L'Altare, il Retablo e l'Arte Floreale nella Liturgia Cattolica

Il Significato dell'Altare e del Presbiterio

L'Altare Maggiore: Centro della Liturgia

Nella Chiesa cattolica, l'altare è indiscutibilmente la zona di massima importanza. Esso si trova al centro del presbiterio e attorno ad esso, mentre i testimoni siedono a lato, sulla destra e sulla sinistra. È il luogo dove vengono consacrate le ostie consacrate e dove si compie il sacrificio eucaristico. L'altare maggiore è il fulcro della celebrazione, riservato al clero officiante.

Il Presbiterio e la sua Delimitazione

Il presbiterio, se ne è dotato, si rialza scarsamente dal pavimento della chiesa, anche quando non è dotato di balaustre. La sua decorazione, inclusi gli addobbi floreali, dipende dalle disposizioni del parroco e dalla struttura esistente. È fondamentale sapere dove sia possibile collocare gli addobbi floreali per garantire il rispetto dello spazio liturgico e della sua funzionalità.

Pianta di una chiesa con evidenziato l'altare maggiore e il presbiterio

Il Valore Teologico e Spirituale dell'Arte Floreale nella Liturgia

Fiori: Lode al Creatore e Annuncio di Salvezza

Varcare la soglia di una qualunque chiesa getta le premesse per un incontro inevitabilmente unico; tale esperienza sarà tanto più vera e intensa quanto più i nostri sensi saranno capaci di cogliere e gustare la presenza del Signore risorto. L'offerta di uno o più fiori non deve essere considerata uno spreco inutile, una spesa superflua, o una voce da depennare nelle economie delle nostre chiese e parrocchie. I fiori sono invece una preghiera semplice di lode al Creatore.

La vita e gli insegnamenti del Maestro sono stati e continuano a essere una donazione infinita, gratuita, un esempio di premurosa attenzione verso Dio e verso il prossimo, uno stimolo a cospargere di nardo profumato le realtà più care. Se nel cuore ritroviamo le tracce di Colui che ci ha amati per primo, appare subito chiaro che il dono gratuito si addice al cristiano: tutto ciò che possediamo viene da Dio e quindi con gratitudine immensa indirizziamo a Lui ogni lode e onore. Unico scopo della liturgia è la gloria di Dio e la nostra santificazione, divinizzazione: «Dio si è fatto come noi, per farci come Lui».

Perché l'annuncio sia vero - e anche i fiori sono un annuncio e uno strumento di evangelizzazione - è necessario per chi svolge il ministero dell'arte floreale, come qualsiasi altro ministero nella e per la liturgia, di non cedere all'improvvisazione e all'approssimazione. Occorre profonda preparazione biblica, liturgica, teologica e spirituale. L'arte floreale per la liturgia non intende proporre una vanitosa ostentazione del bello o un consumismo di fiori, è piuttosto ricerca e invito all'incontro con Cristo sempre presente nella sua Chiesa.

13 -- Charles Baudelaire e I Fiori del Male -- Valerio Magrelli

Simbolismo Pasquale e la Nuova Creazione

Nei mosaici delle chiese antiche, post-costantiniane, c’è un evidente fiorire della natura in corrispondenza della presenza del Signore Gesù. Ricorre spesso l’uso dell’erba, del pascolo e dei più vari elementi vegetali, come nell’abside della basilica di San Clemente a Roma, dove girali di acanto si dipartono dall’albero della Croce offrendo riparo agli uccelli del cielo. Il primo fiore che ha aperto i suoi petali è il grembo di Maria; le melodie dei canti popolari dedicate alla Vergine la chiamano infatti giglio. I profeti hanno ripetuto sempre: "Il deserto fiorirà." Un mondo senza i fiori è lo stagno del male, del peccato, è un luogo dove non c’è Dio.

La coincidenza dell’epoca cosmica del rinnovarsi della natura con il tempo della Pasqua del Signore non è casuale. Se il popolo d’Israele è uscito dall’Egitto con il plenilunio di primavera, Dio non lo ha permesso accidentalmente; già disegnava, seppure nell’ombra, il rifiorire della vita. La relazione tra la Pasqua del Signore e la primavera che sboccia è nell’ordine della gratuità assoluta per cui Dio ci ridà la vita senza nostro merito e ci pone perfino nella condizione di dirgli grazie.

Il Signore Gesù ha scelto come linguaggio della propria vittoria il nascondimento, la compostezza assoluta, la familiarità di un “Pace a voi”. Così i germogli che bucano i rami secchi e scuri degli alberi, l’erba nuova, lo spandere profumo e poi l’affacciarsi dei colori, i petali impalpabili: tutto è un’immensa celebrazione, ma con uno stile pacato. Un fiore di pesco che sboccia su un ramo, o una rosa che si apre, o anche una semplice margherita, una violetta, un nontiscordardimé, o i campi gialli di colza, sono silenziosi. I fiori non sono mai sfacciati, non richiamano; ci si ferma e li si ammira. Raccontano: "Ecco la vita," senza gridarlo, senza imporsi, senza proclamarlo con enfasi.

L'Arte Floreale come Servizio e Testimonianza di Fede

La cura per l'offerta floreale non potrà mai essere dissociata dal contesto di fede e dal clima di preghiera e di ascolto in cui il cristiano vive. Ascolto della Parola e celebrazione liturgica sono infatti le principali componenti del terreno sul quale l'arte floreale produce i suoi germogli. Tutto ciò che riguarda le celebrazioni liturgiche non può essere affidato alla casualità e la decorazione floreale non esula da tale criterio; come in un mosaico bisogna scegliere e valorizzare i tasselli migliori, allo stesso modo sarà nostra cura convogliare a perfetta armonia i linguaggi liturgici.

Non resta dunque spazio per tutte quelle remore o resistenze, anche di tipo psicologico, che vorrebbero catalogare i fiori come linguaggio liturgico di serie cadetta: chiunque si appresta a offrire un fiore può farlo nella piena consapevolezza del suo gesto. Ciò non significa andare alla ricerca del migliore fiorista e dei fiori più pregiati, ma ricercare il senso del nostro agire. Si scoprirà allora che la deposizione di un bouquet nello spazio liturgico può essere al tempo stesso compimento di una precedente riflessione e anticipazione di un evento celebrativo.

L'arte floreale al servizio della liturgia non è una sensibilità che si può comprare, una specie di mestiere da imparare, anche se è necessario acquisire una tecnica; è ascolto e accoglienza di una testimonianza di fede, è appello sincero alla verità. Il fiore reciso e donato esprime la verità del gesto di chi intende unirsi a Cristo offerto e sacrificato; la nobile semplicità della composizione e la sua bellezza fanno risuonare la Parola accolta e celebrata. Impareremo cioè a realizzare le nostre composizioni floreali in vista della celebrazione liturgica, consapevoli di quanto avviene al popolo cristiano riunito in preghiera.

Criticità e Criteri per un Addobbo Floreale Consapevole

Fenomeni Attuali e la Necessità di Competenza

A volte, le legittime aspettative dei fedeli rischiano di rimanere deluse quando, appena oltrepassata la soglia di una chiesa, si assiste impotenti a uno scenario incapace di comunicare tutta la bellezza e la profondità del Mistero. L'arredo floreale sta soffrendo a causa di tre fenomeni concomitanti: da una parte l'afflusso spontaneo di fiori in vaso e di piante verdi donate da persone devote, dall'altra la scomparsa dei vecchi altari con le loro ampie mensole sulle quali in precedenza venivano collocati i fiori recisi; infine la sostituzione dei sacrestani con volontari molto disponibili, ma raramente preparati e versati in questo specifico settore.

La situazione attuale di conseguenza è di totale confusione; fiori recisi e fiori in vaso si mescolano a piante verdi, si usano vasi dalle forme più disparate, le collocazioni sono quanto mai bizzarre e illogiche, come ad esempio fiori posti sotto l'altare o sistemati a caso sul pavimento del presbiterio. Di conseguenza i fiori stessi risultano non visibili, il presbiterio si tramuta in un percorso a ostacoli, mentre la Chiesa, a parte il presbiterio, rimane spoglia. È necessario servirsi di persone competenti, ma non è sufficiente. Bisogna che la persona responsabile sappia risolvere tutti i dubbi e gli eventuali problemi, in accordo con il parroco.

Esempio di addobbo floreale disordinato in un presbiterio

Principi Guida per Composizioni Evocative

L’uso dei fiori nella Liturgia dev’essere pensato con una prospettiva biblico-teologica, non di arredo, di abbellimento o di apparato, ma di adesione. Se le norme chiedono che non vengano posti sulla mensa dell’altare è perché non si ricrei il contesto del banchetto, del “buffet di gala”. Non è nemmeno il caso di comporre un “presepio” di primavera in cui all’ambone si dà la forma del sepolcro vuoto spalancato, con accanto una pietra rotolata e un lenzuolo che esce. La composizione floreale dev’essere evocativa, non scenografica.

I fiori vanno liberati, non costretti da forme create da noi, disegni geometrici, abbinamenti con legni, sabbia, sassi, stoffe o candele. C’è bisogno della loro purezza, della loro assoluta eloquenza, sciolta da ogni altro linguaggio. Il rimando all’adesione gentile dei fiori allo stile del Signore, di cui è segno eminente la “luce gentile” del Cero pasquale, vuole aiutarci a cogliere ciò che avviene sacramentalmente sul presbiterio, tra la roccia del sacrificio e il sepolcro spalancato, per intuire il mistero della Croce di Gesù.

Il fiore è immolato, è la bellezza (il “bel pastore” del Vangelo di Giovanni) che si sacrifica. Il ministero del fiore è questo genere di vittoria: esso è bello - reciso. È luce, profumo e colore - reciso. Il fiore è una metafora bellissima del sacrificio del Signore. Le composizioni siano prive di leziosità. È bene evitare gli ammassi, ricercare la purezza, una nobile semplicità, anche solo una rosa accanto a un crocifisso, un mazzo di fiori di campo, trenta margherite bianche nell’acqua. Abbiamo bisogno di ingentilire lo spazio, di dargli la morbidezza, il tratto delle mani di Dio che hanno plasmato questo cosmo, per ricordare al nostro cuore che la Pasqua è nuova creazione.

Raccomandazioni Pratiche e Criteri di Sobrietà

Alcuni criteri pratici suggeriscono di abbandonare l’idea di qualche vaso che arredi, dello sfarzo, del salone barocco, del riciclaggio. Le chiese non sono serre. L’eccesso toglie nobiltà alla forza che hanno anche solo pochi fiori accanto alla nuda pietra dell’altare e dell’ambone. I fiori non sono da usare come i soprammobili a casa, bensì stanno nei pressi dell’altare e circondano l’ambone. L’omaggio di adorazione al tabernacolo o alla Vergine Maria si limiti al tocco, all’‘appena’.

Comporre questi vasi deve attingere al nostro personale grazie a Gesù ed è una sensibilità da creare, nelle parrocchie, con la dignità di un autentico ministero. Non si riduce a un gioco di piante da spostare. Le persone che se ne assumono l’impegno potrebbero avere anche molto da lavorare per assicurare fiori nobili, puliti, eliminando fiocchi, carte, coprivasi e plastiche trasparenti. Funerali, matrimoni e omaggi affettivi fanno sì che si raccolga molto materiale, e la cosa più sbagliata è infilare in tutti gli angolini degli altari laterali piante su piante o composizioni rigidamente legate all’occasione. Decostruendo gli apparati, si colga di fiore in fiore il meglio, per poter porre sui nostri presbiteri questo segno così puro, così eloquente, così immediato.

Bisogna assumere un tratto teologico nell’uso del fiore, dandogli nobiltà e semplicità, con una costanza pasquale. Un criterio è bene che ci accompagni: eliminare tutte le relazioni scontate con i tempi liturgici e i loro colori.

Esempi di Addobbi Floreali per i Tempi Liturgici

Le composizioni floreali devono essere adattate secondo l'occorrenza liturgica e lo spazio a disposizione, come ad esempio la prima fila di panche, addobbi floreali da addossare alle panche o da collocare sopra di esse, o le composizioni a lato dell'ingresso, soprattutto se lo spazio è poco delimitato da elementi che definiscano gli spazi visivi.

  • Pasqua e il Giardino del Risorto: Quando la Quaresima chiede l’assenza dei fiori, nella denudazione di tutto, le chiese si fanno spigolose e fredde, sono pietra e marmo. Al mattino di Pasqua, il profumo dell’incenso che ancora aleggia dalla Veglia e i fiori che sono tornati ammorbidiscono immediatamente la nostra anima. In questa occasione si potrebbe evocare il giardino del Risorto con vasi di piante che donino le loro fioriture lungo le settimane in cui risuona l’eco del grande Alleluia. Esempi specifici includono la composizione floreale per il cero pasquale, l'altare e la croce, a volte accompagnata da descrizioni e diverse foto. Composizioni floreali sono state realizzate anche presso la Parrocchia di S. Maria in Selva di Borgo a Buggiano (Pt) per il giorno di Pasqua.
  • Periodo Quaresimale e Altare della Reposizione: Durante la Quaresima, gli allestimenti possono essere improntati sull’acqua, intesa come acqua di conversione, sulle pietre, presenti in tutti e cinque i Vangeli delle domeniche di Quaresima, e sul colore viola, tipico del periodo. Sono disponibili consigli specifici per l'Altare della reposizione del Giovedì Santo, con foto e spiegazioni.
  • Altare Mariano e Festa del Battesimo del Signore: Un altare mariano può essere ornato a festa in occasione di celebrazioni come l'Annunciazione. In occasione della festa liturgica del Battesimo del Signore, una composizione floreale può essere creata nello spazio liturgico o sotto la croce o vicino all'altare, ricreando l'ambiente del Giordano. Per questo si utilizzano solo semplici elementi della natura oltre all'acqua, per dare un tocco particolare che aiuterà a pregare e a meditare in questa solennità.
  • Icone Floreali e Quarantore: Icone floreali possono essere realizzate in occasioni speciali come le Solenni Quarantore.
Galleria fotografica di addobbi floreali per Pasqua, Quaresima e occasioni speciali

Il Retablo dell'Altare: Un Esempio Storico d'Arte Sacra

L'Ancona della Porziuncola di Prete Ilario da Viterbo

Unico lavoro giunto fino a noi di Prete Ilario da Viterbo (documentato tra il 1375 e il 1418) è la grande ancona della Porziuncola. Fu commissionata al pittore dal guardiano del convento Fra' Francesco da Sangemini nel 1393, in un periodo di guerra e carestia, e pagata grazie ai proventi delle elemosine. L’iscrizione al di sotto della scena principale recita: “ISTAM TABULAM FECIT FIERI FRATER FRANCISCUS DE S(AN)C(T)O GEMINO DE HELEMOSINIS PROCURATIS A. D(OMI)NI MCCCLXXXXIII. INCEPTA DE MENSE AUGUSTI COMPLETA DE MENSE NOVEMBRIS. IN ISTIS PARTIBUS DURANTE GUERRA ET CARISTIA.”

Il retablo esalta il ruolo della stessa Porziuncola come “caput et mater” dell’Ordine minoritico: essa è “particella” di mondo affidata dal Signore a Francesco per servirlo, così come Maria di Nazareth, che con gli Osservanti ne diventa l’emblema, è “particella” eletta e santa di umanità scelta da Dio Padre per permettere al Verbo di farsi carne e di compiere il Disegno di salvezza. Gli Episodi del Perdono così come compaiono nel retablo sembrano derivare primariamente dal racconto della concessione dell’Indulgenza di Michele Bernardi da Spello, fonte del diploma del vescovo Corrado (1335) e del quasi coevo Liber Sacrae Indulgentiae di Fra’ Francesco Bartoli. Michele da Spello, a conferma di questo legame, utilizza in riferimento al Poverello le parole “pia mater nostra, videlicet b.”.

Foto del Retablo della Porziuncola di Prete Ilario da Viterbo

Iconografia e Episodi del Perdono di Assisi

Il retablo di Prete Ilario da Viterbo narra una sequenza di eventi legati alla vita di San Francesco e alla concessione dell'Indulgenza della Porziuncola:

  • La Tentazione di San Francesco

    Questa prima scena mostra San Francesco che, per fuggire alle lusinghe del demonio (raffigurato in alto mentre si sta allontanando), si è gettato nudo tra le spine di un roveto all’esterno della sua cella fatta di stuoie e tiene in mano il flagello per fustigarsi. Gli angeli appaiono a San Francesco vittorioso sulla tentazione.

  • Francesco Accompagnato alla Porziuncola

    Il secondo episodio vede Francesco vestito di una tunica incamminarsi con due creature celesti lungo una strada dritta, coperta da un tappeto dorato ornato di margherite, verso la Chiesetta.

  • Concessione dell'Indulgenza Plenaria

    Questa scena è più grande ed occupa la parte superiore del retablo, quella cuspidata. Francesco, affiancato dai due angeli, è inginocchiato davanti all’altare della Porziuncola ed offre una corona di dodici rose al Redentore e alla Vergine seduti su un trono: all’interno di una mandorla pervasa di luce ed attorniata da una schiera di cinquantadue angeli (ventisei per lato), Cristo e Maria ascoltano Francesco chiedere l’Indulgenza plenaria.

  • Approvazione dell'Indulgenza da Onorio III

    L’episodio vede Francesco andare da Onorio III insieme a Fra’ Masseo presso il palazzo lateranense per avere la conferma dell’Indulgenza ottenuta durante la visione alla Porziuncola.

  • Proclamazione dell'Indulgenza al Popolo

    Quest’ultima scena si svolge davanti alla Porziuncola, visibile sullo sfondo a destra. Francesco si affaccia da un pulpito coperto da stoffa dorata e posto al di sotto di un baldacchino purpureo: il Santo tiene in mano il cartiglio che, annunciando al popolo l’Indulgenza, recita “(Hae)c est portae vitae aeternae”.

Dettaglio del retablo con la scena di San Francesco che chiede l'Indulgenza

Dettagli Artistici e Conservazione

Nella cornice esterna del retablo dodici Santi intercessori sono raffigurati entro le edicole gotiche tricuspidate all’interno dei campi rettangolari, e si intervallano con cherubini e serafini nei campi quadrati. Fino al 1916 una lastra d’argento sbalzata ricopriva per intero il retablo, lasciando vedere i volti dell’Angelo e della Vergine attraverso due aperture ovali: in questo modo la tavola era protetta dai fumi delle candele e dalle monete che per devozione i pellegrini gettavano.

Riferimenti Bibliografici

  • Fratini, C. 2002. La pala di Ilario da Viterbo alla Porziuncola. In S. Brufani & E. Menestò (eds) Assisi anno 1300, Assisi, Santa Maria degli Angeli: Porziuncola.
  • Sensi, M. 2002. Il pellegrinaggio al Perdono di Assisi e la tavola di prete Ilario da Viterbo. In S. Brufani & Menestò Enrico (eds) Assisi anno 1300, Santa Maria degli Angeli, Assisi: Porziuncola.
  • Sensi, M. 2002. Il perdono di Assisi.
  • Moretti, S. 2004. Ilario da Viterbo, detto Prete Ilario. In Dizionario Biografico degli Italiani.

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