Il processo di ritorno alla vita dopo la morte è un concetto centrale in molte culture e religioni, spesso indicato con il termine resurrezione o risurrezione. Sebbene il dubbio sulla corretta grafia possa sorgere, specialmente in concomitanza con festività come la Pasqua, è importante sapere che entrambe le forme sono pienamente accettate dalla lingua italiana e possiedono lo stesso significato.
Significato e Usi del Termine
Definizione e Origine
Il termine risurrezióne (o resurrezióne) deriva dal latino tardo (cristiano) resurrectio -onis, a sua volta dal verbo resurgĕre, che significa «risorgere». Esso indica primariamente il fatto di risorgere, di ritornare in vita dopo la morte. La credenza nella resurrezione è comune a molte religioni e trova esempi noti, come il miracolo della resurrezione di Lazzaro, operato da Cristo.
La Risurrezione nel Cristianesimo
La fede cristiana narra nei suoi vangeli che Gesù, al terzo giorno dalla sua morte in croce, è risorto. Questo evento viene celebrato nel giorno di Pasqua, considerata la principale solennità del Cristianesimo.
La Resurrezione rappresenta il momento della vita di Gesù Cristo più denso di significato per il Cristianesimo, poiché testimonia la vittoria definitiva della Luce sulle tenebre e della vita sulla morte. La dottrina della risurrezione degli uomini trova nel cristianesimo il suo fondamento e la sua garanzia nella resurrezione di Cristo, il Salvatore che riscatta dal peccato (morte) con la sua incarnazione, passione, morte e resurrezione.

In questo contesto, il termine è spesso usato in forma assoluta (per lo più con l'iniziale maiuscola): si parla della festa, della commemorazione della Risurrezione o della Pasqua di Risurrezione. In iconografia, con valore concreto, il termine indica un'opera figurativa che rappresenta la resurrezione di Cristo, come "una resurrezione di scuola umbra del Trecento" o "la resurrezione di Rembrandt".
La Risurrezione della Carne e dei Morti
Il messaggio di luce e speranza è affidato anche al dogma della Resurrezione dei morti, uno dei pilastri del credo cristiano, secondo cui tutti gli uomini partecipi della Resurrezione di Cristo risorgeranno anch’essi alla fine dei tempi (l’Apocalisse). Le formule «risurrezione della carne» e «risurrezione dei morti», presenti nei simboli della fede cristiana, esprimono il convincimento secondo cui, alla fine dei tempi, anche i corpi vivranno risuscitati e tutti gli uomini torneranno in vita per un’esistenza interminabile di salvezza o di dannazione.
- La formula più antica, risurrezione della carne, si oppone alla concezione platonica che rifiuta al corpo l’immortalità, proponendo invece la concezione biblica dell’unità indivisa della persona. Essa allude più esplicitamente alla salvezza della natura nella sua integrità, carne e spirito.
- La seconda formula, risurrezione dei morti, accentua la restituzione alla vita degli uomini caduti nella morte a causa del peccato, una concezione in cui l’immortalità del corpo è postulata piuttosto dalla completezza del composto umano. Questa formula si concentra sull'aspetto collettivo, sociale, della «comunione dei santi».
Dal concetto di salvezza derivano una serie di principi che dovrebbero caratterizzare l'esistenza del cristiano, come seguire la parola di Dio con comportamenti giusti, misericordiosi e caritatevoli, per poter vivere eternamente dopo la fine della vita umana. Da queste premesse si comprende quanto sia importante il significato della Resurrezione di Cristo per la storia dell’umanità e in che contesti la parola resurrezione può essere usata. A tal riguardo, per indicare la Resurrezione di Gesù, si può trovare o sentire dire anche “la Pasqua di Gesù”.
Significato Figurativo e Usi Estensivi
Oltre al senso religioso, il termine resurrezione acquisisce un significato figurativo di rinascita o riacquisizione di valori e beni spirituali perduti. Esempi includono la «resurrezione morale di un individuo» o la «resurrezione civile di un popolo». Meno frequentemente, in usi enfatici, può indicare la ricostituzione o la ripresa della propria attività.
La parola è usata anche per estensione, per indicare particolari momenti della vita in cui una persona ha voltato pagina e ha ripreso forza. Si pensi all’esempio: "Ieri ho visto Paolo! Mi è sembrato come risorto dopo quell’operazione". Altri esempi possono essere legati a una città, come in: "Dopo decenni Foggia è risorta dal terremoto del 1731". Non si può dimenticare inoltre la figura mitologica della Fenice, l'essere che risorge dalle proprie ceneri.

Sinonimi di Resurrezione
I sinonimi di resurrezione non sono numerosi. Il più vicino semanticamente è senza dubbio rinascere. In vari contesti, tuttavia, si possono usare parole come rifiorire, riprendersi e così via. È anche possibile ricorrere a perifrasi come "ritornare in / alla vita".
Etimologia e Storia della Parola
L'etimologia del termine resurrezione (o risurrezione) si rintraccia nel latino tardo RESURRECTIŌNEM, un sostantivo appartenente alla terza declinazione che deriva a sua volta dal verbo RESURGĔRE, composto da RE- + SURGĔRE, il cui significato è ‘sorgere di nuovo’. Questo indica il ritorno alla vita del defunto.
L'Alternanza tra i Prefissi "Re-" e "Ri-"
I prefissi re- e ri- continuano il latino re-/red- e possono indicare la reiterazione di un'azione. Esempi comuni includono "rifare" (fare di nuovo), "rimettere" (mettere da capo), "riascoltare" (ascoltare un'altra volta), "reimpiegare" (impiegare di nuovo) o "reimpostare" (impostare di nuovo).
I verbi "risorgere" e il sostantivo "risurrezione" appartengono alla stessa casistica, riferendosi a ‘sorgere di nuovo’, come il Sole, o a ‘nascere di nuovo’, come Cristo e i morti. L'alternanza tra re- e ri- si spiega guardando alla storia della lingua italiana. Nel corso dei secoli, dal latino RE- si è sviluppata la forma ri- in alcune parole, mentre in altre la stessa forma è stata mantenuta. Quest'ultime sono considerate dei latinismi, ovvero parole molto vicine all'etimo latino.
In alcuni casi, la parola può essere attestata in entrambi i modi, proprio come nel caso di risurrezione e resurrezione. Nel primo, è attestata l’evoluzione da RE- a ri-, non attestata invece nel secondo.
"Resurrezione" o "Risurrezione": La Forma Corretta?
La risposta è chiara: sia Risurrezione che Resurrezione sono due forme corrette e accettate dalla lingua italiana. Entrambe le parole possiedono lo stesso significato, sono interscambiabili, e non c'è una netta superiorità di utilizzo di un termine rispetto all'altro. Questi due modi di scrivere la parola si differenziano solo nella grafia e non nel significato, pertanto il termine può essere utilizzato nel modo preferito, senza paura di commettere errori.
Attestazioni Storiche e Uso Moderno
Il GDLI (Grande Dizionario della Lingua Italiana) alla voce Risurrezióne, che deriva dal latino tardo resurrectĭo -onis, riporta anche la forma alternativa resurrezióne e diverse forme antiche tra cui resorezióne, ressurezióne, ressurressióne, resurecióne, resuresióne, resurexióne, resurrectióne, resurressióne, resurrezzione, risurezzióne, risurressióne e risurrezzióne.
Molti celebri autori hanno utilizzato la forma resurrezione nelle loro opere. Tra questi si annoverano:
- Giovanni Boccaccio
- Zanobi da Strata/Strada
- Giuseppe Antonio Borgése
- Giosuè Carducci
- Zucchero Bencivenni
- Gianfrancesco Straparòla
- Giovanni Pascoli
- Pietro Giannóne
- San Bernardino da Siena
- Luigi Pirandello
- Fra’ Giordano da Pisa
- Dante Alighieri
- Girolamo Savonarola
- Marco Antonio Flaminio
- Vincenzo Monti
- Eugenio Montale
- Guido Piovene
- Francesco Bèlo
- Carlo Emilio Gadda
- Giuseppe Marotta
- Alberto Moravia
- Italo Calvino
- Carlo Carrà
- Emilio Cécchi
- Nella Bibbia Volgare a cura di C.
Uso nella Liturgia Cattolica
Un aspetto interessante riguarda l'uso di questi termini nei testi liturgici cattolici. Nella terza edizione tipica del Messale Romano promulgato dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II, così come nei quattro volumi della Liturgia delle Ore, nei Lezionari festivi e feriali, e nei volumi con i riti del battesimo dei bambini, del matrimonio e delle esequie, si usa sempre e solo la forma risurrezione. Questa preferenza è notevole, considerando il lungo lasso di tempo (circa cinquant'anni) tra la pubblicazione di queste diverse tipologie di libri liturgici.
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