La storia e il culto di Santa Marina a Venezia sono profondamente intrecciati con le vicende della città lagunare, che ha custodito e venerato le sue reliquie per secoli. Questo articolo esplora la figura della santa, la sua agiografia, la traslazione delle sue reliquie e l'evoluzione del culto a Venezia.
La Figura di Santa Marina: Tra Storia e Leggenda

Esistono due modelli agiografici di riferimento per santa Marina: quello della monaca travestita da uomo e quello della martire. Il primo è certamente il più intrigante e presenta diverse versioni, tra le quali due risultano maggiormente accreditate: Marina del Libano in Asia Occidentale, vissuta nei secc. V e VIII, e Marina di Bitinia.
Marina di Bitinia: La Monaca "Marino"
Secondo una delle versioni più accreditate, Marina di Bitinia rimase presto orfana di madre e seguì in monastero il padre Eugenio, uomo di santa vita, che da tempo meditava di ritirarsi in penitenza, ma non aveva il coraggio di dirlo alla figlia. Eugenio continuò tuttavia a preoccuparsi per la figlia, tanto che l’abate se ne accorse ed allora Eugenio, in lacrime, gli rivelò di aver lasciato al paese natale un figlio, estremamente virtuoso, che aveva espresso il desiderio di diventare monaco pur di seguirlo. L’abate allora gli diede il permesso di far entrare il figliolo nel monastero.
Eugenio ritornò al paese da Marina che, dichiarata la sua convinzione di volerlo seguire in convento, si lasciò tagliare i capelli e travestire da monaco, cambiò il suo nome in Marino e seguì il padre a Canobin. Aveva quattordici anni e nessuno si accorse che era una ragazza. Mensilmente i confratelli, a turno, si recavano al mercato di un paese vicino al mare per i rifornimenti.
Un giorno il monaco Marino divenne genitore: tecnicamente madre, ma per i suoi confratelli indubitabilmente padre. Fu accusato di stupro dalla figlia di un oste. Marino non confessò la sua innocenza, non mostrò il suo corpo privo degli attributi della virilità. Per il suo crimine venne scacciato dal monastero e, nascosto fuori dalla porta, allevò il bambino. Dopo un anno il bambino, che pare si chiamasse Fortunato, fu gettato ai piedi di Marino, che lo allevò come suo figlio.
L’abate acconsentì a patto che a Marino fossero affidati sempre lavori umili e faticosi, che prostrarono ancora di più il suo fisico già provato dagli anni di penitenza. In breve Marino morì con accanto il piccolo Fortunato, cui fu assicurato che non sarebbe stato cacciato dal convento.
La notizia si diffuse e la sua accusatrice, pentita, confessò il suo peccato. Giunta al convento e inginocchiatasi davanti al corpo di Marino, ne chiese il perdono ed accadde il primo miracolo: la calunniatrice fu liberata dal demonio che per anni l’aveva tormentata. La seconda guarì la prima, la casta Marina guarì la dissoluta dalla follia, ed ecco già il secondo miracolo. Il figlio divenne monaco, terzo di fila della dinastia: sequenza famigliare rarissima.
Marina morì il 12 febbraio 740 e ben presto la sua tomba divenne luogo di prodigi e guarigioni e fu venerata in tutto l’Oriente. In seguito il suo culto si diffuse anche in Occidente.
La Questione del "Travestitismo" Sacro
San BENEDETTO e il MONACHESIMO Occidentale - Da Norcia a Patrono d'Europa
La vicenda di Santa Marina, come quella di altre "sante travestite", solleva interrogativi sul ruolo delle donne nel monachesimo antico. Molte agiografie, pur suggestive e avventurose, riflettono una radicata misoginia e la convinzione che la donna fosse inferiore all'uomo, temendo che assumessero troppa autonomia o potere. Le parole attribuite a Gesù Cristo nel Vangelo apocrifo di Tommaso, «Ogni donna che diventerà maschio entrerà nel regno dei cieli», furono prese alla lettera da molti nella tarda antichità. Questo invito a "smettere di essere donna per servire Cristo" indica una complessa relazione tra spiritualità e identità di genere nel cristianesimo primitivo. Tale fenomeno invita a guardare al passato con meno pregiudizi, riconoscendo l'attrattiva di questi modelli storici come archivio iconografico e contributo a una lettura meno unidimensionale della storia.
Il tutto è ben raccontato in un articolo di Cristina Crippa pubblicato nel 2012 sulla rivista specializzata Porphyra. Maria Stelladoro, specialista in paleografia e codicologia greca e autrice di numerose pubblicazioni scientifiche sull'agiografia greco-latina, ha approfondito queste tematiche, contribuendo alla comprensione di figure come Agata, Euplo/Euplio, Lucia e Santa Febronia.
La Traslazione delle Reliquie a Venezia

Secondo la tradizione, dopo la morte di Santa Marina avvenuta in un monastero del Libano, le ossa della santa furono trasportate a Costantinopoli, dove vennero custodite per secoli. Da lì, furono in seguito trasferite in Romania e infine giunsero a Venezia il 17 luglio 1213, grazie all'intervento di un mercante veneziano, Giovanni Bora.
Giovanni da Bora, corrompendo i custodi con preghiere e denaro, "rapì" il corpo della santa. Lo nascose in una cassa e lo imbarcò fingendola colma di spezie. Durante il viaggio, la nave si trovò nel mezzo di una tempesta e la cassa si ruppe, rivelando il contenuto e le carte che lo attestavano. L'equipaggio, terrorizzato, pregò e accese ceri, finché le acque non si calmarono. Il nome "Marina" non poteva mentire: doveva essere la santa del mare, dei marinai e delle repubbliche marinare.
Le reliquie furono collocate nella chiesa di San Liberale, che venne quindi rinominata Chiesa di Santa Marina. La chiesa di Santa Marina fu venerabile al popolo di Venezia il giorno 17 di luglio, solennità della santa presso la chiesa latina (celebrandola i Greci nel giorno 16 di agosto), dopoché fu il di lei sacro corpo trasferito in Venezia.
Più celebre ancor divenne nell’anno 1512, per aver in tal giorno le armi venete, nelle gravi angustie della guerra detta di Cambrai, ricuperata l’importante città di Padova, le di cui chiavi erano già in memoria del primo acquisto appese in questa chiesa, vicine al deposito del doge Michele Steno ivi sotterrato. Oltre il nominato doge Michele Steno anche il doge Nicolò Marcello fu sepolto in questa chiesa.
La Chiesa di Santa Marina a Venezia e la sua Soppressione

La chiesa di Santa Marina, situata nell'omonimo Campo, custodiva importanti opere d'arte. Entrando in chiesa, a mano sinistra, si trovava la tavola dove Daniele è tra i leoni coll’angelo, che gli conduce il profeta per i capelli, e un Sant’Andrea è opera di Paris Bordone. Sopra la porta che segue vi era Cristo condotto al Calvario, opera della maniera di Giorgione. Appresso l’altare di San Liberale vi era un quadro di Stefano Paoluzzi con la Madonna, e i Santi Francesco, Domenico, Liberale, e Michelangelo. Nella cappella del medesimo santo vi erano otto quadri con Miracoli dello stesso opere di Giovambattista Lorenzetti. Vi era ancora una tavola dall’altro lato della chiesa con la Madonna i Santi Caterina, e Giuseppe opera del Cav. Celesti. Nel fregio sopra i volti vi erano molti quadri parte con varie funzioni, e parte con azioni della Vita di Cristo opere di Baldissera d’Anna.
Nel 1810 la chiesa, da parrocchiale, passò a succursale e nel 1820 venne chiusa. Ridotta a osteria, narra il Cicogna nei suoi “Diari manoscritti” che dove prima si celebravano i divini uffici si udivano gli inservienti dello spaccio ordinare a alta voce: “un bocal a la madonna! Un bocal al santissimo” a seconda che i bevitori fossero seduti presso la profanata cappella della Madonna oppure quella del Santissimo. Nel 1820 la chiesa venne distrutta, ed al suo posto erette delle private abitazioni.
La Repubblica era caduta nel 1797 e l’invasore, per neutralizzare definitivamente il suo potere, aveva trasformato la chiesa in osteria. Venezia venne come castrata: il segreto della sua gloria militare era stato scoperto e smantellato.
Tuttavia, per la pietà dei vicini abitatori, sul prospetto venne messo un altarino con l’effige di Santa Marina. Per molti anni, nel dì festa 17 luglio, se ne solennizzò la festa con l’addobbamento delle botteghe, delle finestre e delle strade, secondo il costume veneziano. Le informazioni storiche sulla chiesa e il culto di Santa Marina sono state tramandate da studiosi come Flaminio Corner, Antonio Maria Zanetti e Cesare Zangirolami, e documentate da fotografi come Alfonso Bussolin.
Le Reliquie Oggi: Santa Maria Formosa
Dopo la soppressione della chiesa nel 1810, le reliquie di Santa Marina furono salvate e trasportate nella vicina Chiesa di Santa Maria Formosa, dove tuttora riposano in un altare decorato in stile barocco. Questo trasferimento non fu soltanto un atto pratico, ma anche un modo per mantenere viva la devozione verso la santa, il cui culto era ormai profondamente radicato nella città lagunare. Abbandonata dai suoi fedeli, tuttora Marina giace vestita da monaco nella chiesa di Santa Maria Formosa, assieme alle reliquie di altri santi.
Sotto il vestito appare come un corpo femminile di età adulta, di statura minuta; la sua testa ben conservata, congiunta al corpo con un’asse di legno; il naso a rostro, il bacino montato al rovescio, e la dentatura caduta al completo tranne tre molari; lo scheletro privo di un braccio mentre dell’altro conserva una parte. Nessuno può dirlo per certo.
Le sante Marina, in numero di cinque, finiscono talvolta per non distinguersi l’una dall’altra, perché le agiografie sono composizioni di memorie, leggende, malintesi. I miracoli si riciclano, e così le iconografie. I nomi si deformano, si sovrappongono, e gli omonimi finiscono per condividere le storie e le devozioni, talvolta persino le ossa. Ci sono abbastanza mani di santa Marina per comporre una dea Kalì, ma almeno una di queste va restituita a un’altra santa Marina, vissuta ad Antiochia. Questa forse tiene in ostaggio una costola di santa Pelagia, e lo sterno di santa Eugenia. Nessuno, in tutto questo, si è mai premurato di stabilire se Marina non avrebbe preferito farsi chiamare Marino, se dietro il suo travestimento non ci fosse un sentimento più profondo del semplice desiderio di rinchiudersi in un monastero. Era davvero “travestita” Marina, oppure semplicemente “vestita” da Marino? L’apparente falsificazione è forse, sotto altri aspetti, la realizzazione di una più profonda verità.
Il Culto di Santa Marina a Venezia e Oltre

Ogni anno, il 17 luglio, Venezia rinnova la memoria di questa traslazione con una celebrazione liturgica che riprende l’antico spirito delle processioni medievali. La città veniva adornata, le reliquie esposte alla venerazione dei fedeli e la figura della santa tornava a essere simbolo di protezione e intercessione per tutta la comunità. Al culto di Santa Marina si legano le glorie militari della repubblica lagunare, e nel giorno a lei consacrato, il 17 luglio appunto, si ricordano due storiche vittorie contro Padova, nel 1405 e nel 1517. Marina meritò di essere nominata compatrona, e lo rimane oggi assieme a Marco, Teodoro e altri quindici santi. Ma è soltanto una formalità, perché il suo culto appartiene oramai al passato.
Esiste ancora un campo col suo nome, dove sopravvive un’edicola votiva con una piccola statua in ceramica dipinta, che la rappresenta assieme al figlio adottivo.
Il culto di Santa Marina si è diffuso anche in altre regioni d’Italia, dove frammenti delle sue reliquie sono stati accolti con profonda devozione. Da Santa Marinella nel Lazio alla Calabria e alla Sicilia, il suo nome continua a evocare santità, sacrificio e guarigione. La traslazione delle sue reliquie è stata dunque non solo un semplice spostamento fisico, ma un ponte spirituale tra culture, popoli e generazioni. Secondo il Martirologio Romano, Santa Marina si festeggia il 18 giugno, e il 17 luglio si celebra la traslazione delle sue reliquie da Costantinopoli a Venezia.