La questione della ricerca di talenti tra i giovani per il servizio di catechista emerge come una sfida cruciale per la Chiesa contemporanea. Sebbene il ministero del catechista sia riconosciuto come insostituibile, la sua attuazione si scontra con una serie di problematiche legate alla partecipazione giovanile, alla qualità dell'esperienza di fede proposta e al contesto culturale odierno.

Il Contesto Attuale della Catechesi e la "Povertà" dell'Esperienza Cristiana
La Mancanza di Contenuti e la Paura dell'Ignoranza della Fede
Nonostante si continui a ripetere scioccamente che è giunto il tempo di abbandonare i contenuti, se si è invece attenti alla realtà, non ci si può non accorgere dell’ignoranza spaventosa sul fatto cristiano in cui vivono i ragazzi. Questa incapacità di sillabare anche l’abc della fede sussiste nonostante i ragazzi partecipino spesso non solo a ben quattro anni di catechesi per l’Iniziazione cristiana in parrocchia, con annesso scoutismo, ACR, oratorio estivo, ecc., ma ancor più abbiano frequentato - fatto che spesso viene trascurato - per ben sedici anni a scuola le ore di Insegnamento della religione Cattolica (IRC), se hanno scelto di avvalersene fino alle superiori.
L'Assenza di Modelli e l'Età dei Catechisti
Ci si deve domandare quanti ragazzi crescano oggi potendo vedere con i loro occhi scorrere nel sangue dei loro catechisti e animatori un’esperienza cristiana viva e comunitaria. La maggior parte dei ragazzi crescono oggi senza avere al loro fianco giovani appena più grandi di loro che condividano un’esperienza cristiana comunitaria: incontrano spesso nel loro cammino di catechesi solo coppie di catechisti, spesso di età molto lontana dalla loro. L’esperienza di vita cristiana che viene loro proposta è molto povera, spesso limitata al tempo scolastico ad esclusione dell’estate: molte comunità non riescono a proporre esperienze come campi estivi o oratori estivi (si chiamino essi GREST, Ores o campo scuola).
Con la fine di maggio cessa in molte parrocchie ogni vita ecclesiale, perché la comunità nemmeno si domanda quali siano gli orari e gli appuntamenti adatti per i ragazzi in giugno e settembre. L’enorme utilizzo di tecniche e di attività, con continue nuove richieste di incontri “metodologici”, maschera il fatto che la proposta di vere esperienze è latitante. Anzi le attività vengono utilizzate a riempire questo vuoto. L’“esperienza” vera, invece, ha i tratti della normalità, della stabilità, della realtà, della ferialità: solo l’incontro con persone credenti è in grado di dare ali alla catechesi. Si pensi all’“esperienza” che avviene quando si incontrano famiglie cariche di figli che si amano, mentre i ragazzi vivono spesso in famiglie segnate da profonde divisioni.
Pochissimi ragazzi vedono oggi adulti che pregano abitualmente, o che mostrano come la loro storia familiare sia intrisa di fede. Hanno pochissimi maestri di fede, genitori o catechisti o preti, che essi vedano pregare abitualmente. Sono queste le “esperienze” che conquistano e attirano, non le “attività”. Dinanzi alla pochezza delle esperienze, è divenuto “abituale” ricorrere ai “laboratori”, che non sono però “vere” esperienze, anche se possono essere utili se inseriti in un contesto nel quale l’esperienza abitualmente proposta non sia artificiale, bensì sia l’immissione in una realtà che educa di per se stessa, come un campo estivo o un pellegrinaggio a piedi o l’ingresso in una comunità religiosa.
Il "Disorientamento" Generale dei Giovani e della Società
L’assenza di una proposta alta di contenuti ed esperienze non riguarda solo la catechesi, bensì è un dato purtroppo caratteristico della nostra epoca. L'immagine evangelica che più si avvicina al contesto attuale è quella dell’essere “come pecore senza pastore” (cfr. Mc 6,34). È come se tutti avvertissero la mancanza di un orientamento, cioè di una luce verso la quale camminare e che al contempo ci venga incontro. La parola “disorientamento” descrive bene la situazione: i giovani e i genitori sono come “disorientati”, senza bussola, senza una luce che conferisca peso, spessore, differenza, senza assi cartesiani dinanzi ai quali situarsi per scegliere.
L’eccessiva preoccupazione per i numeri dei frequentanti e di coloro che restano dopo i sacramenti, per le nostre statistiche, impedisce di accorgersi di ciò che è molto più importante e cioè che le persone senza Dio non vivono bene, stanno male. Papa Francesco sta chiedendo con forza alla Chiesa di vedere la fede con gli occhi di “quelli di fuori!”, con uno sguardo che parta dalle periferie. Dobbiamo riscoprire che solo la fede nel Battesimo permette oggi alle coppie di avere il coraggio di accogliere la vita, perché è difficile garantire un futuro ai bambini, se gli adulti non credono che la vita è nelle mani di Dio e che la provvidenza sosterrà chi genera nuova vita.
Analogamente, la celebrazione della Confermazione non dovrebbe essere considerata la messa dell'addio dei ragazzi, anche perché oggi i ragazzi si allontanano dalle parrocchie prima di riceverla (circa il 40% dei giovani non riceve più la cresima nelle grandi diocesi). Se si guardano veramente con amore i ragazzi a partire dalla “periferia” della loro vita, ci si accorge subito che il vero problema è la loro “orfanezza”. Pochissimi si preoccupano oggi di confermarli nel bene. Nella Confermazione, è Dio che vuole ridire il suo “sì” ai ragazzi già battezzati, perché sappiano che egli li ama come figli e non si è pentito di averli generati: questa “conferma” dona forza ai ragazzi. Chi ama oggi nella verità i ragazzi si accorge che essi sono deboli, senza coraggio, senza forza, perché mai “confermati”. Nessuno conferma loro che valga la pena sognare di sposarsi un giorno, di diventare padri, di battezzare i propri figli, di costruire un’Italia migliore.
Questi esempi mostrano bene perché anche oggi l’uomo abbia bisogno di Dio. Infatti, proprio a motivo del Battesimo e della Confermazione, tanti genitori e tanti ragazzi riscoprono di avere in sé quel desiderio di pensieri grandi, di attese di futuro, quella passione nel voler scoprire che la vita ha un senso e un perché. La realtà è che tutti - la famiglia, la scuola, la società, i media - si accorgono di non saper trasmettere il tesoro ricevuto dal passato ai ragazzi perché fruttifichi nella loro vita in maniera nuova e creativa.
La Ricreazione, un cortometraggio sul disagio giovanile
La Catechesi come "Annuncio Kerygmatico": Riscoprire la Passione
In questo peculiare contesto la catechesi deve essere ancora di più “annuncio”, deve essere ancora di più “kerygmatica”, rispetto ad altre età della storia. L'esempio di Roberto Benigni che ha restituito all’Italia il gusto di parlare di Dante, di amarlo, mostra che non può esistere una domanda del ragazzo su Dante, se prima egli non incontra un maestro che con la passione tocca i cuori. È compito del maestro mostrare la grandezza della letteratura e allora nasceranno le domande dei ragazzi.
I giovani, in un dialogo ideale, esprimono il desiderio di conoscere il mondo, i suoi misteri e le grandi storie umane. "Parlatemi di quanto amate la forza del sole... Ditemi come accade questo miracolo... Ditemi il mistero dell’uomo, ditemi come hanno fatto i Greci a costruire i loro templi... Ditemi come ha fatto Leonardo, come ha fatto Dante, come ha fatto Magellano. Ditemi il segreto di Einstein, di Gaudí e di Mozart." Essi cercano risposte non teoriche, ma ispirate, che li aiutino a "scovare i miei talenti, le mie passioni e i miei sogni", e ciò sarà possibile solo se gli adulti stessi hanno i propri sogni, progetti e passioni. L'assurdo scagliarsi contro il valore della “lezione frontale” è indice della pochezza di contenuti in cui versa la trasmissione della cultura in Italia.
Il Ministero del Catechista: Un Segno di Stima e una Sfida Demografica
Il Motu proprio *Antiquum ministerium* con il quale papa Francesco ha istituito il ministero del catechista è un segno di stima e gratitudine verso quanti, uomini e donne, animati da un grande senso di corresponsabilità ecclesiale, «svolgono una missione insostituibile nella trasmissione e nell’approfondimento della fede». In Italia, sono più di duecentomila i catechisti che dedicano tempo, risorse ed energie per «trasmettere in forma più organica, permanente e legato alle diverse circostanze della vita, l’insegnamento degli apostoli e degli evangelisti» (AM 2).
Si tratta di un numero elevato, costituito per la maggior parte da donne, con un livello culturale e d’istruzione generalmente elevato e di età superiore ai 40 anni. L’età avanzata dei catechisti «suscita non poche preoccupazioni in vista del futuro. Se, infatti, tale tendenza dovesse mantenervi, dovremmo aspettarci che tra qualche anno la differenza di età - e quindi anche la maggiore difficoltà di comunicare - tra catechisti e interlocutori della catechesi arrivi a costituire un problema per le comunità locali e una probabile causa di allontanamento delle giovani generazioni dalle parrocchie e dalla Chiesa in genere».
A ciò, bisogna aggiungere che la catechesi dei giovani è un ambito ancora poco sviluppato nella realtà ecclesiale. Dai dati relativi all’ultima indagine sui catechisti in Italia «emerge che l’attività catechistica principale rimane quella della preparazione ai Sacramenti dell’iniziazione cristiana». La percentuale più alta di destinatari riguarda infatti i fanciulli della scuola primaria (il 41,2%), e i preadolescenti della scuola media (24,1%). Solo il 2,7% dei destinatari, invece, sono giovani fra i 18 e 25 anni.

Valorizzare i Giovani: Presente e Futuro della Catechesi
Per la ricerca di giovani catechisti, è fondamentale guardare i giovani riconoscendo in essi tante potenzialità da valorizzare. «Non possiamo limitarci a dire», ha affermato papa Francesco, «che i giovani sono il futuro del mondo: sono il presente, lo stanno arricchendo con il loro contributo. Un giovane non è più un bambino, si trova in un momento della vita in cui comincia ad assumersi diverse responsabilità, partecipando insieme agli adulti allo sviluppo della famiglia, della società, della Chiesa» (CV 64).
La giovinezza è un tempo marcato da ideali, «da sogni che vanno prendendo corpo, da relazioni che acquistano sempre più consistenza ed equilibrio, da tentativi e sperimentazioni, da scelte che costruiscono gradualmente un progetto di vita» (CV 137). In questa stagione della vita i giovani sono molto sensibili ai valori della solidarietà e alle esperienze di volontariato. Nonostante ciò, queste esperienze corrono il rischio di rimanere eventi superficiali che, se non vengono accompagnati adeguatamente, non riescono a sedimentarsi nel vissuto dei giovani, ad aprire maggiori orizzonti di comprensione su di sé e sul posto da occupare nel mondo, ovvero, sulla propria “vocazione”.
Questo termine, nonostante sia spesso associato alla scelta definitiva di una vita religiosa o sacerdotale, in realtà non è estraneo al background culturale dei giovani di oggi; essi, infatti, sentendosi chiamati a prendere delle decisioni in ambito professionale, sociale, politico e affettivo, sono alla ricerca della direzione da assegnare alla propria vita. Pertanto, compito della comunità ecclesiale è di accompagnare le nuove generazioni nella ricerca della loro vocazione, ovvero del modo di collocarsi nel mondo con l’originalità e la specificità della propria esistenza. Su questo punto, invece, i giovani lamentano l’assenza di adulti “significativi” con cui entrare in dialogo per essere accompagnati lungo i sentieri della vita. E se fossero i catechisti?
Oggi, la decisione di diventare catechisti non intercetta il vissuto giovanile; al servizio della catechesi si approda «non in giovane età, ma dopo un cammino che sa di approfondimento, e fa riferimento alla maturazione alla propria storia di fede». Si diventa catechisti dopo lunghi anni di formazione ecclesiale perché si sente la responsabilità del ruolo, il bisogno di prepararsi adeguatamente per rispondere con fede matura all’impegno dell’annuncio del Vangelo. Ciò è bello e resta senz’altro vero, forse però sarebbe opportuno recuperare l’esperienza formativa «del tirocinio, poco presente nell’ambito ecclesiale».
Proposte Concrete per l'Inserimento dei Giovani nella Catechesi
Il Valore del "Tirocinio" e dell'Apprendimento Esperienziale
Il percorso formativo per aiutare i giovani a maturare la scelta di diventare catechisti può svilupparsi in tre passi, distinti ma non separati: annuncio della vocazione catechistica, iniziazione alle attività di catechesi, e formazione delle competenze necessarie. Gli ambienti ecclesiali sono frequentati da moltissimi giovani che offrono generosamente il loro tempo a servizio della comunità, impegnandosi in attività sportive, culturali, di animazione, di ricerca spirituale, di impegno fattivo nel volontariato, di formazione cristiana. Il rischio, più volte paventato da papa Francesco, è quello dell’autoreferenzialità, di avere dei gruppi di giovani che sono “chiusi”, ripiegati su se stessi, isolati dal resto della comunità.
Sarebbe bene, invece, che i giovani avessero occasione di venire a contatto con le altre realtà presenti nella comunità cristiana, ad esempio nella preparazione di eventi in cui tutti i gruppi possano interagire tra loro, come la preparazione del mese missionario, dell'Avvento, del Natale, della Quaresima e della Pasqua, o le attività estive e le celebrazioni dei santi patroni. Lavorare insieme, giovani e adulti, favorisce la conoscenza reciproca, mette in moto lo scambio di idee, fa crescere la stima reciproca fra persone che si riconoscono come testimoni di una fede concreta e operativa, indirizzata ad un bene comune che va al di là del proprio gruppo.
Tutto ciò diventa la base per fare ai giovani proposte che smuovono dal consolidato tran-tran quotidiano, per “annunci” più impegnativi, per richieste più esigenti, ma anche più arricchenti; da questo punto di vista, la forza dell’annuncio della vocazione catechistica trova terreno fertile nella qualità testimoniale dell’annunciatore. Sulla base della conoscenza reciproca e del credito di fiducia che i giovani accordano, si possono invitare i catechisti a presentare la propria esperienza in qualche incontro di gruppo dei giovani. Non si tratta tanto di fare “annunci” teorici sulla vocazione o sul ministero del catechista, ma di narrare la possibilità che la catechesi offre di fare dono di sé, condividendo la propria fede, la propria amicizia con Gesù. Probabilmente qualche giovane rimarrà affascinato dalla testimonianza del catechista e sarà interessato a prendere in considerazione la proposta della catechesi come dono gratuito di fede.
È questo il momento di invitare il giovane ad affiancarsi ai catechisti per iniziare a vivere con loro un’esperienza concreta di catechesi. Si tratta di dare forma all’idea esperienziale del tirocinio, dove non bisogna sapere tutto prima di muoversi, ma di iniziare a muoversi lasciandosi istruire dall’esperienza. Questo è un apprendimento per contatto, dove i giovani possono affiancarsi ai catechisti non tanto per essere un semplice supporto “tecnico”, quanto, piuttosto, come protagonisti attivi dell’incontro catechistico, ovvero con la possibilità concreta di intervenire, di offrire le proprie riflessioni, di esprimere la propria fede e ascoltare quella degli altri, di far interagire il gruppo, in pratica di donare tutto ciò che si è e che si ha, talenti naturali e di grazia, sensibilità personali e intuizioni spirituali.

Le Competenze Essenziali del Catechista
Il gruppo dei catechisti che svolgono il loro servizio nella comunità è il luogo della formazione nel quale i giovani possono maturare le proprie competenze catechistiche. La formazione di un catechista dipende molto dal modello di catechesi a cui si fa riferimento; si pensa a una catechesi intesa come un’attività dialogica, pedagogicamente progettata, che ha lo scopo di aiutare le persone e la comunità ad appropriarsi della fede e a viverla in tutte le sue dimensioni. Il compito della catechesi è di favorire le condizioni cognitive, relazionali, comunitarie e ambientali che rendono la fede possibile, comprensibile e desiderabile.
L’attività catechistica così definita richiede da parte del catechista l’acquisizione di cinque grandi competenze:
- Teologica: permette al catechista di presentare la fede cristiana in maniera comprensibile e desiderabile. Non richiede grandi abilità intellettuali, tuttavia è necessaria una conoscenza di base sia per poter distinguere gli elementi essenziali da quelli secondari, sia per mettere in relazione le affermazioni della fede con i diversi aspetti della vita cristiana. I giovani catechisti vanno accompagnati nel nutrire l’intelligenza della fede, ovvero la capacità di saper correlare i bisogni, le attese e i desideri delle persone con il messaggio evangelico. I contenuti della fede vanno presentati con organicità, sistematicità, integrità, integralità ed essenzialità.
- Culturale: la conoscenza del contesto nel quale si svolge la catechesi. Il catechista deve conoscere i soggetti della catechesi, l’ambiente sociale in cui vivono, la loro storia, i loro riferimenti culturali, così come gli interrogativi, i desideri, le aspirazioni che attraversano le loro esistenze. Sull’esempio di Gesù che lungo la via di Emmaus si fece prossimo ai due discepoli, il catechista deve partecipare alla vita della città, conoscerne le vicende, avere a cuore tutto ciò che interessa i partecipanti agli incontri di catechesi, inserirsi nelle loro conversazioni, affiancarsi alle loro situazioni esistenziali, prestando attenzione e dando voce a ciò che hanno in cuore.
- Pedagogica: il catechista dovrà assumere diversi ruoli comunicativi. In certi momenti sarà un maestro che spiega dei contenuti, presentando in maniera autorevole un insieme di conoscenze sulla fede e sulla vita cristiana. Il catechista, però, deve, essere anche un buon ascoltatore, capace di far interagire il gruppo.
- Organizzativa
- Spirituale
Esempi di Percorsi Catechetici e Attività per Giovani
Per coinvolgere i giovani, si possono proporre percorsi che valorizzino i loro doni e la loro ricerca di senso:
- Quaresima e Sacramenti: Libretti che, partendo dal vangelo domenicale, propongono un cammino di crescita legato alla riscoperta del sacramento della riconciliazione e dei talenti personali. Ritiri itineranti in preparazione alla Prima Comunione o alla Cresima, incentrati sui doni che ognuno possiede e che possono essere messi a servizio di tutti, anche con la visione di film d'animazione come The Lego Movie o momenti di deserto.
- Scoperta dei Talenti Personali: Attività creative che, partendo da giochi o personaggi come Sherlock Holmes, aiutino i ragazzi a descrivere e mettere in gioco le proprie caratteristiche. Percorsi interattivi sulla Chiesa che partano dai talenti (quali sono e come utilizzarli). Campiscuola o campi estivi (ad esempio sul tema di Inside Out o La fabbrica di cioccolato) che favoriscano un viaggio all’interno di sé per conoscere le emozioni e le isole della personalità, scoprendo come la bellezza nasca dal mix di tutto ciò che si è.
- Coinvolgimento Familiare: Progetti come "Dalla Chiesa alla Casa" per la XXXIII Domenica del tempo ordinario, che invita l'intera famiglia a riunirsi per rileggere la Parola di Dio, meditarla e confrontarsi. Oppure incontri come "Al catechismo con mamma e papà" sul tema "I talenti della famiglia", metafora e attualizzazione della parabola dei talenti, partendo dai cinque organi di senso. Catechesi a domicilio attraverso il cinema.
- Esperienze di Servizio e Comunità: Coinvolgimento dei bambini in attività parrocchiali e di volontariato per passare dalla fede “detta” alla fede “praticata”. Invitare i catechisti di Confermazione a far entrare come attività di preparazione al sacramento qualche collaborazione con i catechisti di Comunione e Confessione. Ciò permette di aprire strade nuove per fare esperienza, mettere a frutto i propri talenti e scoprire la propria vocazione.
Un campo di 5+5 giorni per elementari e medie sul tema dei talenti e della scoperta degli stessi nella famiglia, svoltosi dall'ACR della parrocchia Gesù Divin Maestro di Roma nel 2015, ne è un esempio ben articolato.
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