Pontificato di Papa Paolo VI: Un Viaggio nella Vita e nel Ministero di Giovanni Battista Montini

Le Origini e la Formazione di Giovanni Battista Montini

Giovanni Battista Montini, futuro Papa Paolo VI, nacque il 26 settembre 1897 a Concesio, un paese situato a nord di Brescia. La sua famiglia, di estrazione borghese, possedeva una casa di villeggiatura estiva in questa località. I genitori, l'avvocato Giorgio Montini e Giuditta Alghisi, appartenente alla piccola nobiltà rurale locale, si erano sposati nel 1895. Giovanni Battista era il secondo di tre figli; i suoi fratelli furono Lodovico, avvocato, deputato e senatore della Repubblica, e Francesco (1900-1971), medico. Al momento della nascita del futuro pontefice, il padre Giorgio non esercitava la professione forense, ma era impegnato come giornalista, dirigendo il quotidiano cattolico "Il Cittadino di Brescia". Successivamente, fu eletto deputato per tre legislature nel Partito Popolare Italiano di don Luigi Sturzo.

Giovanni Battista Montini fu battezzato il 30 settembre 1897 nella chiesa parrocchiale di Concesio, lo stesso giorno in cui morì Teresa di Lisieux. A causa della sua cagionevole salute, nel 1903 fu iscritto come studente esterno al collegio "Cesare Arici" di Brescia, gestito dai padri Gesuiti. Nel 1907, compì il suo primo viaggio con la famiglia a Roma, in occasione di un'udienza privata con Papa Pio X. Dal 1918, collaborò attivamente con il periodico studentesco "La Fionda", pubblicando numerosi articoli di notevole spessore, come testimonia la sua riflessione: «Guai a chi abusa della vita».

Nel novembre dello stesso anno, si trasferì a Roma per iscriversi al corso di Filosofia presso la Pontificia Università Gregoriana e contemporaneamente a quello di Lettere all'Università statale. Successivamente, ampliò i suoi studi iscrivendosi ai corsi di Diritto canonico e Diritto civile. Nel 1921, su richiesta di Giuseppe Pizzardo, fu avviato agli studi diplomatici presso la Pontificia Accademia dei Nobili Ecclesiastici, collaborando con figure come Francesco Borgongini Duca, Alfredo Ottaviani, Carlo Grano, Domenico Tardini e Francis Spellman. Questo segnò l'inizio della sua collaborazione con la Segreteria di Stato, una scelta voluta da Papa Pio XI che lo portò a rinunciare all'esperienza parrocchiale che egli avrebbe desiderato perseguire.

Nel 1923, fu inviato a Varsavia per un periodo di prova di cinque mesi (giugno-ottobre) come addetto alla nunziatura apostolica. Questa fu l'unica esperienza di diplomazia estera di Montini, al seguito dell'arcivescovo Lorenzo Lauri. Come Achille Ratti prima di lui, Montini dovette confrontarsi con il problema del nazionalismo locale, osservando come «Questa forma di nazionalismo tratta gli stranieri come nemici, in particolari quelli con cui lo stato ha frontiere comuni, quasi che uno cerchi l'espansione del proprio paese a spese degli immediati vicini. Le persone crescono con un sentimento in tal guisa».

Ritratto giovanile di Giovanni Battista Montini

L'Impegno nella FUCI e la Carriera Diplomatica

Nell'ottobre 1925, Montini fu nominato assistente ecclesiastico nazionale della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana). Collaborò attivamente con il presidente nazionale Igino Righetti, affrontando un clima iniziale di diffidenza da parte di alcuni studenti, che vedevano con sospetto la nuova dirigenza imposta dalle gerarchie ecclesiastiche. Montini sperimentò presto le resistenze opposte da alcuni ambienti della Chiesa, come i Gesuiti, che resero difficile il suo compito. Nonostante un profondo impegno nella riorganizzazione della Federazione, divenne il bersaglio di accuse e denunce da parte di ambienti ecclesiastici ostili. La situazione degenerò al punto da convincerlo, a malincuore, a rinunciare all'incarico nel febbraio 1933.

Nel 1931, durante il suo lavoro nella FUCI, Montini ebbe l'incarico di visitare rapidamente Germania e Svizzera per organizzare la diffusione dell'enciclica "Non abbiamo bisogno" di Pio XI, con cui il Papa condannava lo scioglimento delle organizzazioni cattoliche da parte del regime fascista. Il 13 dicembre 1937, Mons. Montini fu nominato sostituto della Segreteria di Stato, iniziando a lavorare a stretto contatto con il cardinale segretario di stato Eugenio Pacelli. La morte improvvisa di Papa Pio XI per un attacco cardiaco il 10 febbraio 1939 segnò un momento cruciale.

Durante il periodo bellico, Montini fu l'interlocutore principale delle autonome iniziative intentate in segretezza dalla principessa Maria José di Savoia, nuora del re Vittorio Emanuele III, per stringere contatti con gli americani al fine di una pace separata. Queste iniziative, tuttavia, non ebbero esito. Terminata la guerra, emersero violente polemiche sul ruolo della Chiesa e di Pio XII, accusato di un atteggiamento ambiguo verso il nazismo. Montini, pur vicino al Papa, fu relativamente meno coinvolto, anche perché durante l'occupazione tedesca di Roma era ancora vivo il Segretario di Stato Luigi Maglione, responsabile delle relazioni con la diplomazia germanica. Montini si occupò invece più volte dell'assistenza fornita dalla Chiesa ai rifugiati e agli ebrei, distribuendo provvidenze economiche a nome di Pio XII.

Al termine della Seconda Guerra Mondiale, Montini fu attivamente impegnato a salvaguardare il mondo cattolico nello scontro con la diffusione delle idee marxiste, adottando un approccio meno aggressivo rispetto ad altri esponenti. Il 1º novembre 1954, dopo la morte di Alfredo Ildefonso Schuster, Pio XII lo nominò arcivescovo di Milano. Montini fu consacrato vescovo il 12 dicembre nella basilica di San Pietro in Vaticano dal cardinale Eugène Tisserant, con i vescovi Giacinto Tredici e Domenico Bernareggi come co-consacranti.

Papa Pio XII durante la visita al quartiere San Lorenzo dopo i bombardamenti

L'Arcivescovado di Milano e il Concilio Vaticano II

Nei primi mesi del suo episcopato a Milano, un'esperienza che lo formò e segnò profondamente, Montini mostrò grande interesse per le condizioni dei lavoratori, contattando personalmente unioni e associazioni del settore e tenendo conferenze sul tema. Durante questo periodo, divenne noto come uno dei membri più progressisti della gerarchia cattolica. L'arcivescovo intraprese nuovi metodi per la cura pastorale, ritenuti necessari per un'accurata riforma. Utilizzò la sua autorità per assicurare il compimento delle riforme liturgiche volute da Pio XII, anche attraverso nuovi mezzi di comunicazione. Grandi manifesti annunciarono la "Grande missione di Milano", un evento che coinvolse circa 300 religiosi, 83 preti, 18 vescovi, oltre a diversi cardinali e laici, tenendo circa 7.000 omelie in 302 sedi di predicazione, non solo nelle chiese, ma anche in fabbriche, case, scuole, uffici, caserme, ospedali e altri luoghi pubblici.

L'obiettivo della missione era reintrodurre la fede in una città che, a causa di molti eventi e del relativismo moderno, aveva perso il senso della religione. Nel 1957, Pio XII convocò a Roma l'arcivescovo Montini per farsi riferire delle sue attività. In quell'occasione, il prelato milanese presentò al pontefice il Secondo Congresso Mondiale per l'Apostolato Laico. Già come vice-segretario di Stato, Montini aveva lavorato all'unificazione delle organizzazioni del mondo laicale in 58 nazioni, rappresentando 42 organizzazioni nazionali. "Apostolato", scriveva Montini, "significa amore. Noi ameremo tutti, specialmente quanti hanno bisogno di aiuto..."

Dopo la morte di Pio XII, il conclave elesse Papa, il 28 ottobre 1958, l'anziano patriarca di Venezia Angelo Giuseppe Roncalli. Roncalli nutriva grande stima per Montini, con cui aveva una consolidata amicizia fin dal 1925, tanto da inviarlo in molte parti del mondo a rappresentare il Papa. Quando era ancora a Venezia, Roncalli scherzava con i familiari, dicendo: "Ora resterebbe solo il papato, ma il prossimo papa sarà l'arcivescovo di Milano", segno della stima che provava per Montini e della previsione che Pio XII lo avrebbe nominato cardinale; tuttavia, Papa Pacelli morì prima.

Montini fu il primo cardinale creato da Giovanni XXIII, nel Concistoro del 15 dicembre 1958. Come cardinale, viaggiò in Africa nel 1962, visitando Ghana, Sudan, Kenya, Congo, Rhodesia, Sudafrica e Nigeria. Al suo ritorno, Giovanni XXIII gli concesse un'udienza privata per fargli raccontare le sue esperienze, in un dialogo che durò diverse ore. Nel 1960, viaggiò in Brasile e negli Stati Uniti, toccando tappe importanti come New York, Washington, Chicago, l'Università di Notre Dame in Indiana, Boston, Filadelfia e Baltimora.

Il breve ma intenso pontificato di Giovanni XXIII vide Montini attivamente coinvolto, soprattutto come membro della commissione preparatoria del Concilio Vaticano II, aperto con una solenne celebrazione l'11 ottobre 1962. L'arcivescovo di Milano non veniva identificato né come una personalità di sinistra né di destra, né era visto come un riformatore radicale, a differenza di altri cardinali papabili come Giacomo Lercaro o Giuseppe Siri.

Papa Paolo VI durante il Concilio Vaticano II

L'Elezione al Soglio Pontificio e il Pontificato di Paolo VI

Montini fu eletto papa al sesto ballottaggio del conclave, il 21 giugno 1963, scegliendo il nome di Paolo VI. Quando il decano del Collegio dei Cardinali, Eugène Tisserant, gli chiese se accettasse la sua elezione, Montini rispose: "Accepto, in nomine Domini" ("Accetto, in nome del Signore"). Quando la fumata bianca emerse dal camino della Cappella Sistina alle 11:22, il cardinale Alfredo Ottaviani, nel ruolo di Protodiacono, annunciò l'elezione di Montini. Il nuovo papa apparve alla loggia centrale della Basilica di San Pietro, impartendo la tradizionale benedizione Urbi et Orbi.

Due giorni dopo la sua elezione, ricevette la visita di John Fitzgerald Kennedy, il primo presidente cattolico degli Stati Uniti, che stava compiendo un viaggio nelle capitali europee. Paolo VI incontrò subito i sacerdoti della sua nuova diocesi, spiegando loro come a Milano avesse iniziato il dialogo con il mondo moderno e chiedendo loro di prendere contatto con tutte le persone che avessero incontrato nella loro vita. Sei giorni dopo la sua elezione, annunciò la riapertura del Concilio, prevista per il 29 settembre 1963. In un messaggio radio al mondo, Paolo VI richiamò le virtù dei suoi predecessori: la forza di Pio XI, la saggezza e l'intelligenza di Pio XII, e l'amore di Giovanni XXIII. Tra i suoi obiettivi per dialogare con il mondo pose anche la riforma del diritto canonico e il miglioramento della pace sociale e della giustizia.

Davanti a una realtà sociale che tendeva sempre più a separarsi dalla spiritualità, Paolo VI indicò le vie della fede e dell'umanità attraverso le quali è possibile avviare una solidale collaborazione verso il bene comune. A tal proposito, significativo fu il suo impegno in ambito umanitario: a soli venti giorni dall'elezione, diede avvio, con la collaborazione di Adele Pignatelli e Luisa Guidotti Mistrali, alla missione dell'Associazione Femminile Medico-Missionaria a Chirundu, in Africa. Di grande rilievo fu la sua scelta di rinunciare, nel 1964, all'uso della tiara papale, mettendola in vendita per aiutare i più bisognosi.

Particolarmente significativo fu il suo primo viaggio apostolico in Terra Santa nel gennaio 1964. Per la prima volta un pontefice viaggiò in aereo, tornando nei luoghi della vita di Cristo. Paolo VI decise di continuare il Concilio Vaticano II, portandolo a compimento nel 1965. Lo guidò con grande capacità di mediazione, garantendo la solidità dottrinale cattolica in un periodo di rivolgimenti ideologici e aprendo fortemente verso i temi del Terzo mondo e della pace.

Durante il Concilio Vaticano II, i padri conciliari e quanti seguirono le mosse del cardinale Augustin Bea ottennero il pieno supporto di Paolo VI nel tentativo di assicurare che il linguaggio del Concilio apparisse amichevole e sensibile anche ad altre confessioni religiose cristiane non cattoliche. Il Papa ricordò ai padri conciliari l'enciclica "Mystici Corporis Christi" di Pio XII, chiedendo loro non di ripetere o creare nuove definizioni dogmatiche, ma di spiegare in parole semplici come la Chiesa vede sé stessa. Ringraziò pubblicamente i rappresentanti delle altre comunità della Chiesa e chiese perdono per le divisioni storiche.

Quando il Concilio discusse del ruolo dei vescovi nel papato, Paolo VI inviò una "Nota Praevia" confermando il primato del papato sui vescovi, un passo che alcuni giudicarono come un'interferenza. I vescovi americani fecero pressione per la libertà religiosa, ma Paolo VI ribadì le condizioni per un perfetto ecumenismo. Il 27 marzo 1965, Paolo VI lesse il contenuto di una busta sigillata, che in seguito rinviò all'Archivio del Sant'Uffizio con la decisione di non pubblicare il contenuto. Durante tutto il suo pontificato, la tensione tra il primato papale e la collegialità episcopale rimase fonte di dissenso. Il 14 settembre 1965, Paolo VI annunciò la convocazione del Sinodo dei Vescovi, escludendo però dall'ambito di questo nuovo organismo la trattazione di problemi riservati al papa.

Papa Paolo VI incontra il Patriarca Atenagora I a Gerusalemme

Le Sfide e le Innovazioni del Pontificato

Concluso il Concilio l'8 dicembre 1965, si aprì un periodo difficilissimo per la Chiesa cattolica, attaccata da molte parti in un'epoca di forte antagonismo ai valori tradizionali e di ampia diffusione delle idee marxiste anticlericali e laiciste. Nel 1966, Paolo VI abolì, dopo quattro secoli e non senza contestazioni, l'indice dei libri proibiti. Il tema del celibato sacerdotale divenne oggetto di una specifica enciclica, la "Sacerdotalis Caelibatus" del 24 giugno 1967, in cui Papa Montini riconfermò quanto decretato dal Concilio di Trento.

Il dibattito lacerante sulla società civile riguardo a queste posizioni, in un'epoca in cui il cattolicesimo vedeva sorgere fra i fedeli distinguo di laicismo, appannò la sua autorevolezza nei rapporti con il mondo laico, guadagnandosi il nomignolo di "Paolo Mesto". La notte di Natale del 1968, Paolo VI si recò a Taranto e celebrò la messa di mezzanotte nelle acciaierie dell'Italsider, la prima volta in assoluto che la messa di Natale veniva celebrata in un impianto industriale.

Il Pontefice non poté mettere da parte il problema del controllo delle nascite e della contraccezione. Nonostante alcune parti della Commissione di studio fossero a favore della "pillola cattolica", una parte di essa non condivise la scelta, ritenendo che l'utilizzo degli anticoncezionali violasse la legge morale, poiché scindeva la dimensione unitiva da quella procreativa. Richiamando gli uomini all'osservanza delle norme della legge naturale, la Chiesa insegnava che qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita. Furono condannati l'interruzione diretta del processo generativo, l'aborto diretto e la sterilizzazione diretta. La paternità responsabile si esercitava con la decisione ponderata di far crescere una famiglia numerosa o con la decisione, presa per gravi motivi e nel rispetto della legge morale, di evitare una nuova nascita. Questa decisione di Papa Montini non riscosse grande favore e suscitò molte critiche, soprattutto da parte dei laici.

Papa Paolo VI fu il primo papa a viaggiare in aereo, raggiungendo terre lontanissime e visitando tutti e cinque i continenti. Il 25-26 luglio 1967 compì un viaggio apostolico a Istanbul, Efeso e Smirne. Il 16 settembre 1972, Paolo VI fece una breve visita pastorale a Venezia, durante la quale incontrò l'allora patriarca Albino Luciani e celebrò la Messa in piazza San Marco. Al termine della celebrazione, Papa Montini si tolse la stola papale, la mostrò alla folla e la mise sulle spalle del patriarca Luciani, imbarazzandolo visibilmente.

La vicenda del rapimento e dell'uccisione di Aldo Moro, Presidente della Democrazia Cristiana, nella primavera del 1978, segnò profondamente il Papa. Nonostante i suoi appelli, Aldo Moro venne ritrovato senza vita il 9 maggio 1978. I funerali di Stato furono celebrati da Paolo VI nella Basilica di San Giovanni in Laterano, dove il pontefice, durante la benedizione, ricordò la figura di Moro e la sua tragica fine. Ci fu chi eccepì, soprattutto nella Curia, che non rientra nella tradizione che un papa partecipi a una messa esequiale, ma Paolo VI non mostrò interesse verso queste critiche.

La salute di Papa Montini si deteriorò progressivamente da allora. Morì il 6 agosto 1978 alle 21:40 nella residenza di Castel Gandolfo a causa di un edema polmonare. Lasciò un testamento in cui confidava le sue paure, la sua esperienza di vita, le sue debolezze, ma anche le sue gioie per una vita donata al servizio di Cristo e della Chiesa. Chiese un funerale sobrio, senza riti particolari, e desiderava essere sepolto nella terra con un umile segno.

Papa Paolo VI durante la visita a Taranto nelle acciaierie dell'Italsider

Eredità e Riconoscimento

Il pontificato di Paolo VI fu segnato da diversi significativi episodi: la volontà di portare a termine il Concilio Vaticano II, fortemente voluto da Papa Giovanni XXIII; il mantenimento dell'unità della Chiesa, messa a dura prova da un crescente numero di correnti interne; la progressiva assenza di spiritualità della società, sedotta dal consumismo; la delicata questione del controllo delle nascite e della contraccezione. Per Paolo VI, il periodo più difficile della sua esperienza fu forse quello del rapimento di Aldo Moro.

È stato detto che nell'età della comunicazione la figura di Paolo VI, rispetto alla popolarità di Papa Giovanni e al magnetismo di Papa Wojtyla, è apparsa spesso in penombra. In tempi recenti, la figura di Paolo VI è stata oggetto di nuova valutazione e il significato del suo lavoro è stato compreso in modo più esaustivo. Montini venne eletto al soglio di Pietro il 21 giugno 1963, in continuità con i lavori del Concilio Vaticano II. Il suo pontificato fu caratterizzato dalla volontà di portare a termine il discorso innovatore iniziato, pur con la prudenza di un temperamento diverso da quello di Giovanni XXIII.

Uomo di grande carità e mitezza, non riuscì a inserirsi pienamente nel mondo dei mass media, spesso poco disposto nei confronti della sua figura. Il Concilio Vaticano terminava l'8 dicembre 1965, aprendo quella che molti consideravano una nuova era della storia della Chiesa romana. Papa Montini fu prudente in alcune aperture disciplinari o ecumeniche, ma molto sensibile ai problemi del Terzo Mondo e della pace mondiale, come dimostrano l'enciclica "Populorum Progressio" (1967) e la lettera apostolica "Octogesima Adveniens" (1971). Particolare coraggio e spirito pastorale animarono Paolo VI nella questione della regolamentazione delle nascite (enciclica "Humanae Vitae") e nel problema della fede e dell'obbedienza alla gerarchia.

Come arcivescovo di Milano, svolse per più di otto anni un'intensa attività per l'assistenza spirituale ai lavoratori e ai giovani, la costruzione di nuove chiese, la visita pastorale in 820 delle 968 parrocchie, la grande Missione cittadina (1957) e l'incoraggiamento alla collaborazione missionaria. Il suo pontificato coincide in gran parte con la vita della Chiesa nell'ultimo quindicennio. Si impegnò nella continuazione, conclusione e applicazione del Concilio, nel consolidamento dell'unità dottrinale e disciplinare della Chiesa e nel rafforzamento della vita cristiana dei fedeli.

L'ecumenismo conobbe sotto di lui notevoli progressi, non solo sul piano dei rapporti fraterni, ma anche sul dialogo teologico. L'evangelizzazione fu validamente incoraggiata, la collaborazione missionaria potenziata, e le forme di apostolato dei laici ristrutturate. Fu ribadita la legge del celibato ecclesiastico per il clero di rito latino e valorizzato il compito della donna nella Chiesa, pur confermando la sua esclusione dal sacerdozio.

La politica di Paolo VI verso i regimi comunisti fu improntata a un sincero desiderio di contatti, utili al bene delle popolazioni e al riconoscimento dei diritti dei cattolici. La Santa Sede mantenne una presenza attiva nei grandi organismi internazionali. Intensi furono anche i contatti col mondo della cultura e dell'arte, con la fondazione della collezione d'arte religiosa moderna presso i Musei Vaticani.

Come vescovo di Roma, Paolo VI seguì molto da vicino la vita pastorale, con frequentissime visite alle parrocchie. Nell'ultimo suo anno di vita, moltiplicò gli sforzi per la pace in Medio Oriente e soprattutto nel Libano, per la concordia fra le nazioni e per sradicare le radici della violenza e del terrorismo.

Paolo VI fu beatificato il 14 ottobre 2014 e proclamato Santo da Papa Francesco il 14 ottobre 2018. La frase del pontefice nell'Esortazione apostolica "Evangelii nuntiandi" n. 41: "L'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri; o se ascolta i maestri, lo fa perché sono testimoni", riassume il suo approccio pastorale.

Paolo VI, un uomo, un santo - prima puntata

tags: #pontificato #papa #montini