Le posizioni teologiche del Cardinale Gianfranco Ravasi, emerse in diverse interviste e pubblicazioni, hanno suscitato dibattiti e riflessioni in merito alla loro conformità con il Magistero della Chiesa Cattolica. Questo articolo esplora le sue interpretazioni su figure centrali della fede cristiana, quali Gesù Cristo e la Resurrezione, nonché sulla dottrina del peccato originale, confrontandole con l'insegnamento ufficiale del Catechismo della Chiesa Cattolica.

La Figura di Gesù: Tra Analisi Storica e Fede Ecclesiale
In un'intervista rilasciata a Vito Mancuso su 7-Sette: Il settimanale del Corriere della Sera, il Cardinale Ravasi ha analizzato la figura di Gesù Cristo come se si trattasse di un qualsiasi altro personaggio storico, presentandolo addirittura come un prodotto della cultura del suo tempo. Egli lo descrive come un uomo poco colto, che non potrebbe essere eletto a patrono degli studiosi, ma in compenso, molto sensibile ed eclettico, capace di assorbire come una spugna i diversi orientamenti culturali del suo tempo e di riformularli in sintesi creative. Un tale approccio lo porta a descrivere Gesù come un "genio" e persino un "sincretista".
Nel giudizio di Ravasi, il Cristo, il Figlio del Dio Vivente, viene quindi presentato come un figlio del suo tempo, un fenomeno storico locale, che per la sua unicità è inclassificabile e irriducibile a ogni categoria umana. Il Cardinale sostiene che Gesù non conosceva neppure il greco, forse giusto qualche parola.
Tuttavia, questa interpretazione non è il giudizio della Chiesa, ma appartiene a quella pluralità di opinioni che caratterizza il giudizio del mondo su Gesù. Tra queste opinioni ricorrono, oltre a quella del "genio", altre classificazioni come "rivoluzionario", "filosofo", "grande uomo", "uomo leggendario", "pacifista".
Nella Chiesa, fin dai tempi apostolici, non esiste pluralismo sulla conoscenza di Gesù, ma una sola grande certezza, totalmente e assolutamente incompatibile con il giudizio del mondo. Come riportato nel Vangelo di Matteo (16,13-17):
«Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarea di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «VOI CHI DITE CHE IO SIA?». Rispose Simon Pietro: «TU SEI IL CRISTO, IL FIGLIO DEL DIO VIVENTE». E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli».
La prima domanda è rivolta al "mondo", e le risposte sono molteplici e confuse. La seconda domanda Gesù la rivolge ai suoi, alla Chiesa, e la risposta di Pietro è unica e irriducibile a qualsiasi altra realtà storica o giudizio umano. Questa conoscenza di Gesù è possibile solo nella Chiesa, perché non può essere colta dalla "carne e dal sangue", cioè dalla cultura del mondo, ma è rivelata solo dal Padre e può essere percepita solo con gli occhi della fede. Un cattolico, e a maggior ragione un pastore della Chiesa, non può che professare e testimoniare questa unica verità di fede su Gesù. Il Cardinale Giacomo Biffi, a tal proposito, scriveva che «La risposta di Pietro è la risposta di tutti. L’identità della convinzione di ciascuno di noi con la fede di Pietro è la “pietra” di paragone che giudica la legittimità dell’appartenenza ecclesiale. Chi altera questa fede non può avere posto nella Chiesa».

La Resurrezione di Cristo: Fatto Storico o "Concetto"?
Anche per quanto riguarda la dottrina della Resurrezione, le dichiarazioni del Cardinale Ravasi hanno sollevato interrogativi. Egli ha affermato che «Gli autori neotestamentari avevano il problema di parlare di un evento in sé indescrivibile. Lo fecero usando da un lato la categoria “risurrezione”, concetto dell’Antico Testamento che suppone un nesso di stretta continuità tra l’individuo storico e il risorto (da cui le affermazioni sul risorto che può essere toccato e può addirittura mangiare)…».
Sviluppando questo "concetto", Ravasi conclude affermando che «in questa prospettiva va detto che il Gesù risorto raffigurato da Piero della Francesca non è evangelico, pur essendo una stupenda opera d’arte». Ravasi, quindi, giunge a teorizzare la Resurrezione come un mero concetto, una categoria, ovvero una costruzione dialettica necessaria per spiegare qualcosa altrimenti indescrivibile.
Al contrario, il magistero della Chiesa, da duemila anni, afferma che la Resurrezione di Cristo, con il suo corpo glorioso, è un fatto storico realmente accaduto, così come testimoniano i Vangeli. Il Cardinale Giacomo Biffi ha ribadito questa verità fondamentale: «Tutto il fatto cristiano - che oggi ancora è attuale e rilevante - trova la sua origine nella proclamazione di una notizia: è l’annuncio, risonato in Gerusalemme la mattina di Pasqua dell’anno 30, che da allora non si è più spento nella storia del mondo. Questo annuncio si compendia in una sola parola greca, che è il nucleo originario della nostra fede: egérthe, cioè: «si è ridestato», «è risorto»».
Il fondamento storico della Risurrezione di Cristo - Il Santo Sepolcro - Documentario Italiano
La Genesi e il Peccato Originale: "Metastoria" contro Dottrina della Chiesa
Nel suo libro Guida ai naviganti. Le risposte della fede, il Cardinale Ravasi (come analizzato da P. Giovanni Cavalcoli, OP) interpreta il racconto della Genesi con il concetto di "eziologia metastorica", ossia un genere letterario antico che, per mezzo del racconto di un mito riferito al passato, intende istruire su una condizione dell’uomo che riguarda il presente, una condizione "metastorica", quindi qualcosa che concerne l'uomo come tale, indipendentemente dai tempi e dal corso della storia.
Lo scritto del Cardinale prosegue affermando che lo scopo del racconto biblico «non è tanto quello di spiegare cosa sia successo alle origini, ma di individuare chi è l’uomo nel contesto della creazione: è, allora, una ‘metastoria’, ossia è il filo costante sotteso a eventi, tempi e vicende storiche umane». Questa visione, pur riconoscendo che il racconto genesiaco faccia riferimento a una condizione dell’uomo che copre tutto il corso della storia e che alcuni elementi possono apparire ingenuamente mitologici, solleva perplessità.
Una tale interpretazione rischia di lasciare inspiegata l’esistenza delle pene della vita presente nelle loro molteplici e tragiche forme, e l’innata, a volte irresistibile, tendenza al peccato esistente in ognuno di noi, una tendenza dalla quale, come insegna la fede cattolica, sono stati esentati solo Gesù Cristo e la Beata Vergine Maria (quest'ultima preservata dalla macchia della colpa originale per specialissimo privilegio).
Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma una netta distinzione fra il peccato personale - la cui colpa resta nel colpevole - e il peccato originale, la cui colpa è trasmessa ai discendenti. Se nella concezione di Ravasi ognuno di noi fosse creato naturalmente buono ed innocente, come nella concezione di Jean-Jacques Rousseau, e potesse corrompersi soltanto per una sua volontaria malizia o per l’influsso negativo della società, allora il privilegio di Cristo e della Madonna verrebbe meno.
È evidente che moltissimi mali sono causati dai peccati personali, eventualmente sotto l’istigazione di Satana, ma la fede della Chiesa insegna che anche questi peccati sono resi possibili dal fatto storico del peccato originale dei nostri progenitori all’origine della storia dell’uomo. Se l’uomo nascesse già buono e volto verso Dio e il peccato fosse un semplice incidente di percorso, o fosse sempre e comunque perdonato, o potesse convivere benissimo con la grazia, o fosse il polo dialettico della dinamica della storia, ciò annullerebbe il senso della predicazione del Vangelo, dell’esortazione alla penitenza e alla conversione. Verrebbero meno il significato della Redenzione di Cristo, della preghiera, della Chiesa e dei Sacramenti, e la stessa finalità della santità e della vita eterna.
In sintesi, le interpretazioni del Cardinale Ravasi, pur offrendo spunti di riflessione, presentano talvolta una divergenza significativa rispetto all'approccio dottrinale della Chiesa, il quale si fonda su certezze di fede che trascendono la mera analisi storico-culturale o la lettura simbolica dei testi sacri, specialmente su punti cardinali come la natura di Cristo, la Resurrezione come evento storico e la realtà del Peccato Originale.
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