La Resurrezione di Cristo di Giovanni Bellini

La Resurrezione di Cristo è un dipinto del celebre pittore veneziano Giovanni Bellini, conosciuto anche come il Giambellino. Realizzata tra il 1475 e il 1479, quest'opera è attualmente conservata nella Gemäldegalerie di Berlino in Germania.

Rappresentazione della Resurrezione di Cristo nell'arte rinascimentale, stile Giovanni Bellini

L'Artista: Giovanni Bellini

Giovanni Bellini (nato tra il 1438 e il 1440, morto nel 1516) era un figlio d'arte, avendo appreso il mestiere nella bottega del padre Jacopo, pittore anch'egli, così come il fratello Gentile. La sua genialità risiede nell'aver creato un linguaggio artistico innovativo, che poneva particolare enfasi sull'uso della luce e del colore, elementi distintivi del Rinascimento veneziano. Gran parte della sua produzione è dedicata a soggetti sacri e religiosi, temi a lui molto cari.

Descrizione e Caratteristiche dell'Opera

Il dipinto, autografo di Giovanni Bellini, è stato realizzato con la tecnica dell'olio su tavola. Le sue dimensioni sono di 148 x 128 cm. Questa opera si inserisce nel periodo di piena maturità artistica di Bellini, segnando un passaggio fondamentale nella sua carriera.

Provenienza e Storia Collettiva

Inizialmente, l'opera faceva parte della "Collezione Roncalli" di Bergamo. Successivamente, la Resurrezione di Cristo pervenne alla chiesa di San Michele di Murano, dove fu collocata nella cappella di Marino Zorzi.

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La Questione dell'Attribuzione

Nel corso dei secoli, l'attribuzione di questo capolavoro ha generato diversi dibattiti tra gli studiosi. Nel 1581, il Sansovino citò l'opera come autografa del Giambellino. Tuttavia, in tempi successivi, il Boschini, nella sua opera "Le ricche miniere …." (1674), l’attribuì a Cima da Conegliano. Altri studiosi, invece, l'assegnarono a figure come Andrea Previtali, Bartolomeo Veneto e Marco Basaiti.

Questi disaccordi sull'attribuzione furono poi compresi derivare principalmente dalla sporcizia accumulata sulla superficie pittorica, che impediva una chiara lettura dell'opera. Attualmente, la maggior parte degli studiosi di storia dell’arte concorda universalmente sull'assegnazione a Giovanni Bellini, con la sola eccezione di Dussler (1949) che ipotizzava l’intervento di mani di allievi di bottega.

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