Don Aldo Mei e Don Elia Aldegheri: Primizie Missionarie e Testimonianze

La presente ricerca si concentra sulla figura di Don Aldo Mei, martire della fede, e su Don Elia Aldegheri, esplorando le loro "primizie missionarie" e sacerdotali attraverso documenti e testimonianze dirette.

Per quanto riguarda Don Aldo Mei, nel corso dell'anno catechistico 2008/2009, con l'assenso dei parroci di Fiano, Loppeglia e Torre, Don Vincenzo Del Sarto e Don Rodolfo Rossi, sono stati raccolti sforzi significativi nella ricerca di testimonianze, sia scritte che orali. L'obiettivo era comprendere la sua personalità, la sua grandezza come uomo e cristiano, accostando i suoi atteggiamenti e comportamenti a quelli di Gesù attraverso la lettura dei Vangeli. Parte integrante di questo lavoro è stato l'incontro con il pronipote Marco Mei.

Analogamente, la figura di Don Elia Aldegheri è delineata attraverso il suo percorso vocazionale e le sue prime esperienze sacerdotali, che rappresentano le sue "primizie missionarie".

Don Aldo Mei: La Vita, il Ministero e il Sacrificio

Il lavoro su Don Aldo Mei ha permesso di comprendere l'importanza delle sue azioni durante la sua esistenza: ha contribuito alla crescita delle vocazioni, ha aiutato persone povere e quelle lontane dalla Chiesa, e ha creato associazioni. Questo studio è stato un programma per la preparazione alla Confermazione, evidenziando Don Aldo come un parroco di grande fede, coraggio infinito e amore per il prossimo, un vero esempio di Testimone di Cristo.

Ritratto fotografico di Don Aldo Mei giovane

L'Infanzia e la Nascita della Vocazione

Assunta, la madre di Aldo, lo descriveva come un bambino assai bello, con un visino delicato e pallido incorniciato da riccioli d'oro. Raccontava che a tre anni Aldo faceva le bizze, pur mostrandosi poi pronto a domandare perdono. Già a cinque anni, chiedeva alla madre di fare insieme qualche fioretto. Un episodio significativo fu quando, vestito da angioletto, sparse fiori davanti all’ostensorio nella processione del Corpus Domini; in quell'occasione, guardò e sorrise alla madre, che si commuoveva a quella vista, riflettendo sulle proprie preghiere.

La sua vocazione sacerdotale fu percepita e coltivata sin da giovane. Don Carlo Pieretti, parroco di Vorno, lo conobbe bambino mentre Don Aldo insegnava Catechismo a scuola. Ricorda in particolare l'ultima lezione, incentrata sul sacerdozio. Prima di entrare in Seminario, Don Carlo stabilì un rapporto stretto con Don Aldo, recandosi da lui ogni settimana per la confessione e trovandolo sempre disponibile a offrire una parola o un conforto spirituale a chiunque ne avesse bisogno.

L'Instancabile Attività Pastorale a Fiano

La permanenza di Don Aldo a Fiano fu caratterizzata da un'indefessa attività pastorale. Egli convocò il Gruppo Donne di Azione Cattolica e i Giovani dell’Associazione “Pio XI”, con l'intento di vivacizzare l’Azione Cattolica. Don Aldo esortava giovani e meno giovani, uomini e donne, a riunirsi periodicamente per formarsi sotto la sua guida, pregare per diverse cause e accostarsi al Santissimo Sacramento.

Tra le sue numerose iniziative, Don Aldo ideò le Giornate Missionarie, invitò la comunità a pregare per l’Unità del mondo cristiano, preparò le celebrazioni della Giornata Mariana e sollecitò i ragazzi a rappresentare drammi sacri. Organizzò anche la Giornata della Madre in occasione della Festa dell’Annunciazione di Maria, preceduta da tre giorni di preparazione che includevano la formazione cristiana di spose e mamme. Diede vita alla Gioventù Femminile di Azione Cattolica intitolata a Maria Immacolata, e incoraggiò i membri dei vari rami dell’A.C. a partecipare alle gare diocesane di cultura religiosa, organizzando anche la sezione Fanciulli.

Nel novembre del 1940, organizzò un Asilo in parrocchia per accogliere bambini dai tre ai sette anni, un oratorio intitolato al Sacro Cuore di Gesù. Si adoperò per far arrivare a Fiano il quotidiano “L’Avvenire d’Italia”, mettendolo a disposizione di chiunque, e creò la Biblioteca parrocchiale. Secondo Salvatore Gemignani, Don Aldo era un bravo prete e un buon oratore; le sue prediche, sebbene lunghe, catturavano l'attenzione della gente. Come Vicario di zona, che comprendeva le comunità di Fiano, Loppeglia, Torcigliano e S., egli svolgeva un ruolo di guida e sorveglianza.

Fotografia della chiesa di Fiano dove Don Aldo Mei celebrava la messa

Il Martirio: Un Atto d'Amore Supremo

La vita di Don Aldo Mei culminò in un atto di estremo sacrificio. Il 2 agosto 1944, subito dopo aver celebrato la Messa nella chiesa di Fiano, fu arrestato nel corso di un rastrellamento tedesco. Venne rinchiuso nella “Pia Casa” di Lucca e processato dal comando tedesco della città con l’accusa di aver dato rifugio a un ebreo. Riconosciuto colpevole, fu condannato a morte.

La sera del 4 agosto 1944, fu condotto a piedi fuori dalle mura di Lucca, vicino a ‘Porta Elisa’, costretto a scavarsi la fossa e poi ucciso con colpi di pistola. Le sue ultime parole, “Muoio travolto dalla tenebrosa bufera dell’odio, io che non ho voluto vivere che per l’amore”, testimoniano il suo spirito di perdono. All’interno della Chiesa di Fiano, la scritta “Io sono il Buon Pastore”, tratta dal Vangelo di Giovanni, simboleggia perfettamente Don Aldo che, come il Buon Pastore, aiutava e guidava il suo gregge. Il suo amore, dimostrato con il “dono della vita”, è frutto della Carità di cui San Paolo parla nella Prima Lettera ai Corinti, definendola essenziale e superiore a ogni conoscenza o fede.

La Sua Spiritualità e Carità Profonda

Don Aldo era una persona speciale, la cui bontà non aveva limiti. La parola che più ricorreva nei suoi discorsi era "amore", per noi stessi come figli di Dio e per il prossimo. Era riservato, ma ispirava qualcosa di sublime. Nonostante la sua salute non fosse perfetta (un polmone non gli funzionava), aveva una forza interiore che gli permetteva di recarsi ogni notte, a mezzanotte, al cimitero, illuminandosi con un tizzone. Praticava la mortificazione in continuazione, indossando il cilicio e rinunciando nel mangiare e nelle cose superflue. La sua Messa era profondamente vissuta, e richiamava tutti a parteciparvi in modo composto e decentemente vestiti, riprendendo pubblicamente chi non lo faceva.

Don Aldo Mei, il sacrificio di un uomo semplice

Testimonianze di Chi lo Conobbe

Marco Mei, il Pronipote

Marco Mei, pronipote di Don Aldo, si dice fiero del gesto del prozio, riconoscendo quanto sia difficile per una persona normale compiere un atto del genere. Ha conosciuto i fratelli di Don Aldo: Basilio, Beppe, Americo e Natalino. Per lui, quanto dedicato a Don Aldo è una cosa bella. Ricorda che Don Aldo amava riunire i paesani ed era una guida per loro, paragonabile a un sindaco per l'influenza che i preti avevano a quei tempi. Fino al 1987, quando lo zio Natalino viveva nella casa natale di Don Aldo, c'era un continuo via vai di persone in cerca di informazioni e in visita alla tomba del sacerdote.

Don Carlo Pieretti

Don Carlo Pieretti, parroco di Vorno, ha frequentato Don Aldo quasi ogni giorno dopo l’8 settembre 1943, partecipando alla Messa o aiutandolo. Riscontrò in lui uno spiccato senso del servizio e della carità, manifestato nell’aver accolto un giovane ebreo. Notò anche la sua tendenza alla mortificazione e alla rinuncia: un giorno, a pranzo, Don Aldo mangiò solo un paio degli gnocchi che tanto gli piacevano. Don Carlo ricorda la mattina dell’arresto: sua madre, tornata da Fiano, gli disse di rimanere in casa a causa dei tedeschi in giro. Dalla finestra, vide il gruppo dei rastrellati, tra cui Don Aldo, camminare verso Piè di Scesa.

Suor Alda (Ida Migliori)

Suor Alda, al secolo Ida Migliori, nata a Fiano, conobbe Don Aldo Mei quando era bambina. Racconta che dopo neanche un mese dalla sua venuta a Fiano, il paese era trasformato. A quasi sedici anni, entrò nel convento delle Suore “Barbantine” di Lucca, seguendo l'esempio di molte giovani fianesi che, grazie a Don Aldo, scoprirono la vocazione religiosa. La sua vocazione nacque dalla bontà di Don Aldo, che sapeva avvicinare tutti: bambini, anziani, giovani e anche coloro che non frequentavano la Chiesa. Questa bontà derivava dal suo profondo spirito, e Suor Alda ricorda un'immagine toccante di Don Aldo mentre passava per Via Elisa, con la pala sulle spalle e le braccia incrociate sul petto, simbolo del suo martirio.

Fratel Arturo Paoli

Don Arturo Paoli, nato nello stesso anno di Don Aldo Mei, da giovane durante la Seconda Guerra Mondiale, aiutava gli ebrei con un metodo ingegnoso. Ricorda che i preti e i religiosi di Lucca si erano messi a disposizione dell’Arcivescovo Torrini per proteggere i perseguitati, correndo il rischio della condanna a morte. Le ali del Seminario erano occupate da ragazzi di campagna che studiavano in città. Arturo Paoli era molto unito ai preti che accoglievano i perseguitati e afferma che Don Aldo gli ha insegnato ad amare il prossimo fino al martirio, manifestando la libertà di offrire la vita per amore.

Salvatore Gemignani

Salvatore Gemignani di Fiano ha conosciuto Don Aldo e lo ricorda come un bravo prete e un buon oratore, capace di attirare la gente con le sue prediche lunghe ma avvincenti. Don Aldo, come Vicario di zona, sorvegliava le comunità di Fiano, Loppeglia, Torcigliano e S.

Vasco Manfredi e Idilio Ridolfi

Vasco Manfredi di Loppeglia, allora giovanotto, ricorda Don Aldo come una persona chiusa e riservata, non molto alla mano, che visitava Loppeglia occasionalmente, ad esempio per le confessioni pasquali. Idilio Ridolfi, invece, lo ricorda come un prete bravissimo e dritto, insegnante di religione che rispettava tutti e che considerava un sacerdote da levarsi il cappello. Nessuno dei sacerdoti che si sono susseguiti a Fiano è stato come lui. Idilio partecipava alla Messa e, quando possibile, alle adunanze dell'Azione Cattolica. Gli fu riferito che la mattina dell’arresto, a Loppeglia, prima di incamminarsi verso “Piè di Scesa”, Don Aldo benedisse la gente e pronunciò le parole: “Non so quando, ma ritornerò”.

Marina Ridolfi

Marina Ridolfi di Fiano, che conobbe Don Aldo all'età di circa dieci anni, racconta che egli conduceva una vita tutta spirituale. Fu presente durante la guerra, portando la Comunione a tutti, inclusi i partigiani, ed era sempre presente, notte e giorno. Seguiva molto la direzione spirituale, specialmente dei giovani. Sebbene al primo impatto potesse sembrare molto riservato, nella conversazione dimostrava la sua grande bontà. Meri, una giovane dell'Azione Cattolica, fu tra coloro che fondarono un'associazione con Don Aldo.

Don Elia Aldegheri: Il Percorso verso il Sacerdozio e le Prime Messe

Don Elia Aldegheri, figlio di Ugo, ex impiegato, e Luisella, insegnante, ha intrapreso un percorso vocazionale iniziato in quinta elementare. Inizialmente, il desiderio era quello di continuare a stare insieme ad amici conosciuti durante i campi scuola organizzati dalla diocesi. All'epoca dell'avvio in seminario, a 24 anni, l'orientamento vocazionale era poco evidente.

Fotografia di Don Elia Aldegheri durante la sua ordinazione sacerdotale

La Maturazione della Scelta Sacerdotale

Don Elia ammette che gli anni delle scuole medie e i primi due anni di ginnasio passarono velocemente, senza pensare affatto a un futuro sacerdotale; anzi, durante l'adolescenza, questo orientamento era "proprio assopito". Negli ultimi tre anni di liceo, tuttavia, la scelta si fece più concreta e matura, cresciuta anche grazie alla bella esperienza passata nel seminario minore, dove imparò a stare con persone "che non ti sei scelto, ma che con gli anni apprezzi". I sei anni trascorsi in seminario sono stati intensi e utili per ponderare bene la scelta. La sua decisione è maturata e cresciuta in particolare nella parrocchia di Lugagnano durante i primi anni di teologia, frequentata nei fine settimana e nel periodo estivo.

L'Ordinazione e le Prime Celebrazioni

Don Elia è stato ordinato sacerdote in cattedrale dal vescovo monsignor Giuseppe Zenti, insieme ad altri sei diaconi. A causa delle restrizioni anti-Covid, i posti all’interno della chiesa parrocchiale per le celebrazioni sono limitati e su invito. Tuttavia, per domenica 6 giugno ha ricevuto dal parroco don Andrea Saccoman la possibilità di celebrare tutte le messe di Cellore, da quella prefestiva del sabato a tutte quelle della domenica, così da poter incontrare tutti i compaesani che lo desiderano. Don Elia celebrerà la sua prima messa anche a Lugagnano sabato 29 alle 18.30 e domenica 30 alle 11.

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