Le scorrerie dei Saraceni nell'Alto Medioevo hanno lasciato un segno profondo nell'immaginario collettivo e nella storia di ampie regioni europee, in particolare in Italia. Tradizionalmente rappresentati a solcare il Mediterraneo e a devastarne le città, i Saraceni giunsero anche in aree inaspettate, come le valli alpine del Nord Ovest. La narrazione di questi eventi è spesso intessuta di miti e leggende popolari, che talvolta amplificano o distorcono la realtà storica, rendendo necessaria una rigorosa analisi delle fonti per comprenderne la vera portata e il loro impatto sulle popolazioni e le istituzioni dell'epoca.
La Presenza Saracena nell'Alto Medioevo Italiano
La storia delle razzie saracene nel Nord-Ovest italiano è una pagina ancora poco nota della storia europea. La loro presenza è attestata da tradizioni e celebrazioni locali, come la festa popolare della Bahio a Sampeyre, in provincia di Cuneo, che ricorda la vittoria delle truppe locali contro i saraceni avvenuta nell’Alto Medioevo. Anche il Moro di Mondovì, protagonista del carnevale locale, rimanda ad altre ipotetiche scorrerie occorse negli stessi anni.
Frassineto: Un Insediamento Chiave
Per comprendere la presenza saracena nelle valli alpine del Nord-Ovest, è necessario richiamare la conquista araba di Frassineto, identificata con l’attuale La Garde-Freinet, poco distante da Saint-Tropez. Qui i Saraceni riuscirono a insediarsi per quasi cent’anni, dall’890 circa al 970-980, muovendo al saccheggio della Provenza, della Liguria e del Piemonte. Le loro incursioni giunsero fino ad aree alpine molto distanti dal mare, come nel caso di San Gallo, in Svizzera.

L'abilità e l'adattabilità dimostrata dai Saraceni, marinai impegnati in spedizioni attraverso passi e vallate alpine, stupisce gli storici. Su questo argomento sono state avanzate le ipotesi più disparate, tra cui la possibilità che si trattasse di «complici» locali, ovvero gente pratica di montagna che aveva fatto causa comune con i Saraceni.
L'Estensione delle Razzie nel Territorio Italiano
Frassineto non fu un unicum. La Sicilia era in mano saracena, e avvennero incursioni a Roma, nell’Italia centrale e meridionale, dove Bari per trent’anni fu retta da un emirato. Ciò evidenzia una penetrazione saracena ben più ampia e diffusa sul territorio italiano. Le fonti latine sono redatte da coloro che subirono le spedizioni saracene: si lamentano e denigrano i Saraceni, spesso riproponendo un modello letterario in cui i cronisti vedevano in essi una punizione per i loro peccati. Sull’altra sponda, le fonti arabe che conosciamo confermano l’esistenza di Frassineto, ma non offrono dettagli sulla vita quotidiana o l'organizzazione interna dell'insediamento.

La Memoria Storica e la Criticità delle Fonti
La memoria delle razzie saracene segnò profondamente l’immaginario alpino. Con il passare dei secoli, toponimi, feste e folklore hanno ingigantito il ricordo di questo particolare periodo. Tuttavia, leggende di devastazioni e rovine hanno accompagnato e, forse, amplificato la fama di Frassineto.
Miti, Leggende e Falsificazioni
È cruciale valutare l’attendibilità delle fonti, soprattutto su un argomento di cui, in realtà, si sa veramente poco. In alcuni casi, inoltre, le razzie saracene si confondono con quelle coeve perpetrate dagli Ungari. Lo stesso discorso vale per il folklore, spesso considerato espressione di una memoria popolare, ma che non sempre corrisponde alla verità storica.
Anche tra le fonti scritte è necessaria una selezione rigorosa. Accanto a opere ormai considerate un classico sull’argomento, come quelle di Liutprando di Cremona (920-970 circa), esistono fonti false, redatte nel Trecento o nel Quattrocento, spesso con l'intento di rendere più avvincente la storia locale.
Esempi di queste interpretazioni erronee abbondano: nell’Ottocento, il ritrovamento di sepolture a Vinchio, in provincia di Asti, in un luogo conosciuto come «bricco dei saraceni», portò a un’immediata e ovviamente erronea attribuzione delle tombe ai pirati arabi. Nel Seicento, il prevosto Meiranesio attribuì un’incursione saracena contro la Novalesa all’abbazia di Pedona. È importante notare che ancora nel Medioevo, tutto ciò che era strano o fuori dall’ordinario, era spesso etichettato come «saraceno».
Il Problema delle Fonti sulla Vita a Frassineto
Purtroppo, la vita quotidiana a Frassineto possiamo solo immaginarla, poiché nessuno ne parla. Nessuno ci racconta cosa mangiassero, come dormissero o come si comportassero i suoi abitanti. Si deve ritenere che a Frassineto ci fosse un porto, utile a imbarcare schiavi e tesori verso la Spagna omayyade. Questa ipotesi è avvalorata anche dal ritrovamento, nel golfo di Saint-Tropez, di alcune navi affondate, i cui oggetti stivati all'interno fanno supporre fossero navi in arrivo dalla Spagna, forse coeve all’epoca delle scorrerie saracene.
Il Contesto Politico e le Reazioni ai Saraceni
Origini dei Saraceni e Relazioni Diplomatiche
I pirati saraceni che infestavano il mare in quegli anni provenivano dall’Africa e poi dall’emirato (successivamente califfato) omayyade di Cordoba, nella penisola iberica. Questa è un’informazione che abbiamo direttamente da Liutprando di Cremona. Si trattava di una realtà politica tutt’altro che sconosciuta nell’Europa cristiana: quando Ottone I (912-973) divenne imperatore e re d’Italia, decise di impegnarsi contro le scorrerie saracene e inviò delle ambasciate a Cordoba. Il dialogo fu ripreso anche in seguito, tanto che lo stesso Ottone ricevette alla sua corte un emissario arabo, cui Liutprando dedicò il suo libro.
La Strumentalizzazione Politica e il Ruolo del Papa
Le modalità di approccio al problema saraceno furono di volta in volta differenti. Un caso significativo di strumentalizzazione politica si verificò a metà del Decimo secolo, quando il vescovo di Asti Rozone (m. 992), un protetto della moglie di Ottone I, volle impadronirsi della diocesi di Alba. Rozone riuscì a ottenerla con l’assenso del papa e dell’imperatore; per motivare questo passaggio, fu scritto che la diocesi fosse incapace di reggersi in piedi a causa delle scorrerie saracene. Questo episodio evidenzia come la minaccia saracena potesse essere utilizzata come pretesto in dinamiche politiche interne, coinvolgendo anche l'autorità pontificia.
La Vulnerabilità del Regno Italico
Il regno italico, come tutti quelli sviluppatisi nel territorio del vecchio impero romano d’Occidente durante l’Alto Medioevo, non disponeva di una sua flotta. Era, di conseguenza, assolutamente indifeso contro gli attacchi portati via mare. Questa fragilità strutturale permise ai Saraceni di operare con relativa impunità per lunghi periodi.
Conflitti Interni e la Tolleranza dei Saraceni
La durata quasi centenaria dell'insediamento di Frassineto e i relativamente pochi tentativi di liberarsi dei Saraceni pongono degli interrogativi. Nel caso di re Ugo d'Italia, i Saraceni erano già impiantati a Frassineto e avevano esteso la propria area di influenza in Provenza, sui passi montani, mettendo in pericolo le città. Ugo, pur avendo grandi capacità di governo, per molto tempo trascurò Saraceni e Ungari perché probabilmente questi non costituivano un gran pericolo per il suo regno, essendo più preoccupato dagli avversari interni, come Berengario II che gli sfilasse la corona. Questo aspetto è importante perché riduce la leggenda e il mito intorno ai Saraceni di Frassineto, suggerendo che per il sovrano della Provenza l’enclave araba fosse fonte di problemi trascurabili, almeno fino a un certo punto. Non vanno poi trascurate le relazioni più trasversali: è certo che per quanto riguarda l’Italia del sud, e si può sospettare anche per Frassineto, i Saraceni erano spesso richiesti dai potenti dell’epoca come mercenari, una forza dalla grande potenzialità militare.
L'Impatto Materiale delle Incursioni
Distruzioni e Abbandoni
Ai Saraceni di Frassineto sono imputate la distruzione di Frejus e di Aix-en-Provence, il saccheggio di vari monasteri sui due versanti delle Alpi, su tutti citiamo l'abbazia della Novalesa in provincia di Torino. Gli si addebitano sortite a Embrun, Oulx e addirittura a San Gallo. Per un periodo, pare abbiano bloccato i più importanti passi alpini. Nella piana si contano razzie ad Acqui Terme, sortite nell’area monregalese e forse fino a Vercelli, senza contare ovviamente le azioni in Liguria.

Discussione sull'Abbandono Urbano
Tornando sempre al problema delle fonti, è importante un’attenta valutazione delle cause reali degli abbandoni urbani. Frejus, un importante porto in età romana, si insabbiò, ma non sappiamo quando, il che comportò una drastica riduzione delle sue attività economiche e commerciali. In un simile quadro, non siamo in grado di dire quanto le scorrerie saracene siano state cruciali per la sua sparizione.
La Novalesa fu sicuramente abbandonata: i monaci andarono prima a Torino e poi a Breme, in Lomellina. Anche qui, però, la cronaca di quegli avvenimenti fu redatta solo un centinaio di anni dopo. Ad Oulx è documentata una situazione di abbandono, ed è possibile che i Saraceni siano giunti fino a San Gallo. Tuttavia, l'idea che le razzie saracene abbiano rappresentato una delle più importanti cesure con il mondo antico, collegandole all’abbandono di vecchi agglomerati urbani per nuove città più facilmente difendibili, è discutibile. Ad esempio, in Piemonte non vi furono abbandoni di città in seguito alle scorrerie saracene o ungare, anche se lo si è supposto nel caso di Acqui Terme, che si arroccò nella parte alta della città, ma non abbiamo elementi per esserne certi. Va anche ricordato come l’incastellamento, spesso, fu un processo avviato per mettersi al sicuro da nemici interni più che per difendersi da quelli esterni. Anche le antiche città romane lasciate in rovina nelle campagne erano spesso già state abbandonate ben prima delle incursioni saracene.
Altre fonti storiche indagate sono le liste vescovili. Alcuni di questi elenchi, riportanti i nomi dei vescovi, presentano vuoti negli anni in cui la presenza saracena fu più forte. Qualcuno ha dedotto fossero dovute alla fuga davanti ai Saraceni o allo spopolamento causato dalle loro razzie, suggerendo un impatto anche sulla struttura ecclesiastica.