Il Tempo Cruciale e la Vigilanza: Riflessioni sulle Omelie di Avvento

Un filo rosso attraversa le letture di questa liturgia di inizio-avvento; un tema che potrebbe essere reso con la pregnante espressione paolina, tratta dalla seconda lettura: siamo in un momento cruciale. Paolo utilizza un termine tecnico: kairós (Rm 13,11), che significa tempo particolare, opportuno, decisivo. In un momento cruciale della storia personale e della storia del mondo, ciascuno è chiamato a trapassare la superficie, per recuperare l’invisibile e l’impossibile.

La Profezia di Isaia e l'Avvenire Messianico

La prima lettura, del profeta Isaia, ci trasporta idealmente “alla fine dei giorni”. Sulla bocca dei profeti, l’espressione indica non la fine della storia, ma l’avvenire messianico, e cioè il momento in cui la storia assumerà lineamenti diversi da quelli attuali e le cose avranno un altro ordine, voluto da Dio, e inimmaginabile al presente. “La fine dei giorni” evoca, dunque, la novità di Dio, il mondo che il Signore sta preparando, e che l’uomo credente deve imparare a scoprire e a edificare.

Nella visione di Isaia questa novità futura è annunciata con il pellegrinaggio pacifico dei popoli a Gerusalemme, dove si trova il Tempio del Signore. Ogni lettore avverte il paradosso di questa visione che, oggi come ieri, ha il sapore di una beffa. Eppure, l’intenzione del testo non è quella di illudere dei sognatori, ma di forgiare dei credenti. Prospettando il tempo messianico e la pace, bene messianico per eccellenza, l’autore chiama i lettori a misurare le proprie azioni e le proprie speranze con il metro di Dio stesso. Occorre che il credente sappia gettare lo sguardo oltre l’evidenza, sappia guardare gli eventi dalla meta, da quel momento decisivo, in cui la storia sarà trasformata per volere di Dio.

L’uomo che crede sa cogliere, nei crepacci della propria vita personale, della storia dei popoli e dell’universo, la speranza sepolta sotto le macerie; sa leggere gli eventi in trasparenza, alla luce di un futuro che è sempre possibile, perché è il futuro creato da Dio.

Rappresentazione artistica del pellegrinaggio dei popoli a Gerusalemme, come descritto dal profeta Isaia

L'Esortazione di Paolo: Svegliarsi dal Sonno

Da una prospettiva complementare, il discorso viene ripreso nella seconda lettura, dove il momento cruciale viene evocato con: il giorno è vicino. Anche qui, dire che il giorno è vicino non significa dire che la fine del mondo è prossima, ma che la salvezza è alla nostra porta e bussa quotidianamente, per avere una risposta. E infatti, l’esortazione continua con un monito severo: è ora di svegliarci dal sonno.

La sonnolenza a cui pensa Paolo è palese, se teniamo conto del contesto: i credenti non sanno più leggere la storia in termini di salvezza ormai vicina, non hanno più lo sguardo profondo della fede autentica; si immergono nell’umano, vivendo ed esaurendo le proprie attese da uomini mondani. Nel nostro testo, Paolo mostra che uno dei pericoli reali della fede è proprio quello di appiattirsi sulle strade della quotidiana alienazione, senza essere più in grado di cogliere l’occasione di salvezza offerta da Dio. Il pericolo è di pensare e giudicare in termini di mondanità, come se la Verità di Dio possa essere percepita con i criteri del mondo. Svegliarsi dal sonno, allora, significa riacquistare la fede come criterio di lettura degli eventi, senza assuefarsi alle convenevoli mode del presente.

La Contrapposizione Tenebre-Luce: Paolo e Qumran

La contrapposizione tenebre-luce, che Paolo presenta in questo contesto, non vuole porre i credenti sul piedistallo, separandoli da quelli che non credono, come si verifica talvolta nel linguaggio della comunità di Qumran. Perché la luce e le tenebre albergano all’interno di ogni uomo. L’immagine vuole, invece, creare una coscienza che sappia vivere un’esistenza “luminosa”, lontana dalla perversità che alberga in un cuore tenebroso.

Manoscritto antico con simboli di luce e oscurità

Il Vangelo di Matteo: La Venuta Inaspettata del Signore

Il testo del vangelo di Matteo è in perfetta sintonia con il discorso fatto sinora. Il passo è tratto dal cosiddetto discorso escatologico, originato da una doppia domanda posta dai discepoli: quando sarà la fine e quali saranno i segni della venuta del Signore (Mt 24,3)? Domande poco confacenti alla fede, perché nascondono una visione della parusia legata a un futuro straordinario e a segni portentosi. E infatti, nella sua lunga risposta, Gesù riporta continuamente i discepoli a un discernimento ancorato alla storia: quella personale e quella del mondo.

I due uomini nel campo e le due donne al mulino rappresentano l’ordinarietà della vita, con le sue occupazioni e i suoi doveri. A questo scopo viene addotta la comparazione con il tempo di Noè, fatta non sulla base della corruzione dilagante o del disastro straordinario che ne derivò, ma su quella della sorpresa. In effetti, al tempo di Noè, gli uomini mangiavano, bevevano e si sposavano… tutte cose irreprensibili, che si tramandano di generazione in generazione. Il punto messo in luce dalla lettura, perciò, non è la malvagità dei comportamenti umani meritevoli di castigo, ma l’indifferenza dei credenti: vivere come se il Signore non dovesse mai venire.

L’immagine del ladro nella notte può lasciare qualche perplessità, se si connette troppo strettamente alla venuta del Signore, ma rende in maniera plastica un evento inaspettato. Il testo, però, esprime qualcosa di più. L’immagine dei due uomini che lavorano nei campi o delle due donne che lavorano alla mola e che saranno divisi rappresenta chiaramente il giudizio: uno sarà salvato e l’altro sarà lasciato al suo destino di dannato. Perché? Il testo non lo dice; si tratta di un discorso che viene approfondito in altri contesti. Quello che importa qui è un’altra cosa: la venuta del Signore non sarà indolore, perché essa rappresenterà, per ciascuno, il momento della verità. Bisogna prepararsi, dunque, perché la verifica è sempre un momento cruciale nella storia di ciascuno e questo momento non va vissuto nell’indifferenza, come se non dovesse mai avvenire. Nel Primo Testamento il giorno del Signore era connotato sempre dalla salvezza e dal giudizio.

PARABOLA dei due FIGLI - "Dal Vangelo secondo Matteo" (Mt 21,9-32)

La Parabola delle Dieci Vergini: L'Olio della Vigilanza

A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Anche il vangelo di oggi ce ne racconta una: si parla di una festa di nozze, di dieci ragazze che aspettano l’arrivo dello sposo, di lampade, di olio… Una volta le lampade funzionavano, appunto, con l’olio. Io ne ho una della mia nonna: ha una forma circa come la lampada di Aladino ed è di peltro (una lega composta principalmente di stagno con l’aggiunta di qualche altro metallo in piccole quantità), ma ce n’erano di varie forme ed anche di altri materiali. La mia ha un beccuccio laterale dove si mette lo stoppino (è un cordoncino di cotone intrecciato). Questo cordoncino, immerso nella lampada, attinge l’olio e si imbeve tutto fino alla estremità superiore che sporge dalla lampada: poi si accende lo stoppino e... "Come mai?" direte voi. "E' logico che bisogna pensare che l'olio prima o poi finirà!". Credo che voi siate esperti in carburanti perché sentirete i vostri genitori dire che bisogna essere vigilanti con la benzina.

Lo sposo è il Signore e le ragazze (o i ragazzi, o gli adulti) siamo noi, e potrebbe succedere anche a noi di non essere vigilanti abbastanza, di vederci chiudere la porta davanti e di sentirci rispondere dal Signore: "Non ti conosco"! Un giorno, non sappiamo quando, anche noi moriremo: certamente succederà, ma non ci dobbiamo spaventare, non è una tragedia da evitare. Andare in Paradiso è una festa, un motivo di gioia! La Bibbia ci dice che Dio ci ha creati e siamo destinati a tornare a Lui.

Una volta finita la prima carica di olio, presto faremo a riempire di nuovo la lampada con le altre opere buone che abbiamo fatto durante la nostra vita, perché ce le siamo portate tutte con noi in tanti piccoli vasi! Come faremo ad alimentare la lampada affinché ci illumini la strada che ci porta a Dio? Inutile chiedere in prestito olio agli altri… si spegnerebbero le lampade di tutti. Nessuno può prendere il nostro posto. Il fatto che le vergini sagge non diano l’olio alle stolte non è segno di egoismo! Questo tipo di olio è un combustibile particolare che non si può donare. Se volessimo riscrivere questa parabola adattata ai nostri giorni si potrebbe dire:"Il Regno dei Cieli è simile a tanti cristiani che hanno a disposizione il Vangelo.

Sapete bambini, fare scorta di questo olio non è difficile come sembra… Non occorre fare cose "straordinarie" per diventare santi, basta fare con amore le cose "ordinarie". Pensate alla vostra vita quotidiana, dal mattino quando vi svegliate alla sera quando andate a letto. Quanti piccoli atti d’amore fate? Se il Signore vi chiamasse ora, avete dei piccoli vasi di olio già pieni? Pensateci... Dopo una vita semplice e serena, una donna morì e si trovò a far parte di una lunga e ordinatissima fila di persone che andavano verso il Signore. Man mano che si avvicinava alla mèta sentiva sempre più distintamente le Sue parole. Udì così che il Signore diceva ad uno:"Tu mi hai soccorso quando ero ferito sull'autostrada e mi hai portato all'ospedale, entra nel mio Paradiso". Poi ad un altro:"Tu hai fatto un prestito senza interessi ad una vedova, vieni a ricevere il premio eterno": E ancora:"Tu hai fatto gratuitamente operazioni chirurgiche molto difficili, aiutandomi a ridare la speranza a molti, entra nel mio Regno". E così via. La povera donna venne presa dallo sgomento perché, per quanto si sforzasse, non ricordava di aver fatto in vita sua niente di eccezionale. Cercò di lasciare la fila per avere il tempo di pensare, ma non le fu possibile: un angelo, sorridente ma deciso, non le permise di spostarsi. Il Signore le disse: "Tu hai stirato tutte le mie camicie con pazienza e amore.

Illustrazione della parabola delle dieci vergini con le lampade

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