Madre Teresa di Calcutta, al secolo Gonxha Agnes Bojaxhiu, è stata una religiosa cattolica albanese, fondatrice della congregazione delle Missionarie della Carità. La sua vita, interamente dedicata al servizio dei "più poveri tra i poveri", l'ha resa un'icona mondiale di compassione e amore disinteressato. Famosa in tutto il mondo per il suo lavoro tra le vittime della povertà di Calcutta, nel 1979 ha ottenuto il Premio Nobel per la Pace per il suo impegno e il suo rispetto per il valore e la dignità di ogni singola persona.
Le Origini e la Vocazione Giovanile
Gonxha Agnes Bojaxhiu nacque a Skopje, nell'attuale Macedonia, il 26 agosto 1910 e fu battezzata il giorno seguente. Era la più giovane di cinque figli di Nikola e Drane Bojaxhiu, una famiglia benestante d’origine albanese. Ricevette la Prima Comunione all’età di cinque anni e mezzo e fu cresimata nel novembre 1916. L'improvvisa morte del padre Nikola nel 1918 (o 1919), quando Agnes aveva circa otto anni, lasciò la famiglia in difficoltà finanziarie. Nonostante i nuovi oneri, la madre Drane, fervida credente, allevò i figli con fermezza e amore, assicurando loro una solida formazione nella fede cattolica e influenzando notevolmente il carattere e il futuro orientamento della figlia. La fervente comunità parrocchiale gesuita del Sacro Cuore, in cui era attivamente impegnata, offrì a Gonxha condizioni favorevoli per la sua ulteriore crescita nella fede. Ragazza intelligente, dotata e socievole, trovò ampio spazio per utilizzare i suoi talenti e capacità in tutte le attività parrocchiali.
Già all'età di dodici anni, Gonxha si sentì chiamata alla vita religiosa. Mossa dal desiderio di diventare missionaria, nel settembre 1928, appena diciottenne e dopo aver ultimato la quinta classe della scuola superiore, lasciò la sua casa per entrare nell’Istituto della Beata Vergine Maria, conosciuto come “le Suore di Loreto”, in Irlanda, a Rathfarnham. Lì divenne postulante e ricevette il nome religioso di Suor Mary Teresa, scegliendo come patrona Santa Teresa di Lisieux. La sua partenza fu accompagnata dal messaggio d'addio della madre: «Poni la tua mano nella Sua, cammina sola con Lui e non volgerti mai indietro. Va’ dritta avanti, perché se guarderai indietro tornerai a casa.»

L'Arrivo in India e gli Anni a Loreto
Il 1° dicembre 1928, Suor Teresa partì per l’India con altre due compagne, arrivando a Calcutta il 6 gennaio 1929. Dopo due anni di formazione nel Noviziato di Darjeeling, sulle pendici dell’Himalaya, Suor Teresa emise la professione temporanea nel maggio 1931. Fu inviata presso la comunità di Loreto a Entally, una zona orientale di Calcutta, dove insegnò storia, geografia e catechismo nella scuola superiore bengalese per ragazze, St. Mary’s, frequentata dalle figlie di famiglie benestanti. Nel 1935 le fu affidato anche un nuovo insegnamento presso la scuola elementare di Santa Teresa, dove, più che nel collegio a pagamento di St. Mary's, entrò in più diretto contatto con la dura realtà sociale di Calcutta. Questi spostamenti giornalieri attraverso la città le diedero la possibilità di osservare da vicino la povertà e le sofferenze.
Il 24 maggio 1937, Suor Teresa fece la Professione dei voti perpetui come suora dell'Ordine di Loreto, divenendo, come lei stessa disse, “la sposa di Gesù” per “tutta l’eternità”. Da quel giorno fu sempre chiamata Madre Teresa. Continuò a insegnare a St. Mary’s e nel 1944 ne divenne la direttrice. Madre Teresa trascorse i venti anni della sua vita a Loreto con grande felicità, distinguendosi come persona di profonda preghiera e amore intenso per le consorelle e le allieve, oltre che per carità, generosità, coraggio, resistenza al lavoro più duro e per un'attitudine naturale all'organizzazione.
La "Chiamata nella Chiamata" e la Nascita di una Nuova Missione
Gli anni '40 furono un periodo durissimo per Calcutta. La città fu colpita da una terribile carestia nel 1942-43 e da sanguinosi scontri tra hindu e musulmani nel 1946. L'anno successivo, la Partition (divisione dell'India britannica) portò un afflusso di profughi, mettendo a dura prova la città in un contesto di estrema sofferenza. In questa situazione, Madre Teresa venne a contatto diretto con il dolore umano, il che rafforzò la sua fede e la indirizzò verso l'impegno concreto al servizio dei sofferenti.
Il 10 settembre 1946, durante un viaggio in treno da Calcutta a Darjeeling per il ritiro annuale, Madre Teresa ricevette quella che definì “la chiamata nella chiamata”, l’ispirazione definitiva che avrebbe segnato la sua esistenza. Quel giorno, la sete di Gesù per amore e per le anime si impossessò del suo cuore, e il desiderio ardente di saziare la Sua sete divenne il cardine della sua esistenza. Nelle settimane e nei mesi successivi, per mezzo di locuzioni e visioni interiori, Gesù le rivelò il desiderio del suo Cuore per “vittime d’amore” che avrebbero “irradiato il suo amore sulle anime”. Le chiese di fondare una comunità religiosa, le Missionarie della Carità, dedite al servizio dei più poveri tra i poveri, con la supplica: «Vieni, sii la mia luce. Non posso andare da solo».
Circa due anni di discernimento e verifiche trascorsero prima che Madre Teresa ottenesse il permesso di cominciare la sua nuova missione. Il 12 aprile 1948, ottenne da Papa Pio XII il decreto di “esclaustrazione” che le avrebbe consentito di lasciare l’Ordine di Loreto. Il 17 agosto 1948, indossò per la prima volta il semplice sari bianco bordato d’azzurro, simbolo delle donne indiane più povere, e lasciò il convento di Entally con cinque rupie in tasca per recarsi nelle periferie degradate di Calcutta. Dopo un breve corso con le Suore Mediche Missionarie a Patna, Madre Teresa rientrò a Calcutta nel dicembre 1948, trovando alloggio temporaneo presso le Piccole Sorelle dei Poveri. Pochi giorni prima di Natale, iniziò la sua attività nei sobborghi della città: visitò famiglie, lavò le ferite di alcuni bambini, si prese cura di un uomo anziano ammalato sulla strada e di una donna che stava morendo di fame e di tubercolosi. Iniziava ogni giornata con Gesù nell’Eucaristia e usciva con la corona del Rosario tra le mani, per cercare e servire Lui in coloro che sono “non voluti, non amati, non curati”. Le difficoltà e le sofferenze di quei primi giorni furono grandi, ma lei perseverò nel compiere la volontà di Dio, affermando: «Oggi ho imparato una bella lezione: la povertà dei poveri deve essere veramente dura per loro.»

Le Missionarie della Carità e la loro Diffusione Globale
Alcuni mesi dopo l'inizio della sua missione, le si unirono, una dopo l’altra, alcune sue ex allieve, tra cui Subashini Das, che prese il nome di Suor Agnes. Il 7 ottobre 1950, la nuova Congregazione delle Missionarie della Carità fu eretta ufficialmente come Istituto Religioso dell’Arcidiocesi di Calcutta.
La missione si espanse rapidamente. Il 22 agosto 1952, Madre Teresa aprì la sua prima casa per moribondi, Nirmal Hriday (“Cuore Puro”), nei pressi del principale tempio hindu di Kalighat, un luogo dove, per lei, ogni paziente ammalato e moribondo era “Gesù sotto il Volto sfigurato”. Nel 1955, aprì lo Shishu Bhavan, un istituto dove accolse bambini orfani e abbandonati, e nel 1959 il centro per lebbrosi di Titagarh. Già agli inizi del 1960, Madre Teresa iniziò a inviare le sue sorelle in altre parti dell’India.
L'approvazione del Diritto Pontificio concessa alla Congregazione da Papa Paolo VI nel febbraio 1965 incoraggiò l'espansione internazionale. Nello stesso anno, il 26 luglio, Madre Teresa fondò la prima casa di missione fuori dall'India, a Cocorote, in Venezuela, seguita subito dopo da altre fondazioni a Roma e in Tanzania nel 1968, e successivamente in tutti i continenti. Per rispondere meglio alle crescenti necessità dei poveri, sia fisiche che spirituali, Madre Teresa fondò vari rami della sua famiglia religiosa:
- I Fratelli Missionari della Carità (1963)
- Il ramo contemplativo delle sorelle (1976)
- I Fratelli contemplativi (1979)
- I Padri Missionari della Carità (1984)
La sua ispirazione si estese anche ai laici, formando i Collaboratori di Madre Teresa e i Collaboratori Ammalati e Sofferenti, persone di diverse confessioni di fede e nazionalità con cui condivise il suo spirito. Questo portò successivamente alla fondazione dei Missionari della Carità Laici. In risposta alla richiesta di molti sacerdoti, nel 1991 Madre Teresa dette vita anche al Movimento Corpus Christi per Sacerdoti, una “piccola via per la santità”. Negli anni '80 e prima della caduta del comunismo, le Missionarie della Carità aprirono case in quasi tutti i paesi comunisti, incluse diverse fondazioni in Unione Sovietica. La vigilia di Natale del 1985, Madre Teresa aprì la prima casa per i malati di AIDS a New York. Tuttavia, e nonostante ripetuti tentativi, non riuscì mai ad aprire una casa di missione nei territori della Cina.
La Spiritualità e la "Notte Oscura"
Di conformazione minuta, ma di fede salda quanto la roccia, a Madre Teresa di Calcutta fu affidata la missione di proclamare l'amore assetato di Gesù per l'umanità, specialmente per i più poveri tra i poveri. Si definiva la “piccola matita di Dio” e diceva: «Dona a Gesù un gran sorriso ogni volta che la tua nullità ti spaventa. Tu ed io dobbiamo lasciarlo vivere in noi e, attraverso noi, nel mondo». Era un’anima piena della luce di Cristo, infiammata di amore per Lui e con un solo, ardente desiderio: “saziare la Sua sete di amore e per le anime”, in quanto “Dio ama ancora il mondo e manda me e te affinché siamo il suo amore e la sua compassione verso i poveri”. Lei, toccando i corpi dei moribondi, dei deperiti, dei deprivati dei diritti e quindi dell’amore, toccava il corpo di Cristo, compiendo la sua missione di dissetare Cristo.
Tuttavia, all’insaputa di tutti, perfino di coloro che le stettero più vicino, Madre Teresa sperimentò per quasi tutta la sua vita apostolica la “notte oscura dell’anima”. La sua vita interiore fu contrassegnata dall'esperienza di una profonda, dolorosa e permanente sensazione di essere separata da Dio, addirittura rifiutata da Lui, assieme a un crescente desiderio di Lui. Chiamò la sua prova interiore: “l’oscurità”. Questa condizione di aridità estrema, per cui era incapace di riconoscere l’amore di Dio per lei, fu accettata da Madre Teresa in silenzio, nascondendola e dando a vedere solo la gioia di seguire Cristo. Scrisse lei stessa a tal proposito: «Pensano che la mia fede, la fiducia e l’amore riempiano tutto il mio essere e che l’intimità con Dio e l’unione con la sua volontà assorbano il mio cuore.» Questa “dolorosa notte” della sua anima, che ebbe inizio intorno al periodo in cui aveva cominciato il suo apostolato con i poveri e perdurò tutta la vita, condusse Madre Teresa a un’unione ancora più profonda con Dio.
La “Notte oscura” di Madre Teresa di Calcutta
Riconoscimenti Globali e Impegno Pubblico
Negli anni di rapida espansione della sua missione, il mondo cominciò a rivolgere l’attenzione verso Madre Teresa e l’opera che aveva avviato. Numerose onorificenze le furono conferite, a cominciare dal Premio indiano Padmashri nel 1962. Il culmine della sua notorietà si raggiunse con l’assegnazione del rilevante Premio Nobel per la Pace nel 1979, per il suo impegno per i più poveri tra i poveri e il suo rispetto per il valore e la dignità di ogni singola persona. Ritirato il Premio, rifiutò il tradizionale banchetto cerimoniale per i vincitori e chiese che i 6.000 dollari di fondi fossero destinati ai poveri di Calcutta, dichiarando che «le ricompense terrene sono importanti solo se utilizzate per aiutare i bisognosi del mondo».
Madre Teresa non si limitò a gesti caritatevoli ma più volte intervenne pubblicamente e con forza di fronte a uomini politici e di Stato per lottare per la giustizia e per la difesa della vita. Nel memorabile discorso che tenne alla consegna del Premio Nobel per la Pace il 17 ottobre 1979 ad Oslo, affermò: «Sento che oggigiorno il più grande distruttore di pace è l’aborto, perché è una guerra diretta, una diretta uccisione, un diretto omicidio per mano della madre stessa (…)». Si impegnò in difesa della vita proclamando incessantemente che «chi non è ancora nato è il più debole, il più piccolo, il più misero». Fece sentire la sua voce ai potenti della terra, perché riconoscessero le loro colpe dinanzi ai crimini della povertà creata da loro stessi.
Madre Teresa ebbe un profondo rispetto per la cultura indiana e apprezzò l'esempio di Gandhi, rievocandone l'esempio con continue citazioni, come nel chiamare i suoi collaboratori "co-workers". La sua congregazione, improntata al rigore, all'essenzialità e al rifiuto di quanto potesse agevolare le attività quotidiane creando forme di bisogno (esitò prima di dotare la Casa Madre di un telefono), rifletteva questa influenza. Le Missionarie della Carità non avevano un progetto sociale per sostituire le autorità pubbliche, ma tentavano di svolgere attività che neppure queste riuscivano a sostenere, operando in favore di chi si trovava in situazioni estreme: i moribondi, i malati cronici, gli abbandonati senza speranza. Le suore condividevano lo stile di vita e la sofferenza degli assistiti, distribuendo amore più che cure specifiche, assicurando calore più che interventi mirati. Non cercavano di convertire o imporre modelli: gli assistiti che morivano nelle loro case venivano destinati alle comunità religiose di appartenenza e in India, in caso di dubbio, i cadaveri venivano destinati alla cremazione secondo lo stile hindu. Neppure i bambini ospiti dello Shishu Bhavan di Calcutta, almeno quelli in condizione d'essere dati in adozione, venivano battezzati se non richiesto. Il modello di vita e di impegno offerto da Madre Teresa e dalle sue Missionarie della Carità è un vero esempio di fratellanza, non ideologico, che si propone con l’esempio. La sua missione nelle periferie delle città e nelle periferie esistenziali permane ai nostri giorni come testimonianza eloquente della vicinanza di Dio ai più poveri tra i poveri. In un autorevole sondaggio svoltosi in India, Madre Teresa ha prevalso come l'indiano più illustre del XX secolo, nonostante fosse cattolica albanese, in un paese orgoglioso della propria specificità.

Gli Ultimi Anni, la Morte e l'Eredità di Santità
Negli ultimi anni della sua vita, nonostante i crescenti seri problemi di salute che la afflissero dal 1983, inclusi gravi problemi di cuore, Madre Teresa continuò a guidare la sua Congregazione con instancabile dedizione, attraversando il mondo per partecipare a riti religiosi, aprire nuove case, servire i poveri in zone colpite da calamità e intervenire a innumerevoli riunioni pubbliche. Nel 1990, le sue consorelle ne bloccarono le dimissioni da Superiora Generale, a testimonianza del suo ruolo insostituibile. Solo il 13 marzo 1997, la suora nepalese Suor Nirmala venne chiamata a succederle come Superiora Generale delle Missionarie della Carità, dopo che Madre Teresa aveva benedetto la neo-eletta.
Dopo avere incontrato Papa Giovanni Paolo II per l’ultima volta, rientrò a Calcutta. La sua vita terrena giunse al termine il 5 settembre 1997, nella Casa Madre delle Missionarie della Carità a Calcutta, all'età di 87 anni. In quel momento, le suore di Madre Teresa erano circa 4.000, presenti in 610 case di missione sparse in 123 paesi del mondo. Le fu dato l’onore dei funerali di Stato da parte del Governo indiano, e il suo corpo fu seppellito nella Casa Madre. La sua tomba divenne ben presto luogo di pellegrinaggi e di preghiera per gente di ogni credo, poveri e ricchi, senza distinzione alcuna. La sua memoria liturgica ricorre il 5 settembre, data della sua morte.
La sua morte suscitò la commozione di tutto il mondo. Meno di due anni dopo, il 12 giugno 1999, Papa Giovanni Paolo II, a causa della diffusa fama di santità e delle grazie ottenute per sua intercessione, permise l'apertura straordinariamente rapida della Causa di Canonizzazione, dispensando dal periodo di attesa di cinque anni dalla morte. Il 19 ottobre 2003, lo stesso Papa Giovanni Paolo II la proclamò Beata. Il 4 settembre 2016, Madre Teresa è stata proclamata Santa da Papa Francesco, in seguito al riconoscimento di un miracolo scientificamente inspiegabile riguardante la guarigione rapida, completa e duratura di un uomo adulto affetto da gravi ascessi cerebrali con idrocefalo.
Madre Teresa ci ha lasciato un testamento di fede incrollabile, speranza invincibile e straordinaria carità. La sua risposta alla richiesta di Gesù: “Vieni, sii la mia luce”, la rese Missionaria della Carità, “Madre per i poveri”, simbolo di compassione per il mondo e testimone vivente dell’amore assetato di Dio. La sua intera vita e la sua opera offrirono testimonianza della gioia di amare, della grandezza e della dignità di ogni essere umano, del valore delle piccole cose fatte fedelmente e con amore, e dell’incomparabile valore dell’amicizia con Dio. Papa Francesco l'ha definita un modello di santità per tutto il mondo del volontariato, e la sua santità è così vicina, tenera e feconda che spontaneamente molti continueranno a chiamarla “Madre Teresa”. Questa instancabile operatrice di misericordia ci aiuta a capire sempre più che l’unico nostro criterio di azione è l’amore gratuito, libero da ogni ideologia e da ogni vincolo e riversato verso tutti senza distinzione di lingua, cultura, razza o religione.
