L'Evangeliario e il Leggio sull'Altare: Storia, Simbolismo e Collocazione Liturgica

La presenza di libri liturgici sull'altare e l'uso di specifici supporti per essi sono aspetti centrali della celebrazione eucaristica e di altri riti sacri. Tra questi, l'Evangeliario riveste un ruolo di primaria importanza, essendo non solo un testo sacro ma un vero e proprio simbolo della presenza di Cristo.

L'Evangeliario: Simbolo e Significato Profondo

Il Libro dei Santi Vangeli, noto come Evangeliario, è il quadriforme Vangelo ricoperto da una copertura decorata. Esso è un potente simbolo del Signore Gesù Cristo, morto e risorto, un libro-presenza che attira gli sguardi e la lode dell'assemblea. L'utilizzo di un Evangeliario decorato è diventato nuovamente comune nella liturgia cattolica in seguito alle riforme del Concilio Vaticano II.

L'Evangeliario, prezioso e solenne, è l'unico libro che il diacono può portare in processione nei riti di introduzione, a sottolineare il suo essere il segno della presenza di Cristo tra i fedeli. Non si portano in processione Bibbie o Lezionari, ma solo l'Evangeliario. Riservare alle solennità l'uso dell'Evangeliario potrebbe significare relegarlo a feticcio, sminuendone il significato quotidiano.

Dopo aver letto il Vangelo, il celebrante lo venera con un bacio. Questo bacio non è rivolto al lezionario, ma all'Evangeliario stesso, perché bacia il simbolo di Cristo. È il bacio della Sposa allo Sposo, della Chiesa al suo Signore. Anche la risposta data dopo la lettura del Vangelo non è "Rendiamo grazie a Dio", ma "Lode a te, o Cristo", ribadendo la centralità di Gesù.

Foto di un Evangeliario decorato aperto sull'altare

Significato dell'Evangeliario in Riti Specifici

L'Evangeliario è un simbolo importantissimo in diverse celebrazioni, che ne chiariscono ulteriormente il significato:

  • Durante la preghiera di ordinazione, mentre l'eletto rimane in piedi, il vescovo ordinante principale prende l'Evangeliario da un diacono e lo impone aperto sul capo dell'eletto. Due diaconi, in piedi alla destra e alla sinistra dell'ordinando, tengono l'Evangeliario sopra il suo capo finché la preghiera di ordinazione non è terminata.
  • Nel Rito del matrimonio, il sacerdote, dopo aver letto e baciato l'Evangeliario, lo porta ai nubendi perché lo bacino, coinvolgendo anche i laici in questo momento solenne.
  • Nel Rito delle esequie, quale segno evidente della fede della Chiesa nella Parola di vita eterna, il Rituale esorta a porre l'Evangeliario sopra il feretro. Un esempio memorabile è stato quello delle esequie di san Giovanni Paolo II, con l'Evangeliario, posto sulla sua bara, sfogliato dal vento.

La Collocazione dell'Evangeliario sull'Altare

La questione della collocazione esatta dell'Evangeliario sull'altare ha generato diverse pratiche. Alcuni lo lasciano appoggiato sopra il corporale, altri ad un lato dell'altare, e altri diaconi lo appoggiano in verticale, in modo che stia in piedi, visibile da tutta l'assemblea.

Prospettiva Storica e Tradizioni

L'Evangeliario è da sempre considerato un simbolo di Cristo, assieme all'altare e alla croce. Perciò gli sono stati accordati una speciale venerazione e degli onori liturgici. Dal V secolo in poi è stato collocato sull'altare, baciato e letto da uno speciale ambone accompagnato da candele ed incenso. I libri dei Vangeli vennero trascritti con grandissima cura, spesso con lettere in oro e argento, e rilegati con preziose cerniere. Sant'Ambrogio (340-397) ricorda la copertura in oro di una copia presente a Milano, e nel Duomo di Milano si conserva tuttora una copertina in avorio squisitamente intarsiata proveniente da un Evangeliario del V secolo.

La maggior parte delle Chiese orientali non ha mai perso l'abitudine di usare un Evangeliario. Per esempio, nella tradizione bizantina l'Evangeliario è normalmente collocato al centro dell'altare. Tra i riti iniziali della Divina Liturgia c'è la "piccola entrata" in cui il sacerdote prende l'Evangeliario dall'altare e lo porge al diacono. Il diacono, o qualora non vi fosse un sacerdote, procede attorno all'altare in senso antiorario e poi attraverso la navata della chiesa, prima di ritornare all'ingresso dell'iconostasi.

TELESTUDIO -Pontificale in rito bizantino greco nella cattedrale di Lungro .

Norme Liturgiche Attuali e Prassi Prevalente

Le norme attuali sull'esatta collocazione dell'Evangeliario sull'altare non sono molto precise. Tuttavia, alcuni punti delle Istruzioni Generali del Messale Romano (IGMR) forniscono indicazioni:

  • N. 122: Arrivati all'altare, il sacerdote e i ministri fanno un inchino profondo. La croce con l'immagine di Cristo crocifisso, se portata in processione, viene collocata presso l'altare perché sia la croce dell'altare, che deve essere una soltanto, altrimenti si metta in disparte in un luogo degno.
  • N. 173: Il diacono, se porta l'Evangeliario, quando è giunto all'altare, vi si accosta, omettendo la reverenza.
  • N. 195: Giunto all'altare, fa' con gli altri un profondo inchino. Se porta l'Evangeliario, accede all'altare e ve lo depone.

Detto ciò, la pratica che ha prevalso negli ultimi cinquant'anni è quella di collocare l'Evangeliario, in orizzontale, al centro dell'altare più o meno nel punto dove più tardi verrà dispiegato il corporale. Non è considerata una valida pratica liturgica la collocazione del libro verticalmente sull'altare, in quanto non vi è alcuna tradizione a supporto e potrebbe costituire un motivo di distrazione, fungendo da terzo fulcro dell'attenzione durante i riti iniziali e la Liturgia della Parola, quando la concentrazione dovrebbe essere rivolta prima al posto del celebrante e poi all'ambone, durante le letture.

Significato degli Spazi Liturgici: Altare, Ambone e Seggio

Comprendere il significato degli spazi liturgici è fondamentale per apprezzare la disposizione degli oggetti sacri.

L'Altare: Mensa Eucaristica e Icona di Cristo

L'altare cristiano ha la sua specifica origine nella mensa dell'ultima cena, dove Gesù radunò i suoi apostoli e pose il suo corpo e il suo sangue nel simbolo del pane e del vino. Per questo la tavola della sala conviviale appare anche altare sacrificale. L'altare è icona di Cristo. Le Premesse al Rito della Dedicazione di un altare ricordano che "Gli antichi padri della Chiesa, meditando sulla Parola di Dio, non esitarono ad affermare che Cristo fu vittima, sacerdote e altare del suo stesso sacrificio" (Eb 13,10). Cristo è l'altare del grande sacrificio perché è lui stesso che si rende strumento per offrire se stesso al Padre e successivamente a tutti noi (Eb 10,5-12; Sal 40,7-9).

L'Ambone: Luogo dell'Annuncio Pasquale

Se l'altare è la mensa della cena eucaristica e il luogo del sacrificio di Cristo Gesù, l'ambone è il luogo dell'annuncio della buona e bella notizia. L'annuncio per eccellenza è quello dato la mattina dopo il sabato alle discepole di Gesù: "Perché cercate tra i morti colui che è vivo! Non è qui, è risuscitato!". L'ambone è quindi il sepolcro vuoto sul quale siede l'angelo del Signore, messaggero della Pasqua per la comunità cristiana di tutti i tempi. In quanto simbolo, l'ambone è presenza vicaria della tomba vuota ed è presenza efficace dell'annuncio pasquale. All'ambone la Parola di Dio è proclamata con solennità, affinché sia ascoltata, meditata e diventi motivo d'azione. La dignità della Parola di Dio esige un luogo solenne per la sua proclamazione, tale che questo possa trovare facilmente tutta l'attenzione dovuta.

Schema degli spazi liturgici con altare, ambone e seggio

Il Seggio: La Cattedra Episcopale

Il seggio, o cattedra episcopale, è stato riscoperto nella sua importanza dalla riforma liturgica del Concilio Vaticano II. Esso esprime la regia generale della comunità e sottolinea in particolare un ruolo preciso del Vescovo, quello dell'insegnamento, comunicante la Parola di Dio.

Il Leggio: Storia, Tipi e Funzione del Portalibro

Il termine "leggio" deriva dal greco λογειον (loghĕion), che significa "pulpito" o "tribuna", incrociato con il latino medievale legivum o legium, usato nel senso di "luogo dal quale si legge". Designa un oggetto di uso liturgico o domestico, destinato a sostenere libri in posizione comoda per la lettura o il canto.

Evoluzione Storica del Leggio

Il leggio comparve dapprima fissato sugli amboni e, come questi ultimi, era spesso in pietra. Prevalse poi la costruzione in legno o in metallo, e i leggii vennero collocati al centro del coro. Dopo l'XI secolo vennero introdotti leggii portatili, documentati in numerose testimonianze iconografiche, divenendo spesso anche pieghevoli dal XIII secolo. Durante il XVII secolo, i leggii pieghevoli e quelli a struttura fissa erano decorati con intagli e dorature, e talvolta il sostegno del lettorile era costituito da una scultura.

Per tutto il corso del Medioevo, il leggio per il testo liturgico fu generalmente immobile e strutturalmente solidale all'ambone e al pulpito (lettorile d'ambone, lettorile di pulpito), poiché durante il servizio liturgico i testi venivano sorretti direttamente da un diacono, un uso perpetuatosi nella messa solenne. Amboni e pulpiti potevano avere uno o più lettorili, che a volte assumevano elaborate forme monumentali, come nel caso del lettorile retto da sculture raffiguranti suddiaconi nell'ambone destro del duomo di Salerno (XII sec.), o lettorili retti da un'aquila, simbolo dell'evangelista Giovanni.

Illustrazione storica di un leggio medievale con sculture

Tipi di Leggio

I leggii si possono raggruppare tipologicamente in tre categorie:

  • Leggio da terra: Generalmente un oggetto di grandi dimensioni, fisso o portatile, costituito da un piano d'appoggio (lettorile, portalibro) di legno, cuoio o pietra sorretto da sostegni di vario genere (colonnine lignee o marmoree, fusti metallici, armadioli) poggianti su un basamento o piede.
  • Leggio d'altare: Un oggetto di piccolo formato, portatile, collocabile sulla mensa dell'altare per sostenere il libro liturgico. Questo tipo di leggio, in legno o talvolta in metallo, presenta una struttura semplice e maneggevole caratterizzata da un piano d'appoggio inclinato, fisso o regolabile, terminante sul davanti con una sponda che serve a trattenere il volume, detta fermalibro. L'uso del leggio d'altare si consolidò con il XVI secolo, quando decadde quello del cuscino.
  • Leggio da tavolo: Di dimensioni maggiori rispetto al leggio d'altare, poggia su un supporto diverso dalla mensa d'altare (scrittoi, stalli di coro). È un oggetto portatile, a volte dotato di più lettorili, uno per faccia, montato su un supporto eventualmente girevole, poggiante su un fusto con piede o direttamente annesso allo scrittoio. Viene utilizzato in sacrestia, nel coro e in abitazioni private per letture non strettamente collegate alla celebrazione eucaristica.

L'Uso del Cuscino

Alternativamente al leggio d'altare, e forse più diffusamente di quest'ultimo, per tenere sollevato il messale del celebrante e preservarne la preziosa legatura, poteva essere utilizzato un cuscino per libro liturgico. L'uso del cuscino, generalmente di seta, sotto l'Evangeliario è documentato già nel VIII secolo e nell'altare d'oro di Vuolvinio (840 circa, Milano, S. Ambrogio) se ne ha una delle più antiche raffigurazioni.

Esempi Storici e Tipologie Particolari di Leggio

Nonostante la prevalenza di leggii annessi all'ambone, esistono testimonianze di leggii autonomi fin dall'Alto Medioevo.

  • Un piccolo leggio ligneo d'altare, forse il più antico conservatosi, è quello detto della regina s. Radegonda (m. nel 587), conservato nell'abbazia di Sainte-Croix presso Poitiers e risalente al VI secolo.
  • Quasi certamente ascrivibile alla cultura longobarda del VIII-IX secolo è il leggio del cosiddetto tempietto di Cividale del Friuli, un pregevole leggio marmoreo.
  • L'età carolingio-ottoniana offre notevoli testimonianze della diffusione del leggio-scrittoio da terra, a fusto lavorato, con lettorile inclinato o piano, spesso raffigurato nelle miniature che ritraggono gli evangelisti.
  • Estremamente elaborati e raffinati sono i leggii presenti nelle immagini di codici bizantini, come quelli raffiguranti l'evangelista Matteo in uno studiolo con un bellissimo leggio fissato a un armadietto. Un curioso e interessante leggio metallico in forma di serpente, con la coda disposta a spirale a formare la base d'appoggio, compare in una miniatura bizantina del XIV secolo.
  • Con l'evolversi del rito, l'uso di leggii da terra mobili, lignei o metallici, divenne più frequente. Uno splendido leggio ligneo della metà del XII secolo si conserva nella parrocchiale di Freudenstadt (Baden-Württemberg).
  • Dal XII secolo si data l'altare di Klosterneuburg di Nicola di Verdun, dove in uno degli smalti, nella scena dell'Annunciazione, la Vergine è intenta a leggere con l'ausilio di uno splendido leggio dal sostegno in forma architettonica.
  • Dalla consuetudine liturgica del diacono reggilibro venne creato il cosiddetto Atzmann, un vero e proprio leggio lapideo in forma di diacono, a grandezza naturale, reggente il lettorile. Questa tipologia si diffuse soprattutto nella regione del medio Reno, con splendidi esempi a Naumburg (duomo; metà XIII sec.), Strasburgo e Fritzlar.
  • Dal XIII secolo i leggii portatili furono spesso anche pieghevoli, con montanti incernierati di metallo o di legno, come documentato nella lunetta del portale del Sarmental nella cattedrale spagnola di Burgos (1240 circa).
  • Numerosi documenti menzionano leggii d'altare nell'arredo di cattedrali, ma scarsi sono gli esempi pervenuti, tra cui notevole è quello ligneo della Marienkirche di Salzwedel (XIII sec.) e un leggio lapideo da terra nella sala capitolare dell'abbazia cistercense di Osek (1230-1240).
  • Sebbene siano documentati moltissimi lettorili in forma d'aquila, annessi all'ambone o al pulpito, la tipologia del leggio con aquila con sostegno autonomo, staccato da qualsiasi architettura, è meno chiara nella sua origine. Testimonianze importanti sono in un disegno del Livre de portraiture di Villard de Honnecourt (1235 circa) e il leggio ligneo nella chiesa di St Thomas a Exeter (1320 circa).
  • Un leggio bronzeo del XIII secolo, di fattura inglese, si conserva nella cattedrale di Urbino, mentre un leggio corale ligneo, datato intorno al 1300, si conserva a Berlino.
  • Non è ben chiaro se fosse annesso o semplicemente sovrapposto a un mobile ligneo sottostante il leggio corale dipinto da Giotto nella scena dell'Istituzione del presepe, nella basilica superiore di S. Francesco ad Assisi. La parte superiore consta di un leggio girevole e testimonia l'evoluzione della tipologia già nel XIII secolo.

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