Madre Teresa: Una Biografia della Carità

“Sono albanese di sangue, indiana di cittadinanza. Per quel che attiene alla mia fede, sono una suora cattolica. Secondo la mia vocazione, appartengo al mondo. Ma per quanto riguarda il mio cuore, appartengo interamente al Cuore di Gesù”. Queste parole di Madre Teresa di Calcutta rivelano la sua essenza e la sua missione.

Di conformazione minuta, ma di fede salda quanto la roccia, a Madre Teresa fu affidata la missione di proclamare l’amore assetato di Gesù per l’umanità, specialmente per i più poveri tra i poveri. Era un’anima piena della luce di Cristo, infiammata di amore per Lui e con un solo, ardente desiderio: “saziare la Sua sete di amore e per le anime”.

Ritratto di Madre Teresa con la sua citazione distintiva

Le Origini e la Vocazione Giovanile

Questa luminosa messaggera dell’amore di Dio nacque il 26 agosto 1910 a Skopje, città situata al punto d’incrocio della storia dei Balcani. La più piccola dei cinque figli di Nikola e Drane Bojaxhiu, fu battezzata Gonxha Agnes. Ricevette la Prima Comunione all’età di cinque anni e mezzo e fu cresimata nel novembre 1916. Dal giorno della Prima Comunione l’amore per le anime entrò nel suo cuore.

La famiglia Bojaxhiu, di origine albanese, era benestante. La madre, Drane Bernaj, ebbe tre figli: Age (nata nel 1906), Lazër (nato nel 1908) e la piccola Gonxhe. L’improvvisa morte del padre, avvenuta quando Agnes aveva circa otto anni (nel 1919), lasciò la famiglia in gravi difficoltà finanziarie. Drane allevò i figli con fermezza e amore, influenzando notevolmente il carattere e la vocazione della figlia. La formazione religiosa di Gonxha fu rafforzata ulteriormente dalla vivace parrocchia gesuita del Sacro Cuore, in cui era attivamente impegnata. Sin da adolescente, Agnes partecipò alle attività parrocchiali del suo paese, e la sua educazione religiosa si rafforzò ulteriormente grazie all'arrivo, nel 1921, di padri gesuiti dall'Italia a Skopje, i quali animavano la vita parrocchiale curando lo studio e la formazione dei ragazzi.

Foto di Gonxha Agnes Bojaxhiu da bambina con la sua famiglia

L'Ingresso nella Vita Religiosa e la Partenza per l'India

All’età di diciotto anni, mossa dal desiderio di diventare missionaria, Gonxha lasciò la sua casa nel settembre 1928, per entrare nell’Istituto della Beata Vergine Maria, conosciuto come “le Suore di Loreto”, in Irlanda. Volle andare in missione in Africa, ma la congregazione presente in quelle zone richiedeva una dote che la sua famiglia non possedeva; allora puntò su un’altra congregazione irlandese, le suore di Loreto, che avevano una scuola in un quartiere di Calcutta. Lì ricevette il nome di suor Mary Teresa, come Santa Teresa di Lisieux. In dicembre partì per l’India, arrivando a Calcutta il 6 gennaio 1929. Il 23 maggio successivo divenne novizia nell’Ordine delle Suore di Loreto a Darjeeling, sulle pendici dell’Himalaya, dove il 25 maggio 1931 fece professione dei voti temporanei, assumendo il nome di Maria Teresa in onore di santa Teresa di Lisieux.

Antica foto delle Suore di Loreto in India

Gli Anni a Loreto e la "Chiamata nella Chiamata"

Dopo la Professione dei voti temporanei nel maggio 1931, Suor Teresa venne mandata presso la comunità di Loreto a Entally e insegnò nella scuola per ragazze, St. Mary, per quasi vent'anni, impartendo lezioni di storia, geografia e catechismo alle figlie dei coloni britannici. Nel 1935 le fu affidato un nuovo insegnamento presso la scuola elementare di Santa Teresa e fu qui che entrò in più diretto contatto con la dura realtà sociale di Calcutta, ben più di quanto non le era stato possibile fare nel collegio a pagamento di St. Mary.

Il 24 maggio 1937 suor Teresa fece la Professione dei voti perpetui, divenendo, come lei stessa disse: “la sposa di Gesù” per “tutta l’eternità”. Da quel giorno fu sempre chiamata Madre Teresa. Continuò a insegnare a St. Mary e nel 1944 divenne la direttrice della scuola. Persona di profonda preghiera e amore intenso per le consorelle e per le sue allieve, Madre Teresa trascorse i venti anni della sua vita a “Loreto” con grande felicità.

Calcutta in quel periodo era funestata da una terribile carestia nel 1942-43 e dalla prossimità del fronte bellico. Terminata la guerra, l’affermazione definitiva del movimento per l’indipendenza si tradusse anche a Calcutta, nel 1946, in una serie di sanguinosi scontri tra hindu e musulmani. L’anno successivo, la Partition, ovvero la divisione del vecchio dominio britannico nell’India e nella nuova realtà del Pakistan occidentale e orientale, mise a dura prova la città dove confluirono profughi hindu provenienti dalle province ora pakistane e dove transitarono musulmani impegnati nel tragitto opposto. In questa situazione, Madre Teresa venne a contatto diretto con la sofferenza umana nelle condizioni più estreme e questo segnò la sua vita rafforzandone la fede e indirizzandola però nel contempo verso l’impegno concreto al servizio dei sofferenti. Questa consapevolezza costituì per lei una "seconda chiamata": l'invito divino a fondare una congregazione al servizio dei "più poveri dei poveri".

Il 10 settembre 1946, durante il viaggio in treno da Calcutta a Darjeeling per il ritiro annuale, Madre Teresa ricevette l’“ispirazione”, la sua “chiamata nella chiamata”. Quel giorno, in che modo non lo raccontò mai, la sete di Gesù per amore e per le anime si impossessò del suo cuore, e il desiderio ardente di saziare la Sua sete divenne il cardine della sua esistenza. Nel corso delle settimane e dei mesi successivi, per mezzo di locuzioni e visioni interiori, Gesù le rivelò il desiderio del suo Cuore per “vittime d’amore” che avrebbero “irradiato il suo amore sulle anime.” ”Vieni, sii la mia luce”, la pregò. “Non posso andare da solo”. Le rivelò la sua sofferenza nel vedere l’incuria verso i poveri, il suo dolore per non essere conosciuto da loro e il suo ardente desiderio per il loro amore. Gesù chiese a Madre Teresa di fondare una comunità religiosa, le Missionarie della Carità, dedite al servizio dei più poveri tra i poveri.

La oscura realtà di Madre Teresa

La Nascita delle Missionarie della Carità e l'Apostolato tra i Poveri

Circa due anni di discernimento e verifiche trascorsero prima che Madre Teresa ottenesse il permesso di cominciare la sua nuova missione. Il 12 aprile 1948, ottenne da Pio XII il decreto di «esclaustrazione» che le avrebbe consentito di lasciare l’Ordine di Loreto per iniziare la sua missione. Il 17 agosto 1948, indossò per la prima volta il sari bianco bordato d’azzurro, che pare fu scelto da Madre Teresa perché era il più economico fra quelli in vendita in un piccolo negozio, e oltrepassò il cancello del suo amato convento di “Loreto” per entrare nel mondo dei poveri. Dopo aver lasciato casa 20 anni prima, questa volta lascia il suo Istituto per mettersi al servizio dei poveri delle strade e vivere in mezzo a loro.

Dopo un breve corso con le Suore Mediche Missionarie a Patna, in Bihar, Madre Teresa rientrò a Calcutta il 9 dicembre dello stesso anno e trovò un alloggio temporaneo presso le Piccole Sorelle dei Poveri. In quello stesso mese si immerse tra i poveri della città, ove nel disagiato quartiere di Motijhil fondò una scuola. Il 21 dicembre andò per la prima volta nei sobborghi: visitò famiglie, lavò le ferite di alcuni bambini, si prese cura di un uomo anziano che giaceva ammalato sulla strada e di una donna che stava morendo di fame e di tubercolosi. Iniziava ogni giornata con Gesù nell’Eucaristia e usciva con la corona del Rosario tra le mani, per cercare e servire Lui in coloro che sono “non voluti, non amati, non curati”. Alcuni mesi più tardi, nel marzo 1949, si unì a lei la prima consorella, Subashini Das, che prese il nome di Sister Agnes, e poi, l’una dopo l’altra, alcune sue ex allieve.

Il 7 ottobre 1950 la nuova Congregazione delle Missionarie della Carità veniva riconosciuta ufficialmente nell’Arcidiocesi di Calcutta. La loro missione era quella di prendersi cura dei “più poveri dei poveri” e “di tutte quelle persone che si sentono non volute, non amate, non curate dalla società, tutte quelle persone che sono diventate un peso per la società e che sono rifuggite da tutti”. Le prime aderenti furono dodici ragazze, tra cui alcune sue ex allieve della Sant Mary.

La vicinanza a un tempio indù, provocò la dura reazione di questi ultimi che accusarono Madre Teresa di proselitismo e cercarono con massicce dimostrazioni di allontanarla. La polizia, chiamata dalla missionaria, forse intimorita dalle violente proteste, decise arbitrariamente di arrestare Madre Teresa. Il commissario entrato nell'ospedale e pare dopo aver visto le cure che essa amorevolmente dava a un bambino mutilato, decise di lasciar perdere.

Nel febbraio 1953 traslocò nella Casa Madre al numero 54 di Lower Circular Road, oggi A.J.C. Bose Road, che non avrebbe più abbandonato. Il 12 aprile successivo fece professione perpetua quale Missionaria della Carità mentre le prime dieci consorelle, sue ex allieve a St. Mary, prendevano i voti temporanei. Nel 1955 aprì a Calcutta lo Shishu Bhavan, l’istituto ove accolse bambini orfani e abbandonati, nel 1959 il centro per lebbrosi di Titagarh e il 29 maggio aprì la sua prima missione al di fuori del Bengala occidentale a Ranchi, nell’odierno stato indiano del Jharkhand. Nel 1958 Madre Teresa di Calcutta aprì un centro per i malati di lebbra a Tigarah. L'anno successivo le missioni in India erano quattro e le suore Missionarie della Carità erano settantanove.

Foto di Madre Teresa con le suore e i poveri di Calcutta

L'Espansione Mondiale e la "Povertà dell'Occidente"

Agli inizi del 1960 Madre Teresa iniziò a inviare le sue sorelle in altre parti dell’India. Il Diritto Pontificio concesso alla Congregazione dal Papa Paolo VI nel febbraio 1965, dopo aver conosciuto la Congregazione in un suo viaggio in India nel 1964, la incoraggiò ad aprire una casa di missione in Venezuela. Questo permise alle Missionarie della Carità di prestare servizio ai poveri anche fuori dai confini indiani. Ad essa seguirono subito altre fondazioni a Roma e in Tanzania e, successivamente, in tutti i continenti. Il 26 luglio di quell’anno Madre Teresa fondava la prima missione fuori dall’India, in Venezuela. Nel 1967 fu aperta una casa in Venezuela, a cui seguirono sedi in Africa, Asia, Europa, Stati Uniti nel corso di tutti gli anni settanta e ottanta.

Per rispondere meglio alle necessità dei poveri, sia fisiche, sia spirituali, Madre Teresa fondò nel 1963 i Fratelli Missionari della Carità; nel 1976 il ramo contemplativo delle sorelle, nel 1979 i Fratelli contemplativi, e nel 1984 i Padri Missionari della Carità. La Congregazione si ampliò con la nascita di un ramo contemplativo e di due organizzazioni laicali, aperte cioè anche ai laici. Nel 1981 fu fondato il movimento Corpus Christi aperto ai sacerdoti secolari. Tuttavia la sua ispirazione non si limitò soltanto alle vocazioni religiose. Formò i Collaboratori di Madre Teresa e i Collaboratori Ammalati e Sofferenti, persone di diverse confessioni di fede e nazionalità con cui condivise il suo spirito di preghiera, semplicità, sacrificio e il suo apostolato di umili opere d’amore. Questo spirito successivamente portò alla fondazione dei Missionari della Carità Laici. In risposta alla richiesta di molti sacerdoti, nel 1991 Madre Teresa dette vita anche al Movimento Corpus Christi per Sacerdoti come una “piccola via per la santità” per coloro che desideravano condividere il suo carisma e spirito.

In questi anni di rapida espansione della sua missione, il mondo cominciò a rivolgere l’attenzione verso Madre Teresa e l’opera che aveva avviato. Numerose onorificenze, a cominciare dal Premio indiano Padmashri nel 1962 e dal rilevante Premio Nobel per la Pace nel 1979, dettero onore alla sua opera, mentre i media cominciarono a seguire le sue attività con interesse sempre più crescente. Tutto ricevette, sia i riconoscimenti sia le attenzioni, “per la gloria di Dio e in nome dei poveri”. La fama internazionale di Madre Teresa crebbe enormemente dopo un fortunato servizio della BBC del 1969 titolato Qualcosa di bello per Dio e realizzato dal giornalista Malcolm Muggeridge. Il servizio documentò il lavoro delle suore fra i poveri di Calcutta ma durante le riprese alla Casa per i Morenti, a causa delle scarse condizioni di luce, si ritenne che la pellicola si potesse essere rovinata. Tuttavia lo spezzone, quando fu inserito nel montaggio, apparve ben illuminato.

Madre Teresa espresse una profonda riflessione sulla "povertà dell'Occidente": "C’è molta sofferenza oggi nel mondo, non solo nei Paesi poveri; ho scoperto che la povertà dell’Occidente è molto più difficile da rimuovere. Quando raccolgo una persona per strada, affamata, le do un piatto di riso, un pezzo di pane, l’ho fatta contenta. Ho rimosso quella fame. Ma una persona che è esclusa, che si sente indesiderata, non amata, spaventata, una persona che è stata espulsa dalla società, questa è una povertà così vulnerabile e che io trovo molto difficile. [...] forse la gente qui possiede tutto, ma io penso che se noi guardiamo dentro alle nostre case, scopriamo quanto sia difficile sorridersi a vicenda, e che il sorriso è l’inizio dell’amore. Cerchiamo quindi di incontrarci con un sorriso, perché il sorriso è l’inizio dell’amore, e quando iniziamo ad amarci l’un l’altro naturalmente, desideriamo fare qualcosa."

La oscura realtà di Madre Teresa

Premi e Riconoscimenti

L’11 dicembre 1979, Madre Teresa ottenne il riconoscimento più prestigioso: il Premio Nobel per la Pace. Rifiutò il convenzionale banchetto cerimoniale per i vincitori e chiese che i 6000 dollari di fondi fossero destinati ai poveri di Calcutta, che avrebbero potuto essere sfamati per un anno intero: "Le ricompense terrene sono importanti solo se utilizzate per aiutare i bisognosi del mondo". Nel discorso di premiazione disse di accettarlo esclusivamente a nome dei poveri e presentò l'aborto come il principale pericolo in grado di minacciare la pace nel mondo. Alla domanda: "Cosa possiamo fare per promuovere la pace mondiale?", rispose: "Andate a casa e amate le vostre famiglie".

Tra gli altri riconoscimenti ricevuti, figura il Premio Artigiano della Pace il 27 marzo 1988.

Madre Teresa mentre riceve il Premio Nobel per la Pace

L'Amicizia con Giovanni Paolo II e le Battaglie Etiche

Negli anni Ottanta, nacque una profonda amicizia tra Papa Giovanni Paolo II e Madre Teresa, i quali si ricambiarono visite reciproche. Stimata profondamente da Papa Montini che ai “suoi” poveri regalò l’automobile papale al termine del suo viaggio in India, Madre Teresa ha con Giovanni Paolo II un rapporto fraterno. Memorabile la visita del Santo Papa polacco nella casa di Calcutta dove Madre Teresa accoglieva i moribondi. Ed è proprio Karol Wojtyla a volere per le Missionarie della Carità una struttura in Vaticano, il “Dono di Maria”, una mensa nella Città del Vaticano dedicata a Santa Marta, patrona dell'ospitalità.

Sempre pronta a chinarsi sui poveri e bisognosi, Madre Teresa fu fortemente impegnata anche nella difesa della vita nascente. Condannò spesso l'aborto e i metodi di contraccezione artificiali nei suoi incontri con esponenti politici di tutto il mondo. Indimenticabile il suo discorso tenuto alla consegna del Premio Nobel per la Pace, il 17 ottobre 1979. “Il più grande distruttore della pace - affermò in quell’occasione - è l’aborto” e sottolineò che “la vita dei bambini e degli adulti è sempre la stessa vita. Ogni esistenza è la vita di Dio in noi”. Madre Teresa si espresse chiaramente anche contro il divorzio, che individuò come un immorale abominio e che sostenne dovesse essere reso illegale. Una battaglia che lei ha sempre combattuto attraverso le adozioni e una campagna sui metodi “naturali” di controllo delle nascite. Il discorso venne compiuto ben sapendo di aprire dibattiti e polemiche, ma Madre Teresa non si lasciò intimidire o scoraggiare, anche a costo di scandalizzare.

Sosteneva anche l'ecumenismo e l'apertura alle religioni non-cristiane, affermando: "C'è un solo Dio, ed è Dio per tutti; è per questo importante che ognuno appaia uguale dinnanzi a Lui. Ho sempre detto che dobbiamo aiutare un indù a diventare un indù migliore, un musulmano a diventare un musulmano migliore e un cattolico a diventare un cattolico migliore. Crediamo che il nostro lavoro debba essere d'esempio alla gente. Attorno noi abbiamo 475 anime: di queste, solo 30 famiglie sono cattoliche. Le altre sono indù, musulmane, sikh..."

Nel 1982 Madre Teresa persuase gli israeliani e i palestinesi, che erano nel mezzo di un conflitto, a cessare il fuoco per un tempo sufficiente a soccorrere e a portar via 37 pazienti mentalmente handicappati da un ospedale assediato a Beirut. Quando le barriere dell’Europa dell’Est crollarono, essa ampliò i suoi sforzi nei paesi comunisti che l’avevano rigettata, imbarcandosi in decine di progetti.

Madre Teresa e Papa Giovanni Paolo II in un incontro

Gli Ultimi Anni e la Morte

L’intera vita e l’opera di Madre Teresa offrirono testimonianza della gioia di amare, della grandezza e della dignità di ogni essere umano, del valore delle piccole cose fatte fedelmente e con amore, e dell’incomparabile valore dell’amicizia con Dio. Ma vi fu un altro aspetto eroico di questa grande donna di cui si venne a conoscenza solo dopo la sua morte. Nascosta agli occhi di tutti, nascosta persino a coloro che le stettero più vicino, la sua vita interiore fu contrassegnata dall’esperienza di una profonda, dolorosa e permanente sensazione di essere separata da Dio, addirittura rifiutata da Lui, assieme a un crescente desiderio di Lui. Chiamò la sua prova interiore: “l’oscurità”. La “dolorosa notte” della sua anima, che ebbe inizio intorno al periodo in cui aveva cominciato il suo apostolato con i poveri e perdurò tutta la vita, condusse Madre Teresa a un’unione ancora più profonda con Dio. Nonostante la malattia e la "notte oscura dello spirito", non si risparmiò e continuò a rispondere instancabilmente alle necessità dei bisognosi.

Durante gli ultimi anni della sua vita, nonostante i crescenti seri problemi di salute, che si rivelarono dal 1983 con gravi problemi di cuore, Madre Teresa continuò a guidare la sua Congregazione e a rispondere alle necessità dei poveri e della Chiesa. Nel 1990 le consorelle ne bloccarono le dimissioni da Superiora Generale, ma nel 1997 le suore di Madre Teresa erano circa 4.000, presenti nelle 610 case di missione sparse in 123 paesi del mondo. Nel marzo 1997, dopo essersi dimessa da superiora della Congregazione, ma in seguito a un ballottaggio fu rieletta praticamente all’unanimità, contando solo qualche voto astenuto. Accettò il risultato e rimase alla guida della congregazione. Nel marzo 1997 Madre Teresa benedisse la neo-eletta nuova Superiora Generale delle Missionarie della Carità, suora nepalese Sister Nirmala, e fece ancora un viaggio all’estero. Dopo avere incontrato il Papa Giovanni Paolo II per l’ultima volta, rientrò a Calcutta e trascorse le ultime settimane di vita ricevendo visitatori e istruendo le consorelle.

Il 5 settembre 1997 la vita terrena di Madre Teresa giunse al termine a Calcutta, all'età di ottantasette anni. Le fu dato l’onore dei funerali di Stato da parte del Governo indiano e il suo corpo fu seppellito nella Casa Madre delle Missionarie della Carità. La sua tomba divenne ben presto luogo di pellegrinaggi e di preghiera per gente di ogni credo, poveri e ricchi, senza distinzione alcuna. La sua scomparsa suscitò grande commozione nel mondo intero: l’India le riservò solenni funerali di stato che videro un’enorme partecipazione popolare e la presenza di importanti autorità del mondo intero. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Javier Pérez de Cuéllar arrivò persino a dichiarare: "Lei è le Nazioni Unite. Lei è la pace nel mondo." Nawaz Sharif, il Primo Ministro del Pakistan disse, inoltre, che Madre Teresa era "un raro e unico individuo che ha vissuto a lungo per più alti scopi."

Madre Teresa ci lascia un testamento di fede incrollabile, speranza invincibile e straordinaria carità. La sua risposta alla richiesta di Gesù: “Vieni, sii la mia luce”, la rese Missionaria della Carità, “Madre per i poveri”, simbolo di compassione per il mondo e testimone vivente dell’amore assetato di Dio.

Sepoltura di Madre Teresa nella Casa Madre a Calcutta

Il Percorso verso la Santità

Meno di due anni dopo la sua morte, a causa della diffusa fama di santità e delle grazie ottenute per sua intercessione, il Papa Giovanni Paolo II permise l’apertura della Causa di Canonizzazione. Il 12 giugno 1999 ebbe inizio la fase diocesana della causa per la beatificazione e canonizzazione, che fu straordinariamente rapida per volontà del pontefice Giovanni Paolo II e il 19 ottobre 2003 lo stesso papa la proclamò beata nella giornata Missionaria Mondiale durante la settimana di celebrazioni per il 25° anniversario del suo pontificato. Questo processo richiede la documentazione di un miracolo avvenuto per intercessione di Madre Teresa. Nel 2002 il Vaticano ha riconosciuto come miracolo la guarigione di un tumore presente nell'addome di una donna indiana, Monica Besra, a seguito dell'applicazione sulla zona colpita da tumore di un ciondolo con, all'interno, l'immagine di Madre Teresa. Monica Besra affermò che un fascio di luce fuoriuscì dal ciondolo guarendole il tumore.

Il secondo miracolo necessario per la proclamazione della santità è stato riconosciuto nella guarigione improvvisa e inspiegabile, avvenuta il 10 settembre 2008, dell'ingegnere brasiliano Marcilio Haddad Andrino, da una grave patologia cerebrale. Il 4 settembre del 2016 è stata proclamata santa da Papa Francesco.

La oscura realtà di Madre Teresa

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