La Preghiera per gli Anziani Ispirata da Madre Teresa

L'Amore e la Devozione per gli Anziani

La preghiera per gli anziani è un atto di amore e devozione verso coloro che hanno vissuto una vita piena di esperienze e saggezza. In questa preghiera, ispirata da Madre Teresa, chiediamo a Dio di benedire e proteggere gli anziani, di donare loro salute e serenità, e di far sì che siano circondati dall’amore e dalla cura dei loro cari.

La Preghiera di Madre Teresa per gli Anziani

La preghiera dedicata agli anziani è un'espressione profonda di cura e rispetto, invocando la protezione divina su chi ha dedicato la propria esistenza. Essa recita:

«O Dio misericordioso, ti preghiamo di guardare con amore e compassione gli anziani che hanno dedicato la loro vita a servire te e gli altri. Benedici i loro giorni con salute e forza, affinché possano continuare a vivere in modo significativo e gioioso.

Signore, concedi agli anziani saggezza e discernimento per affrontare le sfide della vita. Dona loro pazienza e serenità per accettare i cambiamenti e le limitazioni che l’età porta con sé. Fa’ sì che possano trovare gioia nelle piccole cose e che possano continuare a condividere la loro saggezza con gli altri.

Padre celeste, ti preghiamo di ispirare coloro che sono vicini agli anziani a mostrare loro amore, rispetto e gratitudine. Aiutali a comprendere l’importanza di ascoltare le storie degli anziani e di imparare da loro. Fa’ sì che gli anziani si sentano valorizzati e amati, e che possano vivere gli ultimi anni della loro vita in pace e felicità.»

Questa preghiera, che porta con sé lo spirito di Madre Teresa, dovrebbe essere letta con devozione e rispetto. Può essere recitata quotidianamente o in momenti speciali dedicati agli anziani, per ricordare l'importanza della loro presenza e del loro contributo.

Ritratto di Madre Teresa che prega o assiste un anziano

Insegnamenti di Madre Teresa: Vita, Fede e Servizio

Madre Teresa di Calcutta, il cui nome di battesimo era Agnese Gonxha, nacque il 26 agosto del 1910 nella cittadina macedone di Skopje. Figlia di un droghiere albanese cattolico, nel 1928 entrò nella congregazione delle Suore di Loreto (irlandesi) e venne inviata a Darjeeling, alle pendici dell'Himalaya. Nel 1948, dopo alcuni anni di insegnamento alla Saint Mary High School di Calcutta, le giunse l'autorizzazione da Roma, con la firma di papa Pio XII, a lasciare il convento per dedicarsi ai più bisognosi. Iniziò così la sua opera mirata a salvare i poveri, assistere gli ammalati e gli emarginati. Nell’arco di due anni trovò un’umile abitazione per accogliere i bisognosi e nel 1950 ottenne dal Vaticano il permesso di creare la congregazione religiosa delle Missionarie della Carità.

Madre Teresa realizzò molti progetti benefici, tra cui la “città della pace” per i lebbrosi, destinata ad ospitare 4000 famiglie di malati. Per questi nobili e impareggiabili atti di umanità, amore e sacrificio, nel 1979 ricevette con umiltà il prestigioso Premio Balzan e l’ambito Premio Nobel per la Pace, e nel 1989 venne proclamata all’unanimità Donna dell'Anno. I suoi centri di assistenza si trovano oggi in tutti e cinque i continenti, un'eredità viva della sua dedizione incondizionata.

La sua profonda fede e il suo spirito di servizio sono ben riassunti in una delle sue preghiere più sentite:

«Signore amatissimo, fa' ch'io possa vederti oggi e ogni giorno nella persona dei tuoi malati, e servirti curandoli. Se ti nascondi sotto la figura sgradevole del collerico, dello scontento, dell'arrogante, fa' ch'io possa ancora riconoscerti e dire: "Gesù, mio paziente, quanto è dolce servirti. Signore, dammi questa fede che vede chiaro, e allora il mio compito non sarà mai monotono, sempre la gioia zampillerà quando mi presterò ai capricci e risponderò ai desideri di tutti i poveri sofferenti... O Dio, poiché sei Gesù il mio paziente, degnati anche di essere per me un Gesù che ha pazienza, indulgente con i miei errori e che tiene conto dell'intenzione, perché la mia intenzione è di amarti e di servirti nella persona di ogni tuo malato.»

Madre Teresa di Calcutta ci ha lasciato un grande insegnamento, riassunto in queste profonde affermazioni sulla vita:

  • La vita è bellezza, ammirala.
  • La vita è un’opportunità, coglila.
  • La vita è beatitudine, assaporala.
  • La vita è un sogno, fanne una realtà.
  • La vita è una sfida, affrontala.
  • La vita è un dovere, compilo.
  • La vita è un gioco, giocalo.
  • La vita è preziosa, abbine cura.
  • La vita è una ricchezza, conservala.
  • La vita è amore, donala.
  • La vita è un mistero, scoprilo.
  • La vita è promessa, adempila.
  • La vita è tristezza, superala.
  • La vita è un inno, cantalo.
  • La vita è una lotta, accettala.
  • La vita è un’avventura, rischiala.
  • La vita è felicità, meritala.
  • La vita è la vita, difendila.

Questi principi guidavano la sua interazione con ogni individuo, come dimostrato dall'episodio della lampada:

«A Melbourne andai a visitare un povero vecchio la cui esistenza era ignorata da tutti. La sua stanza era disordinata e sudicia. Senza che io insistessi, alla fine me la lasciò pulire. Nella stanza c'era una magnifica lampada, coperta di polvere: "Perché non l'accendi?" E lui: "La tengo accesa ogni sera, la lampada. L'accendo sempre, la lampada." Mi disse: "Ho tenuto la lampada accesa per tre anni di seguito e nessuno l'ha mai accesa." Gli chiesi: "Ma perché l'accendi?" E lui: "L'accendo per far luce a Gesù. Sono sicuro che lui verrà a trovarmi."»

Madre Teresa che pulisce una stanza o accende una lampada

Riflessioni sull'Invecchiamento e la Cura

L'Arte di Invecchiare con Saggezza

Invecchiare è un processo naturale che richiede una profonda riflessione e accettazione. Un'invocazione spesso sentita è: "Signore, insegnami a invecchiare!" Questo desiderio esprime la volontà di affrontare l'età avanzata con grazia e consapevolezza.

Come disse il Generale Mac Arthur nel suo discorso ai cadetti di West Point nel 1945, «La giovinezza non è un periodo della vita, essa è uno stato dello spirito, un effetto della libertà, una qualità dell'immaginazione, un'intensità emotiva, una vittoria del coraggio sulla timidezza. Non si diventa vecchi per aver vissuto un certo numero di anni. Si diventa vecchi perché si è abbandonato il nostro ideale. Gli anni aggrinziscono la pelle, la rinuncia al nostro ideale aggrinzisce l'anima. Le preoccupazioni, le incertezze, i timori, i dispiaceri sono i nemici che lentamente ci fanno piegare verso terra e diventare polvere prima della morte. Voi siete così giovani come la vostra fiducia per voi stessi, così vecchi come il vostro scoramento. Voi resterete giovani fino a quando resterete ricettivi. Ricettivi di ciò che è bello, buono e grande, ricettivi ai messaggi della natura, dell'uomo e dell'infinito.»

Un'altra preghiera personale di Jean Marie Villot (Paris 1988), riflette sulla spiritualità dell'invecchiamento: «Signore mio Dio, fa' che sia sempre più capace di distaccarmi, di dimenticarmi, di donarmi. Con te e per te.» Questo desiderio di distacco e donazione rappresenta un percorso spirituale profondo nell'età avanzata.

L'Importanza della Compassione e del Rispetto

La cura e il rispetto verso gli anziani sono valori fondamentali che plasmano la nostra umanità. Le storie che seguono illustrano come la compassione e la gentilezza siano essenziali nel trattare chi ha più anni di noi.

Il Tavolino della Nonna (da Robin Sharma, "Il monaco che vendette la sua Ferrari")

«C'era una volta una vecchierella che restò vedova del suo adorato marito. Allora andò a vivere con il figlio, la nuora e la loro figlioletta. Un giorno dopo l'altro la sua vista si indeboliva, e il suo udito peggiorava. Le sue mani tremavano al punto che a volte le cadevano i piselli dal piatto, o versava la zuppa. Non sopportando più il disordine che lei involontariamente creava, un giorno il figlio e la nuora sistemarono un tavolino vicino all'angolo delle scope, e da allora la fecero mangiare lì, tutta sola. Una sera, appena prima di cena, la bambina era seduta sul pavimento a giocare con le costruzioni. «Che cosa stai costruendo?», le domandò sollecito suo padre. «Sto costruendo un tavolino per te e la mamma, così quando sarete vecchi potrete mangiare nell'angolino». Per un momento, che sembrò durare un'eternità, il padre e la madre rimasero muti, poi scoppiarono a piangere. Si erano resi conto della crudeltà del loro comportamento, e del dolore arrecato alla vecchierella. I genitori di questa storia non sono cattive persone. Avevano bisogno soltanto della scintilla della consapevolezza per accendere la candela della compassione. La compassione e i gesti quotidiani di gentilezza rendono la nostra vita assai più ricca. Ogni mattina rifletti sul bene che potrai fare agli altri durante il giorno.»

Illustrazione di una famiglia a tavola, con la nonna da sola in un angolo

Un Giorno Sarai Uno dei Due... (da John Powell)

«Quando ero un giovane seminarista, ricordo di essermi recato in infermeria una sera (sinceramente non ne rammento il motivo). Mentre il frate infermiere stava rimboccando le coperte per la notte a due preti costretti a letto, io ero nel corridoio buio e assistetti a tutta la scena. Mentre rimboccava le coperte al primo prete, tirandogliele sotto il mento, l'anziano lo rimbrottò adirato: "Togli la tua faccia dalla mia, fratello". Il povero frate andò in silenzio nell'altra stanza dal secondo prete. Il prete rispose con gratitudine: "Oh, fratello, sei così buono con noi. Stasera, prima di dormire, dirò una preghiera particolare solo per te". Lì, nel corridoio buio, fui colpito da un'improvvisa consapevolezza. Un giorno io sarei stato uno di quei due vecchi preti. La piena consapevolezza era questa: io stavo già esercitandomi per quel momento. Quando si invecchia, le abitudini prendono il sopravvento. I vecchi eccentrici si esercitano tutta la vita a essere eccentrici.»

Lettera di un Padre al Figlio

Un padre, rivolgendosi al figlio, espone con delicatezza e saggezza le sfide dell'invecchiamento, chiedendo pazienza e comprensione: «Se un giorno mi vedrai vecchio: se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi... abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnartelo. Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose, non mi interrompere... ascoltami, quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia finché non ti addormentavi. Quando non voglio lavarmi non biasimarmi e non farmi vergognare... ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perché non volevi fare il bagno. Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico, ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l'abc; quando ad un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso... dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire: la cosa più importante non è quello che dico ma il mio bisogno di essere con te ed averti lì che mi ascolti. Quando le mie gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo non trattarmi come fossi un peso, vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui io l'ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi. Quando dico che vorrei essere morto... non arrabbiarti, un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo. Cerca di capire che alla mia età non si vive, si sopravvive. Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te che ho tentato di spianarti la strada.»

L'Appuntamentο

Questa storia commovente rivela la profondità del vero amore e della devozione in età avanzata: «Era una mattinata movimentata, quando un anziano gentiluomo di un'ottantina di anni arrivò per farsi rimuovere dei punti da una ferita al pollice. Rilevai la pressione e lo feci sedere, sapendo che sarebbe passata oltre un'ora prima che qualcuno potesse vederlo. Lo vedevo guardare continuamente il suo orologio e decisi, dal momento che non avevo impegni con altri pazienti, che mi sarei occupato io della ferita. Mentre mi prendevo cura di lui, gli chiesi se per caso avesse un altro appuntamento medico dato che aveva tanta fretta. L'anziano signore mi rispose che doveva andare alla casa di cura per far colazione con sua moglie. Mi informai della sua salute e lui mi raccontò che era affetta da tempo dall'Alzheimer. Gli chiesi se per caso la moglie si preoccupasse nel caso facesse un po' tardi. Dovetti trattenere le lacrime... Il vero amore non è né fisico né romantico.»

Coppia anziana che si tiene per mano o cammina insieme

La Vecchia Zia Ada (da Gianni Rodari, "Favole al telefono")

«La vecchia zia Ada, quando fu molto vecchia, andò ad abitare al ricovero dei vecchi, in una stanzina con tre letti, dove già stavano due vecchine, vecchie quanto lei. La vecchia zia Ada si scelse subito una poltroncina accanto alla finestra e sbriciolò un biscotto secco sul davanzale. "Brava, così verranno le formiche", dissero le altre due vecchine, stizzite. Invece dal giardino del ricovero venne un uccellino, beccò di gusto il biscotto e volò via. "Ecco", borbottarono le vecchine, "che cosa ci avete guadagnato? Ha beccato ed è volato via. Proprio come i nostri figli che se ne sono andati per il mondo, chissà dove, e di noi che li abbiamo allevati non si ricordano più." La vecchia zia Ada non disse nulla, ma tutte le mattine sbriciolava un biscotto sul davanzale e l'uccellino veniva a beccarlo, sempre alla stessa ora, puntuale come un pensionante, e se non era pronto bisognava vedere come si innervosiva. Dopo qualche tempo l'uccellino portò anche i suoi piccoli, perché aveva fatto il nido e gliene erano nati quattro, e anche loro beccarono di gusto il biscotto della vecchia zia Ada, e venivano tutte le mattine, e se non lo trovavano facevano un gran chiasso. "Ci sono i vostri uccellini", dicevano allora le vecchine alla vecchia zia Ada, con un po' d'invidia. E lei correva, per modo di dire, a passettini passettini, fino al suo cassettone, scovava un biscotto secco tra il cartoccio del caffè e quello delle caramelle all'anice e intanto diceva: "Pazienza, pazienza, sono qui che arrivo." "Eh", mormoravano le altre vecchine, "se bastasse mettere un biscotto sul davanzale per far tornare i nostri figli. E i vostri, zia Ada, dove sono i vostri?" La vecchia zia Ada non lo sapeva più: forse in Austria, forse in Australia; ma non si lasciava confondere, spezzava il biscotto agli uccellini e diceva loro: "Mangiate, su, mangiate, altrimenti non avrete abbastanza forza per volare." E quando avevano finito di beccare il biscotto: "Su, andate, andate. Cosa aspettate ancora? Le ali sono fatte per volare." Le vecchine crollavano il capo e pensavano che la vecchia zia Ada fosse un po' matta, perché vecchia e povera com'era aveva ancora qualcosa da regalare e non pretendeva nemmeno che le dicessero grazie.»

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