Il desiderio di perpetuare la memoria degli uomini illustri e di incoraggiarne la venerazione è alla base del culto cristiano per le reliquie. Inizialmente circoscritto alla venerazione dei corpi dei martiri, con il passare dei secoli esso si è esteso anche a quelli dei santi, e infine agli oggetti venuti a contatto con essi.
Evoluzione e Diffusione del Culto delle Reliquie
Man mano che il cristianesimo si diffondeva, all’antica usanza di recarsi in pellegrinaggio ai luoghi di sepoltura dei santi si affiancò l’uso di spostarne le reliquie per raggiungere i più remoti confini del mondo cristiano. Questo fenomeno assume gradazioni molto diverse a seconda della capacità attrattiva di ciascuna reliquia, che è assai variabile.

Il Valore Simbolico delle Reliquie
Le reliquie in genere sono oggetti privi di preziosità oggettiva, ma all’interno del proprio ambiente religioso, che attribuisce loro un valore, esse divengono dei “semiofori”, cioè oggetti che portano in sé un significato non tangibile e non misurabile se non agli occhi di chi le venera. Tale significato può oscillare: certe reliquie in certi momenti della storia sono intese come più preziose di altre, e certune sono ignorate al punto da divenire semplici cimeli da sacrestia. Ciò dipende dalla tipologia di reliquia, dalla sua integrità o meno, dalle sue vicende, dal valore attribuito in un determinato luogo alla persona a cui essa è connessa, dalla propaganda messa in atto dalle autorità ecclesiastiche e civili.
L’entusiasmo per le reliquie tende comunque a calare nel tempo se non viene periodicamente rinfocolato attraverso una costante attenzione oppure grazie a eventi significativi come festività, azioni di culto, traslazioni, guarigioni, apparizioni, miracoli. Quando una reliquia non riesce ad attrarre attenzione verso di sé, oppure la perde, si riduce a diventare pressoché indistinguibile da un oggetto qualsiasi.
Significato Teologico e Storico
La fede della Chiesa mostrava che il sacrificio dei martiri era unito a quello del loro divino Redentore. Anche se davanti agli uomini subirono castighi, la loro speranza era piena di immortalità... Dio infatti li mise alla prova e li trovò degni di sé: li saggiò come l'oro nella fornace e li accettò come un olocausto perfetto
(Sap. III, 2-5). Dopo la pacificazione seguita all'Editto di Milano (nel 313), il culto si sviluppò e furono erette grandi chiese sulle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo, e su quelle di altri santi particolarmente venerati come San Sebastiano, Sant'Antonio, Sant'Agnese, ecc.

Sant'Elena, madre di San Costantino il Grande, cercò in Terra Santa luoghi e oggetti legati alla vita e alla morte di Nostro Signore Gesù Cristo. Le basiliche allora erette erano dunque come grandi reliquiari nei quali venivano custodite le tombe dei Santi o oggetti particolarmente preziosi per la fede cristiana (la Santa Croce e gli oggetti della Passione, il Santo Sepolcro, la grotta della Natività, ecc.).
Tipologie di Reliquie
- Corpi dei santi o frammenti importanti di questi corpi (teschi, ossa intere);
- Oggetti direttamente associati a eventi della vita di Cristo (presepe, croce, ecc.);
- Resti fisici di un santo (un osso, un capello, un arto, ecc.).
Tradizionalmente, le reliquie di un martire sono spesso più apprezzate delle reliquie di altri santi. Inoltre, le reliquie di alcuni santi sono note per la loro straordinaria incorruttibilità (i resti umani non si deteriorano come ci si aspetterebbe) e sono quindi molto apprezzati. È importante notare che le parti del santo che furono importanti nella sua vita sono le reliquie più pregiate. Ad esempio, l'avambraccio destro del re Santo Stefano d'Ungheria è particolarmente importante a causa del suo status sovrano. La testa di un famoso teologo potrebbe essere la sua reliquia più importante (la testa di San Tommaso d'Aquino fu asportata dai monaci dell'abbazia cistercense di Fossanova dove morì).
Il culto delle sante reliquie appartiene al culto della dulia
- non è un culto di adorazione ma di venerazione, essendo l'adorazione dovuta solo a Dio -, ma è anche un culto che diciamo relativo
perché, attraverso la reliquia, è infatti indirizzata alla persona del Santo, e non all'oggetto stesso.
La Questione dell'Autenticità e la Commercializzazione
Per molto tempo, e da parte di molti, le reliquie non sono state considerate un oggetto degno di interesse storico: il loro culto era considerato un fenomeno puramente devozionale, da ascriversi a quella che comunemente si denomina religiosità popolare
. Gli ultimi decenni hanno assistito alla nascita di un interesse storiografico per la cosiddetta religiosità popolare, per la storia della pietà e in genere per le varie conseguenze della pratica religiosa attraverso l’intermediazione delle reliquie.

Col crescere della richiesta di reliquie, da parte dei semplici fedeli ma anche di illustri abati, vescovi, prelati e principi, dovette inevitabilmente crescere anche l’offerta. Uno degli effetti lungo la storia fu la smania di ricerca di antiche reliquie sui luoghi santi, spesso in buona fede: reliquie che la nostra sensibilità moderna, unita alle nostre competenze storico-scientifiche, difficilmente potrebbe considerare autentiche.
Frodi e Falsificazioni
Fu poi quasi inevitabile la nascita di una categoria di intermediari, alcuni dei quali onesti, altri veri e propri costruttori e spacciatori di falsi. Sono note le lamentele di sant’Agostino il quale denunciava il commercio delle reliquie dei martiri fin dal V secolo; ma il primato della disonestà spetta forse al diacono romano Deusdona, che nella prima metà dell’VIII secolo riuscì a smerciare false reliquie romane a numerosi illustri committenti di Italia, Francia e Germania.

Questo induce a toccare il delicato tema della autenticità
. Lo storico può studiare le reliquie nella prospettiva della storia delle devozioni, del culto, delle credenze, della politica laica o ecclesiastica, della ricaduta sociale ed economica, o da altri svariati punti di vista; ma rimane altresì chiamato a dire una parola sulla provenienza di tali reliquie, e quindi sulla loro autenticità.
In genere, quando si tratta di reliquie di minor valore, oppure declassate, o dimenticate, in genere poco valorizzate o ritirate dal culto, l’impresa è agevole; mentre invece le resistenze possono farsi forti allorché lo storico o lo scienziato intervengono su reliquie false
che però sono oggetto di grande interesse devozionale.
Il Caso Esemplare della Sindone di Torino
Il caso della Sindone di Torino è esemplare. Essa è parte di quel corredo di reliquie cristiche delle quali fino almeno al IV-VI secolo d.C. nessuno faceva menzione, poi rese progressivamente sempre più importanti e ricercate, fino al paradosso di una incontrollabile moltiplicazione di reliquie concorrenti distribuite o riscoperte
in luoghi diversi.

Paradossalmente, quella di Torino non è una delle sindoni più antiche, bensì una delle più recenti. Compare nella storia in un luogo che possedeva già tante sindoni concorrenziali - la Francia - e in una data abbastanza precisa, cioè il 1355 circa. Prima del secondo millennio, di una sindone con immagine del Cristo morto nessuno aveva mai parlato.
Le Prove Storiche e Scientifiche Contro l'Autenticità
Dal punto di vista documentario non v’è dubbio: è proprio il vescovo del luogo a dichiarare nel 1389 la falsità della Sindone stessa, ottenendo provvedimenti restrittivi per le ostensioni sia da parte del re sia da parte del papa. Ma i progressi dell’archeologia e la moderna scienza hanno confermato le vecchie carte medievali.
- Dallo studio del tessuto è emersa una struttura che, per essere eseguita in quel modo, necessitava di telai sufficientemente evoluti, ovvero i telai orizzontali a pedali introdotti nell'alto medioevo.
- L'archeologia israeliana fornisce prova della totale difformità della Sindone rispetto a tutti i teli antichi intessuti in ambito palestinese.
- L'esame radiocarbonico, realizzato con ben dodici misurazioni in tre laboratori diversi, fin dal 1988 ha fornito una datazione esattamente sovrapponibile a quella storica e archeologica.
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Le Resistenze della "Sindonologia"
Eppure continuano le resistenze. La cosiddetta sindonologia
continua ad affastellare presunte prove scientifiche che confuterebbero sia i documenti, sia l’archeologia, sia il C-14. Il caso di Giulio Fanti è uno dei più significativi: senza timore di esibire la sua devozione verso l’oggetto che studia, egli presenta continuamente nuovi esperimenti e adduce nuove prove - in genere ignorate dalla comunità scientifica estranea al circolo autoreferenziale della sindonologia - che confuterebbero ogni risultanza di non autenticità.
Secondo Fanti, l’immagine sindonica è stata generata da un intenso campo elettrostatico dentro il sepolcro di Cristo che avrebbe dato origine al cosiddetto effetto corona
; per questo il professore ha compiuto vari esperimenti nel laboratorio della sua università, usando stoffe e manichini somiglianti al Gesù della Sindone e assoggettandoli a campi elettrici generati da una tensione fino a 300.000 volt.
L’energia necessaria per disegnare la Sindone, secondo alcuni, poteva provenire da un fulmine globulare formatosi all’interno del sepolcro, oppure, come Fanti preferisce, da una specie di fulmine breve e intenso di provenienza ignota (o soprannaturale). L’idea del fulmine sarebbe corroborata dalle visioni di Maria Valtorta, una mistica italiana del XX secolo (i cui scritti però sono stati condannati dalla Chiesa): essa racconta di aver rivissuto la scena della risurrezione di Cristo, quando una meteora splendentissima che scende, palla di fuoco di insostenibile splendore, seguita da una scia
, discese dal cielo ed entrò nel sepolcro. Fanti nei suoi scritti mette in campo anche la risurrezione e particolari fenomeni di ionizzazione ambientale simili a quelli che sarebbero stati misurati durante le apparizioni della Madonna a Medjugorje.
Tutto ciò a dispetto del fatto che il prof. Fanti non sia mai stato ammesso ad accedere alla Sindone, né a toccarla o a eseguire qualche prelievo o misurazione, dovendosi accontentare della contraddittoria letteratura precedente o facendo ricorso a microframmenti prelevati negli anni Settanta del secolo scorso e ottenuti per altre vie più o meno certificate (estratti decenni or sono con un aspirapolvere e mescolati a frammenti tessili di provenienza diversa, principalmente dal telo di sostegno su cui la Sindone era cucita fin dal 1534, oppure attaccati a nastri adesivi).
L’Arcivescovo di Torino, anche a nome del Papa, precisa che non essendoci nessun grado di sicurezza sull’appartenenza dei materiali sui quali sarebbero stati eseguiti detti esperimenti al lenzuolo sindonico, la Proprietà e la Custodia dichiarano di non poter riconoscere alcun serio valore ai risultati di tali pretesi esperimenti
. Lo storico, in questo contesto, è chiamato principalmente a interrogarsi sul perché ci sia una crescente insistenza su questo genere di reliquie; e ciò non tanto per spontaneo indirizzo dei semplici fedeli, quanto per spinta propagandistica, in larga parte ecclesiastica ma anche mediatica, grazie al sostegno di studiosi autenticisti
organizzati in gruppi appositamente creati. Il tutto inquadrato, per certi versi, nel più ampio quadro del riaffermarsi dell’apologetica e dell’antimodernità all’interno di una certa parte del cattolicesimo.
Le Reliquie dei Magi: Tra Storia, Mito e Tradizione
I Magi, in quanto personaggi storici, non sono mai esistiti. L’episodio narrato da Matteo (2,1-12) è un midrash
(metodo tipicamente ebraico di interpretare la Parola di Dio), ovvero, per dirla con parole semplici, è un racconto non storico, ma solo edificante, che ha però (questo è importante se vogliamo parlare di midrash) dei passi o dei riferimenti presenti nell’Antico Testamento. Se fosse storico, sarebbe difficile accettare tanti particolari, tra cui, ad esempio, l’apparire o lo scomparire, e il camminare della stella verso l’abitazione di Gesù bambino.

Marco Polo afferma di aver visitato le tombe dei Magi nella città di Saba, a sud di Teheran, intorno al 1270: In Persia è la città ch’è chiamata Saba, da la quale si partiro li tre re ch’andaro adorare Dio quando nacque. In quella città son soppeliti gli tre Magi in una bella sepoltura, e sonvi ancora tutti interi con barba e co’ capegli: l’uno ebbe nome Beltasar, l’altro Gaspar, lo terzo Melquior. Messer Marco dimandò più volte in quella cittade di quegli III re: niuno gliene seppe dire nulla, se non che erano III re soppelliti anticamente.
(Il Milione, cap. 31).

Quella di Marco Polo non è tuttavia l’unica testimonianza sul luogo di sepoltura dei Magi. Nel transetto della basilica romanica di Sant’Eustorgio a Milano si trova la cappella dei Magi
, in cui è conservato un colossale sarcofago di pietra (vuoto), risalente al tardo Impero Romano: la tomba dei Magi. Secondo le tradizioni milanesi, la basilica sarebbe stata fatta costruire dal vescovo Eustorgio intorno all’anno 344: la volontà del vescovo era quella di esservi sepolto, dopo la sua morte, vicino ai corpi dei Magi stessi.
La Traslazione delle Reliquie a Colonia
Nel 1162 l’imperatore Federico Barbarossa fece distruggere la chiesa di Sant’Eustorgio (come pure gran parte delle mura e degli edifici pubblici di Milano) e si impossessò delle reliquie dei Magi. Ai milanesi rimase solo la medaglia fatta, sembra, con parte dell’oro donato dai Magi al Signore, che da allora venne esposta il giorno dell’Epifania in Sant’Eustorgio accanto al sarcofago vuoto. Negli anni successivi Milano cercò ripetutamente di riavere le reliquie, invano.
Solo nel ventesimo secolo Milano riuscì ad ottenere una parte di quello che le era stato tolto: il 3 gennaio del 1904, infatti, il cardinal Ferrari, Arcivescovo di Milano, fece solennemente ricollocare alcuni frammenti ossei delle spoglie dei Magi (due fibule, una tibia e una vertebra), offerti dall’Arcivescovo di Colonia Fischer, in Sant’Eustorgio. Ancora oggi molti luoghi in Italia, Francia, Svizzera e Germania si fregiano dell’onore di avere ospitato le reliquie durante il tragitto delle spoglie dei Magi da Milano a Colonia e in molte chiese si trovano ancora frammenti lasciati in dono.
Nella cattedrale della città tedesca di Colonia è dunque conservata l’arca che conterrebbe, secondo la tradizione, le reliquie dei Magi, dopo che Federico Barbarossa ordinò al suo consigliere Reinald von Dassei, che era anche arcivescovo di Colonia, di portarle in Germania dopo la conquista di Milano nel 1164 al fine di rafforzare il prestigio della corona imperiale. Tuttavia a Milano il culto dei Magi rimase vivo. Il cronista Galvano Fiamma racconta nel 1336 che si celebrava ancora un corteo dei Magi a cavallo attraverso la città.
