La Preghiera del Marinaio: Storia, Testo e Profondo Significato

La «Preghiera del Marinaio» è un testo iconico e un simbolo profondo di fede e amor di Patria per la Marina Militare Italiana. Scritta nel 1901 da Antonio Fogazzaro, inizialmente per l'equipaggio del Regio Incrociatore Corazzato «Giuseppe Garibaldi», è presto diventata la preghiera ufficiale di tutta la Marina.

Antonio Fogazzaro: L'Autore e il Suo Contesto

L'autore della "Preghiera del Marinaio" fu lo scrittore Antonio Fogazzaro, nato a Vicenza il 25 Marzo 1842. Nel Novecento, Fogazzaro era ormai un autore affermato e, grazie al successo dei suoi romanzi, il suo nome si era imposto anche all’attenzione internazionale. Egli era impegnato sia sul piano pubblico che su quello politico, tenendo conferenze e convegni anche all’estero, ed era vicino al Movimento Cattolico Riformatore che si proponeva di avvicinare la religione alla cultura moderna.

ritratto di Antonio Fogazzaro

La Genesi: Una Richiesta Mirata

La “Preghiera” fu composta da Antonio Fogazzaro nel 1901, sollecitato dal vescovo di Cremona, Monsignor Geremia Bonomelli, cui stava a cuore lo spirito religioso dei marinai. Per comprendere il valore simbolico della «Preghiera del Marinaio» bisogna ricordare l’occasione e il momento storico in cui fu scritta. Fogazzaro fu incaricato direttamente da Monsignor Bonomelli che, a sua volta, aveva accolto la richiesta partita dal comandante in seconda del «Garibaldi», Gregorio Ronca.

Ronca desiderava una preghiera «che fosse scritta in termini più militari che ecclesiastici e che potesse essere letta anche da un ufficiale senza che venisse menomata la sua figura di soldato e di conduttore di uomini». Questa richiesta nasceva da un contesto storico particolare: poco dopo la presa di Roma (1870), in piena prova di forza tra Chiesa e Regno d’Italia, l’assistenza religiosa nelle Forze Armate era stata abolita da una legge che dal 1878 perdurò fino al 1915. Dalle navi era praticamente scomparsa la figura del cappellano, una presenza costante e di rilievo nelle Marine pre-unitarie e nella Marina del Regno d’Italia fino a quel momento.

nave Giuseppe Garibaldi (incrociatore corazzato) primi del '900

Nonostante l'assenza dei cappellani, il sentimento religioso non era venuto meno a bordo: gli equipaggi avevano mantenuto la spontanea consuetudine di pregare durante la navigazione. L'esigenza di una preghiera che potesse dare conforto spirituale ai marinai durante le lunghe navigazioni aveva un fondamento oggettivo, poiché il Corpo dei Cappellani militari, come oggi lo conosciamo, non era ancora stato creato.

Monsignor Bonomelli, in ottimi rapporti con Ronca e noto per la sua posizione conciliante verso il neonato Stato unitario, fu ritenuto la persona più adatta a intercedere per tale richiesta, nonostante le tensioni tra Stato e Chiesa dovute alla «spinosa questione romana» nei primi anni del Novecento. La scelta di Fogazzaro da parte del vescovo Bonomelli fu considerata saggia e coraggiosa, dato che lo scrittore era un cattolico capace e curioso di confrontarsi con le voci laiche e moderne del tempo, nonostante sul suo operato incombesse il fantasma del modernismo, avendo tentato di conciliare il magistero della Chiesa cattolica con le nuove teorie di Darwin.

Fogazzaro, ligio alle istruzioni ricevute, scrisse la preghiera di getto, mosso da ardente passione patriottica, e ne spedì il testo al prelato l’11 di gennaio del 1902. Il titolo originale era «Preghiera vespertina per gli equipaggi della Regia Marina da Guerra».

La Prima Recitazione e la Diffusione Ufficiale

La preghiera composta da Fogazzaro venne recitata per la prima volta il 23 febbraio 1902 a bordo dell'incrociatore corazzato «Giuseppe Garibaldi», ormeggiato nel porto di Genova. In quell'occasione, un comitato di nobildonne genovesi, presieduto dalla marchesa Eleonora Pallavicini Barraco, fece dono alla nuova unità di una bandiera di seta bianca su cui erano ricamate in oro le parole della preghiera, contestualmente alla consegna della bandiera da combattimento.

Durante la lettura, il comandante del «Garibaldi», Capitano di Vascello Cesare Agnelli, fu profondamente commosso dalle parole dello scrittore. Egli chiese e ottenne nel Marzo di quell’anno, dall'allora Ministro della Marina, Ammiraglio Costantino Morin, l’autorizzazione a recitarla in navigazione prima della cerimonia dell’ammaina bandiera, quando l’equipaggio è schierato a poppa. Il rito dell'ammainabandiera consisteva nella tradizionale cerimonia militare che prevedeva l’abbassamento della bandiera a bordo di una nave.

Questa consuetudine si diffuse rapidamente su tutte le navi della Regia Marina, tanto che nel 1909 la «Preghiera Vespertina» era già comunemente conosciuta come «Preghiera del Marinaio» e ne era stata resa obbligatoria la lettura a bordo.

Il Manoscritto e la Sua Trasmissione

Dopo la morte di Antonio Fogazzaro, avvenuta il 7 marzo 1911, il manoscritto originale della preghiera passò nelle mani della contessa Carolina Colleoni Giustiniani Bandini che, nel gennaio 1928, lo donò alla Marina nella persona del Grande Ammiraglio Paolo Thaon di Revel.

Il Testo Attuale della Preghiera del Marinaio

È un testo molto toccante per i marinai e per chiunque assista alla sua lettura, rappresentando un autentico atto di Fede e amor di Patria. Nessuno può dirsi marinaio se almeno una volta durante il proprio servizio in armi sul mare non abbia ascoltato o recitato la «Preghiera del Marinaio».

A Te, o grande eterno Iddio,
Signore del cielo e dell'abisso,
cui obbediscono i venti e le onde, noi,
uomini di mare e di guerra,
Ufficiali e Marinai d'Italia,
da questa sacra nave armata della Patria leviamo i cuori.
Salva ed esalta, nella Tua fede, o gran Dio, la nostra Nazione.
Dà giusta gloria e potenza alla nostra bandiera,
comanda che la tempesta ed i flutti servano a lei;
poni sul nemico il terrore di lei;
fa che per sempre la cingano in difesa petti di ferro,
più forti del ferro che cinge questa nave,
a lei per sempre dona vittoria.
Benedici, o Signore, le nostre case lontane, le care genti.
Benedici nella cadente notte il riposo del popolo,
benedici noi che, per esso, vegliamo in armi sul mare.
Benedici!

marinai italiani schierati durante cerimonia ammainabandiera

Analisi e Profondo Significato

La splendida preghiera di Fogazzaro, scritta in forma di poesia, si appella a Dio, idolatrato sino ad assumere le sembianze quasi pagane di colui che governa le onde e le tempeste. Nella seconda parte, il componimento risente dello spirito patriottico che animava i cuori della gente dell’epoca, in perfetto accordo con la vocazione militare della Marina. La preghiera si conclude con un appello che riprende la formula religiosa di rito: “Benedici”, una richiesta di protezione, clemenza e tutela da ogni male, che riassume in sé il senso profondo di ogni atto di fede. Ci si appella alla divinità quando l’anima si trova in ginocchio e si riconosce - improvvisamente - la barriera dell’umano limite; Fogazzaro riuscì a trasfondere questo sentimento in poesia.

L'Evoluzione del Testo e le Sue Versioni

La Preghiera del Marinaio è giunta a noi seguendo il corso dei mutamenti politici del Paese. Dal primo testo del Fogazzaro in cui si faceva riferimento al «Re» si è passati a quello con riferimento al «Duce», per arrivare al definitivo intitolato alla «Patria» nel 1946. Un dibattito ha riguardato l'espressione “da questa sacra nave armata della Patria”. Per molti anni, la percezione diffusa era “da questa sacra nave armata dalla Patria”, con un impatto emotivo diverso che evocava la partecipazione diretta dell'equipaggio nell'armare la nave. La versione attuale, più fedele all'originale, suona più burocratica e suggerisce una proprietà esclusiva della Patria, piuttosto che una partecipazione attiva degli uomini e delle donne dell'equipaggio.

Della Preghiera del Marinaio sono state nel tempo realizzate diverse versioni musicali; fra queste, quella dell’ammiraglio Giulio Valli, risalente agli anni ‘20, e quella datata 1944 del Maestro Italo Stella. Il testo è stato recentemente rivisto e ristampato in una nuova edizione nel 1987 a cura dell'ammiraglio Stèfan Buchet e del c.te Franco Poggi, assumendo il nuovo titolo di "Preghiera vespertina per gli equipaggi della R. Marina da guerra ovvero la preghiera del Marinaio".

Preghiera del Marinaio - Arnoldo Foà.wmv

Utilizzo Attuale e il Dibattito sull'Inclusività

Ancora oggi la Preghiera del Marinaio di Fogazzaro viene letta in occasione della cerimonia dell’ammainabandiera, in navigazione, ma anche al termine di messe a bordo, nelle caserme, negli stabilimenti e per le funzioni celebrate in suffragio dei marinai. La preghiera è generalmente letta dall’ufficiale più giovane.

Recentemente, il Capo di Stato Maggiore della Marina ha espresso l’intenzione di modificare il testo della preghiera in omaggio alle donne che da oltre 20 anni si sono affiancate con onore ai loro colleghi maschi. Tuttavia, sorgono riflessioni sul fatto che, se si volesse modificare il testo per l'inclusività di genere, si aprirebbe un "campo minato". Si potrebbe argomentare che il termine ‘uomini’ è usato in accezione onnicomprensiva, come una sineddoche per l'intero equipaggio.

Inoltre, la Preghiera del Marinaio è un testo intrinsecamente "guerriero", che parla di guerra e "terrore sul nemico", riflettendo il contesto storico e la vocazione militare della Marina al momento della sua composizione. Rifiutare di leggere opere d’arte nel tempo e nel contesto in cui sono nate significherebbe farne scempio, dando ragione alla "cancel culture".

donne e uomini della Marina Militare italiana insieme

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