La Ricostruzione dell'Abbazia di Montecassino: Storia e Memoria

La distruzione totale dell’abbazia benedettina di Montecassino nel corso del secondo conflitto mondiale fu considerata a ragione la perdita più dolorosa e irreparabile del patrimonio artistico italiano. La stessa abbazia sarebbe divenuta, in un breve giro di anni, l’emblema della ricostruzione dei monumenti, con tutte le problematiche connesse. La storia di questa ricostruzione è un percorso articolato che si snoda tra le vicende dell’antica abbazia, la sua distruzione e l'ardua opera di rinascita.

Veduta aerea delle rovine dell'Abbazia di Montecassino dopo il bombardamento del 1944

La Distruzione: 15 Febbraio 1944

Il 15 febbraio 1944, l’Abbazia di Montecassino fu rasa quasi completamente al suolo da un bombardamento. Questo evento catastrofico ricorre come una data significativa nella storia. L'azione fu intrapresa nell’erronea convinzione che vi si rifugiassero truppe tedesche. Come ricorda Elena Gigliarelli, dell’Istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali (Itabc) del Cnr, gli Alleati distrussero così un tassello fondamentale di storia, architettura e arte religiosa europea.

Dopo l'attacco, rimase in piedi solo l'angolo sud-ovest dell'edificio; tutto il resto, un complesso armonicamente progettato, abilmente decorato e ricco delle testimonianze di quattordici secoli di storia, fu ridotto a un ammasso di polvere e calcinacci.

Montecassino: Mattatoio Cassino - La Storia Siamo Noi (2006)

Il Dibattito sulla Ricostruzione: "Com'era e Dov'era"

All’indomani del conflitto mondiale, nel dibattito sull’eventuale ricostruzione dei monumenti danneggiati, emersero numerosi problemi nell’applicazione delle teorie e dei principi del restauro. Le proposte avanzate da idealisti o puristi, che sostenevano la necessità di mantenere i ruderi come segno della storia, apparvero subito insostenibili. Questo perché gli edifici distrutti, fino a poco prima vitali, non avevano subito il lento processo di ruderizzazione tipico dei monumenti archeologici, come sottolinea Elena Gigliarelli, responsabile del laboratorio 'Built Heritage’ dell'Itabc-Cnr.

A Montecassino prevalse la volontà di ricostruire l’abbazia "com’era e dov’era". A sostenerla vi furono personalità di spicco del mondo scientifico e accademico del tempo, tra cui Gustavo Giovannoni, Benedetto Croce, Renato Bonelli e Roberto Pane.

L'Avvio della Ricostruzione

Le Prime Iniziative e Figure Chiave

La ricostruzione della cittadina di Cassino iniziò subito dopo la fine della guerra, ma anche a Montecassino la ripresa fu quasi immediata. Il primo atto fu costruire tra le macerie una cappella provvisoria sulla tomba di San Benedetto e Santa Scolastica, per riparare il luogo dove erano sepolti i loro resti e per cominciare a tenere le prime celebrazioni religiose. L’altare molto semplice di questa chiesa temporanea fu consacrato il 19 marzo 1946, ma i monaci ritornarono ufficialmente nell’area sacra solo l’11 luglio 1946.

Il 15 marzo 1945 è stato un nuovo inizio per la comunità monastica di Montecassino, poiché fu posta la prima pietra dell’oratorio di San Giuseppe. Il giorno della posa della nuova pietra di questo edificio, che ancora sorge vicino al monastero, erano presenti l’abate Diamare, il presidente del consiglio Ivanoe Bonomi e i delegati dei governi Americano, Inglese, Francese e Russo.

La necessità di ricostruire il monastero era chiara a tutti, ma bisognava decidere come. Si interessarono della situazione il ministro dei Lavori Pubblici Meucci Ruini e la Pontificia Commissione Centrale di Arte Sacra, guidata dal Mons. Giovanni Costantini. L’Abate Diamare, però, non poté prendere parte alle decisioni perché morì il 6 settembre 1945. A distanza di quindici giorni dalla morte dell’Abate Diamare, i monaci votarono l’Abate Ildefonso Rea, originario di Arpino, un uomo che si spese al massimo per la ricostruzione. Anche Papa Pio XII, il 21 marzo 1947, nella lettera Fulgens radiatur, rivolse un appello a tutti gli uomini buoni e ai più facoltosi perché venga ricostruito il famoso monastero.

Archivio storico dei lavori di ricostruzione a Montecassino con operai e macchinari

Il Progetto e l'Inizio dei Lavori

Già il 16 gennaio 1946, la Commissione Ministeriale decideva di ricostruire l’abbazia seguendo il principio "ubi erat uti erat", ovvero “dov’era e com’era”. I lavori di restauro iniziarono il primo aprile 1949 e durarono dieci anni. Si decise di iniziare i lavori dalla basilica, ad opera dell'ing. arch. Giuseppe Breccia Fratadocchi, coadiuvato dall’ingegnere e monaco Angelo Pantoni.

L’Abate Ildefonso Rea volle riedificare il monumento sulla base del modello architettonico del XVII-XVIII secolo, che ne aveva decretato la grandiosità e la monumentalità, utilizzando il più possibile il materiale marmoreo recuperato dalle macerie. I lavori furono preceduti da un'accurata fase di ricerca e di studio dei disegni di rilievo realizzati in varie epoche: da quelli di Antonio da Sangallo, che lavorò all'abbazia nel 1531, a quelli di Gustavo Giovannoni del 1929. Preziosi, per una ricostruzione fedele, furono anche i disegni del monaco Angelo Pantoni, parte dell’archivio messo in salvo prima del bombardamento. Il libro che narra queste vicende si avvale di numerose fonti documentarie, esplorando per la prima volta l’archivio dello studio del progettista della ricostruzione, l’ing. arch. Giuseppe Breccia Fratadocchi, e consultando il materiale della Pontificia Commissione Centrale per l’Arte Sacra, oggi conservato nell’Archivio Segreto Vaticano.

La Ricognizione e la Risepoltura delle Reliquie

Ad inizio agosto 1950, fu demolita la cappella provvisoria che era stata eretta nel 1945 per proteggere la tomba di San Benedetto, poiché al di sopra di questa struttura era già stata ricostruita la nuova Chiesa. Il 31 luglio 1950 si decise dunque di aprire l’altare per fare una ricognizione sulle reliquie.

Durante questa fase, si constatò che i gradini anteriori dell’altare erano rovinati ed erano molto danneggiati anche i due veltri presenti ai suoi lati (i due veltri sono ora esposti nel Museo di Montecassino); nella parte posteriore dell’altare, verso il coro, nel primo scalino era conficcato un proiettile.

Il 1° agosto i monaci si riunirono nella nuova basilica e, dopo aver pregato, alle 10:50 si cominciò a demolire l’altare. Alle 18:30 i monaci si inginocchiarono tutti, erano davanti all’urna in alabastro che conteneva le spoglie di San Benedetto. Durante queste operazioni, i monaci avevano messo in luce altri cunicoli con le urne di altri santi, cioè le reliquie di San Simplicio e Costantino, ma soprattutto di San Carlomanno.

Nella notte l’urna fu portata all’oratorio di San Giuseppe ed il giorno successivo fu aperta nel Capitolo. Sul lato interno del coperchio si lesse la scritta: «Le sacre ossa e le ceneri dei santissimi Padre Benedetto e (di) Scolastica». All’interno dell’urna in alabastro c’era una cassetta di legno di cipresso, poi ancora una cassetta in piombo, divisa in due parti, una con ceneri ed una con resti ossei.

L'Esame Scientifico delle Reliquie

Il 5 agosto 1950, un gruppo di periti fu chiamato ad esaminare le reliquie. L’urna fu posta nel mezzo del Capitolo, dove era stato preparato un grande tavolo coperto da una stoffa rossa e un rivestimento di carta lucida per appoggiarvi le reliquie. Fu pesata l’urna che pesava 184 kg e poi, una volta aperta, furono poste le reliquie sul tavolo una ad una. Mano a mano che i periti, sotto giuramento, riconoscevano le ossa, uno di loro prendeva nota di ogni singolo pezzo. Molte furono anche messe in relazione con le reliquie tolte qualche tempo prima.

Le reliquie di Santa Scolastica erano invece meno numerose e purtroppo meno conservate. I periti poterono affermare che San Benedetto doveva essere molto alto, probabilmente 1,80 metri, mentre la sorella era più piccola di San Benedetto, probabilmente 1,60 metri. Il giorno successivo le reliquie furono radiografate e composte a formare il corpo. Si poterono riconoscere 61 ossa di San Benedetto e 21 ossa per Santa Scolastica.

Alla fine della ricognizione, ogni cosa fu rimessa a suo posto, la nuova urna fu sigillata e fu posta nuovamente sotto l’altare maggiore.

Foto ravvicinata delle reliquie di San Benedetto e Santa Scolastica durante la ricognizione del 1950

Completamento e Riconoscimento Papale

Il 1° dicembre 1955, le reliquie erano nuovamente poste sotto l’altare e Papa Paolo VI il 24 ottobre 1964 venne nella nuova abbazia a riconsacrare il nuovo altare. In quella stessa occasione, il Papa proclamò San Benedetto Patrono d’Europa.

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