La Crocifissione Gavari è un'opera a olio su tavola di Raffaello Sanzio, realizzata tra il 1502 e il 1503. Attualmente, la tavola principale è conservata presso la National Gallery di Londra, mentre due scomparti della predella si trovano al Museo nazionale d'arte antica di Lisbona e in una collezione privata.

L'opera fu commissionata dalla famiglia Gavari per la Chiesa di San Domenico a Città di Castello. Questa fu una delle quattro opere realizzate da Raffaello in questa città, insieme allo stendardo della Santissima Trinità, alla Pala Baronci e al celebre Sposalizio della Vergine. L'opera fu osservata da Vasari e Lazzari prima di essere venduta a un collezionista francese. Successivamente, entrò a far parte della raccolta Fesch nel 1818 e di quella del principe di Canino nel 1845, prima di passare attraverso varie collezioni inglesi.
Descrizione dell'Opera
Nella tavola principale, Cristo è raffigurato in croce, affiancato dalle rappresentazioni del sole e della luna. Due angeli in volo raccolgono con dei vasi il sangue che cola dalle ferite di Cristo. Ai piedi della croce si trovano quattro santi: da sinistra, Maria, san Girolamo, la Maddalena e l'apostolo Giovanni. Particolare rilievo è dato a san Girolamo, santo a cui era dedicato l'altare di destinazione dell'opera e a cui sono dedicate anche le storie della predella.
Giorgio Vasari, nelle sue "Vite", notò che senza l'iscrizione del nome dell'autore, l'opera non sarebbe stata riconosciuta come di Raffaello, ma piuttosto attribuita a Pietro Perugino. La prima delle due tavolette della predella fu documentata per la prima volta da Passavant a Roma nel 1845, che la attribuì inizialmente a Perugino.

La Predella e le Storie di San Girolamo
La predella dell'opera è suddivisa in due scomparti, entrambi dedicati alla figura di San Girolamo. Una delle scene raffigura il santo nell'atto di trattenere il braccio del carnefice che sta per decapitare il vescovo Silvano, mentre contemporaneamente cade la testa dell'eretico Sabiniano. Questi episodi sottolineano la devozione verso San Girolamo, santo patrono dell'altare per cui l'opera fu realizzata.
Contesto Storico e Iconografico della Crocifissione
La Crocifissione rappresenta un simbolo fondamentale della religione cristiana e occupa un posto centrale nell'arte sacra. La croce, come simbolo di culto, compare fin nelle chiese primitive. Un esempio significativo è la croce gemmata a mosaico risalente alla fine del IV - inizio del V secolo, posta sopra il Calvario nella basilica paleocristiana di Santa Pudenziana a Roma.
Una delle più antiche rappresentazioni della crocifissione, risalente alla fine del II o inizio del III secolo, si trova su un probabile amuleto in eliotropio conservato al British Museum. Secondo alcuni studiosi, le parole accanto a questa crocifissione contengono un'invocazione a Gesù redentore, mentre l'iscrizione sul retro, aggiunta successivamente, presenta termini di significato sconosciuto, ma presenti in amuleti pagani.
Già nel II secolo, Giustino martire affermava che gli esorcismi erano effettuati "nel nome di Gesù Cristo, che fu crocefisso sotto Ponzio Pilato". L'uso apotropaico del nome di Gesù e della rappresentazione della sua crocifissione anche in contesti pagani è spiegato dalle parole di Origene: "il nome di Gesù è così potente contro i demoni che talvolta è efficace anche se pronunziato da uomini cattivi".

Antiche Rappresentazioni e Sigilli
Tra le più antiche rappresentazioni cristiane della crocifissione vi sono due incisioni su pietre dure, utilizzate come sigilli. Una ritrovata in Romania nel 1895 è ora al British Museum. Una pietra simile, appartenente al collezionista George Frederick Nott, è oggi dispersa, ma ne rimane un calco in gesso. Entrambi i sigilli sono datati alla prima metà del IV secolo. In queste gemme, Cristo in croce è circondato dagli apostoli, sei per lato, una rappresentazione che sembra voler enfatizzare Cristo crocefisso come fondamento della Chiesa.
Evoluzione Iconografica nel Medioevo
Nel V secolo compaiono non solo il simbolo della croce, ma anche le prime rappresentazioni della Crocifissione con la figura del Redentore tra i due ladroni. Un esempio è quello intagliato sulla porta della basilica di Santa Sabina sull'Aventino, che mostra Gesù con le braccia distese, tra i ladroni, con occhi aperti, senza nimbo né croce.
In Italia centrale, nel XII secolo, nacque la tradizione delle croci dipinte. Queste opere, destinate ad essere appese nell'arco trionfale delle chiese o sopra l'iconostasi, presentavano il Cristo in posizione frontale, vivo sulla croce e ritratto come vincitore sulla morte (Christus triumphans). Attorno alla figura del Cristo venivano rappresentate scene della Passione e, a partire dalla seconda metà del XIII secolo, figurine a mezzobusto della Vergine e di San Giovanni evangelista in posizione di compianto.
Agli inizi del XIII secolo emerse una nuova tipologia, quella del Christus patiens, di ispirazione bizantina. Il Cristo sofferente ha la testa reclinata, gli occhi chiusi e il corpo incurvato in uno spasimo di dolore. La prima rappresentazione di questo tipo è la Croce n. 20 di Pisa (1210-1230) di un anonimo artista bizantino operante in Toscana. Giunta Pisano fu uno dei primi ad accogliere questa novità iconografica, come dimostra il suo Crocifisso della basilica di San Domenico a Bologna.

Il Contributo di Giotto e le Influenze Locali
Giotto rinnovò ulteriormente l'iconografia della crocifissione nell'ultimo decennio del XIII secolo, ispirandosi alla scultura gotica di Nicola Pisano. Nei paesi dove il cristianesimo si diffuse a seguito di azioni missionarie, l'iconografia può presentare elementi di originalità derivanti dalla precedente cultura locale. Un esempio è la crudezza delle statue di Gesù crocifisso o del suo corpo morto in alcune chiese messicane, che riflettono il destino del popolo messicano secondo Octavio Paz.
La Crocifissione nel Contesto Biblico e Teologico
Il discorso sull'iconografia della Crocifissione si amplia quando riguarda la rappresentazione del racconto evangelico. La diversificazione delle raffigurazioni del Calvario nella storia dell'arte è spiegata dalle differenti attribuzioni di significato religioso all'evento, legate a diverse sensibilità e letture dei testi evangelici.
Un dettaglio ricorrente sotto la croce o ai suoi piedi è la presenza di un teschio con due tibie incrociate, simbolo della morte e della resurrezione di Cristo.
Il cardinale Gianfranco Ravasi, nel suo studio, analizza la pervasività di un certo tipo di cultura imperniata sulla violenza nelle Scritture, sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento. Tuttavia, sottolinea come il messaggio biblico, pur utilizzando a volte un linguaggio che rimanda alla violenza, si fondi sull'irenismo. La risemantizzazione del bellum iustum (guerra giusta) è attribuita a Sant'Agostino, il quale teorizzò la necessità del conflitto in determinati contesti, analizzando l'Antico Testamento e i Vangeli.
Ravasi affronta anche il tema del fondamentalismo, evidenziando come, se da un lato una certa idea di ritorno ai valori fondamentali del cristianesimo possa aiutare a formare un'identità, dall'altro il movimento fondamentalista, nato negli Stati Uniti, possa presentarsi come antibiblico e anticattolico, giungendo a forme violente.
Infine, Ravasi esplora la relazione con lo straniero nei testi biblici, sottolineando come l'elezione di Israele non sia esclusiva ma inclusiva, e come Cristo si rivolga agli esclusi, come il lebbroso e il samaritano.
La Crocifissione nell'arte
Raffaello e la Tradizione Artistica
Raffaello, partendo da Perugia, si recò a Città di Castello dove realizzò la Crocifissione per San Domenico. Vasari osservò che l'opera, se non fosse stato per il nome inciso, sarebbe stata attribuita a Perugino, evidenziando la forte influenza del maestro sulla prima produzione di Raffaello. Dal padre Giovanni Santi, Raffaello apprese la tecnica della preparazione della tavola. La composizione della Crocifissione Gavari risulta equilibrata, combinando la tradizione quattrocentesca con le innovazioni introdotte dallo stesso Raffaello.
Il paesaggio in cui è inserito il crocifisso è spazioso e luminoso, connotato da tonalità degradanti verso l'azzurro sullo sfondo, evitando l'impianto geometrico rigido tipico dell'epoca. La presenza del sole e della luna sopra il crocifisso simboleggia il contrasto tra l'alfa e l'omega, l'inizio e la fine, rispetto al mistero dell'incarnazione rappresentato dalla figura di Cristo.
Il "Crocifisso Gavari" di Raffaello Sanzio è considerato una delle sue prime opere, in cui si nota ancora una forte influenza del Perugino. L'opera era la pala d'altare della cappella laterale di San Domenico a Città di Castello. Sulla cornice in pietra è indicata la data del 1503. In quest'opera, la Vergine e San Giovanni Evangelista si trovano ai lati della croce, mentre i santi Girolamo e Maria Maddalena si inginocchiano davanti ad essa. Gli angeli catturano il sangue di Cristo nei calici, evocando quelli usati per il vino della Messa. La predella è stata dipinta con episodi della vita di San Girolamo, a cui era dedicato l'altare.
La conferenza "La Crocifissione: una iconografia in trasformazione dal V al XV secolo", tenutasi a Palazzo Chiericati, ha ricordato come la Crocifissione sia una delle immagini-simbolo del Cristianesimo, evolutasi secondo diverse varianti legate al periodo storico e alla collocazione geografica. Nella più antica immagine di questo tipo, risalente al V secolo e custodita nella basilica di Santa Sabina a Roma, la croce compare ancora con una connotazione sociale profondamente negativa, poiché riservata agli schiavi.
Riferimenti bibliografici includono opere di Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, Paolo Franzese, Giorgio Vasari, e studi specifici sul Volto Santo di Lucca e sul crocifisso ligneo di San Lorenzo Nuovo.
tags: #raffaele #costi #crocifissione