà dall'Egitto, è un **dono** fatto a Israele perché custodisca e alimenti la libertà. Il decalogo non è un mero elenco di regole, ma "Parola" che dà vita e illumina il cammino. Le "dieci parole" rivelano la vocazione a cui ogni Israelita è chiamato, indicando ciò che è bene che l'uomo non sia e ciò che è bene che faccia.
All'origine dell'evento dell'esodo non c'è un merito o un accordo con Israele, ma la libera e infinita bontà di Dio. Le due direttrici fondamentali del decalogo sono l'amore a Dio e al prossimo. Attuare la legge significa riconoscere l'identità di Dio come liberatore e rinnovare in sé stessi il prodigio della liberazione, evitando di tornare alla schiavitù del peccato. I precetti negativi sottolineano l'esigenza del rinnegamento di sé come condizione per attuare quelli positivi posti nel cuore del decalogo.

Il Salmo Responsoriale (Sal 18)
Il Salmo 18 proclama la grandezza della Legge del Signore, affermando: «Signore, tu hai parole di vita eterna». La legge del Signore è perfetta, rinfranca l'anima; la testimonianza del Signore è stabile, rende saggio il semplice. I precetti del Signore sono retti, fanno gioire il cuore; il comando del Signore è limpido, illumina gli occhi. È una "Luce", una «lampada» che illumina i passi e guida il cammino, più preziosa dell'oro e più dolce del miele.La Seconda Lettura: Cristo Crocifisso, Potenza e Sapienza di Dio (1 Cor 1,22-25)
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi: Fratelli, mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio. Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.
Nelle comunità cristiane di Corinto, con credenti provenienti dall'ebraismo e dal paganesimo, convivevano Giudei e Greci chiamati a rendere ragione della loro fede. Paolo ricorda che il Vangelo ha fatto presa sul loro cuore non per un linguaggio retorico o segni prodigiosi. Accogliendo il Vangelo, essi hanno scoperto che la Parola della Croce rivelava il grande amore di Dio che si è fatto povero con i poveri, debole con i deboli per risollevarli. Il valore del Vangelo non si misura su conoscenze o competenze, ma sulla capacità di amare, perché solo l'amore di Dio è veramente potente e sapiente.
Le parole di San Paolo continuano a interrogarci riguardo alla nostra cultura del progresso e dell'efficienza. L'attesa di un Dio forte che sta dalla parte dei giusti viene radicalmente annientata da un Dio crocifisso. Questo ci parla di un Dio debole, che si sottomette all'uomo per amore, un Dio non conquistatore ma donatore di libertà.
Il Vangelo: La Purificazione del Tempio (Gv 2,13-25)
Dal vangelo secondo Giovanni: Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.
L'Evento della Purificazione del Tempio: Un Gesto Profetico
Il Contesto e il Gesto di Gesù
Gesù, come ogni buon ebreo, compie il suo pellegrinaggio a Gerusalemme per celebrare la Pasqua. La meta del cammino è il tempio, cuore della Città santa. La prima visita di Gesù a Gerusalemme si apre con una scena sconcertante: nell'area del tempio sostavano mercanti di animali per i sacrifici e cambiamonete per le offerte in denaro, poiché non era possibile introdurre monete con l'immagine dell'Imperatore nel tempio. Gesù trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.
La sua reazione è molto forte: allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe, l'offerta che i poveri potevano permettersi, disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». Questo gesto, descritto dall'evangelista, più che essere una semplice cronaca, è un **segnale del compimento della Scrittura**, riecheggiando la profezia di Zaccaria: «In quel giorno non vi sarà neppure un mercante (o un cananeo, cioè idolatra) nella casa del Signore degli Eserciti» (Zc 14,21). I discepoli interpretano il gesto alla luce del Salmo 69,10: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
La Bibbia - Gesù scaccia i mercanti dal Tempio ( Marco 11:16-17 )
Il Significato Profondo: Oltre il Mercato
Ciò che anima Gesù non è la salvaguardia delle tradizioni o la purezza formale della fede, ma il ristabilimento della relazione di alleanza tra Dio e l'uomo, incrinata dal peccato. Questo gesto è una **condanna radicale della visione di un Dio che può essere comprato o mercanteggiato**, un "do ut des" che snatura il culto in un commercio spirituale. Gesù contesta la pretesa riconciliatrice della religione sacrificale che nasce dalla paura del divino e dal senso di colpa, e si traduce in un patto di scambio.
I venditori e i cambiamonete, pur non commettendo nulla di illegale, contribuivano a una logica che rendeva la fede un affare. Gesù, invece, porta un messaggio di liberazione dalla paura di Dio, rivelandolo come Padre misericordioso, il cui amore è gratuito e non ha prezzo. La casa del Padre è luogo di gratuità e perdono, non di commercio spirituale. Lo zelo di Gesù non è la gelosia umana che distrugge l'altro, ma quella di Dio che si consuma per amore, affinché l'amato si salvi.
Il peccato, infatti, determina in noi un "cambio di destinazione d'uso": creati per la comunione e la fraternità, diventiamo concorrenti e avversari. Siamo chiamati a distruggere l'idolo del nostro egoismo e gli altari dell'ambizione sui quali sacrifichiamo le relazioni fraterne. Chi ama veramente e lavora per il bene comune deve essere disposto a perdere qualcosa di sé, a rinnegare le proprie ambizioni personali. L'amicizia e la carità non sono compromessi, ma un impegno che richiede rinuncia all'utile particolare e la pratica concreta dell'amore.

La Profezia del Nuovo Tempio
Dopo il gesto di Gesù, i Giudei gli domandarono: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Gesù rispose con parole enigmatiche: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Essi pensarono al maestoso edificio costruito in quarantasei anni, trovando impossibile che potesse essere riedificato in tre giorni. Tuttavia, l'evangelista Giovanni chiarisce che Gesù "parlava del tempio del suo corpo".
Il santuario biblico ha esaurito il suo compito. La frase enigmatica si svelerà nella **Resurrezione**, quando il corpo di Cristo diventerà il vero tempio, la nuova dimora di Dio. Questo significa che il culto non sarà più legato a un luogo fisico, ma alla persona di Gesù. Attraverso la sua passione e risurrezione, egli compie la volontà del Padre e dona lo Spirito Santo. Per Giovanni, la fede è un cammino con Gesù, nel quale lo Spirito Santo ci forma a immagine di Lui. Questo itinerario di fede culmina nella Pasqua di Gesù.
Il "terzo giorno" capovolge le situazioni di morte, aprendole alla vita. Questo riconoscimento avverrà dopo la Resurrezione, quando lo Spirito illuminerà i discepoli a comprendere la Scrittura e la parola di Gesù. Da allora, l'unità delle Scritture è via maestra alla fede per la Chiesa delle origini.
La Fede Autentica e la Conoscenza dell'Uomo
Credere nei Segni e la Mancanza di Fiducia di Gesù
Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Tuttavia, l'evangelista annota: «Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull'uomo. Egli infatti conosceva quello che c'è nell’uomo».
Questo ci invita a riflettere sulla natura della fede. Credere solo in base a segni e prodigi, senza un'autentica conversione del cuore, è una fede superficiale. Gesù non si fidava di una fede "da bottegai" che cerca di comprare favori da Dio. Il gesto della purificazione del Tempio è una purificazione della fede stessa, un invito a cacciare i "venditori di fumo" per svelare le intenzioni profonde che spingono l'uomo a cercare Dio. Gesù contesta la visione di voler "comprare" dei favori da Dio, di fare sacrifici con la segreta speranza di essere ascoltato.
La conoscenza profonda di Gesù "quello che c'è nell'uomo" rivela la verità che l'uomo non è sempre veritiero, leale, sincero. Spesso si nasconde per apparire, ingannando se stesso e inquinando il proprio cuore con la doppiezza e l'ipocrisia. Gesù desidera un uomo sapiente, "nuovo" per la grazia, buono, giusto, misericordioso, forte, aperto a Dio e accogliente del prossimo, generoso, disponibile e altruista, dignitoso e responsabile, immagine e somiglianza di Dio.
La Bibbia - Gesù scaccia i mercanti dal Tempio ( Marco 11:16-17 )
La Sapienza della Croce
La Seconda Lettura ci ricorda che **Cristo crocifisso** è scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani, ma è potenza e sapienza di Dio per coloro che sono chiamati. Questo si oppone alla logica umana di successo, efficienza e potere. La mania del successo, la volontà di potenza, i fondamentalismi, l'attesa di un Dio forte vengono annientati da un Dio crocifisso, un Dio che si sottomette all'uomo per amore, donando libertà.
Paolo ha sperimentato la croce come misura dell'amore assoluto di Dio, scoprendo che a volte l'amore, per essere autentico, deve essere crocifisso, donato senza misura. Questo messaggio è un'interpellanza per la nostra cultura, che tende a stroncare ogni debolezza e limitazione, ignorando il potere trasformativo della croce.
Implicazioni per la Vita Cristiana Oggi
Il tempo di Quaresima è un'opportunità preziosa per fare il punto della situazione, per dare un senso unitario alle nostre scelte e per ritrovare il filo della nostra relazione con Dio. La legge di Dio non è un'antipatica ingerenza, ma un libretto di istruzioni per una vita in pienezza, un modo per contenere l'ombra dentro di noi e sanare la paresi del peccato. Le "dieci parole" sono indicazioni di buon senso per scoprire il segreto della felicità, avvertendoci dei pericoli e degli inganni della realtà.
Gesù, con il suo gesto nel tempio, ci invita a liberare i nostri cuori da ogni forma di "commercio" con Dio, da una fede basata sul "do ut des". Il vero tempio di Dio è il corpo di Gesù, e per estensione, il nostro cuore e la comunità dei credenti. Nessuna azione sacra può essere barattata con il denaro; la divinità non è oggetto di compravendita.
La Carità, ci dice Gesù, non la si interpreta ma la si pratica e, praticandola, la si predica. La Pasqua di Gesù imprime al mondo una forza che determina il cambiamento di direzione del cuore: da vivere per sé stessi a vivere per gli altri. Siamo chiamati a rinunciare alle seduzioni dell'egoismo, lasciandoci ispirare dalla sapienza della Croce per realizzare il bene comune e superare la paura della perdita e del distacco dalle cose di questo mondo.
Signore Gesù, modello dell'uomo riconciliato, donami il tuo Spirito perché abbia la forza di rinunciare alle seduzioni dell'egoismo. La sapienza della Croce ispiri le mie scelte indirizzandole alla realizzazione del bene comune. Donami il coraggio di superare la paura della perdita e del distacco dalle cose.