Il Priorato dei Santi Pietro e Paolo a Castelletto Cervo (BI), noto anche come Monastero di Castelletto, è oggi un sito di grande interesse storico e architettonico. In una significativa cornice ambientale, è possibile ammirare le imponenti strutture monumentali che un tempo furono una delle più ricche e potenti fondazioni monastiche del medioevo subalpino.

Contesto Storico e Territoriale
Il sito su cui sorge il monastero è inserito in un territorio solcato da un'articolata rete viaria fin dal periodo preistorico. Nel corso del Novecento, ritrovamenti significativi hanno permesso di identificare, a ridosso dell'area del complesso religioso, una necropoli di epoca romana, con possibili fasi più tarde di età post-classica. Castelletto, anticamente denominato Clivolo e situato su un poggio, era un passaggio obbligato della medievale “Via Lexonasca”, che collegava Buronzo con Lessona e su cui transitavano merci come calce, vino e lana, oltre a rappresentare un importante guado del torrente Cervo.

Origini e Fondazione Cluniacense
L'istituzione monastica, benché il momento preciso della sua costituzione non sia noto, esisteva già nell’VIII-IX secolo come chiesa e divenne priorato nel X secolo. Tra il 968 e il 978, i monaci di Castelletto si posero sotto la signoria pontificia, aderendo al movimento cluniacense. Una delle prime menzioni documentate risale al 7 maggio 999, quando Ottone III annovera tra le donazioni al vescovo Leone anche “S. Mariam Moliade quae dicitur Monasteriolum”, identificato come il monastero di San Pietro di Castelletto Cervo. Nel 1095-1096 compare un'ulteriore menzione del priorato, definito come un monastero guidato da un priore che rispondeva all'abate di Cluny, in Borgogna, in una lettera inviata all’abate da Oberto, conte del Canavese, e Ardizzone, castellano di Castelletto.
La fondazione è strettamente legata, nelle sue prime fasi, ai conti di Pombia-Biandrate, i quali a partire dal X secolo estesero il proprio controllo sul comprensorio tramite una complessa politica di donazioni di beni e terre. Tra queste si evidenzia quella del 1083, operata da Guido di Pombia a vantaggio dell'abbazia di Cluny; in tale documento, per la prima volta, compare esplicitamente il nome del centro di Castelletto.
Sviluppo, Crisi e Trasformazioni
Nel corso del Medioevo, il monastero conobbe un progressivo consolidamento del proprio ruolo territoriale e del proprio patrimonio, che si incrementò notevolmente grazie a donazioni delle aristocrazie locali. Nonostante ciò, fu anche coinvolto in diverse vicende belliche, talora con pesanti conseguenze sugli edifici stessi. Nel XIV secolo, cruente guerre locali indussero i monaci Cluniacensi di Castelletto ad abbandonare il monastero, per poi ritornare e ricostruire sulle macerie.
Nei secoli finali del Medioevo, il priorato attraversò una fase di flessione e crisi, culminata nell'istituzione della commenda tra il XV e il XVI secolo. Il 1593 segnò la fine dell'istituzione monastica, con la trasformazione della chiesa in parrocchiale. Il XVI secolo vide i rapporti con Cluny interrompersi completamente e, sebbene la presenza di pochi monaci sussistesse, la condizione economica del monastero passò sotto un commendatario di nomina pontificia. Da allora, il sito fu oggetto di varie trasformazioni, legate alle diverse destinazioni d’uso. La primitiva chiesa romanica, forse sul finire del XVI secolo, subì radicali modifiche, inclusi l’abbassamento delle volte delle navate laterali, la costruzione di una nuova sacrestia e il rifacimento dell'abside.
Castelletto Cervo (BI) Atmosfere Medioevali.
Le Strutture Attuali e i Reperti
Il complesso attuale riflette nelle sue strutture le molteplici vicende storiche che lo hanno caratterizzato, presentandosi come risultato di costruzioni, rimaneggiamenti e progressive aggiunte. Nella chiesa, si distingue ancora con una certa evidenza un'originaria fase medievale, dal suo impianto romanico. Inoltre, Castelletto è uno dei pochi centri nell'ambito del mondo cluniacense a preservare, seppur con modifiche intervenute nel corso dei secoli, la seconda chiesa del monastero, dedicata alla Vergine, che fu un punto focale nella liturgia, specialmente funeraria e commemorativa, propria dell'Ordine. L'edificio venne costruito utilizzando molti materiali di recupero, tra cui lapidi romane, capitelli e pietre tombali; è noto il furto, avvenuto nel 1989, di una colonnina e una lapide paleocristiana con due pellicani.
Le strutture di fondazione e alcuni piani pavimentali del chiostro, che si trovava davanti all’attuale casa parrocchiale, sono stati oggetto di scavo tra il 2009 e il 2012. Questi scavi, condotti dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”, hanno rivelato quattro gallerie verosimilmente porticate che chiudevano sui lati uno spazio aperto, probabilmente destinato in origine a giardino, definendo un quadrilatero a sud della chiesa monastica (attuale parrocchiale) e a ovest della manica claustrale, oggi ancora esistente seppure trasformata in casa parrocchiale.

Ricerche Archeologiche e Riconoscimenti Internazionali
Dal 2006, il sito è oggetto di un sistematico e pluriennale programma di ricerca archeologica e storica da parte dell'Università del Piemonte Orientale "A. Avogadro". L'indagine è approfondita e interdisciplinare, coinvolgendo specialisti con diverse competenze. La ricerca archeologica, sia sul fronte dello scavo (campagne 2009-2012) che su quello dell’archeologia dell’architettura, si è integrata con la ricerca archivistica e storico-artistica, avvalendosi ampiamente di indagini archeometriche, anche nell'ambito di progetti di ricerca internazionali dove il monastero è stato oggetto di nuove frontiere di sperimentazione metodologica. I risultati degli scavi e delle ricerche sono stati recentemente raccolti in una pubblicazione scientifica.
Gli esiti di queste ricerche alimentano il dibattito storiografico sull'archeologia dei monasteri, con attenzione agli aspetti topografico-spaziali e funzionali, e sugli studi del mondo cluniacense. Le nuove acquisizioni, anche alla luce delle scoperte dagli scavi a Cluny, stimolano una revisione delle conoscenze sull'abbazia borgognona e sull'organizzazione dei suoi spazi. Questo ha portato a riconsiderare l'organizzazione architettonica, spaziale e liturgica dei priorati come quello di Castelletto, che mantennero uno stretto legame con Cluny, verificando il grado di adesione al "modello" della casa-madre e le soluzioni adottate per specifiche esigenze liturgiche del monachesimo cluniacense. Castelletto, in questo contesto di studi europei, costituisce un laboratorio di primario interesse non solo per l'Italia.
Dal 2012, il sito fa parte della Fédération Européenne des Sites Clunisiens, riconosciuta come «grande itinerario culturale» dal Consiglio d'Europa, un riconoscimento che ne sottolinea l'importanza nel patrimonio culturale europeo.