Scandali nella Diocesi di Prato: Le Vicende dei Sacerdoti

La Diocesi di Prato si trova ad affrontare un "momento difficilissimo della vita diocesana", come dichiarato dal vescovo Giovanni Nerbini, a seguito di due gravi scandali che hanno profondamente scosso la comunità. La Chiesa locale si sente "ancora una volta calpestata e travolta dallo scandalo e dal conseguente discredito".

Il Caso di Don Francesco Spagnesi: Droga, Frode e Accuse di Lesioni Gravissime

L'Arresto e le Prime Accuse

La diocesi è stata "ferita" dopo l’arresto di don Francesco Spagnesi, il sacerdote 40enne accusato di spaccio di droga che usava in prima persona e che acquistava anche con i fondi della parrocchia. Secondo quanto emerso, don Francesco Spagnesi si trovava a dover reperire denaro per l'acquisto di stupefacenti.

A distanza di una settimana dallo scandalo, l'avvocato Federico Febbo, difensore di Spagnesi insieme alla collega Costanza Malerba, ha dichiarato che "il massiccio uso di cocaina lo ha distaccato dalla realtà fino a fargli vivere una doppia vita". Don Spagnesi ha espresso il desiderio di disintossicarsi e di iniziare un percorso, per il quale riceverà una visita del personale del Sert nei prossimi giorni.

Il vescovo di Prato, Giovanni Nerbini, ha scritto alla sua gente, a tutta la diocesi, invitando a "non perdere la speranza". Ha espresso il suo dolore e la sua viva preoccupazione, affermando: "non nascondo il mio dolore e la mia viva preoccupazione e vorrei sperare che gli addebiti mossi non risultino veri, ma voglio chiaramente dire che il primo interesse che la Chiesa di Prato ha è quello della ricerca della verità". Domenica il vescovo ha presieduto la Messa delle 11.15 nella chiesa dell’Annunciazione alla Castellina, dove il prete arrestato era stato parroco, per "incontrare la comunità in segno di vicinanza e di condivisione della sofferenza per quanto accaduto".

Le Accuse di Frode

L'ex parroco, finito agli arresti domiciliari a metà settembre, è indagato anche per truffa. L'ultima contestazione degli investigatori è la presa d'atto di presunti illeciti che avrebbe commesso chiedendo denaro ai fedeli dopo l'interdizione del vescovo a utilizzare i conti della parrocchia, divieto scattato alla fine dell'aprile scorso, insospettiti dalle ingenti spese che avevano prosciugato le casse della parrocchia. Si era rivolto ad alcuni dei fedeli e conoscenti con messaggi privati per chiedere aiuti economici da destinare "a famiglie bisognose che erano cadute in povertà durante il periodo della lotta al Covid".

L'Indagine per Lesioni Gravissime e la Sieropositività

Don Francesco Spagnesi, 40 anni, ex parroco dell’Annunciazione della Castellina, è stato travolto da nuove accuse. La Procura di Prato, diretta da Giuseppe Nicolosi, ha indagato il prete anche per tentate lesioni gravissime. Il motivo è che don Francesco è sieropositivo all’Hiv e avrebbe organizzato festini a base di cocaina e GBL (la droga dello stupro) senza che i suoi partner fossero a conoscenza della sua sieropositività. Così, almeno, hanno raccontato alcuni dei partecipanti agli investigatori. Tra le presunte vittime figura il compagno Alessio Regina, anche lui arrestato per spaccio e traffico internazionale di droga.

La svolta nelle indagini è arrivata dopo una perquisizione in casa del compagno del sacerdote e dopo l’interrogatorio di garanzia dell’ex parroco. Alla domanda se, nonostante la sieropositività, avesse partecipato a rapporti non protetti, Spagnesi avrebbe risposto di sì. Secondo le indagini le riunioni venivano organizzate per pochi intimi, ma erano frequenti, tanto che si calcola vi abbiano partecipato almeno 200 persone.

L'avvocato Federico Febbo ha sottolineato che il reato ipotizzato, le tentate lesioni gravissime, non "è oggetto di misura cautelare ed è una ipotesi formulata per accertare alcuni elementi". Ha ricordato che la sieropositività del suo cliente era un fatto noto e comunque per l’accusa di lesioni, nel caso di sieropositivi, è necessario che il soggetto non segua le terapie e abbia rapporti non protetti. Ad oggi non si sa se effettivamente Spagnesi abbia infettato qualcuno. Pare che alcuni partecipanti ai festini siano poi risultati positivi al test dell’Hiv, ma andrà accertato chi li ha effettivamente contagiati. È emerso che i partecipanti ai festini avessero più volte chiesto agli organizzatori degli incontri se avessero malattie sessualmente trasmissibili e la risposta di don Francesco e del compagno Alessio era stata sempre negativa.

Ritratto del Vescovo di Prato Giovanni Nerbini

Abusi Sessuali nella Comunità "Discepoli dell'Annunciazione"

L'Inchiesta e le Accuse

Nove religiosi sono sospettati di abusi sessuali e di abusi sessuali di gruppo. È l’accusa della procura di Prato per nove religiosi della comunità “Discepoli dell’Annunciazione” soppressa dal Vaticano a dicembre in seguito a una visita canonica. Secondo il quotidiano La Nazione, le presunte vittime degli abusi sono due fratelli, minori all’epoca dei fatti, affidati dai genitori alla comunità. Gli indagati sono 5 sacerdoti, un frate e 3 religiosi. I reati contestati dalla Procura di Prato sono violenza sessuale su minori e violenza sessuale di gruppo. Le accuse nei confronti di don Gilioli e di altre otto persone, partono dalle denunce di due fratelli, minorenni all'epoca dei fatti, che sarebbero stati affidati dalla famiglia d'origine alla comunità religiosa. Per otto dei nove indagati l'accusa è di aver violentato, anche in gruppo, uno dei due fratelli, approfittando delle sue condizioni di inferiorità fisica e psichica. Gli abusi sull'altro fratello riguardano invece due indagati.

Lo Sviluppo delle Indagini

La vicenda aveva avuto inizio nel giugno dello scorso anno quando all’allora vescovo di Prato, monsignore Franco Agostinelli, era stata presentata una denuncia da parte di un giovane il quale raccontava che diversi anni prima - all’epoca lui era minorenne - aveva subìto abusi sessuali e psicologici all’interno della comunità in questione. Della notizia il vescovo aveva dato immediatamente comunicazione alla Congregazione per la Dottrina della Fede, la quale nel settembre scorso aveva disposto la celebrazione di un processo amministrativo penale. L'attuale vescovo Giovanni Nerbini aveva così immediatamente provveduto all’apertura di tale procedimento - tuttora in corso - secondo le norme del Diritto canonico.

Dalla denuncia di uno dei fratelli è nata l’inchiesta civile. Gli inquirenti ipotizzano che ci possano essere state altre vittime e si cercano testimonianze. La procura di Prato sta indagando insieme alla squadra mobile che nei giorni scorsi ha effettuato anche perquisizioni nei confronti degli indagati e accertamenti nelle tre sedi della comunità, a Prato, ad Aulla (Massa Carrara) e a Calomini, in provincia di Lucca, dove si sarebbero consumate le violenze.

Il procuratore Giuseppe Nicolosi ha dichiarato in merito all’inchiesta: “Siamo nella fase iniziale delle indagini che si basano solo un dispositivo dichiarativo, non abbiamo certezze e stiamo cercando di approfondire”. Lo stesso vescovo di Prato, Giovanni Nerbini, lo scorso dicembre si era recato in procura a Prato per denunciare alcuni fatti di cui era venuto a conoscenza. Si apprende dalla Diocesi pratese che nei mesi precedenti - sin dall’insediamento del vescovo Nerbini, avvenuto a settembre 2019 - era partita anche un’inchiesta penale canonica nei confronti di alcuni membri della ex comunità religiosa. Un ragazzo, che oggi ha più di 20 anni, ha denunciato alla diocesi pratese gli abusi sessuali di alcuni religiosi, come spiegato dallo stesso vescovo nel corso di una conferenza stampa.

Foto della Cattedrale di Prato, simbolo della Diocesi

La Posizione della Diocesi

La soppressione, voluta dalla Santa Sede, dell’associazione di fedeli “Discepoli dell’Annunciazione” di Prato era stata adottata per “gravi mancanze riguardanti il carisma e lo svolgimento della vita religiosa all’interno della comunità, oltre che dal venir meno degli aderenti”.

Il vescovo Nerbini ha espresso piena fiducia nella magistratura. La Curia, in un comunicato, ha sottolineato che "le ipotesi di reato sono gravissime e addolorano l'intera comunità diocesana pratese". Ha affermato: “La nostra azione è orientata solo alla verità. Ci siamo rivolti all’autorità civile e abbiamo condiviso con loro il lavoro svolto nei mesi precedenti”, riferendosi ai documenti trasmessi a dicembre in procura. Il procedimento ecclesiastico è indirizzato al momento al solo fondatore dell’associazione che a partire dalla metà di gennaio ha ricevuto le carte dell’accusa e ha un mese di tempo per produrre ricorsi. Il vescovo ha infine chiarito che i religiosi che facevano parte dell’associazione, disciolta a dicembre, hanno espresso il desiderio di ritirarsi in unico luogo, di non stare a Prato.

L'Appello del Vescovo Giovanni Nerbini alla Comunità

Il vescovo Nerbini ha inviato una lettera aperta all’intera Chiesa locale che verrà letta in tutte le parrocchie durante le celebrazioni del fine settimana. Da qui l’invito a “guardare a Cristo crocifisso per capire cosa ci viene chiesto e cosa dobbiamo fare”. Il richiamo è alla preghiera, invocando prima di tutto la Vergine “perché ci sia vicino come rimase vicina al Figlio nel momento della agonia e della morte”. Nerbini ha aggiunto: “Facciamolo in casa nostra, in famiglia, nel segreto della nostra camera invocando lo Spirito perché rinnovi tutti noi”. Ma il vescovo sollecita anche “di recarsi in uno dei nostri santuari diocesani per invocare l’intercessione materna di Maria”.

Secondo il presule, “abbiamo bisogno di essere purificati” e “senza questa trasformazione e conversione, personale e comunitaria non è possibile testimoniare Cristo né costruire alcunché”. Inoltre, scrive Nerbini, “ci viene chiesto, e può apparire paradossale, di avere un cuore pieno di misericordia, di amore e di perdono per tutti” perché “gli errori di qualcuno non possono e non debbono nascondere la verità oggettiva”. Nel testo si ribadisce l’“assoluta necessità di vivere il Vangelo, tutto, sempre, ovunque, nelle piccole cose come nelle grandi circostanze”. Quindi il riferimento alla croce: “Solo attraverso la croce noi possiamo intravedere la luce della resurrezione che tutto trasfigura”.

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