Restiamo Umani: Origine e Profondo Significato

L'espressione "Restiamo Umani" è divenuta un potente monito e un simbolo di impegno per i diritti umani e la solidarietà. Originatasi nel contesto di un drammatico conflitto, ha assunto nel tempo molteplici sfumature di significato, trovando risonanza sia nell'analisi filosofica dell'essere umano sia negli appelli per l'accoglienza e la giustizia sociale.

Vittorio Arrigoni: L'Origine del Motto

Il celebre motto "Restiamo Umani" nasce dalla penna di Vittorio Arrigoni, cittadino italiano e attivista per i diritti umani. Vittorio dedicò la sua vita agli altri, sacrificandola in nome della pace e della volontà di fermare le violenze prima delle colpe. La sua voce si levò con forza durante l'operazione militare israeliana “Piombo Fuso” (27 dicembre 2008-18 gennaio 2009), un periodo in cui si registrarono oltre 1.500 palestinesi uccisi e più di 4mila feriti, a fronte di 13 israeliani morti. In quei giorni, da sotto le bombe sganciate da Israele sulla Striscia di Gaza, Vittorio scriveva quelle parole, testimoniando il baratro umano in cui l'odio generava vendetta e istruiva i bambini al male.

Ritratto di Vittorio Arrigoni

Vittorio Arrigoni, tra le bombe al fosforo e la polvere, tra la vista di cani randagi che si cibavano dei corpi non recuperabili e gli arti amputati in fretta per trasfusioni urgenti, raccontava al mondo il peggio e il meglio dell'essere umano. Quelle parole, che egli scrisse per primo e mai avrebbe voluto che fossero necessarie, sarebbero diventate patrimonio di tutti. Oggi, più che mai, sono parole facili da pronunciare, scrivere e rilanciare, tanto da trasformarsi in un "marchio di fabbrica" o uno slogan. Eppure, è curioso come sia tanto facile usarle quanto difficile sembra dire il suo nome: Vittorio Arrigoni. Ogni volta che si dice o scrive "Restiamo Umani", si dice o scrive Vittorio Arrigoni, e la sua memoria è onorata anche grazie a Egidia, sua madre, e alla Fondazione Vittorio Arrigoni.

Tragicamente, Vittorio trovò la morte in Palestina a 36 anni, rapito e ucciso a Gaza nel 2011 da quattro palestinesi. Il 22 aprile 2011, il suo corpo rientrò in Italia, atteso da molti, ma da nessun rappresentante di governo. Nonostante le circostanze oscure della sua morte, Vittorio è vivo nella memoria collettiva, perché, come si afferma, si muore "davvero" solo quando ci si dimentica.

Immagine che evoca il conflitto israelo-palestinese o la sofferenza umana in guerra

Il Significato Profondo di "Restiamo Umani"

La domanda che sorge spontanea è: che significa in concreto "Restiamo Umani"? La storia ci mostra che il nazismo fu opera di umani, così come il genocidio commesso da Stati contro popoli, le guerre in ogni angolo del pianeta e la distruzione dell'ambiente sono azioni di esseri umani. La violenza istituzionale, le disuguaglianze sociali ed economiche, e una politica votata all'avere più che all'essere, sono tutte scelte umane. Se gli umani sono capaci di tali atrocità, a cosa si riferisce l'appello a "restare umani" per evitare che diventi una frase vuota?

Riscoprire l'Autenticità dell'Essere Umano: Anima, Cuore e Cervello

L'espressione potrebbe significare riscoprire l'autenticità dell'essere umano, intesa come l'integrazione di anima, cuore e cervello. Ritrovare il senso del dono della vita umana significa:

  • Anima: riscoprire una dimensione spirituale, non necessariamente religiosa ma profondamente laica, come essenza, profondità, immaterialità, disinteresse e anelito verso l'immortalità oltre la vita.
  • Cuore: scegliere i sentimenti giusti, privilegiando l'amore sull'odio. Senza cuore, l'essere umano non vive pienamente, e la scelta di cuore è una scelta umana che richiede impegno.
  • Cervello: usare la ragione per sconfiggere il "buio della ragione", la fine della razionalità che porta a guerre, armi, distruzione e violenza. Gli umani hanno a disposizione storia, filosofia, letteratura e cultura, patrimonio esclusivo del genere umano.
Infografica: i tre pilastri dell'essere umano (anima, cuore, cervello)

L'assunto che restare umani implichi usare una razionalità che gli animali non avrebbero, tuttavia, è messo in discussione, poiché si scorge "più ragione in taluni animali che in numerosi esseri umani". Dunque, restare umani oggi significa scegliere, attraverso cuore e testa, e se si possiede ancora un'anima, da che parte stare della storia: con gli oppressi o con gli oppressori, per la pace o per la guerra, onesti o disonesti. Solo un nuovo umanesimo, riscoprendo l'umanità dentro di noi e dandole una dimensione collettiva, potrà salvare il mondo. È una lotta costante tra bene e male, e la scelta spetta sempre a noi umani.

Essere Umani in un Mondo che Cambia

In un mondo che cambia a velocità disumana, la domanda fondamentale "cosa vuol dire essere umano?" si presenta con intensità sempre maggiore. In un'era dominata dalla tecnologia e dalla frenesia, ricordarsi cosa significa essere umani e impegnarsi a rimanerlo richiede uno sforzo immenso. È facile lasciarsi inglobare dalla superficialità, dalle distrazioni, permettendo a cose inanimate di manovrare la nostra vita, coltivando un senso di insoddisfazione che si trasforma in un peso nel cammino dell'esistenza.

La mente umana ha costruito barriere che dividono ciò che è materia da ciò che non possiamo vedere o toccare. Ogni conflitto esterno è il riflesso di un nodo interiore non sciolto. Una caratteristica fondamentale dell'essere umano è la consapevolezza di sé, la capacità introspettiva che permette la crescita interiore e il miglioramento, sebbene accompagnata da una profonda confusione dovuta al continuo disfarsi delle certezze.

Natura, ragione e spiritualità sono i tre pilastri dell'esistenza umana - relazione, pensiero e sentimento - interdipendenti tra loro. È essenziale riequilibrarsi tra questi aspetti, rispettandoli e facendoli incontrare. Essere umani significa:

  • Avere emozioni che ci influenzano.
  • Possedere una razionalità che aiuta a risolvere i problemi, a vivere in comunità e a costruire relazioni.
  • Distinguere il giusto dallo sbagliato, sviluppando valori per vivere in armonia e rispettarsi reciprocamente.
  • Essere creatività ed espressione, tramite l'arte, condividendo la propria interiorità.
  • Ricercare una profondità, avere bisogno di conforto e di amore.
  • Valorizzare il patrimonio interiore, abbracciando la complessità delle emozioni, la profondità dei pensieri e la bellezza delle connessioni.
  • Coltivare l'empatia, intesa come ascolto attivo, non perdere la curiosità e la necessità di comprendere ciò che accade dentro e fuori di noi.
  • Dare valore alle piccole cose e ai gesti di gentilezza.
  • Continuare a imparare e a crescere.
  • Lottare per un mondo giusto e lavorare per il bene comune.

Non si può negare l'intimo legame con la natura; recuperare quella connessione è indispensabile. Prendersi cura significa accarezzare con delicatezza l'energia di ciò che amiamo, nutrendo il cuore di gesti gentili e parole sincere. È un atto di presenza costante, di ascolto attento, di dare e ricevere, creando un rifugio di calore e sicurezza. In una realtà spesso frenetica e distratta, prendersi cura è un gesto rivoluzionario, il filo invisibile che ci lega gli uni agli altri e dona forza nelle avversità.

Illustrazione: persone che si prendono cura dell'ambiente o l'una dell'altra

L'Appello "Restiamo Umani" delle Chiese Cristiane Italiane

Il messaggio "Restiamo Umani" ha trovato ulteriore risonanza in un appello comune lanciato nel gennaio del 2019 dalle Chiese cristiane d'Italia - cattolici e protestanti - sui temi dell'immigrazione e dell'accoglienza. L'appello, sottoscritto da figure di spicco come il pastore Eugenio Bernardini (Moderatore della Tavola valdese), il professor Marco Impagliazzo (Presidente della Comunità di Sant’Egidio), il pastore Luca M. Negro (Presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia) e monsignor Stefano Russo (Segretario generale della Conferenza episcopale italiana), si collocava nella 52ª Settimana di Preghiera per l’Unità dei cristiani (18-25 gennaio).

Simbolo ecumenico o foto di gruppo dei leader religiosi che firmano l'appello

Nel testo, le Chiese dichiarano che aiutare chi ha bisogno non è un gesto "buonista" o di convenienza, ma "l'essenza stessa della nostra fede". L'appello critica la "superficiale e ripetitiva retorica" con cui si affronta il tema delle migrazioni globali, che perde di vista gli uomini, donne e bambini a cui sono negati diritti umani fondamentali. Additare i migranti come minaccia o potenziali criminali tradisce la storia di immigrati, anche italiani, che hanno contribuito alla crescita di molti paesi. L'appello chiede che, nello scontro politico, non si perda il senso del rispetto dovuto alle persone e alle loro storie di sofferenza.

Richieste e Proposte Concrete

Il documento ecumenico affronta problemi di merito e propone soluzioni concrete:

  • Salvataggio in pericolo: Salvare chi è in pericolo, ampliare i corridoi umanitari e aprire nuove vie di ingresso regolare.
  • Ampliamento dei corridoi umanitari: Una politica migratoria che non apre vie sicure e legali è destinata a incentivare l'irregolarità. Si chiede ai Paesi europei di duplicare o ampliare i corridoi umanitari, aperti per la prima volta in Italia all’inizio del 2016. Si auspica una generalizzazione di questo modello, che salva dai trafficanti di esseri umani e favorisce l'integrazione.
  • Corridoio umanitario europeo: Ci si rivolge direttamente al Governo italiano affinché allarghi la quota dei beneficiari accolti nel paese e si faccia promotore di un "corridoio umanitario europeo", gestito dall'UE e da una rete di Paesi volenterosi, prevedendo un adeguato sistema di "sponsorship".
  • Soccorso in mare: Nel breve periodo, mentre si cerca consenso europeo, occorre garantire il soccorso in mare, che non può ridursi a una politica di respingimenti o chiusure. I migranti non possono essere vittime tre volte: delle persecuzioni, di chi li detiene in campi disumani (come attestato dall'ONU) e di chi li respinge in quei contesti di umiliazione. Per i cristiani e per ogni essere umano, omettere il soccorso a chi rischia di annegare è un comportamento di cui si deve provare vergogna. Si chiede un potenziamento delle attività di soccorso di mezzi militari, Guardia Costiera e ONG, nel rispetto delle norme del mare e del diritto umanitario.

L'appello si è mosso in un contesto di fatti drammatici, come la morte di 117 persone nel mare "vietato alle navi di soccorso delle ONG" il 19 gennaio, e lo sgombero, affidato all'Esercito, del Cara (Centro accoglienza richiedenti asilo) di Castelnuovo di Porto il 22 gennaio, con l'allontanamento di 500 persone. Questi eventi hanno generato turbamento e sdegno, spingendo le Chiese a ribadire l'obbligo morale cristiano di non distogliere l'attenzione da queste emergenze. L'appello si chiude con un invito a costruire un consenso su punti qualificanti, sui quali le Chiese sono pronte a offrire il loro contributo, ribadendo che il tema dell'immigrazione è troppo serio e grave per non essere affrontato con una piattaforma minima di istanze e procedure condivise.

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