Abbazia di Vallombrosa: Informazioni, Storia e Accoglienza

L'Abbazia di Vallombrosa, situata nel cuore della foresta omonima, ricca di bellezze naturali e curata amorevolmente dai monaci per secoli, è una meta imperdibile. Proprio di fronte all'hotel Rifugio La Foresta, l'abbazia offre una finestra sul passato, regalando ai visitatori un'esperienza affascinante e ricca di storia. L'imponente edificio risale al secolo XI e rappresenta un trionfo di bellezza paesaggistica, artistica e di serenità spirituale assolutamente imperdibile.

La Fondazione e lo Sviluppo dell'Abbazia

Le Origini della Congregazione Vallombrosana

L'Abbazia di Vallombrosa fu fondata nel 1008 da Giovanni Gualberto, un nobile fiorentino convertito alla vita monastica, che si era da poco fatto monaco. Lasciò con un compagno il monastero di San Miniato di Firenze, per trovare un luogo più isolato dove raccogliersi. Dopo un incontro con San Romualdo, fondatore dell’eremo di Camaldoli, si recò in una località denominata “Acquabona” (o "Acquabella"), ove già si trovava un piccolo romitorio dove adesso sorge il monastero di Vallombrosa. Qui vennero costruite celle di legno per i nuovi adepti che raggiunsero Gualberto. Nel 1015 i monaci elessero Gualberto a loro superiore, e nacque la nuova congregazione dei monaci vallombrosani, che seguì la regola di San Benedetto basata sul precetto “ora et labora”.

Alla scelta di un’austera vita monastica, Giovanni Gualberto fu indotto da un evento miracoloso: raccolto in preghiera nella chiesa di San Miniato al Monte dinanzi al Crocifisso, dopo che aveva coraggiosamente perdonato l’uccisore del fratello, egli vide il Cristo piegare la testa in segno di approvazione. La riforma monastica avviata da S. Giovanni Gualberto introdusse anche la figura dei “conversi”, incaricati di tenere i rapporti con il mondo esterno in modo da permettere ai monaci di vivere in clausura e in raccoglimento contemplativo. Presto alla riforma monastica di Vallombrosa si unirono altri monasteri in Toscana e fuori, sotto la guida carismatica del Gualberto formando la Congregazione Vallombrosana riconosciuta ufficialmente dal Papa Urbano II nel 1090. Le origini della congregazione vallombrosana sono caratterizzate da una potente volontà di riforma, sia nei confronti della chiesa che del monachesimo e dal desiderio di vivere alla lettera la regola di San Benedetto.

La Costruzione e le Trasformazioni Architettoniche

Nel 1036 iniziarono i lavori per la costruzione in muratura delle celle e dell’oratorio. La prima costruzione in pietra del monastero, che sostituiva l’oratorio e le cellette in legno, fu iniziata nel 1038 in seguito alla donazione della badessa Itta di S. Ilario al Fiano. Il complesso subì trasformazioni e modifiche già all’inizio del XIII secolo. A partire dal Mille si è continuato a costruire durante l'età romanica, rinascimentale e barocca. Intorno al 1450 vennero eseguiti importanti ampliamenti: furono costruiti la nuova sacrestia e i locali del noviziato, e alla fine del XV secolo il complesso assunse le caratteristiche e l’aspetto attuali, che assomiglia a un castello con il suo alto campanile e la sua torre di difesa. È in questo periodo che si realizzano il chiostro grande, la sacrestia, la torre, il refettorio e, quindi, l'abbazia prende la forma della classica abbazia benedettina.

Nel 1529, dopo il saccheggio di Carlo V, venne elevata la torre di levante per difendere gli arredi e i libri più preziosi. Successivamente, a seguito di alcuni incendi furono completamente ricostruiti il noviziato e la nuova sacrestia, progettati dall’architetto Gherardo Silvani, autore anche della facciata del monastero (1635-1640). Nel XVII secolo fu costruito il muro che chiude il piazzale, e alla fine del XVIII secolo la grande vasca antistante l’Abbazia (usata per allevare trote e per la produzione del ghiaccio).

In seguito ai saccheggi perpetrati dalle truppe di Carlo V, il monastero fu in buona parte rifatto e fu durante tale ricostruzione che si realizzò la cucina monumentale, uno degli ambienti più interessanti. Al centro troneggia la cappa esagonale del camino e sopra i tavoli sono state messe suppellettili d'epoca. All’esterno del chiostro è visibile anche la meridiana: sullo stesso lato, all’ultimo piano, si trovano alcune sale della biblioteca, mentre gli altri piani sono destinati ad uso di foresteria. Sulla sinistra del chiostro, mediante una scala in pietra, si sale all’appartamento abbaziale, affrescato da Antonio Cioci. Sullo sfondo vi è la loggia a tre archi, opera di Alfonso Parigi, autore del chiostro della chiesa di S. Spirito.

Usciti dal monastero, sull’angolo del lato sud, si innalza la torre quattrocentesca, alta 34 metri, e terminante con un ballatoio merlato.

Eventi Storici e Resurrezione del Monastero

Il monastero, soppresso durante l’epoca napoleonica, fu riaperto nel 1817 dal Granduca Ferdinando. Nel 1866 il neonato Regno d’Italia sfrattò i monaci e il monastero passò all’Azienda Forestale. I benedettini vi tornarono solo nel 1949. La congregazione conobbe un lungo periodo di espansione che si mantenne fino al XVI secolo; poi iniziò il declino e nel 1866 il governo italiano decretò la soppressione generale degli ordini religiosi. Intanto, la comunità monastica si era trasferita a Pescia, dove rimase fino al 1949. Fu soltanto nel 1961 che poté rientrare nel monastero di Vallombrosa, la cui proprietà è tuttavia rimasta allo Stato.

La Visita all'Abbazia

La visita al monastero è assai interessante: l’imponente costruzione, dominata dall’alto campanile del ’200 e dalla torre, ha l’aspetto di un castello. Attraversando un viale alberato si giunge davanti al muraglione che cinge il complesso monastico. Da un cancello in ferro battuto del 1773 si entra nel giardino, dominato dall'armoniosa e severa facciata seicentesca. Oltrepassato il cancello si ammira la bellissima facciata secentesca di Gherardo Silvani. Secentesca è anche la facciata della chiesa, che conserva però l’impianto medievale, pur se l’aspetto attuale è caratterizzato da interventi barocchi. Esternamente molto bella è la facciata con una loggia di marmi del 1645, sovrastata da una statua in pietra serena della Madonna.

Opere d'Arte e Luoghi di Meditazione

Numerose sono le opere d’arte conservate nell’Abbazia:

  • Un bassorilievo robbiano nel vestibolo prospiciente il refettorio.
  • Le quindici tele di Ignazio Hugford nel refettorio.
  • Il coro ligneo della chiesa intagliato e intarsiato da Francesco da Poggibonsi.

Intorno all’Abbazia, nella foresta, nei luoghi sacri più significativi legati a episodi prodigiosi della vita di Gualberto, si trovano cappelle e tabernacoli databili tra il XVI e il XVII secolo. I percorsi che portano a questi piccoli edifici religiosi offrono al visitatore molteplici occasioni di meditazione. La splendida Foresta, creata e curata nei secoli dai monaci, è stata dichiarata nel 1973 Riserva Biogenetica Naturale.

La Biblioteca

Sullo stesso piano della foresteria si trova l’ampio salone della biblioteca, costruita nel tardo ‘500 da Alfonso Parigi. Durante le soppressioni furono asportati molti manoscritti ed opere a stampa, e totalmente distrutti gli arredi. Le pareti sono ornate da una grande tela dipinta ai primi del ‘600 da Arsenio Mascagni, mentre al centro della sala è collocato un tavolo ottagonale ad intarsio policromo del 1852.

L'Orologio Meccanico

Il congegno dell'orologio venne accomodato nel 1575 e ancora nel 1595, ma nel 1607, trovandosi in cattive condizioni e costando troppo il doverlo così frequentemente riparare, venne sostituito da un “orivolo nuovo”, costruito dal fiorentino Agnolo di Bastiano Ducci, orologiaio al Mercato Nuovo di Firenze, al prezzo di scudi 50 e della cessione del meccanismo vecchio. Nel 1651 e nel 1673 il congegno fu riparato dal maestro Marco da Porciano, e successivamente (1694) da Bartolomeo e Niccolò Fioppa da Firenze. Si tratta di un orologio meccanico con telaio a castello con tre cilindri con fusto di legno su cui scorrono tre cavi sorreggenti pesi di pietra che mettono in movimento un ruotismo di ottone; la batteria suona 12 ore per 12 ore con le mezze ore ed i quarti. Lo scappamento è ad àncora a riposo di Graham. Il pendolo ha un’asta di acciaio unita al telaio con verga, ed ha la lente di lamiera di ottone ripiena di piombo. (Testo di Mantovani M.)

L'Antica Farmacia

Uscendo dal portone centrale dell'abbazia, si consiglia di fare una sosta presso l'antica farmacia. Qui si possono trovare ottimi liquori e tanti tipi di miele.

La Foresteria dell'Abbazia

Chi voglia godere di tutto questo per qualche giorno potrà soggiornare presso la foresteria dell'Abbazia.

La "Signoria Rurale" dei Monaci

Ben presto il cenobio vallombrosano di Santa Maria cominciò a dotarsi di un sempre più ingente patrimonio fondiario, frutto, oltre che di acquisti, soprattutto di lasciti e donazioni:

  1. La donazione fatta il 3 luglio 1039 dall’abbadessa del Monastero di S. Ilario al Fiano, Domina Itta, che donò la parte dei suoi vasti possessi (che dalla Secchieta giungevano fino a Sant’Ellero, e che comprendevano terre agricole, boschi e pascoli) posta in prossimità del luogo ove si era radunata la comunità monastica (Vallombrosa, Diplomatico).
  2. Quella del 29 novembre 1103, con cui la contessa Matilde e il conte Guido Guerra donarono la metà del castello di Magnale e Pagiano comprese tutte le case, terre, vigne e selve che essi possedevano intorno al torrente Vicano e a Melosa (Vallombrosa: Diplomatico, Prot. n. 21).

Nei decenni successivi, si andarono ad aggiungere a queste proprietà le terre di Paterno, Taborra, Tosi, Pitiana: si formò così una sorta di “signoria rurale” che dal Monte Secchieta scendeva fino alle sponde dell’Arno, a Sant’Ellero. Nel 1255 una bolla di papa Alessandro IV concesse al monastero di Vallombrosa l’ormai decaduta Badia di S. Fedele a Strumi (Vallombrosa: Diplomatico, Prot. n. 25). Dal XIII secolo l’Abate di Vallombrosa ebbe il titolo di conte di Magnale, e in questa veste nominava un suo vicario (chiamato Visconte, o Console, o Capitano), di durata annuale, incaricato di amministrare la giustizia all’interno della giurisdizione feudale. Nel 1346 venne eletto abate generale il Beato Michele Flammini che rimase in carica per 24 anni risiedendo sempre in S. Salvi a Firenze. Le fonti danno notizia che già in questo periodo esisteva la figura del “vergaio” incaricato dal monastero a “menare in Maremma, a tutte sue spese vernare e rimettere tutte le pecore, agnella e montoni della Casa”, indice dell’importanza dell’allevamento per la vita economica della comunità (A.S.F., Corp. Rel. Sopp., 260, v.214 c. 119r). Nel 1422 le unità erano diventate 68 (33 spettanti a Paterno, 20 a Sant’Ellero e 15 a Pitiana) (A.S.F., Corp. Rel. Sopp., 260, v.214 c. 120r).

Informazioni Utili per i Visitatori

Hotel Rifugio La Foresta

L’Hotel Rifugio La Foresta si trova in una posizione esclusiva all’interno della Riserva Naturale di Vallombrosa, proprio di fronte all'Abbazia. Costruito nel XVII secolo come foresteria dell’antica abbazia di Vallombrosa, oggi è un elegante hotel finemente arredato per assicurare il più completo relax a tutti i suoi ospiti. È la sosta ideale per tutti gli amanti del trekking e della bicicletta che vogliono esplorare questo versante del Pratomagno fino al Monte Secchieta ed oltre. L'hotel è aperto tutto l'anno.

Le sessanta camere dell'albergo, metà delle quali recentemente rinnovate, offrono un design moderno e confortevole, mentre le altre conservano lo stile semplice ed essenziale degli anni '90. Tutte le camere mantengono un equilibrio tra il fascino del passato e il comfort moderno, offrendo un ambiente accogliente che permette di immergersi nell'ambiente circostante. L'hotel Rifugio La Foresta è stato rinnovato nel rispetto della sua architettura originale e delle caratteristiche storiche, coniugando eleganza classica con comfort moderno in un design senza tempo.

Gli ospiti possono scegliere tra menù alla carta o mezza pensione per assaporare l'autentica cucina toscana, caratterizzata da piatti semplici ma estremamente saporiti. La cucina utilizza ingredienti freschi e genuini, forniti direttamente dai produttori locali ma anche dalla foresta circostante, come porcini e tartufi.

Posizione e Attività

L'Hotel Rifugio La Foresta vanta una posizione privilegiata che permette di visitare l'Abbazia di Vallombrosa, esplorare suggestivi borghi medievali e immergersi nella natura attraverso trekking e percorsi in mountain bike nel Parco Naturale circostante. È ideale anche per provare attività adrenaliniche come parapendio ed arrampicata.

Consigli per la Visita

  • Le strade che portano all'abbazia sono strette e transitate da molti bus turistici.
  • A Vallombrosa si è ad oltre 1000 metri sul livello del mare.
  • Non dimenticare di fare un giro per la "farmacia" dell'abbazia. Troverete ottimi liquori e tanti tipi di miele.

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