Angeli Nelle Natività: Simbolismo e Rappresentazioni Artistiche

Le iconografie della Natività, specialmente quelle più celebri, presentano una serie di elementi che le rendono molto diverse tra loro, nonostante i Vangeli la descrivano in modo simile. Un elemento ricorrente e di profonda importanza è la presenza degli angeli, spesso raffigurati in vari ruoli e dimensioni, da piccoli angioletti a figure più imponenti, ognuno con un significato specifico nel dipinto.

Il Ruolo e Il Simbolismo Degli Angeli Nella Natività

La scena della Natività risplende di dolcezza e di riposo. Dormono Maria e il Bambino Gesù abbracciati l’uno nell’altra, custoditi da una schiera di angeli che contemplano il volto del Dio bambino, angeli custodi di tutti i nostri bambini. La Madre e gli angeli custodiscono il Bambino. È l’oro del Re dei re, è l’oro del Divino che irrompe nell’umanità, è l’oro della Luce di Dio a illuminare il volto di Maria e di Gesù, una luce che non abbaglia, ma una calda luce che riposa. Le assi di legno, la paglia, la coperta grigia e lo scialle blu che di solito copre i capelli di Maria custodiscono ora l’intimità di una madre e del figlio, dopo tanto cammino, dopo tanto bussare e non aver trovato nessuna porta aperta. Il mistero dell’incarnazione e il mistero del male sono strettamente uniti. Alla luce, che è discesa dal cielo, si oppone più cupa e inquietante la notte del peccato.

Scrive Edith Stein, santa Teresa Benedetta della Croce: «Il bambino protende nella mangiatoia le piccole mani, e il suo sorriso sembra già dire quanto più tardi, divenuto adulto, le sue labbra diranno: ‘Venite a me voi tutti che siete stanchi e affaticati’».

Rappresentazione pittorica di angeli che vegliano sulla Natività

La Natività di Arcabas: Tra Realismo e Simbolismo Profondo

La Natività a Betlemme di Jean-Marie Pirot, noto come Arcabas, è una scena di grande realismo che appartiene alla quotidianità, eppure è tutt’altro che un idilliaco quadretto sul Natale. Il pittore gioca magistralmente tra il figurativo (volti precisi, immagini nitide) e l’astratto (volti indefiniti, differenti fonti di luce); utilizzando colori semplici, ma carichi di significati, egli invita a soffermarsi per cogliere la profondità del messaggio.

Descrizione del Dipinto

In quest'opera, una madre protegge il figlio, un padre regge una candela accesa e veglia entrambi; tre angeli contemplano sereni il bambino appena nato, mentre il calore dell’asino e del bue riscalda il letto di paglia dove madre e figlio sono adagiati. Poco dietro, in penombra, l’asino e il bue riscaldano, si vede bene che le loro narici stanno soffiando. A differenza della consueta iconografia della Natività, la madre e il Figlio sono entrambi addormentati sulla mangiatoia; la madre è unita al Figlio e lo protegge con un tenerissimo gesto della mano che si adagia delicatamente sul volto del bambino. Maria assume sembianze molto attuali, che invitano all’identificazione, presentandosi come una donna dei nostri giorni.

Il dipinto ci parla di una casa provvisoria, con un letto fatto solamente di paglia per dormire. Questa paglia, nel suo intreccio, richiama la corona di spine che Gesù - Re dei Giudei - porterà sul capo sino al Golgota; già in questo segno si mette in stretto legame l’incarnazione e la redenzione, come spesso la riflessione teologica e le opere sulla Natività hanno evidenziato nei secoli. Il messaggio del quadro si colloca su più livelli: uno più immediato e uno più profondo, ma anche uno storico (la nascita di Gesù) e uno attuale (la nostra fede nel mistero dell’Incarnazione). Questi livelli sono richiamati in diversi modi.

Al primo impatto, il quadro colpisce per il suo luminismo, fatto di un’esplosione di colori e luci che attira lo sguardo. Notte e giorno si incontrano. Rischiarata dalla luce che proviene dal volto del Figlio e dal coro degli angeli che «stanno alla finestra del cielo» per contemplare questo evento, Maria è sdraiata e giace nella mangiatoia. Davanti a loro Giuseppe, uomo che veglia per l’intera notte, uomo con una candela di fede che illumina tutta la sua figura, una fiamma da custodire e proteggere contro il vento. Giuseppe diventa interamente fiamma di fede, il buio della notte non prevarrà su quella luce custodita, le tenebre non potranno spegnere quella luce.

Il personaggio in primo piano, assai enigmatico e capace di rompere inizialmente l’armonia del dipinto e la delicatezza della scena, non è identificabile con immediatezza. Giuseppe porta tra le mani una candela accesa; il suo gesto esprime la necessità di custodirla e ripararla dal vento e delle intemperie perché non si spenga. Immediato è il parallelo con le mani di Maria che custodiscono e proteggono Gesù. Arcabas mette in stretta relazione la luce e il bambino («Luce per illuminare le genti») in un continuo richiamo tra le due immagini. Come Maria custodisce Gesù, fragile, così Giuseppe ripara la fragile luce del Dio fatto uomo. In questa metafora esprime la sua responsabilità verso il figlio appena nato, il Dio con noi che, facendosi uomo, non ha rifiutato la fatica e le difficoltà del vivere terreno, ma ha accolto per intero la storia umana e anche i passaggi tortuosi di ogni stagione della vita.

Quella del dipinto è una luce capace di illuminare in profondità, di rischiarare la strada che si apre davanti a noi. È, dunque, la luce della fede che siamo chiamati a custodire e lasciare risplendere perché rischiari noi e la strada della vita. Allora in quel personaggio indefinito possiamo riconoscere ogni uomo ed identificarci in lui. È un uomo come tanti, con i lineamenti appesantiti da un uniforme colore arancio/marrone, fatto di materia densa, terrosa, segno di una concretezza a cui il chiaroscuro aggiunge l’espressione delle ombre e delle luci della sua esistenza. Cammina in punta di piedi e nella notte si fa anche lui personaggio/testimone di luce, tenero e responsabile.

Dipinto

L'Artista Jean-Marie Pirot (Arcabas)

Jean-Marie Pirot, Arcabas, è nato nel 1926 in Lorena (Francia) da madre tedesca e papà francese. Dal 1950 al 1969, ha ricoperto la cattedra di pittura e guidato un corso di arte plastica all’Accademia di Belle Arti di Grenoble. Arcabas è un artista completo poiché si esprime non solo attraverso la pittura, ma anche utilizzando il disegno, l’incisione e la scultura. Ha lavorato spesso su commissione del Governo francese e le autorità locali (mosaici, affreschi, vetrate), ma il suo grande successo è l’Ensemble d’art sacré contemporain nella chiesa di Saint Hugues de Chartreuse, iniziato nel 1953 e completato nel 1986, che in seguito è stato donato al Département de l’Isère, come parte del patrimonio culturale. Ha esposto le sue opere in numerose città come Francoforte, Bruxelles, Bruges, Ostenda, Lussemburgo, Bergamo, Ottawa, Panama.

Egli stesso afferma: «In tutti i miei tentativi di dipingere, cerco di far emergere la bellezza. Spero che chi avrà lo sguardo per coglierla, possa esserne trasformato. Io sono un appassionato della Bibbia e del Nuovo Testamento. Mi ci immergo più volte durante la settimana. Quando ho una tela da dipingere, attingo dal capitolo che mi ispira di più in quel momento. Il sacro non può essere comandato e per me, il profano non esiste. Quando prendo una tela, faccio come il contadino che disegna una croce sulla sua pagnotta prima di spezzarla. Anche se io dipingo carciofi, la mia tela è posta sotto la croce di Cristo. Io lavoro per tutte le persone che sono alla ricerca di qualcosa e di se stessi. Non solo per i Cattolici, coloro che credono. Mi sono assunto il rischio di chiamarmi pittore ed infatti dipingo dieci ore al giorno, 250 giorni all’anno. I giorni senza ispirazione sono giorni bui. Ci ricordano costantemente, come fa l’autore dell’Ecclesiaste, che tutto è polvere e ritorna polvere. Questa considerazione uccide ogni forma di gioia e di speranza.»

Angeli Nelle Natività Celebri: Dal Medioevo al Rinascimento Fiammingo

Dal punto di vista iconografico, gli spiriti celesti occupano una funzione specifica in ogni dipinto della Natività, con rappresentazioni che variano notevolmente tra le diverse epoche e scuole artistiche.

La Natività di Giotto

La Natività di Giotto (1267 ca.-1337) è uno degli affreschi più emozionanti del ciclo padovano con le Storie di Cristo nella Cappella degli Scrovegni. Oltre la povera tettoia, gli angeli volano partecipando alla felicità dell’evento. La Sacra Famiglia è al centro, in una capanna, con Giuseppe addormentato, e gli angeli sottolineano la partecipazione del cielo all'evento terreno.

Affresco

La Natività Mistica di Botticelli

Nella Natività Mistica di Botticelli, il presepe quasi perde d’importanza, tanto la scena è dominata dalle danze degli angeli. Nella parte superiore, sotto una cupola d’oro, il protagonista della scena è un girotondo festoso di angeli che danzano nel Cielo tenendosi per mano. Poco più in basso, sul tetto di paglia sopra la capanna, tre angeli inginocchiati sorreggono un libro aperto. Indossano abiti rispettivamente bianco, rosso e verde, e sono la personificazione della Grazia, della Verità e della Giustizia. Vegliano l’umile dimora proteggendo i sonni del Bambino, ed altri due, ai lati della capanna, indicano Gesù ai pastori. In primo piano, tre angeli accolgono ed abbracciano tre uomini. Il tema della pace è dominante nella scena, esaltato dai rami d’ulivo tenuti in mano in segno di pace da ciascun angelo, e nelle corone che cingono la testa degli uomini. Se si escludono le pitture sul Giudizio Universale dove gli angeli compaiono a frotte, questo quadro è uno dei pochi che offre così tanti angeli impegnati in compiti diversi. Al fianco di questi ultimi si scorgono anche dei piccoli demoni.

La tela del Botticelli è ispirata come prima fonte dall’Apocalisse, il libro che più di tutti gli altri testi biblici parla degli angeli. Sulla scia di San Giovanni, l'artista vuole affermare che quanto è avvenuto quella notte a Betlemme si inscrive in un disegno grandioso contro cui le forze demoniche del male non potranno prevalere. Certamente l’umanità per accogliere il divino Bambino dovrà convertirsi ed esercitare le tre virtù teologali: fede, speranza e carità. Gli angeli hanno fatto destare i pastori dal sonno affinché accorressero a rendere omaggio al Bambino. Sopra il tetto gli angeli della fede, della speranza e della carità cantano la gloria di Dio tenendo un libro aperto tra le mani. San Luca scrive nel suo vangelo: “Subito si unì all’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio così : “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama”. Gli angeli di Botticelli danzano tenendo tra le mani cartigli con la scritta Gloria in Excelsis Deo ora con Pax hominibus.

Dipinto

Le Natività Fiamminghe: Van der Weyden e Van der Goes

Nel 1451-1452, Rogier Van der Weyden, dipingendo una Natività (Berlino, Museo Dahlem) per la chiesa principale di Middelburg, associò sei piccoli angeli al mistero di Natale: tre in preghiera al di sopra della stalla; e altri tre, anch’essi a mani giunte, inginocchiati davanti al Bambino Gesù, a fianco di Maria, di Giuseppe e del donatore.

Ancora più impressionante è l’Adorazione del Bambino, pannello centrale del trittico Portinari (Firenze, Uffizi), dipinto da Hugo Van der Goes nel 1475-1478. In questa composizione potente e piena di contrasti, i lineamenti rozzi dei pastori si oppongono al viso dolce di Maria, in ginocchio, rivolta verso il suo bambino. Alcuni angeli volano nel cielo, annunciando la notizia ai pastori, e soprattutto cantano e pregano al di sopra della stalla. Altri - ce ne sono nove - sono inginocchiati in cerchio di fianco ai pastori. L’artista ha voluto rendere tangibile il significato del Natale, ossia l’interpretazione del cielo e della terra. I pastori, la campagna, le case, la chiesa con il suo portale romantico, la stalla, l’asino e il bue appartengono alla vita quotidiana. Ma Maria, alta, con una bella veste blu notte, San Giuseppe, anch’egli alto e con un ampio abito granata e, naturalmente, gli angeli ci trasportano in un altro universo. Alla fine della sua tormentata carriera artistica, Hugo Van der Goes dipinse un’altra Adorazione dei pastori (Berlino, Museo Dahlem), accentuando ancora questi caratteri: i pastori si precipitano, commossi per la stupefacente notizia che hanno appena sentito.

Dettaglio degli angeli adoranti nel

Una Natività del Seicento: Simboli della Passione e Stile Internazionale

Il dipinto, segnalato semplicemente come Natività nell’inventario del 1927, appare molto interessante sul piano iconografico. Gesù Bambino, adagiato sulla nuda terra, stringe a sé una croce e viene intensamente adorato dalla Vergine con San Giuseppe e da una moltitudine di Angeli che recano i simboli della sua Passione. La nascita di Gesù viene radicalmente connessa al disegno salvifico dell’incarnazione, alla venuta di colui che riscatta l’intero genere umano donando la propria vita.

Nella solenne sacralità di fondo, che esclude la presenza umana all’infuori della Famiglia santa, l’immagine individua un carattere particolarmente congeniale alla produzione figurativa controriformista. Ciò anche in forza del ruolo attribuito agli angeli, raffigurati in gran numero: quegli stessi angeli di cui il pensiero post tridentino postulava la presenza adorante nel momento della transustanziazione eucaristica (Mâle 1984, pp. 261-263), qui di fatto evocata nell’immagine del Bimbo redentore. L’atmosfera crepuscolare in cui si svolge la silente rappresentazione viene ravvivata da una luce molto intensa che spiove dall’alto, dallo squarcio di cielo nel quale appaiono, su un fondo ambrato, gli angioletti glorificanti il Signore.

Da un punto di vista stilistico emergono molto netti i tratti della pittura ma anche della grafica tedesca e fiamminga di inizio Seicento, nell’ambito di quell’intensa circolazione di modelli internazionali. Il dipinto, la cui tela dei francescani si colloca evidentemente su un livello inferiore ancorché degno di attenzione, in particolare dopo il restauro del 2013, presenta rimandi alla tarda attività trentina di Martino Teofilo, pittore sovente in contatto con l’ambiente osservante, fedele alla lezione del Palma ma dai trascorsi polacchi e prima ancora fiamminghi. Nonostante talune affinità con la Santa Caterina d’Alessandria presso il Museo Civico di Rovereto, attribuitagli da Chini (L’arte riscoperta, p. 171, cat.), è noto come sia spesso arduo scorporare suggerimenti inventivi di ampia fruizione (qui tuttavia non facilmente identificabili in rapporto ad un singolo prototipo calcografico) dai tratti di uno stile che può coniugare sedimentate cadenze nordiche ad una sensibilità duttile e ricettiva, tanto da sostanziare personalità di elevata statura, esemplare il caso di Denis Calvaert (1540-1619) o di veri e propri artisti dalla doppia anima culturale, come la folta schiera dei pittori flandro-veneti.

Iconografia della Natività con angeli che portano simboli della Passione

10 momenti di angeli

tags: #quadri #di #angeli #piccoli #di #nativita