Il profeta Isaia, attivo tra il 705 e il 701 a.C., in un'epoca in cui la potenza assira si faceva sempre più minacciosa, ha lasciato un messaggio di profonda importanza spirituale e pratica, condensato nella celebre frase: «Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza, nell'abbandono confidente sta la vostra forza» (Isaia 30,15).
Il Contesto Storico e la Ribellione del Popolo
Il periodo in cui Isaia profetizza è caratterizzato da una grave crisi per il popolo di Giuda. L'Assiria, una superpotenza militare, esercita una forte pressione sulla regione, costringendo anche Gerusalemme a pagare tributi onerosi. Di fronte a questa minaccia, molti giudei, inclusi sacerdoti e profeti, si lasciano convincere dalla necessità di allearsi con l'Egitto, l'altra grande potenza che cercava di imporre il suo dominio sulla regione siro-palestinese. Isaia denuncia questa scelta come insensata e frutto di un "accecamento interiore".
Il profeta pronuncia una maledizione contro Israele, dicendo: «Guai ai figli ribelli, dice il Signore» (Isaia 30:1). La parola ebraica "guai" significa profondo dolore e smarrimento, e la "ribellione" indica un allontanamento, testardaggine e rivolta. Il popolo di Dio si allontana da Lui formando progetti senza consultarlo e stringendo alleanze senza il suo Spirito, appoggiandosi sulla "carne" anziché sul Signore. Questo significa che, invece di cercare la guida e il consiglio divino, essi si affidano ai propri piani e cercano aiuto dal mondo, accumulando "peccato su peccato".

L'Accusa di Dio al Suo Popolo
L'accusa di Dio ai suoi connazionali è durissima: «Voi non volete sentire ciò che è giusto ma state chiedendo alle autorità e ai profeti di ingannarvi, e dire cose piacevoli. Voi volete sentirvi travolti dalle illusioni e dagli inganni.» Essi dicevano ai veggenti: «Non abbiate visioni» e ai profeti: «Non fateci profezie sincere, diteci cose piacevoli, profetateci illusioni! Scostatevi dalla retta via, uscite dal sentiero, toglieteci dalla vista il Santo d’Israele.» (Isaia 30,9-11). La gente, di ogni tempo e luogo, desidera ascoltare messaggi rassicuranti, anche a costo di falsare la realtà, preferendo l'illusione alla verità. Questo è il segreto del successo di chi vende illusioni, fornendo un alibi per evitare di affrontare responsabilmente i problemi storici.
Il libro del profeta Isaia. (I. Il Proto-Isaia): introduzione, struttura e contenuti.
Le Conseguenze della Disubbidienza
Isaia elenca le terribili conseguenze del rifiuto di Giuda di confidare in Dio come suo protettore. La loro ribellione avrebbe portato a chiudere le orecchie alla parola di Dio, a non udire più gli avvertimenti dei profeti, e ad acclamare un "evangelo 'all'acqua di rose'", una predicazione ingannevole che giustifica la loro ribellione. Dio avrebbe infranto tutti i loro "muri di auto protezione": «Questa iniquità sarà per voi come una breccia che minaccia rovina, che sporge in un alto muro, il cui crollo avviene a un tratto, in un istante, e che si spezza come si spezza un vaso del vasaio che uno frantuma senza pietà» (Isaia 30,13-14). Dio avrebbe fatto a pezzi ogni falsità su cui avevano fatto affidamento. L'accecamento interiore era dilagante, e nessuno era in grado di indicare la via per un futuro di pace. Questo è illustrato con l'immagine di un libro sigillato, contenente il progetto salvifico di Dio, che nessuno è in grado di aprire, leggere o interpretare (Isaia 29,11-12).
La Vera Forza e Salvezza: Conversione e Fiducia
Di fronte a questa situazione disperata, Isaia rivela il cuore compassionevole di Dio: «Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza, nell’abbandono confidente sta la vostra forza» (Isaia 30,15). La conversione è un capovolgere i criteri che il popolo aveva gestito, illudendosi di trovare soluzioni. Significa operare un cambiamento di cuore, di mentalità, di scelte, per entrare nel Regno che non è il Paradiso, ma la nuova condizione di vita scelta sulla Parola di Gesù. La parola ebraica tradotta con "calma" significa riposo. Non molti godono di questo tipo di calma e fiducia, poiché sono impegnati in attività frenetiche, alla ricerca di benessere, possedimenti, piaceri, e persino nel ministero, cercano risposte in conferenze, seminari e libri, anziché nel Signore.
L'opera della giustizia sarà la pace e l'azione della giustizia, tranquillità e sicurezza per sempre (Isaia 32:17). Uno spirito "dolce e pacifico", di grande valore agli occhi di Dio (1 Pietro 3:4), si ottiene solo con lo Spirito Santo. Isaia esorta il popolo a pentirsi di essersi allontanati, a chiedere perdono della loro ribellione e a tornare al Signore, che li avrebbe coperti con uno scudo di pace.
Esempi Biblici di Fede e Ribellione
La Scrittura offre esempi concreti di questa dinamica di fiducia e ribellione:
- Davide: Quando l'esercito filisteo si sparpagliò nella valle di Refaim, Davide, appena unto re, consultò solo il Signore per ottenere guida e ricevette una strategia specifica (1 Samuele 14:10). Quando i Filistei tornarono, Davide rifiutò di affidarsi a piani passati, cercando una "fresca parola" da Dio, che gli propose una nuova, apparentemente folle, strategia.
- Asa: Di fronte all'enorme esercito etiope, Asa invocò il Signore con fiducia, e Dio liberò miracolosamente Giuda. Tuttavia, in una crisi successiva contro Israele, Asa non si rivolse a Dio, ma ideò un suo piano, alleandosi con la Siria. Sebbene il piano sembrò funzionare, il Signore si adirò, dicendo: «Poiché ti sei appoggiato sul re di Siria invece di appoggiarti sul Signore, che è il tuo Dio, l'esercito del re di Siria è scampato dalle tue mani» (2 Cronache 16:7). Dio cercava un "cuore integro" per spiegare la sua forza.
- Saul: Il re Saul morì a causa della sua infedeltà, per non aver osservato la parola di Dio e per aver consultato quelli che evocano gli spiriti, anziché il Signore (1 Cronache 10:13-14). Qualsiasi consultazione di astrologi, oroscopi o cartomanti è considerata idolatria, poiché si cerca aiuto altrove anziché in Dio.
- Ruth: Dopo la morte del marito, Ruth, su consiglio della suocera Naomi, si affidò a Boaz, seguendo un ordine divino. La sua fiducia e obbedienza furono ricompensate, e la discendenza di Cristo passa anche per lei.
La ribellione a cui Dio si riferisce non è solo il rifiuto di obbedire a peccati grossolani, ma anche la mancanza di fiducia nel cercare la sua mente in ogni cosa, dalle grandi decisioni ai problemi familiari e alle preoccupazioni personali. Significa dire: "Ce la faccio da solo. Non ho bisogno di seccare Dio."
La Memoria di Dio e la Speranza
Il testo di Isaia affronta anche il tema della memoria, ma dal punto di vista di Dio. Dal capitolo 40 al 55 si trova la predicazione del Secondo Isaia, un profeta anonimo dell'esilio, convenzionalmente chiamato "il profeta della consolazione", che esordisce con l'invito: «Consolate, consolate il popolo mio, dice il Signore» (Isaia 40). Questo profeta si rivolge agli esuli che avevano perduto tutto: la terra, la dinastia davidica, la città santa, e con essa la speranza nel proprio Dio.
Quando Sion, in preda alla desolazione, afferma: "Sion ha detto" (Isaia 49,14), esprimendo la convinzione che Dio l'abbia dimenticata e abbandonata, Dio risponde con una promessa: «Io non ti dimenticherò». Il vero tema del brano è la speranza. Dio riaccende la speranza degli esuli, affermando che il popolo non è mai assente dalla sua vita. Come una madre non può dimenticarsi del figlio, così Dio non può dimenticare il suo popolo, che Egli ha scelto.

La Sovranità Universale di Dio
Dio fa valere la sua sovranità universale sui popoli. Israele, progressivamente monoteista, giunge alla certezza che non ci sono altri dei, e che il Dio riconosciuto da Israele è l'unico Dio assoluto, e quindi è anche il Dio degli altri popoli. La sovranità di Dio sugli altri popoli è esercitata a beneficio di Israele, affinché riporti i suoi figli. L'azione liberatrice di Dio è in primo piano: Egli ricostruirà Sion e libererà gli esuli. L'identità di Dio emerge dalla sua azione salvatrice, di liberazione e di redenzione. Il termine ebraico di redentore, "goêl", si riferisce a una figura che riscattava le proprietà e le persone della tribù. Dio interviene per ricuperare i suoi figli, gli abitanti di Gerusalemme, che non hanno mai cessato di esserlo. La memoria di Dio equivale all'intervento salvifico e liberatorio.
Il perdono divino non significa stendere un velo sul passato, ma che il peccato non peserà più sul futuro, non lo condizionerà, offrendo nuove possibilità. «Non ricordati più dei nostri peccati. Noi non siamo davanti a lui delle persone che si sono compromesse una volta per sempre. Siamo sempre capaci di ribaltare, per grazia sua, tutte le nostre scelte.»
L'Ascolto della Parola di Dio
La problematica della fiducia in Dio è costantemente attraversata dalla lotta tra veri e falsi profeti, tra parola vera e menzogna. La voce degli ideologi al servizio del potere si fa sentire in ogni tempo, giustificando mentalità e comportamenti dominanti. In contrasto, si leva la parola di chi è impegnato a elaborare un'intelligenza critica della realtà. Il profeta è colui che sa leggere in profondità il momento storico, smascherando il male sotto le sembianze del bene, discernendo ciò che fa vivere e ciò che uccide.
Il Deuteronomio 6,4-9, noto come lo Shema', invita Israele ad ascoltare: «Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.» Le parole di Dio devono stare fisse nel cuore, essere ripetute ai figli, e accompagnare ogni momento della vita. Questo evidenzia l'atteggiamento che il credente deve fare proprio ogni giorno: ascoltare per accogliere nel cuore la parola dell'Altro. Nelle attese, nelle aspirazioni, nelle angosce e nei fallimenti del proprio tempo, il credente impara a percepire la voce di Dio, a interpretare il senso delle vicende. Le parole che fanno breccia in noi modellano la nostra coscienza e orientano le nostre scelte.
Orgoglio e Paura come Ostacoli
I giudei non hanno voluto ascoltare il Signore, facendo affidamento sulla cavalleria egiziana, una scelta fallimentare (Isaia 30,15-16). Ciò che impedisce un atteggiamento di ascolto scevro da difese è il "rifiuto interiore, spesso inconscio, di aprirsi all’altro, di accoglierlo." Il cuore è "pre-occupato" da ansie, padroni e voci della vanità. Queste voci sono principalmente quelle dell'orgoglio e della paura. Entrambi questi sentimenti, opposti ma devastanti, deformano la percezione della realtà e rendono sordi agli appelli divini. La paura rimpicciolisce, l'orgoglio gonfia, chiudendoci inevitabilmente all'ascolto di Dio e degli altri.
Il Messaggio di Isaia per il Presente
Ciò che è accaduto al tempo di Isaia si ripropone di continuo anche oggi. Di fronte alla crisi perdurante, si avverte la stessa sensazione di accerchiamento. Si rischia di adeguare acriticamente il proprio giudizio a ideologie falsamente rassicuranti. Si finisce per convincersi che l'unica soluzione sia ricorrere al "faraone di turno", appoggiando soluzioni basate sulla mera logica della forza. La follia denunciata dal profeta si ripresenta puntualmente, come dimostrano le ingenti spese per gli armamenti, che sottraggono risorse alla ricerca, all'istruzione e alla sanità. Volendo garantirsi il futuro, si finisce per vivere il presente nell'incertezza e nella precarietà.
Il monito di Isaia a non comportarsi da ubriachi con il cervello annebbiato e a tornare a ragionare è ancora attuale. Ma la replica è spesso: «Non parlateci chiaro; diteci cose piacevoli, propinateci illusioni». Questa tendenza radicata nell'animo umano, a prestare ascolto a ciò che si vuole sentire, a dare credito a chi promette soluzioni facili che non mettono in discussione le proprie idee e il proprio comportamento, ha spesso esiti fatali.
Il Signore desidera essere il nostro protettore. «Ecco, colui che protegge Israele non sonnecchia e non dorme. Il Signore proteggerà l'anima tua» (Salmo 121:4-5). La parola ebraica per "protettore" significa guardia, direttore, guida, custode. Dio si rivelò a Israele con il nome di "geloso": «Non adorerai altro dio: perché il Signore, il cui nome è Geloso, è un Dio geloso» (Esodo 34:14). Siamo chiamati a confidare pienamente in Lui in ogni circostanza, perché solo in Lui si trova la vera salvezza e la forza.
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