Storia dei registri parrocchiali di Tigliole

L'analisi del territorio di Tigliole rivela una complessa struttura insediativa, caratterizzata dalla presenza di tre centri principali (concentrico, San Carlo e Pratomorone) che raccolgono circa un terzo della popolazione, ventidue nuclei abitativi che ne comprendono oltre il 50%, e circa il 15% di abitanti residenti in case sparse. Tra i comuni della Provincia di Asti, il territorio di Tigliole si distingue per la notevole quantità e densità di nuclei insediativi.

Mappa dei nuclei insediativi di Tigliole e dintorni

Origini del toponimo e primi insediamenti

Il luogo di Teliolas è attestato a partire dal 974 tra i possedimenti donati tramite diploma imperiale al vescovo di Asti. Il toponimo, successivamente mutato in Teliole o Teglole, è stato ricondotto all'etimo latino tilia o al tardo latino tilius, riferito a un'area originariamente densamente boscosa a ovest di Asti. Nel XI secolo, vasti spazi erano ancora occupati da selve. Il toponimo storico corrisponde approssimativamente all'attuale luogo di Tigliolette, un rilievo situato ai confini con Asti e Celle Enomondo.

Un insediamento è documentato qui nel 1041 con il nome di Teglole sancte Marie, che in seguito divenne Tegloles inferiores per distinguerlo da Tegloles superiores, il nucleo abitato sviluppatosi più a monte e centro dell'attuale Tigliole. Anche quest'ultima località appare per la prima volta nel 1041, nello stesso elenco dei beni posseduti direttamente dalla chiesa astigiana e successivamente dipendenti dal vescovo di Pavia. La dizione "Tiliola" è un'illazione erudita della metà dell'Ottocento.

La denominazione "Tigliole d’Asti" figura negli atti di censimento del 1929.

Appartenenza ecclesiastica e riorganizzazioni territoriali

La prima attestazione dell'appartenenza di Tigliole alla diocesi di Pavia risale alla bolla di papa Onorio III al vescovo Fulco (31 maggio 1217). Questa bolla precisava i possedimenti formati da "isole" o enclavi extra-diocesane situate nella porzione sudoccidentale della diocesi pavese, compresa approssimativamente tra il Po e il Tanaro. Tale situazione rifletteva origini anteriori, probabilmente alto-medievali, quando si erano formate, a vario titolo giuridico, isole territoriali in mano patrimoniale diversa da quella della diocesi astigiana, minacciandone la compattezza.

Tutte le dipendenze pavesi nell'area astigiana facevano riferimento alla pieve de Ponte, ma finirono per godere di statuti differenziati riguardo alle prerogative spirituali e/o temporali esercitate dai vescovi pavesi. Nel corso dell'età moderna, furono istituiti nel 1742 un vicariato generale a Valenza e nel 1750 un secondo a Lomello, competenti per gli affari riguardanti le parrocchie e il clero nei territori del re di Sardegna, con attribuzioni pari a quelle del vicario generale residente a Pavia.

Successivamente, nel quadro della riorganizzazione diocesana di epoca napoleonica, mirata a isolare le parrocchie dell'Impero francese da possibili influenze di ordinari "esteri", il 22 luglio 1803 il vescovo di Pavia rassegnò al cardinal Consalvi Tigliole e altre 41 parrocchie situate "oltre il Po". Il numero di parrocchie cedute salì a cinquanta entro il 1812, ripartite tra le diocesi di Acqui, Asti, Alessandria, Casale e Tortona.

Nella successiva riorganizzazione delle diocesi sabaude condotta durante la Restaurazione, nel 1817, Tigliole, pur continuando a far parte della diocesi astigiana, fu aggregato al vicariato foraneo di Baldichieri. Il riassetto amministrativo della diocesi pavese fu sancito dalla Bolla Paternae Charitatis del 15 febbraio 1819.

La Pieve de Ponte e le chiese dipendenti

La plebs de Ponte, con centro nell'attuale territorio di Costigliole d'Asti e sviluppatasi tra le diocesi astigiana e albense, delimitata dal corso del Tanaro, del Belbo, del Tiglione e della Tinella, è indicata nei rogiti del Griffi, notaio della curia vescovile pavese attivo tra il 1367 e il 1417. La circoscrizione plebana arrivò a comprendere le chiese di Costigliole, Calosso, Agliano, Castelnuovo Calcea, Vinchio e Mombercelli.

Queste chiese non sono menzionate nelle Rationes decimarum pavesi del XIV secolo, mentre nell'estimo del clero del 1471 figurano la chiesa di Mombercelli (probabilmente San Giacomo) e San Michele di Agliano. Durante l'età della Controriforma, si verificò una larga sovrapposizione tra la distrettuazione antica della pieve de Ponte e quella della pieve di Calosso, isola giurisdizionale della chiesa pavese. La sua circoscrizione incluse le parrocchie di Tigliole, Calosso, Agliano, Castelnuovo Calcea, Vinchio, Mombercelli e Costigliole.

Nonostante gli apparenti tentativi degli ordinari pavesi di estendere le proprie prerogative sulle chiese tigliolesi di pertinenza astigiana, i due nuclei di Tigliole sopravvissero a lungo separati dal punto di vista della giurisdizione spirituale. In particolare, a Tigliole e Cortazzone, località estranee all'area della pieve de Ponte, il vescovo di Pavia deteneva diritti signorili e potere temporale.

Da una terza pieve dipesero invece, per tutto il XIV secolo, le chiese di Sant'Eugenio di Tigliolette e di Santa Maria di Caspenzio: la pieve di Marcellengo di San Damiano, la cui circoscrizione era stata smembrata, sullo scorcio del XII secolo, dalla pieve di Lavege (identificabile con San Giulio nel territorio di San Damiano). Dalla pieve di Lavege dipendeva a sua volta, come attestato nel 974, una chiesa ubicata nel territorio di Tigliole, successivamente scomparsa e di titolatura oggi ignota.

La chiesa di San Lorenzo di Tigliole

Nel tardo medioevo, l'attuale territorio di Tigliole era sede di una chiesa, oggi scomparsa, dipendente dalla pieve di Lavege. Il sito di questa chiesa tigliolese, denominato nel 1041 Teglole sancta Maria, dipese in seguito ecclesiasticamente, secondo il Registrum Ecclesiarum dioecesis astensis del 1345, dalla pieve di Marcellengo-San Damiano.

Al confine con Tegloles superiores era stata edificata, tra il XI e il XII secolo, una chiesa intitolata a San Lorenzo. La documentazione medievale esistente non la riconduce alla chiesa astese. Durante la prima età moderna, di San Lorenzo si fa menzione nel catasto di Tigliole del 1507.

Alla prima visita pastorale dell'età della Controriforma, nel 1567, la chiesa fu descritta dal vescovo pavese Ippolito De’Rossi e dai notai come "chiesa ovvero oratorio" (ecclesiam seu oratorium), ubicata in campagna, a mezzo miglio dall'abitato. L'edificio appariva carente nelle opere di copertura e accessibile dall'esterno per fracturas parietum. Nonostante ciò, a San Lorenzo si svolgevano le attività spirituali e sacramentali necessarie alla cura d'anime (missa celebratur et cura geritur animarum ratione ecclesie parochialis), operando come chiesa parrocchiale del luogo (ecclesie parochialis dicti loci).

A San Lorenzo si conservava regolarmente l'eucaristia, sia pure per una parte dell'anno o in caso di infermità di più parrocchiani. La lampada restava accesa a spese della comunità (in illa tenetur continue sacramentum a festo s.te Crucis de mense maii usque ad iddem festum de mense [...] et quando etiam sunt aliqui infirmi cum lampade continue accenso expensis communis dicti loci).

Sul piano temporale, la chiesa era annoverata tra le dipendenze (bona) infeudate dai vescovi di Pavia ai signori di Montafia. Il rettore asseriva che la chiesa fosse di giuspatronato dei signori e godesse di abbondanti rendite in natura (que assendunt comuniter ad saccos quattuor grani et brentas viginti quattuor vini et extraordinaria), percepite come elemosine volontarie (ad libitum hominum cure). Grazie a queste rendite era assicurata, tra l'altro, la presenza continua di un diaconus residente.

San Lorenzo non conobbe, a differenza di quanto accadde alle chiese matrici delle comunità astigiane, una precoce riduzione a chiesa cimiteriale, né l'abbandono, pur rimanendo luogo preposto alle sepolture ("cadavera sepeliuntur", annotava il visitatore cinquecentesco).

Riprogettata tra il 1646 e il 1696 nel nuovo edificio dedicato ai Santi Giovanni Battista e Lorenzo, la chiesa risultò dotata, verso la metà del XVIII secolo, di un beneficio formato da "una cassina con beni alla medesima adiacenti". All'epoca, tuttavia, "nepure si sa la quantità"; più tardi questa fu stimata in circa 80 giornate di terre fiscalmente esenti, accresciute fino a quasi 87 giornate nel 1795, per un reddito medio annuo di £600-700, destinate in parte al mantenimento di un vice curato.

Esterno della chiesa romanica di San Lorenzo di Tigliole

Altri luoghi di culto e sodalizi laici

Durante la visita pastorale del 1567, le risposte del diacono di San Lorenzo offrono uno sguardo sugli altri luoghi di culto presenti a Tigliole. Si segnalava un beneficio, "qual è un chiericato chiamato la Madona de Scagnitio" (il chiericato di Santa Maria), descritto come "una gesiola distante per un milio circa di questo paese et è gesiola o oratorio di gran divotione dil populo, ma aperta [...] è di gran divotione il detto luoco et io vi dicco messa molte volte per divotione di particolari, primamente in le feste della Madona". Non è chiaro se si faccia riferimento alla chiesa campestre, di origine tardo medievale e a tutt'oggi esistente (sia pure senza particolare richiamo cultuale), che, distrutta verso la fine del XVII secolo, fu più tardi ricostruita con dedicazione alla Madonnina di Vulgo di Scapenzo.

Vi erano inoltre "una capeletta o oratorio serrato di San Rocho, distante per un tiro d'archibuso, senza entrata, nel qual si solevano dir molte messe per divocione, ma dippo li ordini dil sacro concilio [tridentino] non vi ho voluto dir messa alcuna". Si menzionava parimente "un simille o un pocco più grande gesiolo aperto però sotto il vocabulo di San Sebastiano a meggia strata di San Lorenzo, senza titolo né redditi parimente, nella qual si soleano parimente dir molte messe di divotione et vi sono le compagne scritte et di San Rocco et di San Sebastiano et di San lorenzo qual scuodono alcune ellemosine et di quelle comprano alcuni cerei con li quali acompagnano il sanctissimo sacramento alli infermi et li corpi alle sepolture, cioè ciascuno per quelli delle sue compagnie; vi è ancora la casa delli disciplinati della misericordia."

Tra i sodalizi laici esistenti all'epoca della visita del 1567, appariva preminente la Confraternita dei disciplinati sotto il titolo della Misericordia, provvista di una propria domum, di uno statuto (Regulam), di cariche elettive, di un reddito affidato a collette periodiche e di una partecipazione formale selettiva, pari a circa un quinto dei 130 capifamiglia presenti nella parrocchia.

Tra l'età moderna e quella contemporanea, al novero dei sodalizi laici si aggiunsero almeno due nuove confraternite: la Santissima Annunziata e il Santissimo Crocifisso, quest'ultima dotatasi di un nuovo oratorio nel 1861-62. Fu particolarmente evidente a Tigliole il carattere gerarchico della Confraternita dei disciplinati, la cui partecipazione selettiva evocava una gerarchia di status o di prestigio. D'altra parte, a Tigliole come in altre comunità astigiane, soprattutto in quelle con una forte presenza di rapporti definiti "enfiteutici", la pratica dei sodalizi laici fu connotata da rituali di accompagnamento collettivo del viatico e dei defunti sotto forma di processioni.

Registri parrocchiali e ricerca genealogica

Il Concilio di Trento, nel 1563, introdusse per la prima volta l'obbligo per le parrocchie cattoliche di compilare i registri dei battesimi e dei matrimoni. Per il periodo che va dal XVII al XIX secolo, i libri canonici costituiscono la fonte scritta più importante per la ricerca storica genealogica e demografica in gran parte dell'Europa.

Dal 1784 al 1923, i libri canonici nei territori della Monarchia asburgica svolsero anche la funzione di registri di stato civile. I registri delle parrocchie trentine sono stati digitalizzati e resi consultabili online, eliminando la necessità di recarsi fisicamente agli archivi parrocchiali.

Per quanto riguarda Tigliole, sono disponibili i seguenti registri parrocchiali:

  • Battesimi 1582-1674
  • Battesimi 1674-1704
  • Battesimi 1707-1748
  • Battesimi 1741-1780
  • Battesimi 1780-1850
  • Matrimoni 1612-1871
  • Defunti 1611-1922

Questi registri, curati da Silvano Cerrato, rappresentano una risorsa fondamentale per la ricostruzione della storia familiare e demografica della comunità.

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